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  GLI ALBERI DI VIA DEI MIRACOLI Autore: Silverwings

Andrea abitava in una casa molto grande, era ricco e lo stesso valeva per
tutti gli abitanti della sua via. La strada su cui si affacciava la sua
villa, era affiancata da una serie d'alberi, tanto che nelle stagioni calde,
quando qualcuno entrava in via dei Miracoli, si sentiva all'interno di un
galleria verde. Si stava annoiando guardando dal balcone, gli operai dei
traslochi Manicomi, che portavano all'interno nella casa di fianco, un
divano. Era l'abitazione meno signorile della via, aveva un piccolo cortile
interno piastrellato in porfido e in prossimità del lato sinistro della
casa, cresceva un albero che sembrava vecchio quanto la città, sbuffò e
rientrò in casa, fuori faceva troppo caldo e l'aria condizionata era quello
che ci voleva.

Dalla sua stanza, la notte, non riusciva ad ammirare le stelle, le luci
artificiali erano troppo forti e poi la sua finestra era a lato della casa,
quindi era nascosto in parte dall'abitazione vicina, ma quella notte era
diverso, non sapeva cosa fosse successo, ma i lampioni della sua via erano
spenti, si alzò per controllare l'ora sul suo orologio da polso e vide che
erano le quattro passate, rimase ancor più sbalordito nel vedere che tutta
la città sembrava nell'oscurità. Stava per sdraiarsi sul letto, quando vide
una luce comparire dalla finestra aperta dei suoi nuovi vicini, era una luce
strana più calda di quelle a cui era abituato, doveva essere una candela. La
tenda bianca, che nascondeva parte della stanza, si muoveva sinuosa insieme
alla brezza notturna, Andrea intravide un letto e un paio di gambe nude.
Gambe femminili non aveva dubbi, sembrava che ad ogni movimento la tenda
scoprisse lentamente quel corpo, capì che la donna era distesa su un fianco,
poi ci fu un colpo di vento e la tenda sembrò scomparire. La vide, nuda con
la coscia che le copriva il sesso per la posizione, Andrea cercò di
spostarsi da dove si trovava avvicinandosi al balcone, ma niente non
riusciva a vedere completamente il corpo della ragazza nascosto in parte dal
muro, si morse il labbro dalla rabbia per quell'impedimento. Il seno e il
suo volto gli rimasero nascosti. La tenda ritornò al suo posto naturale
oscurando tutto, poi la luce della fiamma si spense e nonostante il vento
continuò a muovere la tenda non si vedeva nient'altro che buio.



Peccato che la candela si spense, ma a cosa serve una candela quando c'è il
sole?

Alle sette di mattina Andrea era già sveglio e non solo, stava
pericolosamente scavalcando la cancellata che separava la sua casa, dal
cortile interno della vicina, fece gli ultimi movimenti molto lentamente,
infine scese dalla ringhiera, si guardò un attimo attorno con aria
circospetta, si avvicinò a passi svelti al vecchio albero del cortile e si
arrampicò cercando di fare il meno rumore possibile, anche se la cosa
sembrava difficile.

"E' ancora nuda a letto" pensò "e questa volta voglio vederla tutta"

Nemmeno un filo d'aria, la tenda immobile e per mezz'ora non accadde nulla,
Andrea dovette scendere dall'albero, aveva tutti i muscoli indolenziti,
discese con attenzione e spiccò un piccolo balzo finale, era un bel salto,
tanto che dovette appoggiare anche le mani sul pavimento del cortile nell'
atterraggio. Rimase così paralizzato a quattro zampe, non appena vide, oltre
al pavimento in porfido, due ciabatte, Andrea allora alzò gli occhi e la
vide. I capelli erano corti e neri, due occhi verdi lo guardavano con aria
più divertita che stupefatta, si alzò lentamente e nel farlo si accorse che
quegli occhi avevano anche delle pagliuzze d'ambra.

"Salve"disse Andrea rosso come un peperone.

"Sei il mio vicino vero?Ti ho visto ieri, quando sono arrivata"

"Si abito qui a fianco, stavo giusto guardando qui sull'albero, cioè voglio
dire che stavo cercando nell'albero."

"Ti andrebbe una tazza di caffé?"disse lei.

"Veramente non bevo caffé"

"Voglio che tu entri in casa per fare due chiacchiere d'accordo?"

"Va bene volentieri"

Entrarono nella casa signorile, l'ingresso era pavimentato in marmo bianco e
sembrava arredata in stile antico.

"Io mi chiamo Anna"disse lei senza nemmeno voltarsi e continuando a salire i
gradini della scala.

"Io Andrea"

Arrivati in cima entrarono in una stanza che Andrea riconobbe subito, a
parte per il letto, capì che era la stanza dove la notte prima era stata
accesa la candela. Anna si sedette su una sedia l'unica della camera, tanto
che Andrea rimase in piedi un po' a disagio.

"Siediti pure sul letto"disse lei.

Lui obbedì come se stesse rispondendo ai comandi di un superiore, non sapeva
perché ma quella donna lo metteva in soggezione.

"Allora si può sapere cosa ci facevi sopra il mio albero?"

Andrea diventò rosso e cercò di sbiascicare qualche parola.

"Io stavo cercando."

"Cosa stavi facendo?"Anna scoppiò in una falsa risata.

"Stavi forse cercando il tuo gatto? Aspetta ancora meglio, forse cercavi una
gattina vero?"

Mentre si scherniva di lui, cominciò ad accarezzarsi con il piede nudo la
parte inferiore della gamba.

"Te lo dico io cosa facevi su quell'albero, stavi cercando di spiarmi"

Andrea sembrò risentito da quell'accusa, anche se vera.

"Non è vero io."

"Zitto non parlare se non te lo dico!" Lo ammonì lei.

"Sono sicura che una di queste notti ti sveglierai tutto sudato pensando a
me, magari toccandoti proprio lì" disse indicando con lo sguardo il suo
linguine.

"Lo so che sono bella, sai quanti uomini mi fanno la corte? Ma io sono una
bambina cattiva e li tratto tutti male come sto facendo con te adesso."

Rimase un attimo in silenzio prima di portarsi un dito sulle labbra
accarezzandole.

"Sarò anche una bambina cattiva ma ho un buon sapore sai? Ti piacerebbe
assaggiarmi?"

Si alzò in piedi e si avvicinò ad Andrea che era seduto con un'espressione
sbigottita da quando lei aveva iniziato a parlare. Gli si avvicinò tanto da
portare il ventre vicino al suo viso.

"Vorresti sentire il mio odore? Qui sul collo?"

D'un tratto spinse Andrea all'indietro con la schiena costringendolo a
buttarsi.

"Per ora puoi avere solo questo"e mostrò a lui il suo piede destro.

"Adesso dagli un bacio"

Andrea guardò il piede era piccolo e ben modellato. Non l'avrebbe solo
baciato, ma divorato, da quella posizione Anna aveva stirato la gamba e la
gonna bianca di lino che portava si sollevò scoprendo quasi tutta la coscia.

Quando Andrea scansò il suo piede con un colpo, per poco Anna non perse l'
equilibrio, rimase allibita, non era abituata ad essere trattata male dagli
uomini, lui si alzò di scatto.

"Ma per chi mi hai preso per il tuo schiavetto?!"disse Andrea.

"Senti porco che non sei altro, sei tu che sei entrato in casa mia per
spiarmi, lo sai che potrei anche chiamare la polizia? Lo sai?"

"Ma chiama chi vuoi e adesso spostati"

Andrea spinse Anna da parte e uscì in fretta dalla casa, questa volta dalla
porta principale.



Anna l'avrebbe ucciso, davvero, come si era permesso quel bastardo a
rifiutarla, un bastardo affascinate però, chissà quanti anni aveva. Tutte le
notti lo vedeva, mentre la spiava o meglio cercava di guardarla, perché lei
tirava sempre la tenda, a volte aveva la tentazione o meglio il desiderio di
farsi vedere nuda da lui dal suo balcone. Era strano quel pensiero a volte
la eccitava più del sesso che aveva fatto con tanti uomini, assurdo.

Un pomeriggio mentre leggeva "Il giovane Holden" dal suo portico vicino al
vecchio albero, lo intravide. Andrea era all'interno di una delle stanze al
piano terra della sua casa e stava armeggiando con qualche strumento che
aveva in mano, la stanza aveva la finestra aperta, ma non si sentiva nessun
rumore, chissà cosa stava combinando.

"Sarei molto curiosa di sapere cosa stai combinando"disse a voce alta Anna.

Andrea si girò con un sorriso e si avvicinò alla finestra.

"Sto tagliando a pezzi una delle mie vittime per nasconderne meglio il
cadavere"disse sorridendo

"Era una ragazza che aveva scoperto il tuo piccolo segreto?"disse lei

"Quale segreto?"chiese Andrea

"Che sei impotente"disse ridendo Anna

"Devo ancora capire il motivo per cui sei così cattiva con me"

"Con te mi viene naturale"

"E' un vero peccato"

Andrea sorrise.

"Lo sai tutte le notti cerco di guardarti dalla mia finestra, ma non per
spiarti, ti guardo perché mi sono innamorato di te"

Anna arricciò il naso in un'espressione confusa.

"A che pensi?"chiese Andrea

"Che non sei solo un porco, ma anche malato, innamorato ma figuriamoci, non
esiste l'amore svegliati ragazzo. Vuoi stare un po' fermo, si può sapere che
cavolo stai armeggiando con quella mano?"

Andrea mostrò lo strumento che stava usando ad Anna. Era un pennello.

"Cos'è stai imbiancando casa?"chiese lei

"No si dà il caso che dipinga"

"Oh ma davvero? Allora mi mostri qualcuna delle sue opere maestro"

"Nemmeno per idea"

"Per forza saranno dei cessi"

Andrea le diede le spalle e continuò a dipingere la sua tela.

"Cos'è ti sei arrabbiato?"

Ma lui non rispose.

"Ma fottiti" disse piano Anna e rientrò in casa.



Non riusciva a togliersi dalla mente quei quadri, ma perché poi le
interessavano tanto non riusciva a capirlo, i quadri fatti da quel
deficiente. Ma non resistette, un giorno lo vide uscire da casa con dei suoi
amici e l'interno sembrava deserto, decise che dato che lui aveva invaso la
sua proprietà, anche se lei avesse fatto un salto nella sua, non sarebbe
accaduto nulla di grave. Così decise in un momento di andare, saltò la
ringhiera che divideva le due abitazioni in modo più agile di come aveva
fatto Andrea e si diresse verso la casa, la finestra dove ieri l'aveva visto
dipingere era spalancata.

"Ma certo" pensò"figurati se non lascia le finestre aperte quando va via di
casa quell'imbecille"

Così entro facilmente nella stanza, era piena di quadri, e doveva ammetterlo
erano piuttosto belli, lei amava molto la pittura, a casa aveva anche
parecchi libri sugli autori più famosi, la stanza aveva l'odore acre dei
colori ad olio e Anna si fermò sul quadro che probabilmente stava dipingendo
Andrea ieri. Fu colta da un sentimento di tenerezza nel guardare il mare in
tempesta che sferzava uno scoglio, non sapeva perché, poi volse lo sguardo
sulla sua destra e rimase senza fiato.

Un'intera parete di almeno quattro metri era dipinta con colori caldi di
sfondo, mentre in primo piano c'era una ragazza che sorrideva, con una mano
si portava una ciocca di capelli dietro l'orecchio e una brezza sembrava
averle un po' scomposto i capelli, le lacrime cominciarono a lambire il viso
di Anna, quando si accorse che la ragazza della parete era lei. La
somiglianza era impressionante e l'espressione era talmente felice che non
credeva nemmeno lei di esserlo mai stata nella vita.

"Ma come ha fatto."

D'un tratto sentì la porta d'ingresso aprirsi e mentre il cuore le balzava
in gola scappò dalla finestra e si diresse di corsa nel suo giardino accanto
al suo albero, stava ancora piangendo.



Quella sera guardò con aria ansiosa la finestra di Andrea, l'interno era
buio, ma sapeva che lui era lì che la stava osservando, lo sentiva, trasse
un respiro profondo e spalancò la tenda bianca, il solo fatto di essere in
mutandine e reggiseno davanti a lui le fece venire la pelle d'oca, mentre
sentiva il cuore rimbalzarle nel petto. La candela che aveva acceso sembrava
prendere vita, mentre la fiammella veniva fatta oscillare dal vento. Si
guardò un attimo le gambe prima di portarsi le mani sulle cosce e
accarezzarsele, portò la mano destra in alto avvicinandola all'elastico
delle mutandine e per un attimo lo tese, lasciando nuda la parte destra del
suo fianco. Poi portò le mani dietro la schiena e slacciò il reggipetto che
serrava i suoi seni sodi, li liberò lentamente e non appena lasciò cadere il
reggiseno a terra sentì i suoi capezzoli irrigidirsi. Stava per togliersi le
mutandine quando vide la luce nella stanza di Andrea accendersi, lui era in
piedi davanti alla finestra che la guardava, Anna ebbe un sussulto, mentre
deglutiva a fatica. Non ce la fece a proseguire il suo sguardo la bloccava,
ma fremeva di desiderio e lui? Ad un tratto Andrea corse via, fuori dalla
sua stanza, mentre un lampo illuminò per un attimo via dei Miracoli. Ma dov'
era andato?



Andrea corse fuori di casa e scavalcò la cancellata che lo separava dalla
casa di lei, saltò dal muretto e si arrampicò sul vecchio albero fino ad
arrivare in cima, Anna era ancora lì che lo guardava, sembrava respirasse a
fatica e anche lui, fece un salto e si aggrappò alla ringhiera del suo
balcone, mentre Anna vedendolo entrare nella sua stanza indietreggiò di un
passo. Andrea rimase un attimo fermo e in quell'istante un altro lampo
accese la città.

"Viene qua"disse poi

Afferrò Anna per un braccio e la schiacciò forte contro di lui, lei poteva
sentire quanto era eccitato e d'un tratto cercò con la mano il suo sesso
duro, ma lui le bloccò entrambi i polsi.

"Adesso sei mia hai capito?"

"Guardami sto tremando come una ragazzina" disse lei

"Anch'io sto tremando"disse lui

"Da dove vuoi cominciare cosa vuoi farmi?"chiese Anna

Andrea le afferrò un seno e se lo portò in bocca, poi lo lasciò e la baciò
sulle labbra, nonostante la foga del momento, il bacio fu gentile e dato con
amore, le afferrò l'elastico delle mutandine e lo strappò sollevando Anna un
po' da terra.

"Vieni qua, girati"le disse spingendola nel letto.

Anna stava a pancia sotto, mentre girando lo sguardo indietro vide che lui
stava cercando di estrarre il suo sesso dai pantaloni, riportò lo sguardo in
avanti attendendo di essere penetrata e quell'attesa le provocò un'
eccitazione incontenibile, sentiva perfino la testa girare. Non aveva mai
desiderato tanto prenderlo in bocca, ma lui le serrava le mani e non fece in
tempo a girarsi che si sentì penetrare. Andrea sentì la vagina morbida
avvolgergli il pene, diede un colpo secco e Anna si contorse per il piacere,
poi continuò così, ad ogni colpo vedeva il sedere di lei sobbalzare, gli
diede un piccolo schiaffo prima di afferrarlo con una mano.

"Aspetta non venirmi dentro"

"Sei così morbida non resisto"

"Ti do io qualcosa di più morbido"disse lei e riuscendo a divincolarsi dalla
sua presa si girò velocemente.

Lo vide, era pulsante e duro, se lo fece scivolare in bocca prima ancora di
afferrarlo con la mano, Andrea iniziò ad ansimare non aveva mai sentito la
lingua sul suo pene, era talmente morbida che si lasciò andare, Anna dai
suoi lamenti si accorse che stava per venire,allora lo fece uscire dalla
bocca e lo portò sui suoi seni facendolo strofinare lì. Le venne addosso e
mentre accadeva Anna si portò le mani sul suo sesso strofinando anch'esso
mentre sentiva un piacere immenso e questa volta davvero per un attimo la
vista le si offuscò e le sembrò di perdere i sensi.



Anna aprì gli occhi, mentre Andrea la stava già guardando da tempo,
spettinata e bellissima, semi addormentata vicino a lui.

"Ho visto la parete" disse Anna

Non si era mai sentita tanto felice.

"Davvero mi ami?"chiese lei

Andrea la strinse tra le braccia.

"Tutte le notti quando il giorno si addormenterà e tu accenderai la nostra
candela verrò da te"le disse

"E faremo l'amore?"

"Verrò anche solo per guardare un istante i tuoi occhi"disse lui

Anna sorrise e posò la testa sul petto di Andrea per ascoltarne il cuore.
Prima di riaddormentarsi guardò fuori dalla finestra e vide le foglie cadere
in via dei Miracoli, erano gialle e così illuminate dal sole sembravano
gocce di miele.



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