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  THE CARPET Autore: Rachel Barnacle

"There's no initiation either into such mysteries"
Joseph Conrad - "Heart of Darkness"

"Donne annodano tappeti nelle vetrine di Istanbul. Ciò che colpisce, nel
loro svelto gioco di dita, è che non si vede come fanno"
Adriano Sofri - "Il nodo e il chiodo"


Il piatto cadde a terra, rimbalzò, e poi si ruppe.

"Levatevi di mezzo" sembrava non sapesse dire altro. Aveva scartato un
paio di poliziotti senza neanche accorgersi mentre correva su per le
scale, aveva strappato i sigilli davanti alla porta aperta. Tirò una
spinta alla donna in uniforme lì davanti, le cascò il cappello dalla testa
mentre finiva per terra, e Micheal corse dentro, vide solo per un istante
Gwen crollata per terra con una mano sulla bocca e gli occhi vitrei,
mentre la poliziotta era troppo a culo per aria per poter fare altro.
Strillava, anche lui strillava, ma strillavano due cose diverse. La
poliziotta strillava "Fermatelo!", lui strillava un nome.

Rose. Tirò una gomitata al piatto. Il piatto cadde a terra...

Il prete raccontava le sue favole mentre il cielo lassù in cima era
splendente, azzurro e senza nuvole, un pò di vento a scompigliare abiti
scuri e capelli raccolti. Ad asciugare un pò di lacrime per chi ne aveva,
ad accarezzare la terra smossa da poco. L'erba ondeggiava serena, e erba
sarebbe cresciuta su quella fossa riempita, e magari fiori, avrebbe
piantato fiori, così pensava Micheal e poi era caduto in ginocchio,
all'improvviso. Amici lo avevano sorretto, ma lui voleva stare in
ginocchio.

Tentò un calcio, ne tentò due. E tentò di graffiare, e di piegarsi in
avanti ma già non aveva più fiato. Rose. Tirò una...

La nuova fidanzata di Carl cinguettava estasiata di fronte al semifreddo
alle fragole, era in imbarazzo e si vedeva, voleva risultare simpatica e
ci metteva impegno, che diavolo, tutti gli invitati avevano ancora
specchiata negli occhi l'immagine dell'altra fidanzata di Carl. Quella
bellissima, quella intelligentissima che l'aveva mollato dopo due mesi di
scopate sulle mattonelle messicane di casa sua. Era una cosina bionda e
sparuta, la nuova fidanzata di Carl, piccole efelidi sul naso, labbra
mobili, e cinguettava di fronte al semifreddo che Micheal aveva fatto a
mano, mica con le bustine, lui ci teneva a queste cose. Poi lei disse "Un
altro boccone e mi strangolo" e tutti l'avevano guardata esterrefatti,
Carl le aveva dato un calcio da sotto il tavolo, e gli occhi di lei si
erano riempiti di dolorosa consapevolezza, aveva guardato Micheal e lui si
era alzato in piedi cominciando a sparecchiare e, senza espressione -
senza espressione - le aveva tolto il piatto da davanti dicendo "Mai non
sia, Sonia".

Si aggrappò allo stipite della porta es era quasi in piedi quando le
arrivò lo schiaffo secco, a mano aperta, ricadde sul tavolo di schiena,
Rose sentì una fitta lancinante proprio sopra al culo, e già le mani di
lui erano di nuovo sul collo, a stringere e stringere. Per un attimo
stupefatto si rese conto che stava morendo. Tentò un...

Micheal aveva aperto la porta di casa quasi ridendo, voltato verso i suoi
amici alle spalle, perchè Gwen aveva detto qualche porcata spiritosa e
stavano andando a Battersea per un aperitivo e un pò di aria fresca, poi
gli era arrivato il flash dritto in faccia, a seccarlo per sempre con uno
dei pochi sorrisi che in quei giorni lo miracolavano, allora Elliott lo
aveva scavalcato e aveva cominciato a prendere a pugni il fotoreporter,
gridando "Siete degli sciacalli!", Gwen e Damon lo avevano trattenuto a
forza mentre quell'altro continuava a scattare foto, anche da per terra,
mentre strisciava via, e il giorno dopo sull'"Evening Standard" c'erano le
occhiaie di Micheal stemperate da un momento di spensieratezza leggera e
il titolo diceva "Il fidanzato di Rose Driscoll sorride". A pagina sei.

Cadde sul tavolo e subito le sue mani le furono addosso, strette alla
gola, Rose gli artigliò le dita con le sue poi tirò un cazzotto alla
cieca, e lo colpì. Non aspettò di riprendere fiato, mosse le gambe senza
pensarci per cercare di correre, di gridare ancora non c'era verso, ma le
partirono le ginocchia tutte e due insieme e finì per terra con un verso
buffo dalle labbra, come un giocattolo per bambini. Si aggrappò allo...

I poliziotti erano tornati nel suo appartamento per giorni e giorni con
espressioni appropriate sul volto per circa dieci secondi e poi avevano
preso a misurare lui non aveva idea di che cosa, e ogni tanto gli facevano
qualche domanda, del tipo "Non c'erano forzature alla porta?" robe così, e
già sapevano che non c'erano forzature alla porta e c'erano due bicchieri
sul tavolino del soggiorno, svuotati. Per un paio di giorni non aveva
potuto toccarli per le impronte e la saliva e dio solo sa che altro, solo
che non c'erano impronte nè saliva perchè un bicchiere era pieno di
impronte e di saliva ma l'altro no. L'altro era pulito. Uno aveva un dito
d'acqua ambrata - cubetti di ghiaccio sciolti e whiskey - dentro, ma
quell'altro era immacolato come a dire "Ci ho anche bevuto insieme, oltre
che scoparla e ammazzarla".

Il sapore di sperma mescolato al whiskey le impastava la bocca e volle
andare in cucina per bere un sorso, così tornò indietro e lui era ancora
lì che la guardava, in piedi, in silenzio e allora Rose disse qualcosa,
qualcosa tipo piantala di guardarmi così, e sgattaiolò fuori dalla
traiettoria dei suoi occhi ma una volta in cucina non seppe più bene cosa
successe perchè lui la prese di spalle e la spinse. Cadde sul tavolo e
subito...

Saltarono fuori delle lettere, lettere di carta, ma la cosa in realtà fu
più laboriosa, perchè prima controllarono il cellulare di lei, e si
accorsero in fretta che un nome spiccava per frequenza di chiamate a orari
insoliti e sempre uguali, e Micheal alla fine ammise che sì, quelli erano
proprio gli orari in cui lui era fuori al lavoro e sì, quelli erano
proprio i week-end in cui era a trovare sua madre nel Kent. Il succo di
quasi tutte le telefonate era "raggiungimi, lui non c'è". Così un giorno
si presentarono in casa del signore che lei cercava molto quando Micheal
era altrove e dentro casa di questo signore che negava, negava tutto,
trovarono un pacco di lettere, lettere di carta, scritte con inchiostro
viola e dalla calligrafia inequivocabile. L'ultima diceva che non ce la
faceva più, che era triste, ed era finita, doveva parlargli e per favore
che la raggiungesse a casa sua quel dato giorno. Il giorno della sua morte.

Quando uscì se lo ritrovò davanti, fece un salto all'indietro nel vederlo
all'improvviso, ridacchiò di sè stessa, poi ricordò, e abbassò la testa
sfilandogli di fianco in direzione della camera da letto ma lui stese un
braccio repentinamente e la bloccò contro il muro. Rose lo guardò per un
attimo sorpresa e poi contrariata, svicolò e proseguì e lui la lasciò
andare, ma una volta in camera le venne una gran sete d'acqua. Il sapore
di sperma...

Il processo era stato breve e orrendo come certi incubi fulminanti,
Micheal era lì e lo avevano chiamato a deporre, poteva quasi sentire i
pensieri di tutti i presenti come bisbigli fisici alle sue orecchie. Lui
aveva autenticato le lettere una per una senza parlare, solo annuendo, non
gli avevano fatto molte altre domande ed era tornato al suo posto
ciondolando come un vecchio, non guardando altro che davanti a sè anche
nel passare vicino all'accusato. Quando quell'uomo venne giudicato
colpevole si mise a urlare e piangere e gridare che non era stato lui e
Micheal aveva sentito le dita di Gwen serrargli il braccio come una morsa,
un secondo dopo era in piedi che gridava anche lei come una pazza che se
lo meritava brutto bastardo e il secondo ancora dopo tutti avevano
cominciato a strillare, un mondo intero urlante, il giudice che continuava
a sbattere il suo martelletto e Micheal accucciato sulla sedia, piegato in
due, con le mani sulle orecchie.

Scese dal letto e disse che quello che era successo non avrebbe cambiato
le cose, era solo la scopata d'addio e non aveva altro da dirgli. Poi si
addolcì e si chinò su di lui per baciarlo e accarezzargli la faccia, lui
non si tirò indietro. Se lo strinse al seno e gli sussurrò parole
amorevoli alle orecchie, avrebbe dovuto capire, così non poteva
continuare, lo sapeva anche lui. Gli scoccò un ultimo bacio e s'incamminò
verso il bagno. Quando uscì se...

Tre anni dopo Micheal passeggiava per Goulston Street con la sua fidanzata
perchè quel giorno c'era il mercato dell'antiquariato, e lei voleva un
tappeto. Aveva insistito molto. Si sarebbero sposati da lì a qualche mese
e stavano mettendo su casa, parquet aveva detto lei. Micheal l'aveva
lasciata decidere tanto lui non ci capiva un accidente, ma ora voleva un
tappeto, di quelli veri, fatti a mano, non una moquette. Diceva che nel
soggiorno sarebbe stato magnificamente, sotto al tavolo di tek. Per
carità, aveva pensato Micheal tanto non ci capiva un accidente. Ma erano
ore che giravano, la giornata si era fatta calda e a lei non gliene andava
bene uno - "Senti, se ritentassimo la prossima settimana? Magari a Camden"
- lei gli aveva messo il muso, però l'aveva seguito verso l'auto, e
all'improvviso era spuntato questo negozietto.

La vecchia entrò e chiese al ragazzo dietro al banco se per caso sua
sorella fosse lì e lui rispose che Wajiha era nel retro a tessere, così
s'incamminò verso la tenda di seta rossa che schermava la porta, la
scostò, e ci sparì dietro. Allo spuntare della faccia rugosa e pingue
della vecchia la ragazza rise dicendo "Oh no, Irum, non di nuovo!" e Irum
ridacchiò con aria sorniona, mentre le dita di lei intrecciavano e
annodavano veloci fili blu cupo, oro e bianco, un giardino pieno di
animali che si formva tra le sue mani. Stettero un pò in silenzio poi
Wajiha chiese che cosa avrebbe voluto sapere quel giorno, e la vecchia
sorrise maliziosamente prima di confidarle un certo suo dubbio sulla
coppia sposata che abitava sotto di lei, la ragazza sospirò scuotendo la
testa e disse "Dai, appoggia le mani", la vecchia sfiorò con i
polpastrelli gli infiniti nodi del tappeto, Wajiha chiuse gli occhi e
continuò a tessere, ma la sua fronte s'increspò di onde sottili, restò
così non più di due secondi, poi riaprì gli occhi e un sorriso spontaneo
le distese il viso "Sì, è incinta".

L'aveva praticamente trascinato dentro e tuttavia anche lui aveva dovuto
ammettere che i tappeti in vetrina erano splendidi, ricami finissimi,
immagini affascinanti, lei si era innamorata di uno color cremisi e non
aveva ancora varcato la soglia del negozio che già aveva la carta di
credito in mano. Rimase molto delusa quando il ragazzo le disse che era
già stato venduto, ma aggiunse che di lì a qualche settimana ne sarebbe
stato disponibile un altro molto simile, la fidanzata di Micheal divenne
raggiante e disse che poteva aspettare e che non c'erano problemi, poi
chiese da dove lo avrebbero importato. Il ragazzo rispose che i loro
tappeti venivano tessuti giusto in quel negozio, e la fidanzata di Micheal
a quel punto era sembrata quasi scoppiare, aveva supplicato per vedere la
lavorazione, e continuava a ripetere che era così eccitante, oh Micheal,
non era forse tremendamente eccitante?

Quando Wajiha vide la tensa scostarsi per la seconda volta quel giorno
ebbe uno strano presentimento ma fu soltanto un istante, poi vide la
faccia di suo fratello e dietro una giovane coppia che faceva capolino.
Adnan li fece entrare e subito la donna cominciò a sdilinguirsi attorno a
lei, trillando come un canarino, l'uomo aveva l'aria stanca ma osservava
rapito la trama del tappeto, i fili e gli intrecci. Restarono qualche
minuto e poi la donna e suo fratello tornarono in negozio, la sentiva dire
in brodo di giuggiole che quel tappeto era ancora più bello dell'altro
anche se non era cremisi e avrebbe aspettato volentieri tutto il tempo
necessario pur di averlo, poi chiamò il compagno che era rimasto di fronte
al suo telaio per tutto il tempo, e quello disse "Arrivo" e poi sfiorò il
tappeto con le dita e

C'era una donna che diceva con un filo di voce che aveva bisogno di tempo
per pensare a tutto quanto, di andarsene perchè non ce la faceva più,
perchè era infelice, e poi aveva cominciato a piangere. Quell'uomo le si
era avvicinato e lei aveva tuffato la testa sul suo petto e così si erano
abbracciati, lui aveva preso a baciarle le guance dove c'erano le lacrime,
e poi gli occhi e le labbra, e i baci erano diventati più profondi e
lenti, i respiri più rochi, le mani più audaci sotto la vestaglia e tra la
fila dei bottoni della camicia. E alla fine sembravano due pazzi
all'impiedi ad armeggiare tra vestiti, carezze e leccate. Lei gli aveva
slacciato i pantaloni e l'uomo aveva fatto un sospiro spezzato mentre
percorreva febbrilmente la curva dei suoi fianchi nudi, scendeva per le
cosce fin dove riusciva ad arrivare senza piegarsi e poi risaliva, ancora
e ancora, sentiva la pelle calda che rabbrividiva sotto le sue mani, quel
corpo che aderiva al suo, e poi le dita di lei che gli tiravano fuori il
cazzo dalle mutande e cominciava a carezzarlo dolcemente, che gli
massaggiavano le palle da sotto, ritmicamente come gli piaceva, si era
trovato a gemere piano e a dire "sì" mentre lei scivolava giù e glielo
prendeva in bocca, continuando a usare le mani. Quando aveva sentito le
sue labbra stringerlo per tutta la sua lunghezza in un andirivieni
interminabile, le gambe gli avevano quasi ceduto e si era dovuto
appoggiare al mobile con una mano mentre con l'altra la guidava sempre più
a fondo, sentiva l'odore del sesso arrivargli al naso in vampate
primitive, e i risucchi e le lappate di lei come una danza blasfema sul
suo corpo. Non si sarebbe fermata e non riusciva a farla fermare perchè
era in deliquio, era in balia, più tardi, più tardi l'avrebbe presa e
l'avrebbe avuta ma ora che fosse lei a prenderlo, che fosse lei ad averlo,
che fosse suo.
E così aveva fatto, dopo che lei lo aveva mondato del suo seme con cura e
attenzione, erano andati a letto e lì l'aveva leccata a lungo, impietoso
perfino dei suoi orgasmi, aveva continuato aspettando di tornare in forze,
godendosi nel frattempo i gemiti di lei, le sue mani che gli tiravano i
capelli, i movimenti serrati del suo bacino. Perchè poi l'avrebbe scopata,
l'avrebbe scopata più che poteva per farla venire più che poteva per farle
dire che non poteva andare via, perchè non poteva fare a meno di lui.

Erano stesi a letto uno affianco all'altro in silenzio, quando lui aveva
detto "Lo so che hai un altro Rose, già lo sospettavo ma oggi l'ho visto.
Sono uscito prima dal lavoro e l'ho visto salire in casa. Mi lasci per
lui?" lei non aveva risposto subito ma poi aveva detto "No" - lui aveva
sospirato - "Non raccontarmi balle per favore" - "Non ti sto raccontando
nessuna balla Micheal, oggi l'ho voluto incontrare perchè ho chiuso anche
con lui" il silenzio era ricaduto come una coperta marcia su tutti e due.
"Mi ami ancora?" questa volta non aveva aspettato "Non lo so più" scese
dal letto, e in quel momento preciso lui pensò che tutto sommato non
poteva accettarlo, proprio non poteva e così venti minuti dopo l'aveva
uccisa sul tavolo della cucina e lei, lottando con l'ultimo fiato in gola
aveva tirato una gomitata a un piatto reduce dal pranzo e il piatto era
caduto a terra, era rimbalzato e poi si era rotto.

Prima passarono i minuti, poi le mezzore aveva fatto il bagno al cadavere
e l'aveva riappoggiato sul tavolo, stessa cosa con il bicchiere di whiskey
a cui non aveva dato neppure un sorso, si era domandato se ci fosse del
suo sperma sul pavimento del soggiorno, era quasi certo di no ma per
sicurezza diede una passata di straccio, rifece il letto si rimise i
vestiti con cui era andato al lavoro quella mattina e uscì. Mentre
sfrecciava verso il suo ufficio rimuginava "Sì commissario, sono stato al
lavoro tutto il giorno, faccio spesso gli straordinari" poteva funzionare?
Sicuro, era uscito con gli altri non più di due ore prima e aveva detto a
tutti che andava a farsi un caffè allo Starbuck prima di riattaccare -
"Roba extra per la signora, eh Mick?" - lo aveva sfottuto un collega.
"Altrochè, testa di cazzo" pensò mentre imboccava l'Holborn Viaduct
scoppiando a ridere, e rideva, rideva, proprio non gli riusciva di
smettere.

"Micheal insomma, vuoi venire o no?" lui si voltò verso la tenda rossa "Ma
sì, ti ho detto che arrivo" poi guardò con curiosità gli occhi sbarrati di
Wajiha, ormai immobile con i fili tra le mani "Ci vediamo" le disse.


R.B.



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