Era oramai circa un mese che studiavo con Monica ed ancora non era
successo niente!
Ce ne stavamo lì, a casa sua, per delle intere serate e non facevamo altro
che studiare: la cosa mi stava portando al manicomio.
Monica mi attizzava parecchio e starmente seduto per delle ore accanto a
lei era una tortura.
Le mani che si sfioravano, le ginocchia che si urtavano sotto al tavolino,
il suo profumo...tutto era una tortura.
L'avevo conosciuta all'università, non posso dire per caso, anzi, per un
paio di mesi circa avevo sempre cercato il modo di capitare vicino a lei a
lezione.
Devo premettere che sono piuttosto timido di natura, inoltre Monica era
una tipa che accentuava il mio timore: alta almeno un metro e settanta,
slanciata, con un seno splendido ed un sedere proporzionato, era veramente
le reginetta della classe, e non che a giurisprudenza manchino le fiche.
Insomma dopo due mesi di appostamenti finalmente ero riuscito ad attaccare
bottone e, sorpresa, oltre ad essere fica, era anche molto gentile e
simpatica. Insomma a farla breve me ne innamorai perdutamente e decisi di
provare il tutto per tutto...le chiesi di studiare insieme per l'esame.
Geniale no? Già ma non sapete che sforzo mi era costato!
Comunque tutto prometteva bene, Monica aveva un appartamentino in affitto
dove viveva con un paio di amiche e per gran parte del tempo la casa era
vuota, visto che le altre due stavano sempre in giro a divertirsi (sai
com'è--Scienze Politiche!), e noi studiavamo in camera sua.
Facciamola breve, quella sera decisi che ci avrei provato. Basta con le
seghe mentali, amica o non amica, ci sta o non ci sta, mi vergogno o non
mi vergogno, non ce la facevo più, dovevo provare a baciarla.
Manco a farlo apposta, quella sera, primavera incipiente, Monica aveva
fatto il cambio di stagione e i pesanti pantaloni invernali avevano
lasciato il posto ad una leggera gonnellina maliziosa accompagnata da una
magliettina piuttosto attillata.
Per un oretta non riuscii minimamente a trovare la concentrazione ed il
mio sguardo continuava a ritornare sui rigonfiamenti dei capezzoli che
trasparivano dalla magliettina leggera.
Ad un certo momento per controllare un articolo sul manuale Monica mi si
accostò con il viso, i capelli sfioravano la mia guancia e le tette
premevano sulla mia spalla. Mi voltai trovandomi con la bocca ad un paio
di centimetri dalle sue labbra e, dolcemente provai a baciarla.
Non posso dire che si rifiutò al bacio.
Peraltro non posso neanche dire che mi baciò!
In realtà si lasciò baciare, poi come se niente fosse si sedette
nuovamente al suo posto e ricominciò a leggere sugli appunti.
Ero perplesso, la guardai per un paio di minuti poi mi alzai e provai
nuovamente a baciarla, questa volta mi allontanò più decisa.
- no, ti prego. - disse
- perché no, sei splendida, erano giorni che volevo farlo - e provai ad
accarezzarle la guancia ed i capelli.
- Ho detto no - disse allontanando la mia mano - riprendiamo a studiare, è
meglio.
Ricaddi sulla sedia, ero svuotato di energie, la delusione era troppo
forte, non potevo riprendere a studiare come se niente fosse, riflettei un
attimo poi con decisione dissi:.
- forse è meglio che me ne vada Monica, non posso restare qui
Monica non parlava, continuava a tenere lo sguardo basso; cominciai a
raccogliere le mie cose.
- peccato - disse poi con un filo di voce
- peccato cosa?
- peccato che te ne vada, mi trovavo bene con te.
Ovviamente presi immediatamente coraggio
- Monica, anch'io mi trovo bene con te, forse anche troppo bene ed il mio
più grande desiderio sarebbe di rimanere qui ancora per un tempo
infinitamente lungo, ma...
- Ma cosa? allora perché non rimani?
La speranza tornò a farsi viva in fondo al mio cuore (e, ad essere sincero
anche in un paio di altre zone) le presi la mano:
- Vuoi che rimanga?
- Certo che voglio, mi trovo veramente bene con te - e così dicendo mi
guardò negli occhi e sorrise.
Era bellissima.
Non resistetti e tentai di nuovo di baciarla, ancora senza successo.
- Monica non respingermi, non ce la faccio a restare qui in questo modo.
Monica, si alzò ed andò a sedersi sul divanetto accanto alla parete.
- Ti piaccio veramente così tanto?
Mi disse, lanciandomi uno sguardo strano
- Moltissimo,
- E cosa ti piace esattamente di me?
- Beh, il tuo sorriso, lo sguardo, i cap...
- Non dire cazzate Claudio! - disse severamente - cosa ti piace veramente
di me?
Rimasi per un attimo disorientato, cosa voleva che le dicessi?
- Sei molto intelligente, mi piace parl...
- No! Allora non ci siamo capiti! Perché siete tutti così ipocriti e
vigliacchi? Se non hai il coraggio di dirmi cosa veramente ti piace di me
come pensi che io possa avere stima di te?
Ero confuso, stima ? vigliacco? Dovevo essere più sincero, le guardai le
gambe che la gonnellina lasciava scoperte fino a mezza coscia.
- Mi piacciono le tue gambe - dissi - sono lunghe, agili, hai le caviglie
sottili--
- Vedi? - sorrise - adesso andiamo meglio, e poi?
Avevo preso coraggio, decisi di proseguire
- Poi mi piace il tuo seno, come sporge sotto la magliettina, come si
muove quando cammini.
Monica sembrava soddisfatta.
- Così ti piacciono le mie gambe ed il mio seno, adesso sei un po' più
credibile, non trovi?
Annuii e Monica, come a volerle mettere bene in mostra, accavallò le gambe
con un gesto ampio e seducente.
- Vedi Claudio, non è che non mi fossi accorta del tuo interesse, anzi!
Per noi ragazze è vitale, è la prima cosa che impariamo sin da bambine,
ciascuna ragazza vuole piacere al maggior numero di maschi possibile e
sviluppa una notevole sensibilità per capire quando qualcuno la desidera.
Voi maschi invece mi fate ridere! Vi fate sempre mille seghe mentali e non
vi accorgete che noi siamo già un pezzo avanti. Cercate mille trucchetti
per avvicinarci, scuse banali per poterci vedere! Si lo so che fa parte
del gioco, ma per esempio tu credevi veramente che non mi fossi accorta
delle tue manovre per avvicinarmi all'università? Di come mi guardi mentre
studiamo?
La ascoltavo perplesso, quella ragazza aveva veramente la capacità di
spiazzarmi e inoltre non capivo dove voleva arrivare.
- Quello che però piace a noi ragazze al di sopra di ogni cosa è vedere
fino a che punto un uomo ci desidera.
Mi feci attento.
- Tu per esempio sai dirmi quanto mi desideri?
Non sapevo cosa rispondere, avrei voluto dire qualcosa di originale:
- ti desidero moltissimo, provo un'attrazione...
Mi interruppe di nuovo
- mettiamola in altri termini, io adesso non ti desidero. Non è detto che
non succeda in futuro ma al momento non ho alcuna intenzione di venire a
letto con te, inoltre forse non ti ho mai detto che sono fidanzata e che
il mio uomo è al momento in un'altra città, quindi--
Altra doccia fredda.
- d'altro canto al momento potresti essermi utile in qualche altro modo--
che ne pensi?
- Non saprei!
- Ti piacerebbe massaggiarmi i piedi? - disse - a me piace immensamente.
Non potevo resistere, mi inginocchiai davanti a lei e, sfilatale una
scarpa, iniziai con dolcezza a massaggiarle un piede. Monica chiuse gli
occhi.
- mmm, non c'è male, - disse, arcuando la schiena come per stirarsi, e nel
fare così i capezzoli sporsero ancora di più attraverso la stoffa - adesso
anche l'altro.
Presi anche l'altro e continuai a massaggiare mentre Monica si godeva il
servizietto ad occhi chiusi. Mi stavo eccitando, lo sentivo gonfiare nei
pantaloni, mi avvicinai un piede alla bocca e cominciai a leccarlo
delicatamente.
- bravo, così va bene - disse Monica in un sussurro e spinse il piede
contro il mio viso per farmi proseguire.
Leccai tutto il piede, completamente, sul dorso e poi sotto la pianta e
tra le dita, poi feci lo stesso con l'altro, quindi iniziai timidamente a
salire lungo il polpaccio fino al ginocchio.
Monica mi lasciò fare e quando iniziai a leccarle il ginocchio fu percorsa
da alcuni evidenti brividi di piacere.
- bravo Claudio, mi fai rilassare, adesso possiamo tornare allo studio.
Per la miseria! Pensai, mi voleva veramente far andare fuori di testa.
- ma come! - dissi - adesso torniamo a studiare?
- Certo! Dobbiamo finire il capitolo, ma se mi volessi rendere più
piacevole anche lo studio te ne sarei sicuramente molto grata.
- Volentieri, ma rendere piacevole come? - chiesi, non riuscivo proprio a
pensare come renderle piacevole lo studio.
Monica non rispose ma prese a sbottonarmi la camicia
- potresti levarti questa intanto, e i pantaloni, saresti una compagnia
più interessante del solito, no?
Da non crederci, mi voleva nudo mentre studiava. Che lo crediate o no,
chiesta in questo modo la cosa mi metteva addosso una certa vergogna.
Peraltro la stessa vergogna era eccitante.
Insomma, per farla breve feci come mi diceva e mi tolsi la camicia i
pantaloni e tutto il resto, rimanendo in slip; in quelle condizioni non si
poteva non notare ad occhio a che punto fosse arrivata la mia eccitazione.
- beh, insomma, effettivamente, direi che mi desideri - disse Monica
ridendo.
Arrossii.
- vabbè, direi che non è il caso di lasciarti a metà
e così dicendo mi sfilò lei stessa gli slip lasciandomi nudo come un verme
e liberando l'erezione. Non ci crederete ma la cosa più difficile per me
in quel momento era trovare un posto dove mettere le mani. Istintivamente
mi afferrai l'uccello eretto.
- vuoi farti una sega? Dài, vai pure avanti. - mi esortò sorridendo.
Che situazione assurda, percepivo intensamente di essere nudo di fronte a
lei e tale percezione, dopo un iniziale spaesamento, cominciava ad
eccitarmi, si può dire che stavo prendendo coraggio. Iniziai a
massaggiarmi l'uccello con sempre maggior sicurezza mentre Monica, dalla
sedia, mi guardava con interesse.
Proseguendo nel movimento l'eccitazione cresceva ed il mio cervello
scacciò completamente l'imbarazzo per lasciare il posto al desiderio di
finire la sega davanti ai suoi occhi.
Il cazzo oramai era in erezione spasmodica, quasi dolorosa, quando Monica
mi fermò.
- ok, per ora può bastare, torna a sederti e riprendiamo.
Con un notevole sforzo mi arrestai e tornai a sedermi al mio posto mentre
Monica riprendeva a ripetere la lezione come se niente fosse ed io tentai
di assecondarla
Come si potrà immaginare, non riuscivo a concentrarmi molto nello studio e
l'erezione non aveva nessuna intenzione di recedere.
- Non sei molto attento - disse ad un certo punto Monica dando un'occhiata
al mio uccello. - forse è meglio fare una pausa, vammi a prendere da bere.
Mi alzai e sotto il suo sguardo mi recai in cucina a prendere una
bottiglia di coca cola ed un paio di bicchieri.
Quando tornai Monica era di nuovo seduta sul divano, davanti ai suoi piedi
c'era un sottovaso di plastica, le passai un bicchiere.
- grazie, tu però non bere dal bicchiere, troppo scontato, berrai nel
sottovaso.
Senza farle aggiungere altro riempii il sottovaso e mi inginocchiai a
leccare la coca cola mentre Monica infilò un piede nel liquido ed iniziò a
giocherellare con le dita.
- puoi continuare a masturbarti se lo desideri.
Non glielo feci ripetere e cominciai nuovamente con la sega mentre la
lingua scorreva sulle sue dita aspirando la coca-cola. Quando alzai lo
sguardo vidi che Monica si stava massaggiando attraverso le mutandine. Mi
avvicinai con il viso e provai a premere il viso contro la sua fichetta.
Monica mi lasciò fare e scostò la mano cosicché potei cominciare a leccare
le mutandine oramai umide bagnandole ancor di più con la mia saliva.
L'odore del suo liquido mi faceva andare fuori di testa.
Monica iniziò ad ansimare mentre io continuavo a massaggiarmi il cazzo che
era nuovamente giunto al massimo dell'erezione.
Preso dall'eccitazione le afferravo le labbra della fica con le mie labbra
e leccavo i bordi delle mutandine lungo la piega delle cosce, Monica
iniziava a muovere il bacino mentre il respiro le si faceva più affannoso.
Ad un certo punto abbassò l'elastico degli slip ed io mi gettai a leccarle
direttamente il clitoride infilando ed estraendo ritmicamente la lingua
tra le grandi labbra fin dove potevo arrivare.
Monica mi spinse per la nuca premendo il mio viso contro la sua fica ed
iniziò ad agitarsi. Sentivo i suoi piedi scorrere sulla mia schiena e
lungo i fianchi, finché uno iniziò a toccarmi i testicoli e lungo l'asta,
allargai le gambe per sentire meglio il suo piede sui testicoli e
proseguii a leccare con sempre maggior foga mentre la fica diventava un
laghetto di umori.
Monica ad un certo punto venne con dei piccoli urletti di piacere mentre
il ventre le si contraeva ed il mio viso le strofinava sulla fica, poi mi
lasciò andare.
Rimasi a guardarla mentre proseguivo a masturbarmi ma nuovamente mi fermò.
- ok, pausa finita, torniamo a studiare - disse ricomponendosi e tornando
al suo posto - metti a posto bicchieri e coca cola.
Dopo aver obbedito tornai anch'io al mio posto e nuovamente riprendemmo a
studiare come prima, senonché avvenne qualcosa che non mi aspettavo, un
brivido mi corse lungo la schiena e fui preso da una sensazione di
spaesamento.
Stavano suonando alla porta.
- oh, devono essere le mie amiche - disse Monica con aria innocente
poi guardandomi maliziosamente mi chiese:
- ti dispiacerebbe andare ad aprire?
La sua richiesta mi colpì inaspettata, come uno schiaffo: la guardai
perplesso: diceva sul serio?
- Allora? Mica le vorrai lasciare fuori ad aspettare tutta la sera
Il suo sguardo non lasciava spazio a titubanze, mi alzai ed andai verso la
porta coprendo il pene eretto con una mano mentre Monica mi seguiva
divertita.
Con una mano sulla maniglia mi volsi nuovamente a guardarla sperando che
volesse ripensarci ma non ne aveva alcuna intenzione.
- forza, apri quella porta.
Spalancai la porta e di fronte a me c'erano effettivamente le sue due
amiche che, alla vista di quello spettacolo, smisero di colpo di parlare
tra loro e rimasero a fissarmi sbalordite.
Erano due belle ragazze, anche se non erano neanche lontanamente
paragonabili a Monica: una bionda ed una mora, erano entrambe non più alte
di un metro e sessantacinque; la mora era decisamente più in carne, con
tette di dimensioni ragguardevoli, la bionda era piuttosto magra,e
longilinea.
Rimasi in piedi completamente nudo di fronte a loro mentre con entrambe le
mani cercavo di coprirmi le parti intime, avrei voluto scomparire ma le
due continuavano a squadrarmi dall'alto in basso con insistenza e, dopo un
primo momento di smarrimento, avendo visto Monica dietro di me, si
tranquillizzarono e cominciarono a ridacchiare.
- Ragazze, stasera abbiamo un maggiordomo, si chiama Claudio. Claudio per
favore leva le mani da lì e falle passare.
Come da richiesta, tolsi le mani e feci qualche passo di lato, il pene
eretto sventolò libero, dandomi una sensazione di piacere e vergogna al
tempo stesso.
Le due ragazze entrarono senza togliermi gli occhi di dosso e chiusero la
porta.
- come avrai notato Claudio non abbiamo uno zerbino ma oggi sono certo che
troverai il modo di venirci utile in tal senso, sdraiati. Ragazze pulitevi
i piedi prima di entrare in casa.
Mi sdraiai supino sul pavimento gelido e le due ragazze dopo una prima
titubanza iniziarono a strofinare le suole delle loro scarpe sul mio
petto.
La mora, si chiamava Paola, fu la prima a prendere coraggio e cominciò a
strofinare la sua scarpa con rudezza sul pene e sui testicoli mentre
Monica la guardava con approvazione. Allargai leggermente le gambe per
sentire meglio il contatto sulla pelle, era il primo contatto estraneo sui
genitali e portava sollievo alla mia eccitazione.
Lucia, la bionda, non volendo essere da meno, avvicinò la punta della
scarpa al miso viso ed io, senza pensarci molto, tirai fuori la lingua
iniziando a leccare il cuoio.
Lo sfregamento sul pene mi stava eccitando ed iniziavo a contrarre i
muscoli del bacino, poi ad un richiamo di Monica le due si ritrassero ed
io rimasi di nuovo solo sul pavimento freddo.
- Vi piace la sorpresa ragazze? Claudio dice di essere innamorato di me ma
secondo voi potrei mai corrispondere un uomo su cui chiunque può pulirsi
le scarpe?
Ero profondamente umiliato, sentivo dentro di me che Monica aveva
perfettamente ragione, non avrei mai potuto averla eppure volevo che
continuasse ad umiliarmi, visto che era oramai l'unico modo che avevo per
soddisfarla.
- ok, cesso, da adesso ti chiamiamo cesso va bene? Allora cesso seguici in
soggiorno strisciando sulla pancia con le mani dietro la schiena.
Obbedii e mentre loro si recavano in soggiorno parlottando tra loro io,
strisciando sul ventre lentamente le raggiunsi. Il freddo del pavimento,
la fatica e lo strofinìo mi avevano ridotto l'erezione e quando arrivai
in soggiorno il mio uccello si era ammorbidito considerevolmente.
Monica mi si avvcinò ed iniziò a strofinarmi un tacco nella fessura del
culo poi iniziò a premere contro lo sfintere.
- ti sei ammosciato, ma adesso rimediamo subito.
Così dicendo penetrò per metà con il tacco nel culo e cominciò a spingere.
Aveva ragione, nonostante il dolore il mio uccello cominciava a
riprendersi e lo sentivo crescere tra il ventre ed il pavimento mentre
Monica spingeva crudelmente sempre più a fondo.
- vedi che ti riprendi?
Il cazzo era nuovamente in piena erezione, Paola mi avvicinò nuovamente il
piede nudo alla bocca ed io ripresi a leccarglielo selvaggiamente con il
viso appoggiato in terra.
Sempre tenendo le mani dietro la schiena cominciai a muovere il bacino
avvicinandomi sempre più all'orgasmo.
- dai avanti, continua da solo.
Le ragazze a questo punto si allontanarono mentre io continuavo i miei
movimenti sul pavimento, un attimo prima di venire Monica mi fece girare
sulla schiena, il cazzo in erezione rimase a metà, sentivo i testicoli
pronti ad esplodere.
- Ci penso io - disse Monica e cominciò a masturbarmi con la scarpa sui
testicoli ed alla base del cazzo.
In breve cominciai a venire sdraiato in terra davanti alle ragazze: lo
sperma schizzò liberamente in parte sul mio ventre e sul petto, in parte
sul pavimento mentre Monica sorridendo continuava a schiacciarmi i
testicoli con la scarpa.
- Ecco qua, - disse - il cesso si è venuto addosso, - e con il piede mi
spargeva lo sperma sul corpo, poi mi avvicinò nuovamente la scarpa sporca
al viso ed io senza aspettare la sua richiesta, gliela pulii con la lingua.
Le ragazze guardavano lo spettacolo molto concentrate ed avevano molto
probabilmente cominciato ad eccitarsi.
- se è un vero cesso adesso dovrebbe anche pisciarsi addosso - disse a
questo punto la biondina.
- hai sentito cesso? Disse Monica colpendomi i testicoli con la punta
della scarpa - visto che hai cominciato dovresti finire, e non mi dire che
non ti viene perché altrimenti ti colpisco sempre più forte.
Così dicendo, con le mani sui fianchi, aveva iniziato a darmi dei tremendi
colpi di punta appena sotto i testicoli.
Per pisciare dovevo concentrarmi ma il recente orgasmo ed i colpi di
Monica mi rendevano etremamente difficile l'operazione, con grande
difficoltà comunque alla fine ci riuscii.
Un fiotto di urina iniziò a schizzare dal mio cazzo oramai ammosciato per
metà, ricadendomi sul corpo ed arrivando fino sul collo e sul viso. Alla
fine mi ritrovai in una pozza di piscio e di sperma.
- bravo cesso adesso sì che ti riconosciamo - disse Lucia tutta eccitata -
mi ha fatto venire voglia pure a me.
E così dicendo si accucciò e, scostate con una mano le mutandine, cominciò
a pisciarmi sul viso a due dita di distanza.
Colpito dal fiotto caldo tirai fuori la lingua e presi a leccarle la fica
mentre pisciava, il getto mi finì per gran parte in bocca e sul viso
mentre Lucia mugolava eccitata al contatto con la mia lingua.
Continuai a lavorarla con la lingua anche dopo che ebbe finito di
liberarsi, finché non mi si sedette completamente sul viso e cominciò a
muovere il bacino strofinandomi sulla bocca ora la fica ora il culo. Io
non facevo complimenti e con la lingua leccavo per quanto potevo
penetrando sotto le mutandine a contatto con la carne finché non venne
contro il mio viso.
Finito che ebbe, fu il turno di Paola che però si tolse completamente gli
slip e mi si sedette sul viso con tutto il peso proprio come su di un
cesso: l'urina mi schizzò direttamente in gola e quando ebbe finito la
gratificai come all'amica con un bell'orgasmo di lingua.
Monica invece, in piedi, a gambe aperte sopra di me, si tolse gli slip e,
sollevata la gonnellina, mi pisciò addosso dall'alto.
- mi fai troppo schifo, cesso, non ho alcuna intenzione di toccarti. -
diceva mentre aprendo la bocca cercavo di cogliere almeno un poco del
liquido della mia amata.
Mi lasciarono in una pozza di piscio.
- guarda che casino - disse Monica - adesso pulisci con la lingua.
Mi voltai supino e presi a leccare il pavimento come da richiesta mentre
le ragazze si divertivano a pestarci con i piedi ed a porgermi le scarpe
da leccare, poi mi lasciarono in terra ed andarono a darsi una lavata.
..che si fa? |