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  70 - PRIMA PARTE Autore: Paolo

Si era negli anni 70, nel pieno della contestazione studentesca, e io
frequentavo il quinto anno dell'istituto magistrale Guido Fusinato. Il
complesso era un vecchio ospedale militare risalente alla prima guerra
mondiale che, dopo il termine delle ostilità, venne convertito in scuola,
prendendo il nome dal ministro dell'istruzione sotto il governo Giolitti.
Costruito a suo tempo appena fuori dalla città ora, quasi sessanta anni
dopo, era stato assorbito da uno dei quartieri dormitorio sorti sul finire
degli anni 50 quando, con l'arrivo di uno stabilimento FIAT, la zona si era
industrializzata pesantemente.
L'istituto era frequentato quasi interamente da ragazze figlie di operai o
dipendenti di poca importanza e non era infrequente, come nel mio caso, che
nelle classi non vi fosse neanche un maschio.
E' facile intuire come in un ambiente simile il seme della contestazione
trovasse terreno fertile e tutte, chi più, chi meno, eravamo politicamente
"impegnate".
L'unica eccezione era Manuela DeSilvestri.
Figlia di un avvocato, era la discendente di una nobile famiglia caduta in
disgrazia sotto il fascismo per via delle simpatie socialiste della
famiglia.
Purtroppo per lei, le sue origini rappresentavano una sorta di macchia
indelebile per molte di noi che, vuoi anche per il suo essere una secchiona,
la trattavano come una sorta di paria.
Manuela cercava in tutti i modi di farsi accettare, arrivava anche a
partecipare alle dimostrazioni e alle occupazioni pur di essere "una di noi"
..
Sfortunatamente, probabilmente anche per la nostra mala fede, la situazione
non migliorava e, anzi, un giorno peggiorò in maniera irreparabile.
Era Gennaio e stavamo svolgendo un compito in classe di matematica quando
Anna LoGallo chiese a Manuela di passarle la soluzione dell'esercizio.
Ad essere onesti credo che l'avrebbe accontentata se non che, proprio in
quel momento, il professore si girò verso di loro e Manuela si limitò ad
andare avanti per i fatti suoi.
Sul momento non diedi importanza alla cosa e tutto sembrò filare lì.

Una settimana dopo iniziarono le occupazioni; io ero nella mia classe a
fumarmi una sigaretta e chiacchierare con un paio di amiche di un'altra
sezione, mentre un radio mandava le note di Suzie Q dei Creedence Clear
Water Revival, quando Anna apparve all'ingresso.
Le mie due amiche mi salutarono sbrigativamente e si affrettarono ad
abbandonare l'aula seguite da molte altre ragazze.
Non so perché, non capii la situazione al volo e, invece di andarmene come
le altre, rimasi li a fumare seduta accanto a una finestra.
Anna, seguita da vicino da altre compagne, si avvicinò al banco di Manuela;
questa alzò lo sguardo un po' sorpresa.
"Si ?"
Non ci fu il minimo preavviso, Anna le mollò uno schiaffone che la fece
cadere dalla sedia mentre gli occhiali le volavano via dalla faccia cadendo
un po' più in là.
Le fu subito addosso dandole un altro pesante ceffone e poi estrasse dalla
borsetta un coltello a serramanico.
"Oddio - strillò Manuela - cosa hai intenzione di fare?"
Pochi attimi dopo la giovane si trovò il coltello sotto il mento che premeva
sulla pelle del collo.
"Alzati puttanella, che ora ci divertiamo!"
Anna aspettò che si mettesse in piedi poi la spinse con il coltello fino ad
un angolo dell'aula.
"Spogliati"
"COSA ???"
"Spogliati puttanella di buona famiglia o giuro che ti sfregio la faccia! E
fallo in silenzio, non voglio sentire neanche un fiato" Nel dirlo aumentò la
pressione della lama sul collo della ragazza.
Ero esterrefatta, avevo gli occhi fissi su quella scena e il mio cervello
correva a mille cercando di capire le intenzioni di Anna quando vidi Manuela
cominciare a sbottonarsi il maglione che portava sopra la camicia.
Dopo pochi secondi il capo finì per terra seguito a breve dalla gonna e
dalla camicia.
La ragazza ora indossava solo reggiseno, mutandine e collant; per un attimo
parve esitare ma un'ulteriore pressione del coltello la persuase a
continuare.
Iniziò ad armeggiare con l'allacciatura del reggiseno mentre alcune lacrime
cominciavano a rigarle le guance.
Anche gli ultimi indumenti finirono per terra e Manuela si ritrovò
completamente nuda.
Non so se fosse il freddo di quelle stanze, o la paura per quello che le
stava succedendo, ma aveva la pelle di un bianco latte che mi impressionò.
Restai inoltre impressionata dalle dimensioni dei suoi seni; ho sempre avuto
una comune seconda e una quarta abbondante come quella mi colpisce ancora
oggi.
Anna la fissò per alcuni istanti con aria compiaciuta poi ritrasse il
coltello.
Pensai che avesse finito, l'aveva certamente umiliata parecchio, ed ero
convinta che ora l'avrebbe lasciata rivestire, ma mi sbagliavo.
"Bene, ora girati, faccia contro il muro e mani dietro la schiena"
Prese dalla borsetta un nastro di scotch da pacchi, quello marrone, e lo usò
per legarle i polsi, quindi afferrandola per le spalle la rigirò verso di
se.
"Apri la bocca"
Le incastrò fra i denti una pallina di gomma che fermò con dell'altro
scotch.
"Bene, ora sei pronta - aggiunse riedendo - possiamo iniziare a divertirci!"
e nel dirlo le assestò un schiaffo con la sinistra che prese in pieno i seni
della giovane.
Manuela mugolò qualcosa attraverso la pallina e lo scotch mentre altre
lacrime le solcavano il viso.
"Fa male?"
"mmph"
"Bene" e detto questo la colpì stavolta con la destra, poi nuovamente con la
sinistra e via così finche i seni non divennero di una enorme macchia rossa.
Manuela ormai piangeva a dirotto, continui lamenti filtravano da quel
bavaglio e i rivoli di lacrime arrivavano giù fino al petto.
Nel frattempo quelle che erano rimaste in classe si alternavano fra gli
insulti e gli "olè" ogni volta che la ragazza veniva percossa.
Dopo una lunga serie di colpi le cedettero le gambe; si accasciò sul
ginocchio destro mentre con la sinistra cercava di rialzarsi sotto la
minaccia del coltello che Anna aveva prontamente ripreso dalla borsetta.
Alla fine riuscì a rimettersi in piedi ma le tremavano palesemente le gambe.
"Poverina - riprese Anna ridacchiando - non ce la fa già più."
Poi portò una mano all'altezza del seno destro e strizzò fra le dite il
capezzolo; usandolo come una sorta di guinzaglio iniziò a portare in giro
per l'aula la ragazza mentre le teneva sotto la minaccia del coltello.
Si fermò davanti a un banco su cui la fece sdraiare di schiena .
"Apri bene le gambe troia"
Manuela divaricò un po' le cosce, ma evidentemente non bastava; Anna le
assestò un altro paio di schiaffi ai seni obbligandola ad aprire le gambe
finché le grandi labbra non furono visibili a tutte.
A quel punto le bloccò con dello scotch le caviglie alle gambe del banco in
modo che non potesse richiuderle.
Giocò con i peli del pube facendone piccoli riccioli.
"Che ne dite; la radiamo?"
Un coro di "si" si levò dalla schiera di spettatrici.
A quel punto Anna fece una cosa che non potrò mai dimenticare; come se
fossero strisce da ceretta iniziò a mettere pezzi di scotch sul pube della
giovane.
Manuela aveva intuito cosa le sarebbe successo, i suoi occhi fissavano con
un misto di terrore e supplica l'aguzzina poi, quando Anna disse "bene, sei
pronta", il suo capo si girò di lato e mi ritrovai a fissarla negli occhi.
La sua espressione diceva una cosa sola : ti prego, aiutami.
Una parte di me voleva alzarsi per mettere fine a quella tortura, ma un'
altra parte di me mi ricordò che se solo avessi osato aprire bocca sarei
finita a fare compagnia a Manuela in quel incubo.
Continuai a fissare impietrita quegli occhi per alcuni secondi poi sentii il
rumore della prima striscia che veniva strappata; quegli occhi si
spalancarono in una maniera che mi parve inverosimile mentre un mare di
lacrime ne sgorgava fuori.
Non so cosa mi prese, mi alzai di scatto e prima che Anna potesse strapparne
una seconda la fissai negli occhi : "Smettila; non ti pare di averla
umiliata già abbastanza!"
Nell'aula calò il silenzio.
Sostenni lo sguardo di Anna ormai conscia che avrei preferito mille volte
farmi torturare con Manuela che assistere senza fare nulla.
Purtroppo mi resi conto solo dopo aver parlato la situazione era andata
troppo oltre perché Anna potesse fermarsi; puntò il coltello nella mia
direzione quindi disse una sola parola.
"Spogliati"
Incredibilmente mi sentii meglio a quelle parole, fu come se mi avessero
tolto un peso dalla coscienza. Certo, il mio cuore batteva a mille per la
paura di quello che mi avrebbero fatto, ma sapevo che non sarei stata
complice di quella barbarie.
Con una tranquillità che stupì anche me cominciai a spogliarmi; mi tolsi le
scarpe, sfilai il maglione, levai i jeans e poco dopo ero completamente
nuda.
La mia ormai era una sfida; volevo far capire a Anna che non mi faceva
paura.
"Va bene così?" dissi fissandola negli occhi.
Anna si fece largo fra le ragazze, mi raggiunse e con uno stratone mi sbatté
contro il muro facendomi girare.
Come per Manuela usò lo scotch per legarmi i polsi dietro la schiena; mi
voltai verso di lei e la trovai con un'altra pallina di gomma in mano.
"Sai la fortuna - sorrise - 'ste cose le vendono a coppie"
Me la ficcò fra i denti e la bloccò con dell'altro nastro adesivo.
Quindi si allontanò da me alcuni passi.
Continuavo a fissarla negli occhi e riuscii a non distogliere lo sguardo
quando il primo ceffone mi colpì ai seni.
Il dolore era forte, anche perché ora Anna era ancora più arrabbiata dal
fatto che la osassi sfidare.
Mi colpì ancora e ancora finché, vuoi per le lacrime, vuoi per il male
chiusi gli occhi.
Seguitò a percuotermi per alcuni minuti finché non le fu evidente che i miei
seni erano due gonfie masse rossicce.
Aprì gli occhi per vederla stringere fra le dita i miei capezzoli e
trascinarmi per l'aula.
Gli strattoni erano forti e sensazioni come di gelide punture di spillo
salivano dal mio petto su fino alla mia testa.
Tutto questo avveniva al solo rumore della radio che qualcuno aveva messo al
massimo per coprire i lamenti di Manuela; le ragazze che prima esultavano
erano ancora scioccate per questa nuova piega degli eventi e io non volevo
dare soddisfazione a Anna mettendomi a gemere.
Dopo alcuni giri dell'aula mi sbatte letteralmente di schiena su un banco
accanto a quello su cui era bloccata Manuela.
Volevo ancora sfidarla e divaricai per bene le cosce senza che lei dovesse
dire nulla; ormai una gelida rassegnazione si era impossessata del mio corpo
: meglio questo che essere complice di quella delinquente.
La avvertii, più che vederla, bloccarmi le caviglie alle gambe del banco col
nastro adesivo.
Era tutto come pochi minuti prima, giocò con i peli del mio pube e poi la
fin troppo ovvia domanda:
"Che dite, radiamo anche lei?"
Fu come se avesse schiacciato un interruttore; le sue compagne ripresero a
vociare e un coro di "Si!" si levò per la stanza.
Non lo guardai mentre si metteva all'opera, i miei occhi erano fissi in
quelli di Manuela : mi spiace, è tutto quello che ho potuto fare.
Poi arrivò lo strappo; il dolore fu troppo forte, non mi riuscì di restare
in silenzio e un lamento mi uscì dalle labbra insieme alle lacrime che
solcavano a fiumi il mio viso.
Anna si spostò fra me e Manuela; staccava le strisce a turno con una
lentezza sadica.
Potevo vedere il viso di Manuela tendersi mentre si preparava, il suo corpo
irrigidirsi per poi contrarsi durante quei secondi di dolore mentre lo
sguardo restava fisso nel mio.
E poi era di nuovo il mio turno.
Ad un certo punto alcune ragazze chiesero di potersi unire al gioco e Anna
le accontentò.
Non so per quanto andarono avanti; persi la cognizione del tempo.
Di una cosa però sono sicura, quando ebbero levato tutto lo scotch, ne
misero dell'altro e poi ripresero.
Nel frattempo Anna continuava a dire che eravamo delle puttane, che dovevamo
essere rasate e che non doveva restarci neanche un pelo in mezzo alle gambe.



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