Un atto d'amore: così hai avuto l'impudenza di definire il gesto che mi hai
obbligato a compiere. Ho supposto, con molta ingenuità, che avevi bisogno di
una prova concreta della mia arrendevolezza e te l'ho data, nel modo che
parevi esigere, anche se ora, a distanza di tempo, sto ad angosciarmi
ripensando a quanto è accaduto. Nei tuoi confronti ho sempre avvertito una
forte sudditanza psicologica e ad essere sincera anche sessuale, ma non ti è
bastato tenermi asservita al tuo volere, hai voluto darmi di più, molto di
più di quello che una qualsiasi donna può sentirsi offrire dall'uomo a cui
si è consacrata, stravolgendo a mia insaputa il nostro rapporto.
Quando hai esplicitato le tue intenzioni ho pensato ad una provocazione, ad
un pesce d'aprile fuori stagione, ma tu non scherzavi per niente. L'ho
capito dal modo in cui hai articolato le parole che ti uscivano dalla bocca,
sputandole fuori con veemenza senza cedere alla tentazione di metterti a
sorridere, biascicando un discorso che pareva non ammettere riserve di
sorta.
Ero convinta che la nostra relazione filasse per il meglio; sesso e lavoro
andavano a gonfie vele ed eravamo felici, perlomeno questa la sensazione che
ne ricevevo. Eri geloso di qualsiasi uomo mi avvicinava, anche di quelli
propensi a scambiare solo quattro chiacchiere, ma anch'io ero sospettosa
delle donne che entravano in amicizia con te.
Allorché mi hai proposto di andare a letto con uno sconosciuto ho sentito il
sangue ribollirmi nelle vene. Ho provato una profonda rabbia, ma non l'ho
dato a vedere camuffando lo sconcerto con la maschera del mio viso. Hai
parlato con strafottenza, senza tradire nessuna emozione, sconvolgendo le
mie certezze, ferendomi nel profondo del cuore, lacerandolo di dolore.
Una dimostrazione d'amore da parte tua, ecco qual'era il significato del tuo
gesto nel darmi in pasto ad un altro uomo, ma non l'avevo capito, scema come
sono, e ancora sto a chiedermi dove hai trovato la forza per obbligarmi a
fare del sesso con uno sconosciuto. Troppo tardi ho compreso che non era tua
intenzione mettere alla prova il controllo che esercitavi su di me, perché
non ne avevi bisogno, l'ho capito quando mi avevi definitivamente perduta.
A malincuore ho accettato di fare sesso con chi volevi tu. E' pur vero che
una infinità di volte avevamo ipotizzato di realizzare questa fantasia, ma
era solo un gioco; un modo per eccitarci vicendevolmente, dando forma a
delle situazioni che servivano a stimolare l'impulso sessuale, per riuscire
a scopare con maggior trasporto, ma non era mia intenzione mettere in
pratica alcun tipo di tradimento. Hai sempre sostenuto che nella vita non
esiste niente di certo e tutto è fittizio, ed avevi ragione perché questo
tuo insegnamento é l'unica certezza che mi è rimasta nella vita.
E' per stanotte" hai bisbigliato al mio orecchio. Eravamo sulla porta di
casa, in procinto d'uscire, e le tue parole mi hanno colto di sorpresa. Non
ho opposto nessun rifiuto al tuo annuncio, accettando di seguirti di buon
grado, convinta che ti premeva incassare una prova del potere che esercitavi
su di me, ed io ero pronta a dartela; che ingenua sono stata eh!
Il locale da te scelto era un American Bar ubicato alla periferia della
città in direzione dell'Autostrada del Sole. Il frastuono di una musica
country accompagnava le immagini dei videoclip proiettati sui numerosi
monitor appesi al soffitto. La sala era piena di ragazzotti palestrati, dai
modi rozzi e sguaiati, desiderosi di scoparsi la prima fica che gli capitava
fra i piedi. Hai individuato fra loro tre uomini e me li hai indicati uno
per volta, lasciandomi il privilegio di scegliere chi mi avrebbe scopata.
Mi erano tutti e tre indifferenti e non sapevo chi scegliere, per
facilitarmi la scelta avresti potuto stringere nella mano tre steli di
saggina, di diversa lunghezza, abbinarli a ciascuno dei tre ragazzotti,
facendomi sollevare uno gambo, in questo modo la scelta sarebbe stata
casuale, invece hai preteso che fossi io a scegliere l'uomo con cui scopare.
Seducenti e dotati di bellezza li erano per davvero, e non ho avuto che
l'imbarazzo della scelta. Ho dato la preferenza al più moro dei tre, un tipo
con i capelli brillantati di gel, con dei pettorali sporgenti dalla camicia
sbottonata sul davanti. Tu con un cenno del capo hai approvato la mia scelta
ed hai sorriso.
Ti sei avvicinato al suo tavolo e gli hai parlato, mi riesce difficile
ancora oggi immaginare quali parole hai utilizzato nell'offrirgli la
possibilità di scoparmi. Mentre gli parlavi, sciorinandogli le tue
intenzioni, sarei sprofondata sotto il tavolo per la vergogna, specie quando
ha girato lo sguardo nella mia direzione e, con un gesto della mano, gli hai
indicato che ero io la donna da scopare. Ho abbassato gli occhi per
l'imbarazzo e una vampata di calore ha foderato le mie guance. Ho avuto
la tentazione di fuggire, se non l'ho fatto è perché non potevo deluderti;
volevo essere all'altezza del compito affidatomi e appartarmi nel cesso in
compagnia di quell'uomo.
Sei tornato a sederti al nostro tavolo e con voce perentoria hai detto:
"Tutto okay, vai con lui nel cesso!". Ho guardato nella sua direzione e l'ho
visto abbandonare la compagnia degli amici per avvicinarsi alla toilette.
Avrei potuto rifiutarmi di seguirlo, scongiurandoti di trattenermi lì con
te, ma non l'ho fatto, mi sono alzata ed ho camminato attraverso la sala per
raggiungere il mio anfitrione.
Non sapevo quale tipo di prestazione avevi pattuito con lui; di proposito
non mi avevi informata, doveva essere una appagante sorpresa, perlomeno
secondo il tuo modo di intendere le cose. L'uomo stava ad attendermi nel
cesso con le scarpe appoggiate sul pavimento della turca. Teneva i pantaloni
abbassati, e il cazzo in piena erezione. Mi ha fatto cenno di chinarmi e mi
sono trovata inginocchiata ai suoi piedi, col cazzo davanti alla bocca,
pronta a doverlo succhiare. Ho seguitato a spompinarlo fintanto che è venuto
fra le mie labbra sborrandomi nella bocca. Sono fuggita via per tornare da
te, con le labbra sudice di sperma, passando la punta della lingua sul seme
lattiginoso davanti ai tuoi occhi, asportando i residui di lattescenti che
deturpavano il mio viso, a riprova di quanto avevo appena consumato.
Le prime parole che mi ha rivolto sono state: "Ti è piaciuto?". Ma davvero
hai creduto che era mio desiderio fare del sesso orale con una altro uomo?
Che stronzo che sei. "Ho fatto quello che volevi tu", ti ho risposto, certa
di farti piacere con il mio atto di sottomissione. Con voce tremula hai
confessato che stavolta "La prova d'amore" me l'avevi data tu, permettendo
che realizzassi una mia fantasia sessuale, facendomi scopare in bocca da un
estraneo, persuaso di farmi piacere. E invece non hai capito un cazzo di
come sono fatta io; dovevi per forza intuire che la mia era solo una
fantasia, un gioco e niente di più, invece hai condotto l'azione fino alle
estreme conseguenze, e mi hai perso per sempre.
Se era tua intenzione dimostrare quanto era grande l'amore che nutrivi
per me, spingendoti a condividermi con un altro uomo, hai fallito
nell' intento. Non tradire mai è una delle regole che sta alla base di ogni
amore, e tu hai preteso di sovvertirla dando libertà alla mia bocca
d'infrangerla.
Ho ubbidito al tuo volere perché ti amavo ed ero pronta a tutto, anche a
farmi scopare da chi avevi stabilito tu. Hai posseduto ogni cosa di me, ora
sei un'ombra che non tornerà più a sovrapporsi alla mia perché è così che
voglio. E' odio allo stato puro quello che mi tiene in vita, avevo bisogno
di un uomo a cui essere sottomessa, invece hai voluto sovvertire il nostro
rapporto: che stronzo che sei! |