RACCONTI EROTICI
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  LUCCHETTI Autore: Eyo

La porta di legno era umida e e crepata e per quel che mi ricordo odorava di
muffa, di buio. E quel lucchetto sempre chiuso, enorme, pesante, forgiato e
costruito forse secoli prima, rendeva la baracca, che oggi non faticherei a
riconoscere come un banale capanno per gli attrezzi, un luogo pieno di
mistero.
Ci passavo le estati, a casa dei nonni in montagna, vomitando regolarmente
l'anima sul sedile anteriore della Bianchina della zia, mentre risalivamo i
tornanti della stradina provinciale: - Non stai bene? Vuoi che apra il
finestrino, così prendi un po' d'aria?, e quello era il segnale, per il mio
faccino verde, che era veramente finita, mi ammazzassero pure e la
smettessero di farmi soffrire così. Poi si arrivava, e la nonna e lo zio
Remo salutavano nell'aia il semibolide scoppiettante che gli portava in
villeggiatura l'amato pargoletto con la sua mamma: per almeno due mesi
all'anno, che c'è l'aria buona.
Il piccolo stronzo che sono stato ne approfittava per farsi viziare in modo
vergognoso, vantaggi dell'età, dalla nonnina premurosa, e nei pomeriggi
rarefatti viveva le esperienze che successivamente fondarono il suo
carattere di adulto, cose tipo pescare le trote con la lenza di legno e il
supporto tecnico e spirituale dello zio Remo, o massacrare a pietrate i
bambini più piccoli, giù in paese, nella sua qualità di gregario di una
torbida banda di teppisti impuberi.

Lo zio Remo è morto, una settimana fa, nel bianco reparto di lungodegenza
dell'ospedale di città. E non ha smesso di farmi soggezione, quel vecchio
bastardo dalle mani nodose, neppure durante la veglia funebre.
Beh, scusami, Federica, se ti racconto tutte queste cose di me. Lo so, c'è
chi dopo aver scopato fuma e sta zitto, ma io sono un maniaco depressivo
logorroico, dovresti saperlo ormai, sì, ok, per farmi perdonare ti gratto la
schiena, così, so che così ti piace, lo gradisce la signorina? No no, adesso
no, che sai che dopo ricominciamo daccapo e ti risalgo dalla punta dei piedi
al collo, avvolgente come un pitone rincoglionito di lussuria, e poi mi
ritrovo a baciare e baciare la tua rosa fresca et madida et aulentissima:
no, aspetta. Ascolta. A me viene in mente quanto poco ne sapevo di queste
cose, sì, insomma, della rosa aulentissima, quando avevo quell'età lì, e
quando tutto ciò che esisteva al mondo di proibito era chiuso da quel
lucchetto, dentro quel capanno che era dello zio Remo, il suo lurido e
fetente giardino segreto... Una notte mi ero svegliato per andare a far
pipì, ero un bambino, e lo vidi dalla finestra nella notte chiara
attraversare l'aia con una bottiglia in mano, tirare la porta del capanno
che si apriva senza resistenza, entrare nella luce e richiuderla alle sue
spalle. Avrei voluto scendere, tanto chi dormiva più da quanto ero eccitato,
ma avevo una paura, una paura che non puoi immaginarti, così mi rimisi sul
letto, supino, cercando di respirare piano, e a un certo punto udii dall'aia
una risata, di una donna giovane, che non era la zia e neanche la mamma. Il
giorno dopo il lucchetto era ancora al suo posto, e io cercavo di guardare
all'interno per vedere se quella signorina ci fosse ancora, per caso, ma era
buio e non si sentiva nessun rumore da dentro, e vedi, se avessi voluto
sarei tornato lì con gli amici e insieme avremmo trovato il modo di aprire
quel cazzo di lucchetto, ne avevamo combinate di peggiori, ma mi tenni tutto
per me, non ne parlavo a nessuno, e lo zio Remo lo guardavo con rispetto e
timore, anche quell'altra sera che lo sentii litigare ad alta voce con la
nonna che gli gridava: - Dio 'l maledésa tot i putàn!, Dio maledica tutte le
puttane, al che lo zio Remo replicava con un misto di grugniti e suoni
inarticolati, che erano poi il suo linguaggio conciso ed efficacissimo: in
tutta la vita l'ho sentito pronunciare tre o quattro parole, era il suo
stile, una sorta di dandy primordiale, inarrivabile. Rispetto e timore,
tesoro mio: si stava facendo strada nell'uomo che hai di fronte il senso del
sacro. No, dai, aspetta... Mmf.





Cara Delia,
ti scrivo questa lettera perché è penso che sia l'ultima cosa che stai
aspettando. So che non ci tieni particolarmente a sentirmi, ma che vuoi
farci, sono cose che capitano, mica si ricevono sempre lettere gradite, no?
Qualche mese fa ti sei presa la tua rivincita, e mi pare anche giusto. Nel
senso che ti sei divertita a farmi incazzare, e mi ci rivedo, con quella
cazzo di cerniera che non si chiudeva mentre ti domandavo da chi ti eri, con
rispetto parlando, fatta scopare durante le nostre vacanze.
Poi ripensandoci ho fatto due più due. Sai, anche gli uomini sono attenti
agli sguardi, ai giochi mutevoli delle relazioni, io di solito sono un po'
picio ma questa volta penso di non sbagliarmi: il negro, ma che cazzo.
Ma si può, così, con l'animatore di un villaggio vacanze, neanche fossi la
moglie di quel coglione di Singer? Se volevi farmi incazzare davvero,
bastava che mi dicessi: - Tesoro, mi fai un po' schifo, sai, mi trascuri, mi
scopi male, tagliati i capelli e mi sono fatta chiavare dall'animatore del
villaggio, sudavamo tanto tutti e due ma ho goduto.
Così, dovevi dirmi, altro che descrivermi con tanta minuzia il modo in cui
lui ti apriva le cosce e ti penetrava profondo, forte e duro come piace a
te; neanche tu ti facevi penetrare come piace a me, che c'entra questo... E
io che faccio, ti sto spiegando come dovevi fare per farmi incazzare
davvero?...





Senti Federica, lo so bene che hai vent'anni di meno, lo dice la tua pelle,
i tuoi occhi quando ridono in quel modo: aspetta, ecco, guardami così, non
dire niente, ti prego, guardami e basta, così, bene: ora, lo so che mi vuoi
tutto per te e che un uomo nella mia posizione chissà quante donne ha che
gli vengono dietro, anche se tu poi esageri, ma ora come vedi la mia
posizione attuale non mi consente di esserti granché infedele. Non finché
sono legato al letto, tesoro, oddio, certe volte penso a come ho fatto a
incontrare una come te che mi ha cambiato la vita così tanto, una che ogni
giorno si inventa qualcosa di nuovo, eccitante, e... ah, il bavaglio, ok,
devo aprirla così la bocca?
(Beh, non puoi impedirmi di pensare, anche se sono legato come un salame,
braccia e gambe aperte, e un po' sbavo, scusa se te lo faccio notare, per
via delle fauci divaricate da quella palla di gomma che ci hai infilato
dentro. Sì, vedo che mi guardi con qualche incertezza, ma non preoccuparti,
mi piace davvero, ne puoi star certa che mi piace molto, penso che si veda,
insomma, più duro di così difficilmente ci diventa. Non farmi troppo male,
però: Dio, come faccio a fartelo capire, insomma, vedi tu, io mi fido. Ecco,
prendilo così, tra le labbra, oh sì, Federica, leggermente, brutta stronza,
lo sai quanto mi piace in questo modo, mica c'era bisogno di legarmi e di
fare tutta 'sta pantomima. Sì, mi stai eccitando, non sono cose da chiedere
di fronte all'evidenza, cazzo, e ora ti giri, non possiamo mica fare un
sessantanove con 'sta palla in bocca, oddio, devo già trattenermi, sai?
Forse te ne sei accorta, forse no, chissà, non posso parlare, non posso
chiedere, manco muovermi, ma so che tutta questa messinscena è solo per me,
non sai quanto ti amo, come farò per fartelo intendere? La tua coscia
morbida vicina alla mia faccia, mi volto ansimando, cerco di baciare la tua
pelle con le labbra aperte e sbavate, mi fai sentire un cane, un cane che
cerca di leccare la sua padrona, ah, sì, così, chissà se anche a te sembro
un cane, chissà se ti intriga questa cosa: a me sì, se avessi continuato a
succhiarmelo come stavi facendo sarebbe finito tutto lo spettacolo, sai?,
questo mi piace di te, conosci il mio corpo e ne sai trarre i frutti
migliori, Federica. Ora ti alzi, il mio coso si erge insoddisfatto, Dio,
cosa devo fare per farti continuare a toccarlo? Lo sai che non si fa così?
Vuoi soldi, potere, l'eterna giovinezza? A blowjob! My kingdom for a
blowjob! Però è bello vedere il tuo corpo, Federica, così morbido e
flessuoso alzarsi in piedi di fronte a me, i capezzoli birichini indurirsi a
contatto con l'aria, e ora cosa tiri fuori da quella scatola? Ehi, mica
siamo ad Ascot! Non sono un cavallo, no no. Federica, lascia stare, baciami
l'uccello, cos'altro mai c'è di sensato al mondo? No! No, eh? Ahi! Cazzo se
brucia. Come sarebbe a dire se ne voglio ancora? Certo, sì, sei la mia
padrona, ma succhiami l'uccello, mi diventa barzotto così. Ahia! Ahi!
Ancora? Sì, me lo merito, dimmi tutto quello che vuoi ma smettila, fai
piano. Piano, così, come fai adesso, con le unghie leggere leggere sul
petto, sulla bua delle cosce, mamma mia quanto ce l'ho duro però, va bene,
va bene, mi piace, come sempre hai avuto ragione tu, oddio toccamelo, basta
che ci soffi sopra e vengo. Mi è piaciuto, sì, piacere e dolore, sei
contenta se lo ammetto, stronza? Ahi! Ancora? Beh, sì, ancora, se è quello
che vuoi, porca troia, fammi tutto quello che vuoi, sei davvero la mia
padrona, chiudo gli occhi, vedi?, chiudo gli occhi e aspetto le sensazioni
che vorrai farmi provare, docile, una staffilata sulla coscia o una carezza
sulla cappella, puoi farmi tutto, sono cotto, sono in tuo potere, come
sarebbe bacia il piedino? Ok, le dita del piedino sulla mia faccia, giocano
con le mie labbra bloccate, va bene, gli occhi li riapro, non frustarmi più,
sono in una fase di obbedienza automatica, e nel momento in cui penso questa
cosa sono cotto davvero, madonna, Federica, ce l'ho durissimo e potresti
farmi sborrare solo con le vibrazioni della voce, il tuo piede sulla mia
faccia e le tue gambe lunghe e liscie sono armi, Federica, armi per la
conquista totale del mondo, sono matto, toccamelo, vengo, ecco, ecco, non
smetto più di venire, Federica, Federica, mi esce l'anima dal cazzo, non
finisce mai, sono tuo, del tutto tuo, per sempre in omnia saecula, mi
mancano le forze, ho le lacrime agli occhi, fa' piano ora).





...pazzescamente, Delia.
Godere pazzescamente: buffo, stavo per chiederti se avessi mai provato
qualcosa di simile! Certo, a quel che mi hai raccontato, con coso, lì,
Gullit, è stato così. Beh, a me non era mai capitato prima. Dici che era
perché io e te non facevamo i sessantanove? Non credo. Questione di
situazioni, attese, atmosfere, è per quello che si gode, mica col vibratore
pink rabbit. Ma te ne sei accorta, almeno, che hai scopato così bene col
negro perché era tutta una rivalsa contro di me che ti trascuravo? Non mi
pare che fosse questione di tecnica o di dimensioni (sì, perché adesso che
ci penso io e Gullit, o come si chiama, siamo stati nello spogliatoio
insieme, nel villaggio, e insomma, complimenti per gli occhi e i pettorali,
ma lì nessuna invidia). Era perché nella tua testa, fate sempre così voi
donne, era un tutt'uno, tu che giocavi il ruolo della sciura depressa
ravvivata dall'aitante animatore, più la bella scopata con l'aitante, più il
fatto che me l'avresti raccontato. E allora: ma si può?
Comunque ti sto proprio dicendo questo, che i tuoi sospetti erano giusti, in
pieno, non che ci volesse Miss Marple: certo che mi scopavo Federica, la
segretaria del mio socio! E da almeno tre mesi, prima di Zanzibar.
E come stavo dicendo, fin dalla prima volta che siamo finiti a letto
insieme, e non sul nostro letto, Delia, sai che io a questi dettagli ci
tengo, non ti porto negri in camera mentre tu non ci sei, io; beh, fin dalla
prima volta Federica mi ha fatto provare un piacere pazzesco, e ti assicuro,
sai, che non c'entrava, con il fatto che per la prima volta una donna mi
facesse urlare, l'idea che io ti stessi tradendo o qualche altra sega
mentale: queste cose le fai solo te. Io ero attratto, molto più banalmente,
dalle cose che anche tu hai constatato, i vent'anni di meno, la sua pelle
fresca, il bel culetto e via dicendo: sono semplice, io, e questo forse ti
autorizza a trattarmi come un coglione, perché lo sono stato, come
negarlo: - Sei proprio il solito coglione che perde la testa per un paio di
tette sode da ventenne, mi fai schifo, voi uomini siete tutti uguali!, -
Certo, cara, noi uomini, che maiali: Gullit compreso, a mio avviso, visto
che da ottobre a marzo il nostro bungalow viene occupato da 30 coppie
diverse, fa' un po' i tuoi conti di quante sciure depressone e tradite
passano per di lì e moltiplica per il resto dei bungalow, poi séntiti
originale. Fa il suo mestiere, lui, lo sai bene.
Comunque, tornando a noi, se stessi parlando con un amico gli direi che
Federica mi aveva preso per l'uccello. Nel modo più totale. E io non ho mai
provato cose del genere, il fatto che mi venisse duro in ufficio quando lei
mi diceva qualcosa apposta per farlo venire duro, non so se riesco a
spiegartelo, ma era così, e il modo che aveva di prendermi, mettere a tacere
ogni velleità facendomi venire a ripetizione senza sildenafil. Poi certo,
tornavo a casa da te. Non hai idea di quanti zabaioni avrei dovuto bermi,
Delia, in quel periodo. E se ti dicessi che non ne potevo più, farei ridere,
sembrerebbe una battuta da film di Pierino, ma ho scoperto che si può
davvero non poterne più. Allora ti ho portato a Zanzibar (e mi sono anche
dovuto sentir dire che avresti preferito la pensione dei tuoi a Cervia, ma
insomma, dai) per andare in vacanza da tutto, lavoro, scopate, Federica,
balle da raccontarti. Ma ci sono andato con te, non ti eri ancora fatta
lasciare, allora, sono andato via con te anche se scopavo con un'altra. Sono
andato via con te.





- Federica, mi servirebbe il CUD 2002 di Lehaim, puoi tirarlo fuori?
La voce del mio socio mi distrae dalla lettera che sto scrivendo e che salvo
immediatamente prima che tu, Federica, mi passi davanti e mi sfiori,
volutamente o no, per aprire la cartella dell'archivio. Federica, Federica,
è inutile che mi guardi con quel sorriso, mi fai diventare paranoico,
rispondo a segnali che esistono solo nella mia fantasia, ma questo desiderio
è reale, col correlato fisico dell'erezione che incomincia a manifestarsi, e
io non so se lo fai apposta ma forse sì, visto che ieri hai provato con me
il tuo nuovo gioco, quello di lasciarmi insoddisfatto.

Sì, ho avuto male alle palle tutto il resto del pomeriggio, è inutile che
ora in corridoio me lo chiedi, ridendo come una ragazzina, siamo fatti così,
noi uomini. Come, lo sai benissimo, alla tua età? Ai miei tempi... ecco, mi
fai sentire come una specie di satiro, maledizione. Ah sì? Sono più gentile
con te se non sono venuto prima? E con questo che cosa vorresti dire? Ferma,
ci vedono, leva la mano da lì, e basta, cazzo.

Sono contento che la cena ti sia piaciuta, Federica, modestamente faccio la
miglior pasta allo scoglio di Ferrara. Dici che mi farai un regalo, stasera?
Beh, detto da te è tutto un programma. Qui? Ok, sì, baciami, baciami a
lungo, è bello tenerti sulle ginocchia, Federica, molto sexy, facciamo che
io ero il professore di lettere di quel college irlandese che...

Sì, vedo che ti sei accorta della conseguenza delle tue manipolazioni, del
resto ormai sono prevedibile per te, non ho segreti. Sì, anche con i boxer
le sento, le unghie, eccome, ma perché mi vuoi sempre prendere così, nei
luoghi e nei momenti più impensati? Va bene, sto fermo, non allungo le mani,
contenta tu, ma guarda che dovresti fermarti, sono quasi, insomma, manca
ancora poco... Come grazie per avertelo detto? Ma mi stavi... Ok, scusa,
sono gentile, certo, ho capito che era solo un assaggio. Andiamo a letto? Va
bene, ma non legarmi, stavolta. Certo, vedremo, non lo decido io questo, ok,
l'ultima parola la devi sempre avere tu.

Devo masturbarmi davanti a te? Che idea. Federica, tu non sei normale. Sì,
lo so, ti adoro per questo. Devo fare così? Ok, faccio come mi viene di
solito. E' bello che ti spogli davanti a me, Federica, resterei a guardarti
per ore, soprattutto ora che allarghi le gambe e me la fai vedere, la tua
rosa aulentissima temporaneamente intonsa e offerta a non so più chi, visto
che io come dici non la posso toccare ma solo guardare, va bene così o devo
andare più forte con la mano? Certo, mi piace, ne dubitavi?, anche se vorrei
piuttosto... Va bene, Federica, continuo: sì, lo faccio così di solito,
certo che penso a te quando lo faccio (speriamo che se la beva): ehi, come
fermati? Ma neanche per sogno! Come fermati o prendo la porta e me ne vado?
Merda. Ok, mi fermo. Contenta?
Non è per niente bello che mi hai fermato alle soglie dell'orgasmo per farmi
mettere così, supino mentre ti siedi sulla mia faccia, Federica. Sì, lo so
che te la lecco bene, smettila di parlare, devo concentrarmi, non è facile
seguire i tuoi percorsi, e questa non è solo una metafora, ora. Ehi, così
soffoco, sì, li sento i tuoi piedini sotto le palle, oddio, se muovi i
fianchi così mi rompi il naso, non respiro, non respiro più.





...ci ho portato te, a Zanzibar, e lei è rimasta qui. Non significa nulla
questo, dirai. Probabilmente hai ragione, Delia, tanto più che ti ho tradito
altre volte, ora te lo posso dire, non importa più. Altre due volte: certo,
era diverso, erano donne che ho pagato. Buffo: due negre. La prima quando
sei stata una settimana da tua madre, quando ti ho salutata alla stazione e
avevi quel vestito rosso, pensa te le cose che vado a ricordarmi. E'
importante? Forse, non lo so, io mi limito a fartelo sapere, poi vedi tu:
non è molto diverso da quello che hai fatto con Gullit, solo un pochino più
semplice, visto che alla base, nella mia semplicità contadina, c'era solo un
mio desiderio animale, non tutte quelle paranoie sull'essere trascurata e
sul numero di frrr dling che ciò avrebbe provocato. La razza negra a
consolidare il proprio predominio fisico sui bianchi utilizzando il sesso: a
Malcolm X l'ha fregato l'Islam, lo ha privato della prospettiva di un mondo
realmente migliore.
Piove forte, fuori, e non sarai più con me. Mi chiedevo solo se tu ora sia
felice, Delia. Così, mi domandavo che cosa fai dopo che hai cenato da sola,
se ceni da sola, chissà, e con che sguardo esci di casa la mattina per
andare a lavorare. E bada bene, te lo chiedo mentre sto con un'altra, con la
quale faccio sesso, sesso senza risparmio dalla mattina alla sera, anche in
ufficio. E' strano? Beh, ci sono stati momenti in cui ti ho detestato. In
quei momenti mi sarebbe piaciuto fartela pagare, la storia con Gullit e
tutte le considerazioni sulla mia coglioneria e insipienza amatoria, e
allora fantasticavo (perché sì, sai, anch'io fantastico) di mettermi a
spogliare Federica proprio di fronte a te già nuda, dopo averti legata a una
sedia davanti al letto, abbassarle lentamente le spalline del reggiseno
dalle coppe piccole e fare commenti volgari sulle tue tette grandi e piene
di materia pesante, umiliarti così, con le parole, con sottintesi e
confronti, mentre le accarezzo i fianchi e mi preparo a chiavarla come non
ho mai chiavato te. Sai, Delia, mi viene in mente quella poesia che ogni
tanto leggevamo e ti piaceva tanto, il pleuvait sans cesse sur Brest ce
jour-là, et tu marchais souriante, épanouie, ravie, rouisselante...
Soprattutto quel secondo aggettivo ti piaceva, e allora vorrei immaginarti
così, épanouie davanti a me che penetro Federica davanti ai tuoi occhi, nel
modo più volgare possibile, sul nostro letto, le sue gambe sulle mie spalle,
piegata in due nel suo ansimare, aperta ed esposta ai tuoi occhi che non si
distolgono mentre la pompo, tutta la mia sensibilità affondata nella sua
magica figa che ha questo potere di farmi venire con tanta naturalezza, e
parlerei, mentre la scopo, e non la degnerei di uno sguardo ma guarderei te
negli occhi, poi forse alla fine ti libererei una mano per permetterti di
soddisfarti da sola... Pensa te che fantasie ho avuto, di questi tempi, che
stronzo che sono, vero? Come diceva quell'altra canzone? Bien sur tu pris
quelques amants, il fallait bien passer les temps, il faut bien que le corps
exulte... E certo che il mio corpo esulta con Federica, come il tuo col
negro, ma poi che resta? Dimmelo tu, Delia. Si buttano via così tre anni
di - -

Come sarebbe cos'è questa roba, Federica, lo vedi, sì, è una lettera, son
cazzi miei, no, non la puoi leggere tu, ah, non dovremmo avere segreti noi
due? E da quando? No, questo no, non è vero che te l'ho promesso. Certo,
ricordo benissimo quello che mi hai fatto dire ieri, ma era un gioco: non
era un gioco, Federica? No, non erano così gli accordi, per forza se mi fai
quelle cose mi fai promettere tutto quello che vuoi, eh certo, ti avrei
venduto la Fontana di Trevi perché mi lasciassi venire nella tua mano, lo
sai, anzi, me la sarei comprata, e senza tirar tanto sul prezzo.





Ma che vuol dire che devo essere punito? Sei completamente scema? Beh,
senti, mi hai rotto, vuoi che ti dica per filo e per segno, una buona volta,
cazzo, quanto per me quella lettera fosse... Oh dio dio dio, non fare così,
lasciami, o me o lui, ma perché io e lui dobbiamo essere attaccati? Perché
lui è tuo, con ogni evidenza e lo sai bene, e io... Lo stai, mi stai,
facendo venire, Federica, sì, è inutile che me lo chiedi, lo vedi benissimo
dai miei occhi starring blankly ai tuoi. E ora che la tua mano lascia il mio
uccello quasi con uno schiocco, mi piego sulle ginocchia come per un colpo
al fegato, poi m'incazzo e tiro su i pantaloni abbassati, mi predispongo a
uscire, piove ancora, ma camminerò, sai quanto mi frega. Oh no, Federica, ti
prego, non continuare. Il tuo corpo che pressa alle spalle il mio, questa
gamba attorcigliata alla coscia, le labbra sul collo, come posso? Dimmelo
tu.





Non è stato per niente bello il regalo che mi hai fatto ieri, Federica. Ho
capito, volevi provare, l'hai ordinato su internet, c'è un numero
incredibile di coppie che lo fanno. Ma come fai a parlare di coppia,
ascolta, tra me e te c'è che cosa? Che cosa oltre a scopare e ultimamente a
queste seghe, diciamo così, senza risoluzione? Non mi sembrava il caso di
chiudermi il coso, l'uccello, in questa specie di cintura di castità
maschile, sta sacrificato in questo tubo di plexiglass, lo vedi da te, ho
capito che è anatomico, atossico e tutte 'ste parole rassicuranti con l'alfa
privativo, ma Federica, mi hai chiuso il cazzo in un tubo con un lucchetto,
che significa che il gioco prevede che la chiave la tenga tu?





Federica, amore, amore, sei la mia dea, inginocchiato di fronte a te piango
ma liberami, ti prego. E' tutta la notte che ti adoro, domattina dobbiamo
essere in studio e si capirà benissimo, sicuramente ormai sanno già tutto,
perché non riesco a smettere? Perché non ho tralasciato un centimetro della
tua pelle? Me lo dici così, divertita e compiaciuta, che stanotte sei venuta
cinque volte? Ho la faccia impregnata del tuo sapore, quand'è che tocca a
me? Sì, mia dea, in ginocchio. Sì, non ti guardo negli occhi. Lo so,
scrivere quella lettera è stato un tradimento, come darti torto? Ma lasciami
andare via, dammi la chiave, ti prego, non ne posso più. No, non mi fa male.
Mi fa male tirare avanti così, è una tortura, goccia a goccia. Non ho mai
desiderato così tanto le altre donne, Federica, mi confesso, sì, mi purifico
lappandoti tra le cosce, come vuoi tu, sì, amore, faccio come vuoi tu. Sì,
la Molinari mi guardava, l'ho notato, lo so che mi hai visto guardarle le
gambe, come se non ne avessi mai visto un paio prima, di gambe belle e
nervose, come le tue, sì. Ho lo sguardo allucinato, Federica, sono un
maniaco, l'altro giorno guardavo i piedi della signora Marchi, che si era
levata le scarpe sotto la scrivania, ho persino finto di dover prendere
delle carte dal cestino dell'immondizia, Federica, ho bisogno di un gruppo
di auto-aiuto, sono un tossicomane, il testosterone minaccia la mia sanità
mentale. Come, esagero? Non vengo da un mese, io che almeno ogni due giorni
mi liberavo da 'sta schiavitù endogena finalizzata alla perpetuazione della
specie! Magari avessi le mestruazioni in cambio, quisquilie! Sì, dillo pure
che Delia ha fatto bene a lasciarmi, umiliami pure, tanto, ormai... ma
perché vuoi che ti racconti così, nei dettagli, quello che mi diceva della
sua esperienza col negro? Lo so che ti eccita, ha sempre eccitato molto
anche me quel suo racconto, ma ora sto scoprendo sensazioni nuove, essere in
foia come un cane giovane legato di fronte a mille cagne in calore, e senza
neppure potercelo aver dritto! Non avrei mai pensato di poter godere così
tanto dell'alone di ipersensibilità fugace che le tue mani lasciano dove mi
accarezzano, non avrei mai pensato che una mano tra i capelli mi facesse
stringere le chiappe in uno spasmo pieno di brividi. Sono un uomo debole, un
vigliacco, Federica. Tutti gli uomini sono deboli e vigliacchi, hai ragione
tu. Ma liberami, ti prego, fammi venire, che cosa ti costa? Forse lo farai,
dici, ma a suo tempo, va bene, intanto ti metti prona e te la lecco da
dietro, i tuoi piedini che danzano nell'aria e le tue gambe piegate mentre
affondo il viso nella morbidezza del tuo culo. Dopo, aprirai il lucchetto?
E' una promessa?





Come sarebbe che il bello deve ancora venire?



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