Mario finalmente sbucò fuori dal bosco, ora restava da passare il
pianoro erboso del Cadin verso la forcella per arrivare al Bivacco.
Si sentiva stanco, ma soddisfatto e tranquillo; la fatica fatta ad un
certo punto aveva cancellato ogni pensiero, solo un passo deitro
l'altro..ora poteva apprezzare lo splendore della montagna deserta, di
fronte a lui, vicine in linea d'aria ma separate dal solco profondo
della valle del fiume le Crode del Boscorosso svettavano, una selva di
campanili rocciosi quasi simili a a mani verso l'alto.
Era andato veloce, aveva impiegato meno di 4 ore... finalmente arrivò
alla selletta dove era appollaiato il bivacco, aprì la porta di quella
piccola costruzione ..una scatoletta di lamiera a forma di botte e non
fu sorpreso da non veder nessuno, né tracce recenti di passaggio.
Un'occhiata bastava ad abbracciare tutto l'interno...i letti a castello
a tre piani addossati alle pareti, la stufetta di ghisa al centro e su
un lato un tavolo con qualche sedia. due finestrelle piccole piccole,
due lampade a petrolio e qualche candela .
Era pulito, per fortuna..ma le taniche dell'acqua erano scarse, e c'era
poca legna, poco male , aveva tempo prima del buio, un pò di sforzo in
più..sarebbe sceso fino al ruscello, una mezzora a valle e le avrebbe
riempite.
Intato tolse gli scarponi e si stese su una branda ...la schiena si
lamentava un pò, ma si sentiva bene...guardando la bandiera che sbatteva
fuori, ricordò l'ultima volta , parecchi anni fa, prima dei figli , che
arrivò in un bivacco con Catia..non era lo stesso, ma si assomigliano un
pò tutti ...anche allora era fuori stagione, ed era salito con la
speranza di essere soli , soli per poter avverare un sogno che aveva,
passare la nottata nel bivacco occupati a scoparsi fino in
fondo...invece avevano trovato gente e alla fine avevano dovuto trovare
un afratto non molto lontano , ma dietro una quinta di roccia dove
appartarsi, un terrazzino di magra erba e muschio sembrava fatto apposta.
Fece un pò di sforzo per convincerla...erano lontani da tutto, anche se
dal fondovalle con un buon telescopio li avrebbero potuti vedere...ma
con parole dolci e baci presto la sentì sciogliersi...le giacche
diventarono un materasso e si spogliarono rapidamente...pochi
preliminari, un bisogno quasi animalesco lo prendeva...Mario si stese e
Catia salì sopra di lui ..rimase stupito accorgendosi quanto fosse
bagnata, grondava addirittura ..scoparono così pìer un pò , i seni
morbidi che oscillavano fra le sue dita, mugoliì soffocati , poi la fece
girare, voleva scoparla da dietro...magari incularla! troppo complicato
e troppo tempo..?. a Catia piaceva nel culo, una volta , e lo avevano
già fatto nel bosco diverse volte..ricordava come un momento di gioia
totale quando , Lei piegata su un materasso di muschio ai piedi di un
grosso larice si apriva completamente sotto le sue spinte ..spinte
ripetute, con il cazzo che dopo aver penetrato lentamente usciva
velocemente strappando dei veri urletti di piacere...mentre il suo
sfintere lo stringeva nelle contrazioni dell'orgasmo scatenando anche il
suo..a tal punto da dover ricorrere alle morbide foglie dei "farfarei"
per ripulirsi..
Si misero a quattro zampe,ma i sassi sotto le ginocchia facevano un male
di bestia, e così la fece alzare, protrarsi in avanti appoggiandosi alle
rocce mentre lui le infilava il cazzo stringendole i fianchi...piaceva ,
molto , ad entrambe.
Non durarono molto..il tremore delle cosce di lei avvisò dell'ultimo
orgasmo , "la settima onda" poi entrambe si accoccolarono per terra.
Fu fatica rivestirsi alla svelta, ma faceva già freddo.
Il resto della gita fu uno strazio, fu quasi impossibile dormire fra
gente che russava, tossiva o si alzava per pisciare...
Mario si scosse da un principio di pennichella, prese il basto, ci legò
una tanica vuota e scese al ruscello.
Fece due giri, poi un altro per raccoglere legna fra i bassi cespugli di
pino mugo; si fermò a guardare la valle, un vento freddo si era alzato,
e un compatto mare di nubi avanzava da nord-ovest.
Si diede del cretino per non aver controllato le previsioni..lui che lo
faceva sempre ...e poi pensò che tanto non gli importava più di tanto al
limite sarebbe restato nel bivacco ad attendere che il brutto tempo
sfogasse. |