Quando risposi al cellulare, la mia unica preoccupazione fu quella di
dare una rapida occhiata intorno per controllare che non ci fossero
vigili pronti a ciucciarmi gli ultimi punti dalla patente.
La voce di Sandro che mi annunciava la sua venuta a Roma mi indusse ad
accostare: il mio migliore amico sapeva come farmi ridere fino a
costringermi a piegarmi in due e, cosa peggiore, senza alcun
preavviso--brutta cosa se si sta guidando e, per giunta, con una mano
sola.
Già, il mio amico Sandro--conosciuto nell'aula studio dell'università e
da allora, per anni, a uscire insieme, magari solo per dire cazzate o
per giocare a biliardo.
Ora lui da due anni stava in Svizzera a fare il medico, ma quando
scendeva , anche solo per due giorni, una serata, come ai vecchi
tempi, se la prendeva--e che la madre, la moglie e la figlioletta
restassero a casa ad aspettarlo e non rompessero la minchia (e
cazzo!).
Allora tutto ok, l'indomani sera sarebbe passato a prendermi, così
salutava pure Marzietta.
Marzietta, per la cronaca, l'avrebbe volentieri salutata a colpi di
nerchia, disse in quel tono che solo lui aveva e che rendeva
esilaranti anche le battute più idiote. Scoppiai a ridere e diedi una
craniata sul volante: saggia decisione quella di accostare. Comunicai
la craniata: lui iniziò a scompisciarsi; io ormai ragliavo.
Tra le tante bambinate che contraddistinguevano i nostri discorsi,
c'erano le fantasie erotiche sulle nostre rispettive ragazze, ora
mogli, e, di norma, quando si usciva da soli e cominciavamo a
cazzarare, si fantasticava su orge paurose con scambio di coppia e chi
più ne ha più ne metta.
Naturalmente erano solo fantasie che lasciavano il tempo che
trovavano--a dire il vero una volta, da studentelli, era partita una
pompa collettiva in macchina--lui davanti con la donna e io dietro con
Marzietta a ciucciare--pareva chi sa che fosse successo--lo avevamo
preso come l'inizio del realizzarsi del nostro fantasticare, in realtà
era rimasto un caso isolato.
Fatto sta che, tornato a casa, diedi a mia moglie la lieta novella
dell'arrivo di Sandro e mi preparai spiritualmente ad una ricca
partita a stecca, bevutona di birra a fiumi con tanto di rutti
spettacolosi, ascolto ed esposizione delle rispettive, e per lo più
fantomatiche, scappatelle extraconiugali, esibizione del più vasto
repertorio di volgarità che due amici si possano dire, varie ed
eventuali.
La mia dolce mogliettina fu subito contenta di rivedere Sandro, a cui
anche lei era molto affezionata e, con l'occasione, visto che era
anche fisioterapista, si sarebbe fatta fare un massaggio alla
cervicale.
Con gli occhi della memoria riandai all'anno prima, quando si era
fatta fare lo stesso massaggio--stava stesa sul letto, con Sandro che
le massaggiava collo e schiena, fin quasi ai glutei--chiacchieravano da
grandi amiconi, lui, scherzando, faceva anche apprezzamenti e lei,
sempre scherzando, mostrava di starci, ma si vedeva che non era aria
di cose strane--No, Marzietta non sembrava proprio il tipo .
La sera dopo Sandro venne a prendermi e salì su casa--Quando aprimmo la
porta, mi disse ridendo "Te che cazzo vuoi?" e si fiondò su Marzia e
la abbracciò. Per tutta risposta io gli andai dietro e finsi di
sodomizzarlo--risa, ragli e ululati--e come ogni volta che ci vedevamo,
eccoci per miracolo con dieci e passa anni in meno.
Dopo alcuni convenevoli, mentre stavamo per andar via, Marzia si
ricordò del massaggio: sguardo lubrico e ghigno beffardo di Sandro;
sguardo lubrico e pezzetto di lingua fuori da parte mia; sguardo
divertito e "che ragazzini!" esclamato da Marzia.
Mentre Marzia si stendeva a pancia in giù nel letto e si toglieva il
maglione, restando in reggiseno, per farsi massaggiare collo e
schiena, ne approfittai per andare in balcone ad innaffiare le piante,
ascoltando le loro battute e risa.
Quando rientrai, mi diressi al bagno, tanto per darmi una pettinata e
passai davanti alla camera da letto--e mi bloccai.
Sandro continuava a massaggiare normalmente; non si era accorto di
nulla perché naturalmente non poteva vedere Marzia in faccia--io invece
la vedevo bene e ,per quel che la potevo conoscere, avrei giurato che
si stesse arrapando: gli occhi erano socchiusi e la bocca semi
aperta--mentre mi avvicinavo al letto, Sandro mi fece una battuta che
nemmeno ascoltai--ero troppo preso a pensare a quando, le volte che
scopavamo, nel massimo dell'arrapamento , apostrofavo mia moglie come
una puttana e le dicevo che l'avrei vista bene a ciucciare un altro
cazzo e lei, stando al gioco, assecondava queste fantasie--ma erano
solo fantasie--o no?
Arrivai davanti a Marzia e fui scosso dalla voce di Sandro che
commentava con aria professionale come la schiena fosse incordata
etc,etc--mentre pensavo ad una battuta da dire, sentii la faccia di lei
sulla patta dei pantaloni. Adesso il nostro caro amico si era accorto
di qualcosa, perché la mia cara mogliettina aveva la faccia sul mio
pacco e aveva cominciato ad ancheggiare al ritmo dei massaggi.
Sandro si fermò, con le mani incollate sulla parte bassa di quella
schiena che si dimenava al rallentatore e mi guardò con un'aria
stupita e vagamente colpevole, come a dirmi "non diciamo cazzate, eh?
Fino a che scherziamo va bene, ma io non mi permetterei mai ad un
amico, lo sai, vero? Eh? Vero che lo sai?". Guardai Marzia: si
strusciava con la guancia sul mio uccello e mi fissava, come per dirmi
che ero io a dover decidere.
Era sceso il silenzio in quella camera, al punto che si sentiva la
sigla del TG sera della televisione dei vicini--senza sapere bene cosa
stessi facendo posai la mano sulla nuca di Marzia: quello fu il
segnale che il fosso stava per essere saltato.
Sentii una mano che mi tirava giù la cerniera e il sangue mi affluì
nel cazzo con tanta velocitàda farmi girare la testa per alcuni
secondi--Sandro aveva ancor più sgranato gli occhi e mi guardava come
per chiedermi "che devo fare?"--gli feci un cenno di assenso con gli
occhi mentre sentivo che la bocca di mia moglie mi aveva inguainato il
cazzo.
Adesso Marzia mi ciucciava la nerchia con lentezza esasperante; con
una mano si sorreggeva su letto, mentre con l'altra aveva preso una
mano di Sandro per farsi accarezzare quel culetto sodo a cui il mio
migliore amico aveva sempre dedicato il 90% delle nostre
fantasticherie.
In questo frangente, il nostro ospite dimostrò una straordinaria
reattività nell'adattarsi alle situazioni impreviste, tant'è che
cominciò a pastrugnare, al di sopra i jeans, con ambo le mani, il culo
di Marzia che, accortasi che ormai l'amico aveva trovato la strada,
ritenne opportuno staccare la mano da quella di Sandro e usarla per
slacciarsi i pantaloni che, in qualche modo, finirono in terra.
A questo punto Marzia stava in tanga e reggiseno, a pecora sul letto,
con il mio cazzone in bocca e Sandro da dietro che le impastava le
chiappe e, ad intervalli più o meno regolari, mormorava "Gesuuù".
Con l'ultimo barlume di lucidità che di lì a poco avrei perso del
tutto, mi ricordai che uno dei preliminari più graditi di mia moglie
era quello che chiamavamo "il cavalluccio"--così mi sporsi in avanti e
le afferrai l'elastico delle mutande, tirandolo come redini e
facendole strusciare il filetto del tanga sulla fregna. Marzia, che
non aveva smesso di ancheggiare, mostrò di gradire dimenandosi ancora
di più ed emettendo un mugolio che uscì dalla bocca ripiena di cazzo
con un suono straordinariamente arrapante.
A questo punto ero ormai partito del tutto, tolsi il reggiseno di
Marzia e la feci sdraiare sul letto. Io e Sandro, da bravi amichetti,
ci spartimmo in parti eguali le sise che avevamo davanti e cominciammo
a leccare e succhiare diligentemente, mentre con le mani accarezzavamo
le cosce di mia moglie che, mentre sospirava e gemeva, allargava le
gambe per indurci a toccarle la fica.
A questo punto Sandro decise di tirar fuori la sua mazza e metterla in
mano a Marzia, mentre io continuavo a leccarle le zinne. Lei prese il
cazzone del nostro amico e se lo avvicinò alla bocca--essendo il primo
cazzo, oltre al mio, che prendeva esitò un attimo e lo contemplò per
alcuni secondi, come per assaporare meglio l'eccezionalità
dell'evento, poi lo inghiottì e cominciò a smanettarlo sempre
tenendolo in gola.
Per compiere questa operazione si era distesa su un fianco ed io,
sempre pronto a cogliere al volo le occasioni, ne approfittai per
infilarglielo in fregna da dietro.
A questo punto era Sandro a stare in piedi e, la sua espressione di
godimento, era talmente buffa, con gli occhi quasi rovesciati
all'indietro e la bocca aperta, che sarei sbottato a ridere come un
cretino se non fossi stato così infoiato.
Marzia godeva mugolando, avendo la bocca piena, e si staccò da quel
cazzone soltanto quando ebbe il primo orgasmo e dovette urlare.
A questo punto anche Sandro decise di prendere l'iniziativa e fece
rimettere Marzia a pecora, poi le riempì la fica. Io, nel frattempo,
non sapevo che pesci prendere..mia moglie invece lo sapeva benissimo,
visto che mi prese l'uccello, ancora umido dei suoi umori, e se lo
mise in bocca--Questa mossa mi fece capire il grado di infoiamento
della mia signora, visto che mai, dico mai, in svariati anni di
rapporti, me lo aveva mai preso in bocca dopo la penetrazio (perché le
faceva schifo:nda).
Dopo questa scena persi l'ultimo freno inibitore che avevo e cominciai
ad insultarla in tutti i modi, imitato da Sandro che, mentre la
stantuffava, prese a darle anche dei ceffoni sul culo.
Marzia ormai non capiva più un cazzo e, dopo essersi autoinsultata,
imploro' di incularla.
Scese di nuovo il silenzio; era la ciliegina sulla torta--il culo di
Marzia, a parte il mio dito, non era stato ancora violato--allungai la
mano e presi nel cassetto del comodino la crema lubrificante vaginale
di mia moglie e la passai a Sandro. Marzia attese a pecora mentre io,
ormai nel delirio, mi spostai dietro per assistere meglio.Quando
Sandro diede il colpo decisivo guardai in faccia mia moglie--aveva
sgranato gli occhi e spalancato la bocca, reprimendo un urlo di dolore
che doveva essere notevole. Ecco, pensai, fine dei giochi, ora si
incazza, invece , dopo un gemito che sembrava un singhiozzo di pianto,
cominciò a mugolare e ad assecondare le stantuffate di Sandro.
A questo punto decisi che era il momento del gran finale; mi misi
sotto Marzia e le infilai il cazzone in fregna, realizzando l'agognato
double.
Decisamente chi doveva godere di più doveva essere Marzia, infarcita
in ogni suo buco, che ululava ora di piacere, ora di dolore, visto che
la mazza di Sandro la infiocinava in maniera poderosa e implacabile.
Il double durò pochi minuti, dopo non ce la feci più--mi alzai in tutta
fretta e feci appena in tempo per venite in faccia a mia moglie che,
ancora inchiappettata, bevve e leccò tutto per benino, poi anche
Sandro urlò "Sto venendo", come per chiedere "dove?".
Io lo presi per il braccio e restai a guardarlo mentre fiottava nella
bocca semiaperta di Marzia, che poi lo pulì con cura a forza di lente
e sapienti linguate.
Quello che accadde dopo non ha molta importanza; l'unica cosa che
posso dire è che sono molti mesi che non gioco più a biliardo.
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