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  CANALE DELLA GIUDECCA Autore: Haimle

Attraverso la piccola calle che immette, da casa Evans nel Canale
delle Giudecca; Nick e Hanna sono cari amici inglesi, pensionati di
lusso, venuti a Venezia ad ingrossare le fila dei nuovi residenti
entusiasti del Bel Paese, fra Triveneto e Toscana.

Da loro ho passato ore di vera gioia in questa casa confortevole ed
illuminata, fra plateu di pesci vari e bottiglie di eccellente tocai.

Non c'è bevitore più smodato, infatti, di chi ha sorbito per anni la
birra schiumosa dei pub e che scopre le meraviglie enologiche della
regione così fortunata, posta fra monti e mare.

Ora, dal caldo confortevole di casa loro, strategicamente a cavallo fra
il Canale e la zona esterna dell'isola, mi trasferisco, attraverso un
sottoportico, sul Canale stesso
.
La pioggia battente ed il vento sono miracolosamente cessati da pochi
minuti ed io, sbucando all'aperto ho una sensazione di grande benessere;
non ho freddo, lo sguardo può spaziare dal bacino di S. Marco, ed oltre,
con carrellata di 180°, lungo tutta la riva opposta alla mia, colpo
d'occhio fino alla stazione marittima.

La calma degli elementi mi mostra una Giudecca totalmente deserta, e,
per un tipico fenomeno ottico, la riva di là appare molto più netta,
nitida e vicina del normale.
Le luci che la costeggiano, luminosissime, si raddoppiano nell'acqua
senza il minimo increspamento perché l'acqua del Canale è liscia come
quelle lastre di vetro che si usavano un tempo nei presepi, a figurare
corsi d'acqua o stagni.

Non un solo natante increspa la sua superficie del mare o interrompe il
silenzio, magico, di tutto l'insieme.

Le fondamenta, ancora fradice per la tanta acqua scesa fino a poco
prima, sembrano essere state spennellate d'inchiostro di seppia, insieme
ad una vernicetta brillante che le rende assolutamente innaturali.

I pochi passanti, sull'altro lato, sono figure riconoscibili fino
all'espressione del volto, come se fosse possibile toccarli ma,
stranamente, anche come figure stilizzate, tracciate dalla mano abile e
sicura di un assistente che tenda a rendere più vivo il disegno
d'architettura del Maestro.

Mentre m'avvio verso il Ponte Longo, per raggiungere la mia casa, rapito
dalla magia del momento, una sola figura umana si delinea, sul mio
stesso lato ed in medesima direzione; la raggiungo veloce, simile ad un
personaggio di Tarantino su di un cuscino d'aria, come se stesse
attardandosi in mia attesa e, infatti, si volta al mio sopraggiungere
rivelandosi, come sapevo dall'inizio, la mia vicina di casa Gloria,
figlia degli Scarpa.
Lei mi sorride, amichevole, e mi prende per mano, con quel contatto
morbido e caldo che solo raramente è dato di percepire fra uomo e donna
e che segna la qualità del rapporto fra loro.

Mi guida, come su pattini, fluida e sicura verso il sottoportico più
vicino e qui, al riparo, fra una spalletta ed il muro di cinta di una
casa, ci abbracciamo come se non stessimo aspettando altro, da giorni,
mesi, anni, generazioni, ere geologiche.

La lingua di Gloria, impudica, mi fruga la bocca ed io ho una scossa
elettrica in tutto il corpo, squassato da una grande mano invisibile
come se questa intimità corrispondesse ad un alto voltaggio naturale,
come se le nostre bocche fossero in corto circuito, insieme al resto
del corpo che non è mortificato dal filtro degli abiti.

La pelle dei nostri corpi è infatti raggiungibile e raggiunta dalle mani
e dalle bocche che carezzano, frugano esplorano, cercano e danno piacere
fino al momento in cui, pur così precari, i nostri corpi si uniscono
laggiù, in basso, col mio organo che entra nella sua femminilità senza
intoppi, difficoltà, asprezze od ostacoli; siamo fatti l'uno per
l'altra, anche anatomicamente e so che oggi, qui ed ora, ho raggiunto il
massimo possibile di godimento sensuale. Grezzo, affrettato, quasi
primitivo e bestiale ma anche magico ed unico.

Non percepiamo freddo ma anzi, abbiamo bisogno del refrigerio delle
nostre mani che ci dispensano ondate di benessere, fino all'orgasmo
intenso e prolungato che, all'unisono, ci coglie, se non di sorpresa,
impreparati ed increduli.

Non so come ci siamo ricoperti e già Gloria, con lo stesso sorriso
ambiguo che mi ha rivolto nell'accogliermi prima, si accomiata senza
aver mai parlato e si allontana a rapide falcate delle sue lunghe
pertiche.

Dopo un attimo esco sulle fondamenta e noto un brusco cambiamento: il
Canale è adesso solcato da numerosi battelli o natanti, come il
Metamauco, un rimorchiatore che rientra dalle bocche di porto, o il San
Nicola che traghetta al Lido auto e furgoni, nonché numerosi vaporetti
dell'ACTV.

I rumori mi martellano le tempie, dio quanto ho bevuto stasera, e mi
rifugio a letto a smaltire la sbornia!

L'indomani all'emicrania si sostituisce la sensazione di colpa, vergogna
e d'incertezza; e adesso, con Gloria, i suoi genitori ed il resto del
condominio? Ma è poi davvero accaduto?



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