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  70 - SECONDA PARTE Autore: Matteo

Alla fine raggiunsero quel risultato. Il monte di venere mi bruciava da
impazzire.
Manuela accanto a me continuava a mugolare e piagnucolare per il male.
Intanto Anna e le sue compagne ridacchiavano indicandoci con le dita, si
avvicinò a una del gruppo e le disse qualcosa ad un orecchio.
"Si - sorrise quella - ottima idea!"
Andò da Manuela e con il coltello tagliò lo scotch che le bloccava le
caviglie; poi le afferrò nuovamente un capezzolo e la tirò letteralmente in
piedi mentre la giovane mugolava per il male.
Le strappò lo scotch che copriva la bocca con un colpo secco e quando la
vidi toglierle la pallina di gomma dalla bocca sperai che fosse tutto
finito.
Sul viso di Manuela comparve un'espressione di stupore, ma prima che potesse
dire alcun che Anna l'afferrò per i capelli e le sbatte il viso sul mio seno
destro.
Avvertii la lingua della giovane posarsi su di me e con un certo disgusto
sentii il mio corpo reagire a quello stimolo.
Nonostante la paura e lo stato di agitazione in cui mi trovavo il capezzolo
cominciò a inturgidirsi; le ragazze se ne accorsero e risate cominciarono a
diffondersi nella stanza.
"Guardate - ridacchiò una - quella ci prova gusto!"
"Vediamo se le piace anche questo!".
Con uno strattone Anna spinse via Manuela e me la trovai davanti mentre
armeggiava con una molletta per il bucato. Ricordo ancora di essermi chiesta
cosa le passasse per la testa.
Lo scoprii ben presto; portò la molletta sul mio seno e la fece chiudere sul
capezzolo.
In principio non provai nulla, ma dopo pochi attimi percepii nuovamente
quella sensazione di puntura di spillo farsi largo dal mio petto su fino
nella testa.
Non so se fosse l'adrenalina a accentuare le mie sensazioni, ma mi sembrava
di avere il seno in fiamme.
"Ora - disse rivolta a Manuela - l'altro"
La ragazza tornò a chinarsi sopra di me; potevo sentire la sua pelle
sudaticcia appiccicarsi alla mia, i respiri affannosi per la paura scivolare
su di me mentre ubbidiva a quello che le veniva detto.
Come temevo dopo un po' la scostarono e una molletta si serrò sull'altro
capezzolo.
Il dolore proveniente da entrambi i seni ora era molto forte, istintivamente
il mio corpo si divincolava cercando di liberarsi di quelle morse, ma
serviva solo a farmi soffrire di più.
Ad ogni movimento le mollette si agitavano torcendo la carne che vi era
imprigionata dentro.
Continuai ad agitarmi per alcuni minuti mugolando per il male mentre tutte
intorno a me sghignazzavano.
Poi Anna tornò verso di me e la vidi armeggiare nuovamente con lo scotch;
preparò due lunghe strisce che appese per un'estremità sullo stomaco di
Manuela e quando ebbe le mani libere le portò verso il mio pube.
Restai di sasso nel sentirla toccare la mia vagina; istintivamente alzai la
testa per capire cosa volesse fare e così la osservai mentre bloccava alle
mie cosce con lo scotch le grandi labbra.
Afferrò nuovamente Manuela per i capelli e le sbatte la faccia in mezzo alle
mie gambe.
"Lecca!"
Fino quel momento la paura aveva superato l'imbarazzo, ma come la lingua di
quella ragazza iniziò a sfregare la mia clitoride mi sentii morire.
Mi alzai seduta cercando di gridare, ma ottenni solo dei mugugni e uno
schiaffone con cui Anna mi rispedì sdraiata sul banco.
Restai immobile non so quanto, sopraffatta dalle stilettate di dolore che
arrivavano dal mio petto e dal senso di vergogna.
Ad un certo punto Manuela venne spostata e fu allora che capii cosa sarebbe
successo; alzai il capo in tempo per vedere Anna con un'altra molletta nella
mano.
Iniziai a gridare prima ancora che me la mettesse, poi fu come se il mio
corpo fosse impazzito; vidi tutto nero, una sensazione di dolore atroce mi
martellava il cervello mentre i muscoli dell'addome continuavano a contrarsi
in preda a ripetuti spasmi.
Il mondo esterno divenne un caleidoscopio di rumori indistinguibili mentre
ondate di panico mi investivano una dopo l'altra.
Dopo un po' parve affievolirsi, il male non era più così insopportabile
anche se certamente, non era sparito.
Lentamente gli spasmi cessarono finché non rimasi immobile in un bagno di
sudore, la schiena come incollata alla formica del banco.
Mi guardai intorno; Manuela era di nuovo bloccata sul banco, la bocca
ricoperta di scotch.
Con orrore vidi le mollette attaccate al suo corpo e capii che era passata
attraverso lo stesso inferno che avevo passato io.
L'aula ora era vuota, la porta chiusa.
Dalle finestre giungeva il rumore della strada che si mescolava al
chiacchiericcio che arrivava dal corridoio.
Ci avevano lasciate lì in quello stato.
Contorcendomi riuscii a intravedere l'orologio; le undici e mezza.
Ogni tanto sentivo Manuela piangere e a volte i nostri sguardi si
incrociavano; aveva gli occhi gonfi e arrossati, i capelli crespi e
sudaticci le calavano sul viso rigato dalle tante lacrime.
Il tempo scorreva lentamente e ogni tanto una o più ragazze entravano; c'era
chi si limitava a spiare, altre si divertivano a tirare e torcere le
mollette.
Ad un certo punto non ci feci più neanche caso; la rassegnazione aveva preso
il sopravvento.
Ben presto però sentii il bisogno di urinare; cercai di resistere ma più
passava il tempo più diventava difficile trattenere lo stimolo.
Verso le tre ricomparve Anna; come se avesse intuito qualcosa iniziò a
sfiorarmi il pube con un dito e io non resistetti più.
Sentivo il getto infrangersi sul pavimento e nonostante il piacere datomi
dallo svuotare la vescica iniziai a piangere per la vergogna.
Anche Manuela aveva cercato di resistere ma il rumore della mia urina che
cadeva sul pavimento era stato il tocco finale e fra le risa della nostra
aguzzina cedette allo stimolo.
Restammo nuovamente sole per alcuni minuti poi Anna ricomparve insieme ad
alcune ragazze; portavano dei rotoli di carta, un sacco per la sporcizia e
una bacinella.
Ci liberarono le caviglie e i polsi e ci fecero mettere in ginocchio sul
pavimento.
Prima asciugammo tutta l'urina con la carta e poi pulimmo il pavimento con
gli stracci imbevuti di ammoniaca della bacinella senza che ci fosse
permesso di levarci quelle mollette dal corpo.
Quando finimmo di lavare erano ormai le quattro e mezza e il sole era già
quasi calato.
Anna ci fece alzare in piedi e ci spinse con il coltello finché non fummo
con le spalle contro la parete.
"E' la vostra parola contro quella di almeno un centinaio di noi, statevene
zitte che è meglio"
Uscirono tutte dalla classe e ci lasciarono lì.
Mi liberai in un attimo delle mollette e dello scotch sulla bocca, sputai la
pallina e corsi verso i miei vestiti.
Pochi minuti dopo stavo correndo come una matta verso casa.
Non tornai più in quella scuola; riuscii a convincere i miei che mi ci
trovavo male e mi trasferii in un altro istituto magistrale.
Fui molto fortunata, pochi giorni dopo il diploma trovai lavoro come
insegnante di asilo a Milano dove potevo abitare in casa di alcuni parenti.
Non seppi più nulla di Manuela; di Anna invece sentii parlare qualche anno
dopo.
Il suo ragazzo venne arrestato durante un'operazione contro le Brigate Rosse
e lei venne incriminata per associazione sovversiva.
Passò 5 anni in carcere e mi piace pensare che abbia pagato per quello che
fece a me e Manuela.



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