Callisto!!!! chiama con voce appena un po' chioccia, Madame, mentre le
sto sistemando, nell'attigua cucina, i toasts nel tovagliolo, per darle
la sensazione che siano ancora caldi, allora, è pronto?
Certo brutta troia, eccomi, ed infatti compaio trionfante, col sorriso
d'ordinanza che mi si richiede a garanzia, da me prestata senza
lesinare, di un buon inizio di giornata, al di là della porta
basculante che divide i due ambienti.
Madame, la mia padrona, è la moglie dell'Ingegnere, uno che col titolo
ci deve essere praticamente nato; all'anagrafe oltre al nome devono
averglielo anche impartito ma poi, dicono, se lo meritò davvero al
politecnico di Torino, città dove incontrò, appunto, Madame; ma andiamo
con ordine.
Lei è una bella bruna anzi lo sarebbe se non condividesse con
l'Ingegnere una pelle del viso fra il butterato e l'arrossato, insieme
ad inquietanti crosticine eczematose che, quando va in agitazione, la
fanno assomigliare, oltre al marito in analoga situazione, ad un
tacchino maschio, col bargiglio bello rosso e tronfio oppure ad una
fragola, molto al di là della sua fisiologica maturazione.
Mentre le servo l'ovetto alla coque col pain carré la scruto nella sua
mise da mattina, con la vestaglia di raso ecru che mette in bella mostra
forme e lascia occhieggiare curve collinari e crepaccio intermedio in
cui, più e più volte, ho già immerso la mia faccia.
Che il mio nome non inganni, non sono bellissimo né, forse, bello ma
prestante questo si può dire ed il mio metro e novanta, ben misurato,
combinato coi circa 95 chili, mi colloca fra gli uomini prestanti della
mia fascia d'età , la media, che, anno più o meno, condivido coi due
padroni e con Palmira, la mia procace moglie.
Il fatto adesso che io osservi le colline odorose di questa signora con
sguardo da padrone che ne ha viste e fatte di tutti i colori non
inganni, ancora una volta, perché io, Madame, me la sono scopata sì, in
tutte le pose ed in tutte le situazioni, in tutti gli anfratti, della
villa e del suo corpo, in tutti questi anni, ma rigorosamente e solo
nella fantasia.
C'era stato, per la verità, un singolo episodio che, a furia di mie
pippe, si era costruito, così, dal nulla.
Una sera eravamo dovuti scendere in cantina, per la scelta dei vini
per la cena formale dell'indomani e, complice il clima enologico insieme
alla lontananza spaziale ed acustica dei nostri legittimi coniugi, mi
ero fatto scappare una carezza su di una tetta ma, subito, me ne ero
pentito per la reazione della donna, più belva che madame, che oltre a
sonoro cenno di disapprovazione, dedicato alla mia guancia ma approdato
sul basso mento, mi sibilò una minaccia, definitiva e priva di possibile
condizionale ed ulteriori prove d'appello.
Io, al mio posto in casa loro ci tengo, per mille ragioni.
Mia moglie è stimatissima e portata in palmo di mano per le sue qualità
di cuoca sopraffina; i clienti di tutta Europa, ma non solo, isole
comprese, favoleggiano sui meravigliosi pranzi da lei preparati;
considerano una festa ogni visita in fabbrica perché sanno che verrà
premiata dalle pantagrueliche ma anche esclusive performance
gastronomiche di Palmira, cui arrivano frequenti cartoline da tutto il
modo, in molte lingue che attestano amicizia e gratitudine alla donna
dei loro sogni proibiti come, spiritoso, la definì un buyer di
Barcellona.
La villa dei miei padroni è, di fatto, più che la loro residenza, una
specie di foresteria dove un cena ordinaria vede a tavola non meno di
6/8 persone,
fra padroni e dirigenti della Casa, mentre, in caso di presenza di
clienti, queste possono subito schizzare verso l'alto, fino a 18
persone. Oltre, li nutriamo con buffet freddi, in piedi fra giardino e
salone, con loro compiaciuta acquiescenza e con l'assistenza di
personale esterno
Palmira è brava ma anche io, modestamente, sono una perla di
maggiordomo,
con tutto sotto controllo, sempre; Pilar inclusa.
Pilar è l'unica vera ed effettiva abitante della villa dato che, oltre
alle note funzioni di rappresentanza, il casale splendidamente
restaurato e riadattato, posto nella fertile ma triste campagna
marchigiana, non lungi dalla contea dei Leopardi, servirebbe come
residenza della famiglia, composta da Ingegnere, Madame e Pilar, figlia
adottiva di, oggi, 16 anni.
Perché un'altra caratteristica comune delle due coppie è l'impossibilità
di procreare figli nostri ma, mentre noi ce ne siamo fatti subito una
ragione, loro avevano, molto presto, deciso di comperare una figlia,
come una pelliccia, un gioiello o una gran turismo.
La povera Pilar, a 5 anni, era già orfana di genitori regolarmente
immigrati dal nord Africa e morti tragicamente sulla strada, all'uscita
dallo Stabilimento, come chiamano l'unità produttiva locale dell'azienda
dei signori.
La scelta di affiliare la bimba orfana dei due loro dipendenti fu
subitanea e creò una grande commozione, nei primi clienti che la coppia
si stava costituendo, favorendo così il business, e la figlia è
cresciuta parallealmente ai loro successi imprenditoriali. Successi che
hanno, come prezzo, una costante assenza d dell'Ingegnere, mai meno di
200 giorni all'anno, e per poco meno, da parte di Madame, stilista
occulta della fabbrica di accessori di moda, in pelle, per tutti i
mercati del Made in Italy.
Peccato che Pilar sia una specie di animale domestico, vertice di un
triangolo isoscele costituito da lei, Black e Nadir, i due cani da
guardai della villa, molto più vicina e seguita, confidente ed
affezionata a noi che ai suoi benefattori di cui da poco porta anche il
nome, freddi come merluzzi Findus in ogni loro manifestazione affettiva,
riservando al business le emozioni più autentiche ed intime.
Che poi mi domando, quelli a letto, come saranno. Secondo me parlano di
collezioni, di tassi di cambio, di fiere e manifestazioni,
d'importatori arabi o giapponesi, di tante cose che, forse, li fanno
godere come se stessero scopando o che fungono da preliminari.
A meno che i miei sospetti su di lui non siano fondati. Come quella
volta che, complice un mio tuffo in piscina ed un suo anticipato rientro
in villa, mi osservò, per un attimo, col pacco in bella vista ed ,
invece di glissare, mi aveva osservato, sorriso quasi in maniera
umanoide, ed emesso un lieve sibilo.
Se a questo minuto episodio aggiungo che lui non ha segretaria ma un
segretario tuttofare che lo segue in tutti i viaggi, rimboccandogli la
sciarpa e calcandogli il colbacco quando sono al gelo della Russia, il
sospetto può avere maggior dignità di un pettegolezzo.
Non stupitevi se le mie considerazioni ed il mio linguaggio vi dovessero
apparire troppo forbiti per un modesto maggiordomo; anzitutto modesto un
par di ciufoli, io non lo sono affatto ed anzi, m'indigno ogni tanto per
lo scarso snobbish approach dei mie padroni, industriali del fashon del
cazzo!. Poi, modestamente, io sono un diplomato, quasi laureato e
Palmira è diplomata, anch'essa, alle magistrali.
Ma lei, di fare la maestra non se ne parlava, io della mia laurea in
lingue non sapevo cosa fare, prima finimmo in fabbrica, a cucire
borsette e poi in casa, a mettere a frutto i nostri talenti.
Oggi, fra stipendi e risparmi indiretti, più qualche arrotondamento che
mi procuro negli acquisti, secondo il modello marchigiano sono più
remunerato di un dirigente, altro che operaio in linea!
Pilar, povera cara, è una figlia, sia per me che per mia moglie, quella
figlia che avremmo anche voluto ma che la mia situazione di avaro
produttore di spermatozoi, frustrò da subito le nostre speranze di
metter su famiglia ed allora, eccoci qua a gestire la maison dei signori
fashon,
Adesso sono le 11.30, madame sta digerendo in azienda l'ovetto alla
coque ed il pane imburrato, l'Ingegnere è, come sua costante, in USA,
Palmira sta approfittando della pausa stagionale, sul fronte ospiti, per
produrre conserve che stanno alla base dei suoi successi prossimi
venturi, Pilar se ne sta sul terrazzo, a prendere il sole, nuda.
Se la piscina è solo in parte visibile dalla strada, la terrazza
solarium è stata strutturata per garantire, arroccata e protetta
lateralmente, la massima privacy, ma poi solo Pilar ha tempo, grazia e
mani di fata, no, scusate, ha voglia e tempo libero per curare la
propria abbronzatura "nature".
Mi reco in terrazza ed osservo, non visto, la lunga figura stesa sulla
sdraio, musica ad alto volume, telefono a portata di voce e di mano,
limonata fredda sul tavolino, libro impegnato, rigorosamente chiuso.
Ammiro, compiaciuto, le gambe lunghe e magre, la pelle ambrata ed il
ventre piatto, quasi concavo, il pelo, nero ancor più di quanto
qualunque donna europea possa esibire, che fa pendant col colore dei
capezzoli, scuri e piccoli ma pronti ad imbizzarrirsi, al primo tocco.
Perché, della mia pupilla, conosco tutto, proprio tutto; sia gli aspetti
obiettivi della sua eccezionale anatomia, sia le reazioni, soggettive e
variabili, a me tanto care.
Con Pilar è cominciata quasi per gioco, molti anni fa, troppi a voler
essere sinceri ed a fare i conti giusti, e giuro che non avrei mai
voluto, consapevolmente, che accadesse, ma una notte in cui eravamo soli
noi tre, mia moglie aveva un febbrone da cavallo per un'influenza
fastidiosa e quasi la vegliavo, Pilar era irrequieta e mi chiese
compagnia.
Io, forse memore di certi rimedi contadini, le indussi, con carezze
intime e
diffuse, il sonno ristoratore da lei agognato. Tutto mi sarei aspettato,
però, eccetto che si ricordasse poi, delle mie carezze e che me le
sollecitasse in più riprese e con mosse sempre più audaci., esplicite e
sapienti
E mentre la prima volta non né malizioso né convinto, ben presto mi
abituai a questa confidenza che, nel tempo, crebbe, senza drammi o
traumi di sorta, per Pilar e per me.
Pilar finge di non aver avvertito la mia presenza ma quando la mia ombra
si allunga a coprirla parzialmente non può ignorarmi e, aperti gli
occhi, mi dice;
"Allora mi fai un massaggio?" e io, servizievole, mi libero del blusotto
a righe di servizio e dei pantaloni antracite e, in mutande, comincio la
mai passeggiata sul suo corpo.
Le dita vanno e, come previsto, la pelle, i muscoli, le ciglia chiuse,
la voce di Pilar reagiscono; mi parlano del loro amore per la vita, per
le sensazioni che so procurare, per quelle, più intime ed umide che le
procurerò, che mi procurerà. Pilar non è una bimba passiva ma dimostra
da sempre un vero talento nel dare, oltre che nel prendere il proprio
piacere, strano mix di protervia primitiva e di dedizione plurisecolare,
insieme vestale e bambina, troia ed ingenua, sagace etera ed allieva
zelante.
Le dita vanno ed, anche se sento il tessuto delle mutande che tira, la
mia erezione che reclama attenzione, rimando il momento in cui
smetteremo coi nostri giochi infantili e passeremo a giochi più
perversi, in cui mi farò prendere il cazzo in bocca, come adora fare, e
contemporaneamente le leccherò le labbra interne, magari combinando
l'azione golosa della lingua con le capaci evoluzioni delle mie dita,
fra introduzioni nei due orifizi e titillate del clitoride.
L'eccitazione che mi assale, al solo pensiero, trova la speculare
urgenza di Pilar che, eccezionalmente, mi chiede di essere scopata, qui,
ora, subito, senza altre preparazioni o giochetti preliminari!
Il lettino ci sopporta a stento ma sento le cosce della ragazza che mi
artigliano i fianchi mentre, agevolmente come sempre, la penetro con
circospezione superflua perché è già bagnatissima ed entro nella sua
cavità sdrucciolevole in fondo e mentre la bacio, le lecco gli adorati
capezzoli e la paragono, con voce rotta, alla regina di Saba, avviene la
catastrofe.
Madame è rientrata, a giudicare da quello che ha in mano, per cercare
dei documenti che ha già trovato, insieme ai due copulanti che ora
vuole trascinare giù dal loro Eden privato.
Io me ne accorgo dall'improvviso irrigidimento del mio amore che la vede
mentre io sono di spalle e, aggredito dalla donna, mi scosto per
permettere la fuga di Pilar ed il mio tentativo di fronteggiare la
situazione.
Nulla però mi viene in mente, mentre cerco di bloccare le mani della
donna prima che le unghie possano segnare il mio corpo e,
incongruamente, per contenerla, l'afferro sotto le ascelle
abbracciandola e bloccandola sul muretto di recinzione della terrazza.
In questa posizione mi ritrovo in una posizione oscena, come se stessimo
facendo l'amore, in piedi, come ho già immaginato tante e tante volte
ed il mio cazzo preme, prepotente sulla gonna del tailleur blu della
donna che,per un attimo, cosce dischiuse e cedevoli, sembra domata e
sedotta ma poi, il super io riprende il sopravvento e ricomincia ad
inveire ed io, sollevatala di peso, la mando a fermare il suo urlo e la
vita sull'acciottolato, in pietre di fiume, tre piani più giù.
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