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  SGALLETTATA Autore: Haimle

Osservo Luana che, appollaiata sul divano di casa mia, mi aggiorna, con
invadente e acritica logorrea, sui suoi ultimi fidanzati, relativi agli
ultimi 18 mesi in cui non ci siamo visti.

E' venuta a portarmi dei CD che dovrò, novello Michele Strogoff,
trasferire alla mia figlioccia, a Venezia dove mi recherò domattina ma,
in realtà, non le è parso vero di invadere il mio spazio e, sollecitata
la mia benevola quanto arrugginita attenzione nei suoi confronti,
richiamarmi ai suoi racconti precedenti.

Aggiornarci per Luana, significa che lei parlerà, per tutto il tempo,
dei suoi fidanzati, presenti ma anche passati e futuri, se non la
zittisco tempestivamente.

Preso da un subitaneo guizzo le dico, con tono insolente e vagamente
ipnotico
"Cara Luana , perché non approfittiamo della situazione davvero speciale
e non colmiamo un sospeso che abbiamo da due estati?" accompagnando le
parole con lo slacciare la zip dei blu jeans e mostrandole un bigolo
ancora barzotto, colto anche lui in contro piede dalla mia veloce scelta
ed azione conseguente!

Luana è un tipo strano ma, bisogna ammetterlo, è anche una ragazza di
buon carattere e di buon comando quindi lo prende protendendosi senza
pregiudizi e con rapide prese di contatto della lingua opera due
miracoli in uno; la pronta risposta del mio gioiello di famiglia insieme
al silenzio, quanto mai gradito, dell'operatrice.

Mentre dunque mi lavora, in lungo ed in largo il pestello, torno nella
memoria a quell'estate del 2002, a Venezia.

Lei era da poco diventata la "migliore amica" di Samanta, figlia di
prime nozze di mia moglie Elena e, per non contrariare entrambe le mie
donne, mi ritrovai con la prospettiva di dover dividere con la ragazza
almeno una decina di giorni di vacanza in comune, da noi a Venezia.

Luana, pur essendo di parecchio più grande di Samanta ne era amica anche
per la protettività che la più giovane e generosa prestava alla prima.

Lei era reduce da un inverno difficile in cui se ne era stata in casa, a
Milano, preda d'attacchi di agorafobia che costringevano Samy a
portarle, oltre alle medicine ed i generi di conforto, anche quelli di
prima necessità.

Essendo migliorata in primavera, avevamo congiuntamente deciso che
l'avremmo potuta ospitare in ambiente protetto come la residenza di
Venezia è un po' per tutti noi, amici compresi.

Toccò, pero a Samy andarsela a stanare e farle compagnia in auto fra
Milano e Venezia, stivate in una torrida utilitaria gremita, oltre che
di viventi, incluso un vecchio Labrador scorreggione chiamato Luna, di
una quantità di valigie degna del trasferimento di una diva del muto che
avesse voluto "passare le acque" per un paio di mesi a SPA.

Quando sbarcarono finalmente a casa fra il festante, benevolo,
scodinzolio di Luna che riconosceva Elena, le presentazioni a me e il
magazzinaggio dei bagagli, vidi un' esangue bionda naturale, dai capelli
peraltro ripassati in direzione di un netto platino che più falso non si
può, coperta da una mini che oltre a lasciare ombelico ed annessi vari
scoperti, mostrava colore e foggia del tanga, in un mix di forme e
cromie, d'infantilismi e maturità anagrafiche, che me la fecero
definire, ipso facto "la sgallettata" e d'allora tale nomignolo, da me,
non le è più mancato.

La sgallettata dimostrò da subito una netta propensione a parlare di
tutto e di più ma con netta preferenza verso il mondo dei giovani,
delle malattie e di fidanzati, in un tourbillon privo di paletti e di
logica sequenziale.

Samy, a colmo di misura mi confessò poi che l'amica aveva la
specialità, unica, di parlare anche nel sonno, in maniera quasi
coerente, cioè come anche da sveglia, creando equivoci notturni
incredibili con chi divideva la camera da letto con lei.

Io cercavo di difendermi da tale erinni le cui uniche attrattive erano
fisiche, le gambe, ben modellate scodellate costantemente, le tette,
sempre in primo piano e coperte maldestramente e maliziosamente, non
eccessive ma toniche e ben costruite, la pelle davvero siderale, non
scurita dal sole da anni e serica come poche, priva di quei peli che
anche le bionde conoscono ed eliminano!

Devo dire che Venezia aveva rinfocolato l'agorafobia e ce la trovavamo
per casa, ciondolante ed annoiata, a qualunque ora del giorno e della
notte, sempre anelante la nostra compagnia e, come disse una volta, i
miei preziosi consigli.

In effetti mi avevano commosso alcune sue disgrazie familiari che
potevano giustificare, sia le turbe psichiche che gli atteggiamenti,
sempre sopra le righe, ma più di qualche frase stereotipata di generica
comprensione non m'era parso di averle mai ammannito.

Invece anche se mi rifugiavo a leggere nei posti più assurdi, come la
cucina dato che il soggiorno era il regno delle "piccole" con Tv, cd e
dvd player lei mi veniva ad interrogare su cosa stessi leggendo e se era
carino. Quella volta che tentavo di portare avanti, fra un'interruzione
e l'altra, la lettura di
"Cuore di tenebra" di Conrad in versione inglese con italiano a fronte,
sbottai a dirle che carino non era l'aggettivo appropriato e che proprio
non caldeggiavo letture per lei così impegnative.
Credo anzi di averle bofonchiato anche qualche dato su "Apoclypse Now"
di Coppola ma nulla nel suo sguardo azzurrino mi segnalò alcun barlume
di riconoscimento.

La sera ogni tanto si faceva convincere ad uscite molto da educanda, con
incontri fra ragazzi o in Campo o, addirittura, nel giardino
condominiale dove trascorreva ore ed ore a ciacolare.

Una sera che Samy ne aveva abbastanza della vita claustrale impostale e
si era defilata recandosi col gruppo a ballare in terra ferma, ci
ritrovammo la sgallettata da gestire in toto, fin da cena!

Qualche ora dopo, affranto dal turbine di parole in libera uscita chiesi
un breack e me ne andai a letto a guardare nella piccola tv posta sul
comò una vecchia trasmissione in cui un Lerner in flanella ed un
Ferrara in bretelle si beffeggiavano fingendo e mimando amicizia e
disaccordo o scontro intellettuale ma, beninteso, col dovuto rispetto
reciproco.

Insomma una fuga bella e buona che ispirai ad Elena, anch'essa stufa al
punto d'offrirsi, prima, di portare fuori Luna per il bisognino della
notte.

Non erano passati nemmeno 10 minuti da quando mia moglie mi aveva
raggiunto a letto, ormai doveva essere l'una circa, e ci vedemmo
comparire in camera Luana che, con la scusa di un TV maxi
momentaneamente guasto, chiedeva asilo politico che si conquistò
incuneandosi fra noi due e riprendendo da subito, senza soluzione di
continuità il suo inarrestabile flusso verboso.

Cercai, stavolta con un certo piglio deciso, di ricondurre le due donne
ad un maggior rispetto nei confronti di me spettatore, impaziente di
recepire i lazzi di Stanlio ed Ollio, versione contemporanea di LA 7,
ottenendo solo un brusio più diffuso e meno evidente.

Fu proprio per questa ragione che mi resi conto con notevole ritardo del
silenzio, carico di tensione, cui fece seguito una collana di gemiti e
mugolii inequivocabili, giustificati dalla posizione delle mani della
mia dolce metà di cui potevo intravedere una, immersa fra le cosce
ospiti e l'altra a scostare la camiciola e carezzare in maniera dolce e
sensuale, a me così nota e cara!

Dopo un comprensibile momento di incertezza, seguito da una vampata di
caldo e da repentina erezione mi decisi a cercare lo sguardo di Elena
che, complice mi incoraggiò a prendere l'iniziativa e così, mentre lei
si dava da fare di sopra io passai ad incunearmi fra le cosce eburnee
della ragazza che contrastava, col suo lucore latteo con le nostre
abbronzature mediterranee.

Il passaggio di Elena non era stato vano perché trovai una figa già
madida che reagiva con abbondanti secrezioni alle mie ampie, avvolgenti,
penetranti e peregrinanti leccate; in quella posizione potevo vedere
tutta la parte superiore del corpo della ragazza che mia moglie occupava
baciandole la bocca e passando dita leggere là dove potevo vedere e
dove brividi di piacere riuscivano ad estorcere perfino accenni di pelle
d'oca. Ad un certo punto, ispirato dalla forma delle ascelle,
perfettamente glabre e stranamente aggettanti come monti di Venere
impropri, mi inerpicai a baciare e leccare anche quella piega che portò
la sgallettata ad un vero furore erotico.

"Sì, cominciò a strillare, leccatemi tutta, anche la figa, anche lì, per
piacere, ti supplico" e mentre io me ne tornavo in zona compatibile col
mio programma coincidente con l'incitamento, pietosamente Elena provvide
ad impegnare di nuovo la bocca di Luana. Anzi, presa poi da geniale
ispirazione fu lei che m'invitò a cambiare posizione e mettermi a 69 per
una soddisfacente quanto silente conclusione di entrambi.

Ce ne stavamo così a sollazzarci in reciproche suzioni quando,
imprevedibilmente, il citofono ci segnalò l'improvvido ed intempestivo
rientro della figlioccia che, mentre le due donne si ricomponevano
intrattenni, prima di aprirle e consentirle un primo acceso in giardino
per poi entrare in casa a situazione ormai normalizzata.

Da quell'agosto 2002 non ho più avuto modo di restare da solo con la
sgallettata ed oggi, finalmente, il ricordo di quella notte, insieme
alle attuali moine della ragazza mi fa percepire l'imminente spruzzo che
sorprenderà Luana che non informerò preventivamente. Luana, però mi
sorprende lei perché inghiotte senza fare un plissè, con rara competenza
ed eleganza, conquistandosi subito parecchi punti a favore.

Peccato che subito dopo, leccatasi le labbra riprenda poi, come nulla, a
parlarmi di Gino, conosciuto ieri in discoteca "Un tipo così spirituale
e romantico, come tanti meridionali, sai----.



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