La casa si staglia livida fra i lampi, piantata sulla collina come un
osso infisso nel terreno. Ansanti per la salita sdrucciolevole, un
ragazzo e una ragazza si appoggiano al massiccio portone. Sono biondi,
abbronzati, giovani e belli e moolto, ma moolto americani. Si guardano
per un istante, una spremuta di iridi azzurro cielo, poi lui, dopo una
lunga esitazione, tira l'antiquato campanello, e un suono sinistro, come
un lamento prolungato, si diffonde all'interno.
Brad è in piedi davanti al portone, ormai zuppo; l'acqua gli scorre a
rivoli sul corpo muscoloso, delineandone i massicci contorni. Un breve,
ma rassicurante sorriso si fa strada sulla sua faccia abbronzata, mentre
contempla Janet che, la sua giacca sportiva sopra la testa, cerca di
riparare come può dalla pioggia la massa di capelli biondi che le
spiove umida sul viso.
Il respiro affannoso le solleva, sotto la corta camicetta bianca, due
tette di tutto rispetto, che minacciano ad ogni momento di tracimare dai
bottoncini in madreperla.
"Freddo d'inferno da queste parti, eh, Jan?"
"Oh sì, Brad, ma sono certa che una volta dentro troveremo il modo di
riscaldarci, giusto?"
Con un tempismo degno dei migliori film horror, il pesante battente si
socchiude, cigolando. Un occhio cisposo scruta i due ragazzi da sotto
una zazzera bianchiccia e arruffata. Poi, come richiamato da una molla,
l'occhio si sbarra, e una mano scheletrica cerca di richiudere il
portone; ma Brad è più veloce nell'infilare una tennis misura 45 fra i
battenti, tenendoli aperti. Una spallata, e il legnoso maggiordomo perde
l'equilibrio, crollando a terra in un rovinìo di ossa.
Brad e Janet ormai sono dentro, scuotendosi il temporale di dosso.
"Ehilà, mio caro, non mi dire che ci hai riconosciuto? Certo è passato
parecchio tempo, dall'ultima volta che ci siamo visti..." Brad rialza a
forza il domestico, ridacchiando fintamente comprensivo. Il vecchio lo
squadra di traverso, spolverandosi la marsina grigio topo. Janet, in
uno sfarfallìo di ciglia, gorgheggia: "Oh, Brad, hai visto chi c'è?"
Con passo felino, una bruna mozzafiato sta scendendo lo scalone. Una
divisa da cameriera, accessoriata di un pro-forma di grembiule tutto
pizzi, la ricopre a stento. Le tette candide le sbocciano dalla
scollatura, ondeggiando a tempo ad ogni passo, mentre la gonna di raso
nero si ferma a circa dieci centimetri dalla cintura, scoprendo due
gambe strepitose, abbigliate di calze nere e reggicalze. La bruna è
equipaggiata di una vezzosa crestina, in bilico su una selvaggia
criniera, ma non, a quanto pare, di un paio di mutande: ad ogni passo,
oltre il pizzo del reggicalze si vede biancheggiare la pelle nuda fra
le cosce, appena ombreggiata da un mini-boschetto corvino.
Janet le si fa incontro, sventolando le lunghe gambe abbronzate. La
gonna bianca a pieghe, completamente fradicia, le impedisce un po' i
movimenti, ma in compenso permette in trasparenza un'accecante visione
dei suoi slip, a casti fiorellini, che pervicacemente le si infilano fra
le natiche mentre cammina. "Ehi, Magenta, come va?"
La mora ha un sussulto, quasi da epilettica, e prima che Janet, mano
tesa e sorriso a trentasei denti, la raggiunga, è già sparita dietro una
porta, lasciando cadere il piumino che teneva in mano: un solo sguardo
al manico tozzo dell'attrezzo, un buon 20 centimetri tutto vene e
increspature, non lascia dubbi sull'utilizzo, non propriamente
domestico, al quale è solitamente destinato.
"Cara Magenta, sempre così timida... allora, Riff Raff, vuoi lasciarci
qui tutta notte o vai cercarci il tuo padrone? Abbiamo così tanta
voglia di salutarlo..."
Il maggiordomo, tirandosi dietro la gamba sinistra, si trascina
stancamente ai piani superiori, emettendo un vago rumore di ferraglia.
"Beh, Jan, ce n'abbiamo messo di tempo a trovarli, ma dalle facce che ho
visto ne valeva la pena!"
In cima alle scale, una porta sbatte con violenza. Un acido accordo di
chitarra elettrica lacera l'aria. Barcollando lievemente sulle zeppe, un
uomo (?) in sfavillanti calzoncini corti e reggicalze imbocca le scale.
Gli occhi, pesantemente bistrati, lampeggiano d'ira.
"Andatevene, bastardi! Come avete fatto a rintracciarci fin qui? Via,
via, disgraziati, stiamo ancora rimettendoci dall'ultimo incontro che
abbiamo avuto con voi e i vostri dannati germi di americanite
perbenista!! Dopo l'ultima nottata passata in vostra compagnia, mi è
toccato nutrire la Creatura di hamburger per un intero mese, e non c'è
stato verso di fare addormentare Magenta senza il suo orsacchiotto!!"
Il padrone di casa si assesta nervosamente i calzoncini di lamé, tirati
su un pacco di dimensioni ragguardevoli, manifestamente non indifferente
alla vista di Janet che, sedutasi languida sul tavolo dell'ingresso, ha
allargato le gambe nella sua direzione, offrendogli un'abbondante
porzione di passera all-american.
"E poi, lo vedete anche voi... Malgrado tutto, siamo ancora qui, nel
vostro paese... Perché... ci piace.... Su, vi prego, abbiate pietà... lo
sapete che noi Transilvaniani non riusciamo a resistere a voi
terrestri... " il professore deglutisce rumorosamente, lo sguardo
ipnotizzato fra le cosce della bionda "andatevene, prima che per noi sia
troppo tardi!"
"Con calma, micione, niente fretta... anzi... - gorgheggia Janet - Siamo
qui in missione... di pace.... Sai com'è, è giunta voce che malgrado
tutto state continuando in qualche strano esperimento, che so, droghe...
armi... Viagra... e allora ci è stato chiesto di tornare a passare
qualche tempo qui con voi... gomito a gomito... a stretto contatto...
tanto ricordare i vecchi tempi..."conclude, succhiandosi con
ostentazione l'indice laccato di rosa, in un'oscena caricatura di
bambina capricciosa.
"Non se ne parla nemmeno!!! Lo sai, tu, quanto tempo mi ci è voluto
l'ultima volta per convincere Riff Raff a smettere di ascoltare Britney
Spears? E tu, tornatene di là, cretina!"
L'ultima osservazione del professore è rivolta a Magenta, che, tornata
furtivamente a recuperare il piumino, ora osserva soggiogata il largo
torace di Brad, che nel frattempo ha tolto la camicia a quadrettini, e
con questa finge di asciugarsi, massaggiandosi i pettorali con
intenzione.
"Mannò, lasciala guardare... lei sì, che è contenta di vederci... e poi
ci fermeremo poco, giusto il tempo di una bella rimpatriata..."
"Carogne!" boccheggia Frank-n-Furter, ormai incollato a Janet, una mano
persa negli anfratti della camicetta e lo sguardo rapito dai moti
serpentini del suo bacino, mentre la bionda si sfila il perizoma fiorato
contorcendosi fra sospiri e mossettine.
"Ma che brutta parola, Frank - sì, Maggie, cara, avvicinati a me,
lasciati abbracciare - è così che si trattano i vecchi amici? - no
Magenta, lascia stare la cintura, dopo..."
"Ma quali vecchi amici... " esala lo scienziato, estraendo a fatica una
mano dalla morsa delle cosce di Janet, ma solo per passarsela con
entusiasmo sotto il naso.
Magenta si è ormai avventata sui calzoni di Brad, lacerandoli con le
unghie. "Accidenti, hai visto che roba, Jan? la nostra Maggie è la
solita tigre! Lei sì che ha capito lo spirito di questa bella
riunione... mmm, sì, imboccamelo così, da brava..."
"Lo sapevo, siamo perduti! Ecco, non riesco a resistere..." Il
professore ormai incespica pesantemente nei tacchi, nel tentativo di
sfilarsi i calzoncini; Janet, da parte sua, si è liberata da ogni
traccia di indumento e si sdraia sul massiccio tavolo di quercia
dell'ingresso, mugolando come un'invasata.
L'invito è piuttosto chiaro: Frank-n-Furter le infila nuovamente una
mano nella passera, strappandole altri mugolìi, mentre Magenta,
inginocchiata ai piedi di Brad, si ingozza con il cazzo del ragazzone,
ricordandosi solo a stento di respirare.
Un solo sguardo a quello spettacolo, e il professore, buttata alle
ortiche ogni prudenza, infila la figa di Janet con lodevole impegno ed
energia, succhiandole nel frattempo con golosità le tette. Magenta si è
tirata in piedi, e spinge Brad verso una panca, ansimando. Il pisello di
lui svetta orgogliosamente fuori dai jeans, in ansiosa attesa di
infrattarsi fra le cosce della mora, che con un brivido ci si siede
sopra, ansando rumorosamente. Janet, a gambe spalancate, si lascia
languidamente infilare dal professore, strizzando l'occhio al
maggiordomo, che, cigolando lievemente, si è avvicinato, intuendo che in
qualche modo potrebbe rendersi utile. Magenta, impalata su Brad,
ondeggia come una canna al vento, mentre lui si aggrappa alle sue
pregevoli chiappe, sulla faccia un sorriso da squalo. Si alza in piedi,
con lei drappeggiata intorno alla vita, e la deposita a fianco di Janet
sul tavolo, dando vita insieme al transilvaniano professore ad una
coreografica penetrazione alternata, interrompendosi solo per lasciarsi
inchiappettare dal maggiordomo. Ansiti, risucchi e schiocco di dita
sulla carne sono i soli rumori che abitano l'atrio marmoreo, mentre
nella frenesia generale anche il piumino-vibratore, previa opportuna
lubrificazione, trova una sua collocazione, o meglio, più di una,
migrando dal culo di Janet alla passera di Magenta, che nel frattempo si
è riappropriata del cazzo di Brad, e lo succhia a più non posso. (Riff
Raff, una volta finita la mano con il biondone, si è pesantemente
addormentato sulla panca: inconvenienti dell'età).
Breve giro di valzer, e le coppie si ricompongono: Brad, rinfrancato dal
trattamento di Magenta, si accinge a fare un servizio completo al
professore, contemplando mora e bionda che si leccano vicendevolmente
sul tavolo, in un tripudio di dita aguzze e smaltate, lingue, saliva e
liquidi vari che, detto per inciso, macchieranno di sicuro
irrimediabilmente il piano di mogano. I versi di piacere delle due donne
richiamano dal suo sonno la Creatura che, anche se proverbialmente
tonta, come entra nella stanza capisce subito la situazione e gratifica
del suo cazzo trapiantato (19 cm più extension) ora questo ora quel
componente della lieta compagnia, dividendosi equamente come può.
L'orgia finisce parecchio tempo e svariati orifizi più tardi, nel
godimento generale. Brad e Janet, soddisfatti in tutti i sensi, lasciano
la casa.
Frank-n-Furter, col trucco a strisce per la faccia, raggiunge
lentamente il piano di sopra, chiedendosi dove si saranno cacciate le
sue ciabatte con su Topolino. Magenta è gia a letto, e sogna balli
studenteschi e Chevrolet decappottabili, stringendo felice il suo orso
di pezza, mentre la Creatura piange da sola in cucina, chiedendo
lamentosamente una Coca.
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