Domani, dopo tante settimane, sarò finalmente da te e potremo ritrovarci
e fare insieme come ossessiva, citando Laura Betti mi dici "quella cosa
che piace a te quasi quanto a me."
Enzo sarà partito per il suo solito viaggio d`affari ed io, come già in
passato, inventerò qualcosa per Anna che mi consenta d'assentarmi un
paio di giorni.
Potremo allora smettere di parlare di scrivere di affabulare di
descrivere, di usare fiumi, laghi, mari ed oceani di parole che ci
avvicinano nella conoscenza ma che si surrogano ai nostri più profondi
desideri; alla nostra intima animalità.
Mi riceverai sulla porta di questa romantica villa liberty, sul Lago, e
già il bacio che ci scambieremo sarà il primo atto della nostra
schermaglia in cui chi penetra insolente ed imperioso la bocca dell'uno,
verrà succhiato e quasi strappato dall'altro, in segno di possesso, nel
tentativo di strappare via quella lingua che vorremmo sempre con noi.
Poi tu tenterai, forse con successo, di sfuggire al mio abbraccio
vigoroso e possessivo e te ne fuggirai in quel dedalo di stanze che hai
fatto preparare dal personale di servizio ma che è oggi e domani tutto
per noi, liberi di spaziare e di lordare perché abbiamo licenza totale
di fare tutto ciò che vogliamo.
Così, inseguendoti, di tanto in tanto ti catturo e ci strappiamo i
vestiti e quel minimo di biancheria che ci siamo consentiti per cui ad
ogni tappa siamo sempre più "nature", con le tue toniche tette che si
avvantaggiano dei piccoli balzi che fai loro fare, nella corsa e nella
finta ripulsa, mentre il mio cannello ballonzola osceno all'aria, in
attesa di essere anche lui preso.
I nostri indumenti saranno le briciole che qualunque orco volesse
individuarci potrebbe seguire ma non ci sono orchi ad interporsi tra
noi. Già noi nel nostro gioco, doppio nei significati e nei
comportamenti, siamo autosufficienti col farci lupi ed agnelli in
alternanze non sempre compatibili fra loro!
Ci ritroveremo, magari, nella sala di fumo col biliardo maliardo che
t'invita insinuante al gioco delle biglie, con la tua unica buca
protesa, con me che ti stendo sul tappeto verde e ti mordicchio
tenendoti ferma con l'aiuto di una stecca che ti blocca ma non ti doma.
Sfuggirai sicuramente e cercherai, ridendo, riparo da qualche parte,
subito individuata e raggiunta. Non mi piace che tu rida perché quel che
facciamo ha una sua sacralità ferina, una sua drammaticità istintuale
che non lasciano spazio a sovrastrutture culturali, come il riso in
questa circostanza e, per levarti quel residuo d'ilarità, ti
schiaffeggio forte sul viso e poi, per marcare il mio territorio passo a
baciarti le labbra, più morsi che baci che porterò poi, gradualmente,
sulle braccia, sulle spalle, sulla schiena, sulla base del collo, su
tutta la tua epidermide.
Autentici gemiti di dolore escono dalla tua bocca e così va bene perché
i fonemi dell'amore sono tanti ma nella nostra fisicità più spinta c'è
più dolore che divertimento, più intensità di sensazioni che leggerezza
dell'essere. Abbiamo, fra noi arretrati spaventosi da colmare, atti ed
esperienze da tenere in memoria fino alla prossima volta, al prossimo
scontro, al prossimo pasto reciproco.
Infatti tu non sei per nulla acquietata ma, come un felino in calore ti
offri e ti neghi in un alternante moto ondulatorio del corpo e della
mente.
Devo assolutamente interpretare la tua mimica e decido allora di farti
godere inchiodandoti con le mie gambe che poggiano sulle tue braccia,
con le mie mani, libere di vagolare, che frugano, accarezzano ruvide,
penetrano, saggiano, sfuggono ma ritornano costantemente là dove il tuo
piacere, la tua foia mi chiama e mi preme.
Il suono del tuo orgasmo mi appaga per un solo momento ma già la mia
voglia monta e ti scopo senza altri indugi, con rabbia e col vigore che
mi arriva dalla lunga astinenza di te.
Il dopo orgasmo ci vede stanchi e muti ed allora mi andrò a rifugiare
per un po' nella stanza degli ospiti per un breve riposo perché, come
tante volte ci siamo confidati nelle nostre mail, ci sono momenti
talmente pieni da richiedere la massima concentrazione su noi che la
presenza dell'altro non consente!
L'imbrunire mi coglierà alla tua ricerca, silenzioso come un animale
cacciatore, pronto al balzo definitivo, incerto sulla tua ubicazione.
Domani la fredda stagione incalzante mi suggerirà di cercarti in casa ma
ricordi quante volte fra giardino e piscina ci siamo sbranati?
No, domani, no, sarai in una delle tante camere dedicate al riposo ed
alla convivialità che quel vero gentleman di tuo marito mette a
disposizione dei suoi ospiti.
Io, però, non ospite ma predatore come Attila, posso devastare nel
cercarti, aprire armadi a muro, frugare dovunque e trovarti, magari,
pallida in cucina che prepari un toast o nella biblioteca privata,
sancta sanctorum del padrone di casa.
Indifferenti, o forse rinfocolati, al set ed alla teorica sacralità del
luogo, ricominceremo i nostri giochi di supremazia reciproca, in cui,
magari, mi lascerò sorprendere, annaffiatore innaffiato, e sarai tu che,
dopo avermi ammanettato, condurrai uno dei tuoi più perfidi giochi;
quando decidi di eccitarmi costantemente portandomi al limite
dell'orgasmo ma poi, per la tua sensibilità a me incomprensibile, riesci
sempre, per quanto io cerchi d'ingannarti, ad anticipare quel momento e
ti fermi, attendi la detumescenza del mio uccello e mi costringi a
differire.
In quelle condizioni perfino i graffi che non dovresti lasciarmi mi
sembrano benedizioni, segni del tuo desiderio, della tua condiscendente
voglia di me!
Solo dopo, molto dopo, avremo modo e desiderio di coccolarci e portarci
teneramente, con dedizione e sensuale consapevolezza erotica, agli
esaltanti e prolungati orgasmi che solo noi ci sappiamo reciprocamente
provocare.
Dormiremo, mangeremo e berremo, però sempre in silenzio, lasciando ai
nostri corpi l'incombenza di comunicare per noi. Dalla tua bocca berrò
il vino migliore della cantina del padrone di casa, dalle mie mani
attingerai i piccoli bocconi che avrai estratto, per me e te, dal
frigo. Il sonno ci coglierà nella camera che convenzionalmente m'hai
dedicato, senza orari e coi cellulari spenti.
Solo l'indomani, alla porta mentre salgo in macchina mi sussurrerai "E'
stato bello, amore, come sempre! A domani"
Da lì potrà ricominciare il nostro ciclone fatto di sms, di E mails, di
telefonate indiscrete e chilometriche. Fino al successivo incontro, dopo
mesi!
|