Ho un ricordo vago di quella sera, eppure preciso in molti
particolari. Ricordi di sensazioni di una serata che sarebbe potuta
essere piu' o meno come qualche altra prima e forse tante altre dopo.
Forse ricordi mitizzati, non so', certo e' passato molto tempo.
Non era un periodo dei migliori per me, mi sentivo annoiato del
lavoro, che per altro era iniziato da poco, ed il mio unico scopo
della giornata era vedere lei la sera. Ma anche con lei da un po' non
erano tutte rose e fiori, come si dice...apparentemente non si capiva
bene il motivo, ma eravamo un po' svogliati, anche nel sesso, cosa che
non era mai successa. Ricordo che spesso, mentre facevamo l'amore,
dicevamo che, se ci fossimo lasciati almeno saremmo dovuti rimanere
amanti, visto come ci intendevamo a letto (sul divano, per terra, in
macchina, ovunque). Ma in quel periodo non avevamo rapporti cosi'
frequenti come una volta ed io avevo anche iniziato a masturbarmi con
una certa regolarita'.
Cosi', some sempre, dopo cena andai da lei: entrai, salutai i suoi
genitori e poi andai in camera. Era seduta alla scrivania e stava
compilando i registri delle fatture. I capelli le scendevano un po'
sul davanti, coprendole in parte il viso. Erano i primi giorni di
novembre ed il freddo era gia' arrivato, cosi' indossava il suo
maglione pesante di casa ed i pantaloni della tuta; certo non era un
abbigliamento provocante, ma io mi sentivo sempre una cosa allo
stomaco, appena la vedevo, anche se erano anni, tanti, che la
conoscevo. Sapevo dove era ogni suo neo, la macchia rossa sul piede e
tra i folti peli del suo monte di venere.
La baciai sulla guancia e mi buttai sul suo letto, a fianco della
scrivania, pensando che avrebbe dovuto lavorare ancora un po'. Lei si
volto', si scosto' i capelli con la mano e mi sorrise, anche se non
era il suo vero sorriso, non so se mi spiego..."Ne hai per tanto?"
dissi "No, spero di no" e riprese a scrivere svogliatamente. Per un
po' stetti li' sul letto, sentivo il suo profumo, vedevo i vestiti
della giornata al tribunale buttati la' dalla vecchia toilette
francese nell'angolo, il reggiseno bianco sopra a tutto. Era quello
che le avevo regalato io tempo fa, bianco, con un bel pizzo; mi
piaceva quel reggiseno che la faceva sembrare un po' piu' prosperosa
di quanto non fosse, anche se io le ho sempre detto che adoravo quel
suo piccolo e dolce seno. Quella vista mi eccito', mi scosse dal mio
torpore pensando che sotto al maglione si nascondeva la sua pelle
liscia, il suo seno, il suo ventre...mi alzai e, mentre lei era china
sulla scrivania, iniziai a baciarle il collo e le orecchie.
Lei non disse nulla, smise di scrivere, ma stette li' immobile. Non so
se ne avesse veramente voglia, ma mi lascio' fare. Continuai a
leccarle l'orecchio e lentamente infilai le mani sotto il maglione,
sotto la canottiera, afferrandole il seno tra le mani. Mi sentivo gia'
il cazzo crescere nei pantaloni e le dissi "Dai andiamo su..."
"Si', andiamo" rispose. Ma non mi pareva convinta o forse e' cosi' che
ora mi sembra, e' il giudizio che do adesso per quello che poi
successe, non so...
Le occasioni per stare soli ce le dovevamo creare: avevamo appena
iniziato a lavorare tutti e due e stavamo ancora in casa con i
genitori per cui la nostra alcova preferita era un casetta che i suoi
avevano in campagna, a una decina di chilometri da casa sua. Cosi'
anche quella sera, non mi ricordo con quale scusa, salutammo i suoi e
volammo lassu'. Ricordo solo che in macchina non parlammo tanto, lei
mi guardava, zitta.
Appena aprimmo la casa una ondata di aria gelida ci investi'. Gia', il
riscaldamento qui lo si usa quando si viene e basta...Brrrr, pazienza.
Come in una sequenza di un film, i miei ricordi poi vanno subito nella
cameretta, dove un vecchio armadio con un grosso specchio stava al
fianco di un letto matrimoniale di legno, di quelli alti quasi un
metro da terra e che scricchiolano solo a guardarli. Ci buttammo li'
sopra. Iniziammo a baciarci, avvinghiati per combattere il freddo,
piu' che altro. Ad un certo punto ricordo che mi sbottonai i
pantaloni, mi tirai giu' la cerniera e le chiesi di leccarmi il cazzo,
gia' duro e gonfio sotto i boxer. Nel sesso ci dicevamo sempre tutto,
cosa ci piaceva fare, dove ci piaceva essere toccati, insomma era un
rapporto aperto, quindi quella mia domanda non fu nulla di strano. Mi
tiro' giu' i pantaloni e prese ad accarezzarmi e poi a leccarmi e
succhiarmi prima le palle e poi il cazzo. Subito mi piacque, ma poi
ebbi la sensazione che mi stesse succhiando pensando ad altro, non so
come dire. E' chiaro che in quel frangente uno puo' pensare al cazzo
che vuole (e forse, al di la' di tutto, era proprio quello che lei
stava facendo...), ma insomma, la sensazione del trasporto che l'altro
ci mette e' una cosa che si sente, no?
Non dissi nulla, ma la fermai con la mano, anche perche', comunque, il
suo lavoro stava producendo il suo effetto, e non avevo voglia di
venire li', volevo penetrarla. Cosi' la scostati e mi misi a sedere
sul bordo del letto, invitandola a sedersi sopra di me rivolta verso
lo specchio. Cosi' le sfilai il maglione e la canottiera assieme,
trovandomi di fronte al seno. Presi a leccarla, mi piaceva, finche'
non le presi il capezzolo, gia' turgido forse anche per il freddo, tra
i denti. Lei ansimo' e prese a tirarsi giu' i pantaloni. Io intanto
leccavo e mordevo e guardavo lo specchio, mi eccitava verdermi li'.
Toltasi i pantaloni scoprii che aveva il reggicalze e le calze nere, i
resti dell'abbigliamento "da lavoro". Dio, mi faceva impazzire con il
reggicalze, sapere che sotto la gonna aveva il reggicalze mi ha sempre
eccitato. Ho il preciso ricordo del suo gesto nel scendere dalla
macchina: aprendo la portiera e sporgendo la gamba le capitava che la
gonna salisse un po' e lasciasse intravedere l'attacco del reggicalze
e la gamba liscia e chiara oltre la linea della calza...mamma mia, mi
si rizza il cazzo anche adesso a pensarci...
Cosi' quella sera fu una piacevole sorpresa. Mi leccai la mano e poi,
scostate le mutandine bianche, presi a toccarla mentre continuavo a
leccarle il seno. La sentivo ansimare, ma sebbene cercassi di seguire
tutti gli accorgimenti che avevo imparato negli anni, non mi sembrava
che la sua vagina si bagnasse. La scena che mi si presentava agli
occhi guardando lo specchio pero' mi eccitava da matti: lei con il
reggicalze seduta sulla mia gamba destra, con gli occhi chiusi e la
testa leggermente reclinata all'indietro appoggiata sulla mia spalla,
il mio cazzo che spunta ed io che la lecco e masturbo...Non credo di
essere malato, una scena di sesso e' sempre eccitante, se poi ci sei
tu e la tua donna...
Era passiva quella sera, molto, troppo, o forse cosi' mi sembra
adesso. Comunque decisi che era ora di penetrarla, cosi' la feci
alzare e l'abbracciai cadendo sul letto. Ricordo lei che mi prese il
cazzo e se lo rivolse verso la fica mentre con l'altra mano si
scostava le mutande. Poi si sedette sopra di me forzando la
penetrazione ed inizio' a muoversi.
Forse quella con lei sopra era la posizione che piu' mi piaceva
perche' cosi' potevo vederla, vedere il suo seno, i muscoli addominali
contrarsi quando raggiungeva l'orgasmo, i peli arruffati del pube. E
poi potevo afferrarle le chiappe e dirigere i movimenti del suo bacino
sul mio cazzo.
Ma quella sera non vi fu nulla di epico, ricordo che ebbi la
sensazione di non averla neppure penetrata fino in fondo, come altre
volte, non so', come se lei non avesse voluto avermi. Non la sentivo
scorrere su tutta la mia stecca e sedersi sul mio pube, mi sembrava di
essere mezzo fuori. Dopo qualche movimento sentii lo sperma salire,
tentati di fermarla perche' non la sentivo per nulla pronta, non era
ancora bagnata come sapevo avrebbe potuto essere ed i muscoli della
sua vagina non ritmavano i suoi movimenti. Si', per molto tempo
eravamo stati in grado di aspettarci l'un l'altro, accelerare,
fermarci, in modo che fossimo uniti nel piacere finale, che il mio
cazzo chizzasse in lei tutto quello che aveva sotto la pressione dei
suoi muscoli vaginali. Il nostro era un amore totale, volevamo essere
una cosa sola, sempre.
Quella sera lei non si fermo, forse non si accorse neppure della mia
cappella gonfia che mi sentivo pulsare nell'unico punto caldo di
quella casa. Ed io venni in uno stupido e povero orgasmo, dove ebbi la
forza di eiaculare quel poco sperma che mi era rimasto dalla sega del
giorno prima.
I miei ricordi svaniscono con lei ferma, seduta su di me, che si
scosta i capelli buttandoseli dietro. Poi nulla, se non che la
domenica successiva mi disse che mi avrebbe lasciato per un altro
uomo.
Fu l'ultima volta che veci l'amore con lei. |