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  TRE CUORI E UNA CAPANNA Autore: Joko

- Sicuro che tuo padre ti lascia la macchina?
- Tranquillo, tutto sistemato. Tu, la tenda?
- Potrei farmi comprare una canadese nuova, oppure ci sarebbe una vecchia 4
posti con veranda, quella di famiglia.
- La seconda. Meglio stare comodi, e poi... non si sa mai!
- Nel senso che...
- Già, proprio in quel senso.

E' l'estate del nostro ultimo anno di liceo. Io e Michele siamo amici da una
vita, benchè diversissimi: lui esuberante e solare, io timidino e piuttosto
chiuso; lui indifferente a tutto e un pò spaccone, io sempre preoccupato di
fare brutte figure, a scuola come nella vita. E, naturalmente, lui sempre
dietro alle ragazze, col pensiero fisso di... arrivare in profondità.

Come me, del resto. Solo che lui realizza, e io mi arrangio da solo.
E' una differenza che pesa.

C'è la vaga possibilità, partendo insieme a lui, che mi riesca di
approfittare della sua abilità nel rimorchiare. Hai visto mai che, di
riflesso, qualche briciola capiti pure a me?

Così ci mettiamo in viaggio, e ci sembra il modo migliore per festeggiare la
maturità appena conquistata.



--§--



La incontriamo dopo Carpenedolo, sulla statale. Lei è ferma al margine della
strada, senza fare gesti, indifferente e svagata. Ma lo zaino posato ai suoi
piedi, con tanto di materassino arrotolato, dice che aspetta un passaggio.
E' una morettina, capelli corti alla maschiaccio, jeans sdruciti e maglietta
bianca. Sembra molto giovane, dimostra 16 anni. La superiamo, e mentre io
giro la testa per vederla di nuovo, Michele frena bruscamente, e a
retromarcia torna verso di lei.

E io sbotto:
-Ma perchè cazzo ti fermi, aspetta che ne troviamo due, no?

Ma Michele è fatto così: si mette in testa una cosa e subito parte sparato.
Finisce che la facciamo salire dietro, e ripartiamo.

- Io sono Michele e lui è Matteo.
- Claudia. Dove siete diretti?
- Desenzano. Tu?
- A me qualsiasi posto va bene.

Mi sembra di sentire gli ingranaggi mentali di Michele che si mettono in
moto: adesso la invita ad aggregarsi a noi. Matematico.

- Ma dove dormi?
- Ah, dove capita. Magari all'aperto, se non trovo qualcuno che mi ospita.
- E poi ci vai anche a letto? - Michele, diplomatico.
- Se mi garba, perchè no?
- Cazzo, ma quanti anni hai? - Questo sono io, testa da burocrate.
- Sono maggiorenne, non preoccuparti - Taglia corto lei

- Noi andiamo in campeggio. Ti andrebbe di venire con noi? - Michele
- Che avete da offrire?
-Una meravigliosa tenda a 4 posti, con doppi servizi.
- E che altro?
- Bè... guarda caso, ti trovi davanti due ragazzi di sani appetiti e con
ottime dotazioni.
- Ma guarda un pò! E che avreste di speciale?
- Due cazzi di prima qualità - Michele sa essere davvero delicato.
- E secondo voi, che me ne farei di due cazzi?

Ma da dove è uscita, questa? Sembra una ragazzina fresca di collegio, e
parla di cazzi con la normalità con cui si parlerebbe di gelati.

Ma Michele non demorde:
- Puoi farne quello che vuoi. Diciamo che sono a tua disposizione.
- Veramente? Vuoi dire che lasciate decidere a me?
- Dispostissimi!
- Ma guarda... una vera occasione! Ma siamo sicuri che siete di parola?
- Siamo famosi per questo!
- Eh, immagino... ma è sempre meglio avere una prova, prima.
- E che prova vorresti?
- ...adesso ci penso, e poi ve lo dico.

Pausa. Per un pò nessuno parla. Non so cosa pensa lei, ma so cosa pensiamo
noi. Michele sicuramente pensa che sia cosa fatta, questa ci sta. Io penso
che se questa ci sta davvero, si beccherà tutto lui, e a me toccherà solo
reggere il moccolo.

-Va bene - Interrompe lei i nostri arrovellamenti - Possiamo fare un patto:
voi fate quello che vi pare, in generale, ma per quanto riguarda il sesso.
farete solo quello che dico io. E dovrete fare proprio tutto. Tutto quello
che vi chiedo. Se accettate queste condizioni, vengo in campeggio con voi. E
dividiamo la tenda.

Ci scambiamo un'occhiata. Siccome io non mi aspetto niente, non ho neppure
niente da perdere, e Michele, ci scommetto, pensa che il gioco potrebbe esse
re divertente.

- Ok, ci stiamo - Michele
- Ok anche per me -Io
- Bene, allora dimostratemi che siete di parola.
- Come??
- La prova, ricordi?
- E che dovremmo fare?
- Tiratevi fuori il pisello. Adesso.
- Ma. mentre guido? - Michele, sorpreso.
- E se ci vedono?- Io, preoccupato.
- Adesso, ho detto, o non se ne fa niente.

C'è poco da fare: quella è decisa, e noi dobbiamo dimostrare che la nostra
parola vale oro. Cosi apriamo le patte e lo tiriamo fuori. Guardo Michele.
Tipico: ce l'ha già duro. Invece a me non vuol saperne di rizzarsi, e spunta
mogio dalla patta aperta. Per quanto mi sforzi di inviare segnali al mio
amichetto, quello proprio non vuole decidersi. Non mi resta che sostenerlo
con la mano, cercando di farlo emergere il più possibile. ne va della mia
dignità.

Lei si sporge in avanti, ed esamina i nostri tesorucci, passando lo sguardo
dall'uno all'altro, senza peraltro pronunciare verbo.

- Perchè non verifichi con mano? - Michele, pragmatico, cerca di
approfittare
- Non è il momento. Questa è solo una prova.
- Va bene così? Possiamo farli rientrare? - Io
- Non subito, se no la prova non vale.

E così per alcuni interminabili minuti viaggiamo con le nostre appendici in
bella mostra. Chissà se gli automobilisti che incrociamo si accorgono di
come siamo messi. Sono sicuro che qualche camionista, dall'alto della sua
postazione, vede benissimo, e si chiede che cazzo stiamo combinando. Ma alla
fine abbiamo il permesso di riporre le nostre gioie, e il viaggio prosegue.
E pian piano il mio disagio sfuma: se ce l'ho fatta a tirarlo fuori davanti
ad una sconosciuta, non sono proprio quel disgraziato che mi ero rassegnato
ad essere... c'è qualche speranza per il futuro.



Arrivati al campeggio sul lago, sbrigate le formalità e montata la tenda
(cosa che richiede non poca fatica, dato che la comodità ha il suo prezzo),
possiamo finalmente pensare al primo bagno. Dobbiamo metterci in costume, e
Michele ne approfitta per mettere alla prova la nostra nuova, e tuttavia
incerta, intimità di gruppo. E chiede a lei:

-Possiamo vedere mentre ti cambi?
-Perchè no, ma alle mie condizioni. Il patto, ricordi?

Così entriamo in tenda, che per fortuna è alta e spaziosa, e lei ci espone
le sue regole, con minuziosa pignoleria: ci spoglieremo in compagnia, però
uno alla volta, e lentamente, ciascuno esibendosi di fronte agli altri come
se fossimo su un palcoscenico.

Lei si riserva l'ultimo turno, e naturalmente io lascio il primo a Michele.
Io ho bisogno di rassicurazioni, non ce la farei proprio a rompere il
ghiaccio. Così, mentre io e lei ci sediamo sul fondo, Michele inizia la sua
esibizione. E non è per niente a disagio, al contrario di me. Lui si gode la
situazione fino in fondo, non è minimamente intimidito dalle circostanze. Si
toglie in fretta pantaloni e maglietta, ma appena è in slip, si ferma, e si
mette in mostra. Scommetto che gli piace dimostrare che ha già l'uccello
duro, sotto, cosa del resto evidente. E infatti cerca di valorizzarlo,
spingendo in fuori il bacino, e ondeggiando come un ballerino. Poi si ferma,
e molto, molto lentamente, abbassa gli slip, così da far apparire il cazzo
un pò alla volta, con consumato mestiere. Chissà se fa lo stesso con tutte
le sue conquiste? E quando è nudo, non ha nessuna fretta di concludere, e
indugia assumendo varie posizioni. Si gira sul fianco, e lo fa vedere di
profilo, poi volta la schiena per mostrare il sedere, e di nuovo si mette di
fronte. Non c'è dubbio: se la gode a farsi ammirare da lei. E in quel
momento lo invidio davvero. Non solo ha un cazzo notevole, e decisamente
pronto, dritto all'insù, con la cappella che sporge rigogliosa in cima, ma
soprattutto è perfettamente in parte, e assolve il suo compito con
invidiabile classe. Onore al merito.

Purtroppo poi tocca a me. E io non sono così indifferente al fatto di essere
osservato da occhi estranei. Comunque mi butto, cercando di imitare
l'esempio di Michele, sperando che il mio amichetto non mi tradisca un'altra
volta. Ma non c'è niente da fare: quello non giudica la situazione
abbastanza favorevole, e non vuole proprio saperne di rizzarsi. In più, se
faccio vedere che mi secca, ci faccio una figura ancora peggiore. Quindi non
mi resta che fingere indifferenza, ed esibire il mio cazzo al naturale come
fosse il non plus ultra della virilità. Faccio del mio meglio, ma quando
alla fine posso ritirarmi e cedere il posto, dentro di me tiro un sospiro di
sollievo grande come una casa.

E finalmente tocca a lei. Mentre io e Michele, nudi come siamo, ci sediamo
in un angolo, lei si mette di fronte a noi, sull'angolo opposto, e comincia
a spogliarsi. E lo fa bene, non da professionista, ma con una sua dignitosa
e intrigante normalità. Prima la maglietta, e siccome sotto non ha altro,
mette subito in mostra le tette. Non sono enormi, ma sono decisamente...
eloquenti! Due meloncini proprio deliziosi. E' d'accordo anche il mio
gioiello, che improvvisamente comincia a dare segni di vita, laggiù in
basso.

Amico mio, ma non potevi deciderti prima?

Poi è la volta dei jeans ad andarsene, e rimane in mutandine. Un piccolo
triangolo bianco di tessuto semitrasparente, che rivela l'ombra della
peluria scura, all'imboccatura delle gambe. E' decisamente eccitante, e lei
lo sa. Infatti è con molta ostentazione che fa qualche passo avanti, verso
di noi, quasi per aiutarci a vedere meglio. E proprio quando è di fronte a
noi, lentamente si sfila le mutandine. Attimi di sospensione, mentre noi
ammiriamo il suo corpo nudo. Poi si siede davanti a noi, con le gambe
ripiegate e per metà distese, e un pò aperte, tanto che possiamo intravedere
anche la zona interna della sua passerina.

Si, mi viene da pensare che le femmine sanno perfettamente come prendere i
maschietti per il cazzo.

Adesso il mio amichetto approva decisamente, tanto che si erge in tutta la
sua magnificenza. Michele, che non ha mai smesso di averlo duro, pensa che
sia il momento di intervenire, e allunga una mano verso di lei. Ma la mano
non arriva da nessuna parte, perchè lei la blocca e la respinge decisamente,
mentre ci informa che il giochino finisce qui. Abbiamo messo in comune le
nostre nudità, dice, e per ora può bastare. Il seguito, a questa sera.

Non è ben chiaro cosa sia il seguito, e più tardi, in un momento in cui
siamo soli, io e Michele ne parliamo. Lui pensa già a scopare, e insiste
perchè la sera gli lasci libero il campo. L'occasione successiva toccherà a
me, promette.

Figurarsi se non l'avevo immaginato!

Ma le cose non vanno così. Nonostante le occhiatacce che ogni tanto mi
lancia lui, e i miei conseguenti tentativi di levare le ancore, lei mi
impedisce di allontanarmi. Finchè Michele l'affronta a muso duro:

-Senti, ma... non potrei restare solo un pò con te?
-Questo non è in programma.
-Perchè, c'è un programma?
-E anche preciso. E ti ricordo che vi siete impegnati.
-Senti, dimmelo subito: ma ci stai a scopare o no?
-Ma possibile che voi non pensiate altro che a scopare? Tutta lì, la vostra
fantasia? Vedrai che si scoperà, ma quando lo dirò io. Però una cosa te la
dico subito: faremo sempre tutto insieme, tutti e tre. Togliti dalla testa
di poter fare i turni! Mi avete offerto due cazzi, e due cazzi io voglio
avere. E la strada per scopare è ancora lunga. E, tanto per chiarire,
stasera useremo solo le mani.
-Cooosa???
-Hai capito benissimo. Questa sera la dedichiamo alle mani. Domani passeremo
alla bocca, e la volta dopo...
- Oh noooo ...

...

Così adesso è chiaro che genere di patto abbiamo disinvoltamente
sottoscritto: ci siamo illusi di rimorchiare, in realtà è lei che sta
'rimorchiando' noi, e non ha nessuna intenzione di mollare il guinzaglio.



--§--



Difficile spiegare perchè alla fine, pur brontolando, ci siamo arresi alle
sue regole. Forse per curiosità, o per gioco. Ma credo che nel profondo la
situazione ci stuzzicasse davvero.

E in più c'era quella cosa intrigante seppur misteriosa dell'amore di
gruppo. Un'idea a volte vagheggiata ma mai praticata (figuriamoci, io non
praticavo neppure l'amore di coppia)...

Forse era l'idea stessa di trasgressione, a esercitare il suo fascino su di
noi: una confusa propensione a rompere le regole, a evadere dai confini
della morale corrente...



--§--



E cos'è, quello che ci aspetta ora, un rito?
Una liturgia? Un percorso iniziatico?
O solo un gioco: il gioco delle mani.

Eccoci qui, tutti e tre nudi, distesi sui nostri materassini accostati, con
lei nel mezzo. E abbiamo delle regole vincolanti. Le sue indicazioni sono
categoriche: solo con le mani.

Comincia lei, mentre a noi non è concesso fare nulla, se non lasciarci
carezzare. Pur nelle limitazioni che ci sono imposte, la situazione è
piacevole. Sentire la sua mano addosso mi fa provare brividi di eccitazione,
che arrivano fino al pisello, il quale naturalmente non è indifferente, e
risponde da par suo. La sua mano scorre sul mio corpo, e alla fine arriva
lì. Carezza, stringe, si allontana, ritorna. Con la coda dell'occhio vedo
che Michele, dall'altro lato, gradisce a sua volta. Lei ha destinato una
mano a ciascuno di noi, e i suoi movimenti sono speculari. Quando stringe il
mio cazzo, e comincia a muovere la mano, fa la stessa cosa col cazzo di
Michele. Non ci masturba davvero, non ne ha l'intenzione, e d'altra parte il
giochino è appena agli inizi. E' solo il proseguimento delle carezze
precedenti, adesso però tutte concentrate sui nostri cazzi tesi, che lei
massaggia dolcemente, avvolgendoli con le proprie mani, mentre i nostri
fianchi si toccano...

Poi si interrompe, e cede il passo a noi, dandoci la possibilità di
carezzare lei. Ciascuno da un lato, prendiamo a far scorrere le mani sul suo
corpo. Mi piace sfiorare la sua pelle morbida e liscia, mi piace indugiare
sul seno, e sfiorarle il capezzolo. Ed è bello quando la mia mano scende
giù, e arriva alla passerina. Lì c'è anche la mano di Michele, arrivato
prima di me. La sposto, e la sostituisco con la mia. E posso sentire il suo
calore, posso entrarle dentro, solo un po', il tanto che basta per avvertire
quanto è bagnata. Ma la mano di Michele non è andata tanto lontano, e alla
fine ritorna. E adesso sono le nostre due mani che si accostano e si
alternano nelle carezze, si sfiorano e si accavallano, si intrecciano e la
penetrano...

Così il gioco continua, alternandoci nel ruolo di chi carezza e di chi si
lascia carezzare, esplorando e lasciandoci esplorare, via via variando la
pressione, i ritmi, i percorsi, le posizioni...

Per quanto della materia abbia scarsa o nulla conoscenza, mi pare di capire
che lei arrivi più volte all'orgasmo, durante le varie fasi delle nostre
manipolazioni. Perchè noi ci diamo da fare sul suo corpo, con sempre
maggiore intensità.

E poi arriva anche per noi il momento di sfogare la tensione accumulata. Lei
si solleva in ginocchio, in mezzo e di fronte a noi. Afferra i due cazzi, e
inizia a masturbarci. E noi ci lasciamo masturbare, felici di sentire la sua
mano svolgere quel compito così piacevole, e muoversi su di noi.

Ma non siamo preparati a quello che viene dopo. Lei interrompe i movimenti,
le sue mani lasciano i cazzi che stanno stringendo, vanno a cercare le
nostre mani, con loro tornano al punto di prima.

Vuole che continuiamo noi?

Ci fa prendere in mano l'uccello, copre le nostre mani con le sue, indirizza
i nostri movimenti. Adesso ci stiamo masturbando da soli, ma è lei a guidare
le nostre mani.

E non è finita.

Di nuovo interrompe i movimenti. Toglie le nostre mani da dove sono ora, le
sposta sul cazzo dell'altro. Ora sono io a stringere il cazzo di Michele, e
lui il mio. E di nuovo la mano di lei si richiude sulla nostra, impone i
movimenti, riprende a masturbare.

Una masturbazione incrociata.

Alla fine, quando i movimenti delle mani sono così veloci che preludono
all'orgasmo, lei toglie le sue, e noi continuiamo per inerzia, ciascuno sul
cazzo dell'altro, mentre lei osserva compiaciuta. E quando lo schizzo
arriva, non sappiamo più se è la mano che ci tocca ad averlo provocato, o la
sensazione nuova di stringere il cazzo di un altro...

...

Il percorso per 'condividere le nostre intimità', come lo chiama lei, inizia
così, con uno scambio incrociato di masturbazioni: noi abbiamo masturbato
lei, lei ha masturbato noi, noi ci siamo masturbati a vicenda.

Circolarità perfetta.
Che sia questo, il segreto dell'amore di gruppo?



--§--



Così si avvia il nostro soggiorno lacustre. Mentre all'aperto facciamo i
villeggianti, alternando nuotate rinfrescanti, passeggiate in paese, e
sieste ristoratrici all'ombra degli alberi, nel chiuso della tenda facciamo
altri giochini, sempre seguendo le sue regole, obbedienti alla tappe del
percorso che lei ha deciso per noi...



... io e Michele in piedi, lei in ginocchio di fronte a noi. Come sempre,
nudi. Lei afferra i due cazzi, li avvicina, li stringe nella mano. Le due
cappelle sono accostate, e lei può leccarle insieme, passando la lingua
dall'una all'altra senza soluzione di continuità, mentre noi, dall'alto,
possiamo osservare quello che avviene sotto. Le sensazioni tattili si
aggiungono alle percezioni visive: vediamo i nostri cazzi vicini, stretti
nella sua mano, e i movimenti della sua lingua. Più in basso, il profilo
delle tettine, ondeggianti al ritmo delle leccate...



...lei distesa, io di fianco, in basso, con la testa tra le sue gambe.
Michele sul lato opposto, con la testa fra le sue tette. Ho la passerina
tutta per me, in questo momento. Non mi capita spesso di poter leccare una
figa con tanta comodità e agio. E ne approfitto. Mentre Michele si da da
fare coi capezzoli di lei, mordicchiandoli e succhiandoli, la mia lingua
scorre tra quelle cosce invitanti, si avvicina all'apertura, percorre in
lungo e in largo la superficie esterna, gioca con la peluria scura, infine
si fa strada all'interno, e inizia a solleticare, titillare, massaggiare. E
si infiltra, cercando profondità inesplorate....



...è un triangolo. Pura geometria. I lati sono i nostri corpi. E i
vertici... i vertici sono i nostri sessi incollati a una bocca, una
qualsiasi. E i vertici sono in movimento. Perchè ci stiamo succhiando e
leccando, contemporaneamente, reciprocamente, con una furia insistente, come
se le nostre bocche e le nostre lingue non sapessero fare altro. E il
triangolo è mutevole, perchè lei ci fa alternare la successione dei corpi,
così da sperimentare ogni possibile combinazione. E alla fine delle
mutazioni, ciascuno ha succhiato gli altri due, ed è stato a sua volta
succhiato da entrambi...

Si, all'aperto siamo solo villeggianti, ma nel chiuso della tenda siamo
altro. E facciamo altro.

...

E' sempre lei a tenere le redini. Anche quando le tappe intermedie sono
superate, e non abbiamo più limitazioni di sorta, è sempre lei che indica,
guida, decide situazioni, posizioni, azioni...



... Michele è sopra di lei. Io sono al loro fianco, piegato sulle ginocchia.
Ho il cazzo in mano, e mi sto masturbando lentamente, mentre osservo i
preparativi della penetrazione. Michele appoggia il pene alla fessura, ma
non entra subito. Lo muove con la mano, e lo strofina da fuori. Quando lo
spinge dentro, e inizia a muoversi, io accelero i movimenti della mano. Ma
lei ha altre intenzioni. Mi afferra l'uccello e lo trascina verso la sua
bocca. Io la assecondo, adeguando la posizione del corpo. Così lei prende a
succhiarmi, mentre il pene di Michele le scorre dentro. Dopo un pò, si
toglie il cazzo di bocca, e lo infila nella bocca di Michele, che è proprio
lì, davanti alla sua. Adesso è lui a succhiarmi, mentre il suo cazzo
accelera i movimenti nella figa di lei... E alla fine, quando per tutti e
tre arriva il momento dell'orgasmo, ho l'uccello che sta scorrendo come
impazzito tra due bocche che lo tengono in posizione. E sono quattro, le
labbra che mi fanno venire...



...



-Andiamo a dividere le nostre intimità?

E' Michele che spesso, nei giorni che seguono, se ne esce con questa
domanda. E lo dice un pò per prendere in giro lei, perchè la definizione è
sua, e un pò per farci sapere che è pronto a ricominciare. Perchè adesso non
è solo col buio che facciamo i nostri giochini. Ogni momento è buono, e noi
ne approfittiamo spesso, di giorno come di sera, come dei golosi mai sazi,
come se il mondo finisse domani e noi dovessimo spremere adesso tutto il
succo della vita...



...siamo venuti da poco, e stiamo ancora smaltendo l'orgasmo recente. Siamo
distesi sul fianco, abbracciati. Io e lei di fronte, perchè sono stato io
l'ultimo a penetrarla. Michele sull'altro lato, col ventre ancora incollato
al culetto di lei, perchè è quella la parte di cui lui si è occupato. Ora
lei si scioglie dal nostro abbraccio. Si mette ai nostri piedi, di fronte a
noi. Non appena è certa che la stiamo guardando, porta le mani ai seni, e
inizia a carezzarsi. Poi dirige le mani verso il basso, arriva al ventre,
scende sulle cosce, scorre all'interno, risale alla vagina, ancora bagnata
dai nostri liquidi. Lentamente, ostentatamente, inizia a masturbarsi... No,
non vuole venire di nuovo, lo fa solo per eccitare noi. E' tutta scena, la
sua; rappresentazione, spettacolo. Con uno scopo preciso: risvegliare dal
torpore i nostri poveri strumenti di piacere, stremati dalle recenti
fatiche. E ci riesce. Com'è possibile rimanere insensibili a tanto richiamo?
E il pene risponde. Prima un fremito, leggero come un lieve battito d'ali.
Ancora una vibrazione, una piccola scossa, quasi una premonizione. E il pene
si solleva, solo un pò, per ricadere subito dopo, come indeciso. Ma il
desiderio, da poco placato, sembra voler rinascere dalle sue stesse ceneri.
L'eccitazione, sapientemente provocata, recupera chissà dove energie nuove,
impreviste, insospettabili. E l'uccello si rianima, prende vita. Si
riscuote, si ingrossa, punta in avanti. E si tende, orgoglioso di sè.
Acquista sicurezza, forza, determinazione. Si stira e si allunga, sempre di
più. Si spinge in avanti, su su fin dove può, fin dove è possibile. Ma il
possibile non gli basta, e continua a spingere, incontentabile, caparbio,
insofferente dei limiti di natura, ostinatamente teso alla ricerca di
espansioni impossibili... ed è di nuovo goloso, di nuovo affamato dei
piaceri che verranno...

...no, non siamo semplici villeggianti, sotto quella tenda...



--§--



Una mattina, senza alcun preavviso, lei se ne va. Raccoglie le sue poche
cose, e ci annuncia che il suo viaggio prosegue in altre direzioni, dovunque
la porti il caso. E ci lascia.

E' rimasta con noi cinque giorni.
Cinque giorni che hanno segnato un' estate.



--§--



...giorni che hanno segnato un' estate...
L'estate del '77.

In autunno entravo alla Statale, facoltà di filosofia. Così ho fatto in
tempo a vivere la mia piccola parte di Movimento, tra interminabili
assemblee e cortei piuttosto movimentati.

E' vero, volevamo cambiare il mondo.
"E il mondo ha cambiato noi", dice un famoso film.
Forse è così, ma se non altro ci abbiamo provato...



--§--



Giorni fa mio figlio ha chiesto se avevamo ancora in soffitta quella vecchia
tenda con veranda. Mi sono offerto di comprargli una due posti nuova. Ha
risposto che preferiva la vecchia, perchè con 4 posti si sta più comodi.

Oggi è partito per il campeggio, col suo amicone di sempre.

Devo dirlo: mi sento vecchio, con la sgradevole sensazione che il tempo si
consumi troppo in fretta, e che il mondo mi stia sfuggendo di mano. Nè mi
conforta l'idea del passaggio di testimone: la retorica consolatoria della
compensazione generazionale mi sembra solo una cazzata.

Ma forse domani andrà meglio.
Buon viaggio, Matteo.


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