Oggi pomeriggio Monica ed io siamo andati a correre al parco; non lo
facevamo da anni e ne sono stato felice perché è segno che lei sta
meglio.
Monica ed io viviamo insieme da tanti anni, ed io mi sento invecchiato,
d'allora, ma la gioia di vederla correre sul prato, inseguendomi e
facendosi inseguire, mi ha fatto dimenticare età ed acciacchi.
Adesso, mentre lei prepara la cena, me ne sto sul divano e riposare e
rivangare i bei momenti trascorsi insieme.
Dai preparativi arguisco che sta aspettando qualcuno e non posso fare a
meno di pensare a quanti uomini, negli anni, siano entrati ed usciti
dalla sua vita, mentre io, fedele........ più di un carabiniere--.
Certo, dopo tanti anni la posso capire, povera figlia, alla ricerca di
un uomo che la soddisfi, nei suoi bisogni di novità e di
normalizzazione.
Dopo quasi due anni di agorafobia, più accenni di anoressia, il cuore mi
si apre al pensiero che, fra poco, dopo la corsa con me, consumerà una
nuova avventura.
Li sento cenare, di là, e poi arrivano davanti al caminetto spento
mentre non mi degnano di minima attenzione, salvo un lieve cenno del
capo, di lui, ed un sorriso di Monica che però mi rende felice; lui la
bacia a lungo e, anche se è il solito bellimbusto di passaggio, non oso
intervenire se non quando lei è ormai stesa sul tappeto e lui la tromba
brutalmente; le lecco le dita dei piedi come so le piace e solo una sua
inequivocabile mossa della gamba mi induce ad allontanarmi, coda fra le
gambe, a rifugiarmi come un intruso, in camera da letto.
Non era così, un tempo, quando ce ne stavamo sul divano e metteva un CD
o guardavamo la TV ed io le poggiavo il capo sulle cosce, dopo averla
baciata alungo e lei mi carezzava, con quella manina che mi faceva
letteralmente impazzire, il collo, la nuca le spalle, fino a farmi
eccitare, anche per il contatto morbido della coscia sotto la mia
guancia, per il profumo intenso ed inebriante della sua femminilità.
Allora poteva accadere che le leccassi le gambe e le cosce passando dai
piedi fino all'interno della sua vagina, con pennellate che la
mandavano in estasi, più e più volte, mentre non si faceva pregare a
soddisfarmi, in vari modi ma di cui le carezze della sua mano erano, per
me, il massimo della goduria.
Altre volte era invece lei a prendere l'iniziativa, facendosi trovare, a
cosce spalancate, che si sgrillettava da sola in attesa del mio
appassionato e fedele, devoto ed immancabile tributo su tutto il corpo.
Leccavo e leccavo fino a raggiungere le labbra interne, già grondanti
umori, fino al puntuale orgasmo che potevo leggere nel suo grido
trattenuto, nel suo stringere le cosce attorno al mio capo, nel suo
arrossamento, diffuso, ma soprattutto sulle gote.
Lui adesso è andato via, come comprendo dal rumore inequivocabile della
porta di casa che si accosta; Monica arriva subito a letto, da me, e mi
carezza con fiducia verso la mia confermata fedeltà. Allungo il muso,
come piace ad entrambi, fra le cosce ancora olezzanti di sesso, ma lei
mi scaccia con un "Fido, giù, a cuccia" che mi mortifica,
definitivamente.
Capisco che la mia funzione, ormai, è esaurita e che da domani posso
anche io andarmene, come il bellimbusto.
|