RACCONTI EROTICI
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  RACCONTI AMATORIALI Autore: Racconti Amatoriali

Introduzione



I racconti che seguono (non so quanti a dire la verità), fanno parte di un
mio passato. Mi fa piacere condividerlo con tutti coloro che vorranno
leggere.

Solo alcune cose da tenere presenti:



1) Le storie e le vicende di per se stesse sono molto semplici, quasi
banali, perché così sono accadute. Non racconterò nulla di "estremo" o molto
particolare perché (purtroppo :-) niente di tutto ciò è avvenuto.



2) Queste storie sono racconti in cui l'argomento è strettamente e solamente
il sesso (ricordo che il newsgroup è sesso.racconti e non
erotismo.racconti!). Da questo ne consegue che:

- Non c'è nessun altro fronzolo o ornamento al racconto. Non mi dilungherò
molto, quindi, a raccontare le condizioni che contornano la vicenda o a
raccontare (eventuali) sentimenti, a meno del minimo indispensabile per la
comprensione.

- I termini e la maniera in cui vengono usati è quasi volgare. Abbiate
pazienza, in quei momenti, quando tutto succedeva io pensavo proprio così, e
così ve li propongo.



Tutto questo è pagato con la freddezza del racconto (a volte quasi
squallido). Me ne scuso sin d'ora con tutti i lettori più sensibili, e
particolarmente con la (eventuale.) parte femminile, notoriamente sensibile
a questi aspetti.



Un'ultima considerazione. A me piacere definire queste storie come
"amatoriali" (facendo un parallelismo con la classificazione delle immagini
e video nel mondo internet).



Così da una parte ci sono immagini o video creati ad hoc, con attori
professionisti, fotografi e registi e il tutto è studiato a tavolino; da
quella stessa parte c'è una tipologia di racconto (solitamente puramente
fantastico) perfetto, tutto ben confezionato, che qualcuno ama definire
anche "d'autore".



Dall'altra parte, invece, c'è il mondo dell'amatoriale, dove foto e video
hanno poca luce piuttosto che sono sovresposti, le inquadrature mosse, buie,
granose, figure "tagliate", magari un dito sull'obbiettivo. Non è importante
che la foto sia fatta bene o male è importante il carico di autenticità, di
verità che porta dentro.



Ecco, i miei sono racconti "amatoriali", quindi scusate per tutte quelle
dita sull'obbiettivo che potrete trovare.



Correva l'anno 2001.



1





Ero single da due/tre anni. A parte qualche esperienza fugace, mi ritenevo
una persona in astinenza. Ci eravamo baciati per la prima volta una
settimana prima, un bacio appassionato (sarebbe stato il principio di una
lunga storia). Dopo una settimana, continuavamo a frequentare l'associazione
dove ci eravamo conosciuti; a fine serata si stava un po' assieme e si
rientrava. Niente più di qualche bacio appassionato e qualche toccatina a
tarda sera, quando la riaccompagnavo, quando non c'era nessuno in strada.

Dopo essere usciti dall'associazione, ci eravamo trattenuti a parlare a
lungo, una pizzetta al taglio, e si erano fatte le 3 del mattino. L'avevo
appena riaccompagnata in macchina a casa e ci stavamo salutando con un
bacio, appassionato come al solito. Ho infilato una mano sotto il maglione e
ho cominciato a toccarle il seno, caldo, morbido. La mia mano lo avvolgeva
tutto.

Tiro su il maglione e mi guardo attorno (non si sa mai anche a quell'ora) ma
non c'era nessuno in strada. Mi avvicino con la bocca, scosto il reggiseno
verso il basso ed esce fuori il capezzolo. Con quel maglione sicuramente lei
non ha freddo, infatti ha il capezzolo grande e largo, sembra soffice, di un
rosa che spicca sulla tetta bianca. Mi avvicino con la bocca e inizio a
succhiarlo. E morbido e caldo come lo immaginavo. Dopo poco che è in bocca
diventa duro e più piccolo. Vorrei mordicchiarlo, ma non so se a lei piace,
perché io lo vorrei mordicchiare forte. intanto lei con la mano arriva alla
cerniera dei miei jeans e la apre. Lo prende in mano e inizia a giocarci: il
suo su e giù all'inizio è lento, stringe forte, lo apre tutto fino alla
base. Io continuo a succhiare sempre più forte, tolgo fuori anche l'altra
tetta dal reggiseno e le avvicino tra loro. Lecco il canale che si forma tra
le due e inizio a pizzicare tutti e due i capezzoli. Lei ansima, tiene
strette le gambe e le sfrega tra loro. Penso si stia masturbando senza mani.
Io non resisto più e glielo dico: « sto per venire! ». Continua ad ansimare,
sempre più forte, sembra che questa idea la faccia godere di più. Io sto
mordendo il capezzolo, lo mordo sempre più forte mentre le tengo la tetta
verso la mia bocca, ho paura che le faccia male ma invece non solo non si
lamenta ma mugola sempre di più. L'altro lo sto stringendo tra due dita con
l'altra mano, sto stringendo quasi al massimo, di più non posso. Io non
resisto più e alla fine vengo, sento le scariche e gli schizzi, uno dietro l'altro.
Sento come ogni schizzo di sborra esce. Lo sento come arriva sui jeans, sul
mio maglione.

Dopo qualche altra contrazione ho finito, sono esausto. Lei ansima ancora ma
penso che sia venuta anche lei. Mi giro a vedere cosa è successo: la sua
mano è piena del mio sperma, lei sta ancora giocando, ora lentamente, però.
Vedo che le cola da tutte le parti della mano. Ho il jeans pieni su tutte le
cosce. Uno schizzo è arrivato anche sul volante.

Lei prende un fazzolettino e si pulisce la mano; ne prende anche un altro.
Anche io mi asciugo, pulisco approssimativamente il volante.

Ci salutammo nuovamente ed andai via.

Tornando a casa pensai che tutto sommato era da molto che non godevo con le
mani (che non fossero le mie !!)



2



Erano passati pochi giorni dalla prima volta che R. mi aveva fatto godere
con la sue mani. Eravamo usciti come al solito tardi dall'associazione. Ed
avevamo fatto ancora più tardi tra due chiacchiere e la solita pizzetta al
taglio. Il giorno pioveva come raramente fa nella nostra zona. Io mi volevo
appartare un po', prima di riaccompagnarla, perché comunque sotto casa sua
era una zona "a rischio" anche alle 4 del mattino. Dopo qualche centinaio di
metri entrammo nella strada sterrata che costeggia lo stagno. Iniziammo a
baciarci, come al solito appassionatamente. Le mani andavano dappertutto. Io
le tiro su il maglione e sposto il reggiseno.

Le prendo un capezzolo in bocca. Lo succhio e diventa subito duro. Con le
dita continuo a stuzzicarlo, a stringerlo e girarlo e con la bocca passo all'altro
che è ancora morbido, piatto, largo. Lo prendo tra la lingua e il palato e
succhio, sento che diventa duro immediatamente. Le tiro su la gonna con la
mano e comincio ad accarezzarla attraverso gli slip. Sento caldo ed umido.
Cerco di passare un dito su e giù per la lunghezza della fessura, ma sembra
che le dia fastidio. Forse sarà il tessuto. Tiro un po' giù gli slip, lei
alza il bacino per facilitarmi il compito. Inizio a passare il dito nella
fessura che è bagnatissima. Nel mentre che le sto succhiando il capezzolo,
lei mi mette la mano nella nuca e mi spinge ancora di più verso le sue
tette, mi schiaccia, mi ci affonda dentro, ho il naso tappato dalla parte
superiore della sua tetta; stringo ancora di più con i denti: « godo!! ». Me
lo dice, e me lo ripete, a voce alta, più volte. Scivolo con la testa in
basso, ma lo slip abbassato a mezza coscia non le fa aprire le gambe tanto
da infilarci la mia testa in mezzo. Glielo sfilo definitivamente e lei apre
le gambe bene, le divarica totalmente per quanto possibile in machina. Mi ci
infilo in mezzo con la testa e comincio a leccarla tutta. Le si gonfia il
"bottoncino", e durissimo e liscio. Ci gioco con la lingua. « Godoo »,
continua a dirmelo e continua a farlo. Intanto le ho infilato il dito medio
dentro, infondo, e cerco di spingerlo nella parete anteriore. So che può
piacere di più la stimolazione di questo celebre punto G, e a lei mi pare
piaccia molto di più. Sta ansimando e continua a dirmi che la sto facendo
godere, mi continua a dire di leccargliela, mi piace che me lo dica e
continuo a farlo. Intanto, però, sento che il dito ci sta largo. So (per lo
meno si dice) che non è tutto la grossezza. Ma mi farebbe piacere sentirla
piena. Le infilo piano piano anche l'anulare, accompagnato da molti « si,
si, dai » e alla fine ho due dita dentro. Mi mette la mano nella nuca e mi
spinge più forte, mi affonda anche li. Sento che si bagna sempre di più e
ogni tanto lecco ed ingoio tutto quello che altrimenti a quel ritmo
colerebbe. Poi continuo a leccare il bottoncino, poi scendo con la lingua
proprio sull'apertura e gliela infilo un po' dentro, insieme alle due dita.
Alza il bacino per facilitarmi il compito e sembra proprio che la lingua
dentro le piaccia molto; torno su ed il giochino col quale stavo giocando
prima con la lingua mi sembra più duro, più sporgente. Mi lecco l'indice e
lo metto vicino alle altre dita; piano piano spingo anche questo dentro.
Faccio un po' dentro e fuori, ed ogni volta che spingo tutte e tre le dita
dentro, fino alla base, le si allarga sempre di più. Adesso, mi sento che è
piena!! Mi continua a dire di tutto, leccami, godo, spingi, e questo mi
eccita al limite. Vorrei tentare di mettere anche un altro dito dentro, ma
lei comincia a muoversi sempre più velocemente, a dibattersi, a spingere
avanti ed indietro col bacino, sembra proprio che mi stia scopando le dita;
sembra che mi stia scopando in bocca. Mi dice che sta venendo, che sta
godendo, si bagna sempre di più ed ormai ad ogni colpo di lingua devo
ingoiare se non voglio che coli nulla. In quella situazione io non posso
essere da meno e alla fine inondo le mie mutande. Lei continua a venire per
un sacco di tempo dopo di me.

Dura un sacco, continua ancora a strisciarmela nella bocca e si muove ancora
sulle mie dita. Sto ancora ingoiando.

Si ferma. E' venuta. E' sconvolta, ma anche io non sono da meno.

La sera tornai a casa con un bel sorriso. E pensavo che ancora non avevamo
avuto la possibilità di metterci comodi, al di fuori di un automobile. Che
peccato. Però ero convinto che la cosa non le fosse dispiaciuta, anzi. forse
le sarebbe piaciuto meno altro, non so. Chissà quante altre volte gliela
avevano leccata come avevo fatto io la sera (se mai era successo prima).
Sapevo infatti che non aveva avuto grandi esperienze fino ad allora. Forse
sono stato il primo. Non ne abbiamo mai parlato.

In pochi minuti ero addormentato a letto con un sorriso stampato sulle
labbra.



3



Entrai a casa sua. Era la prima volta che lo facevo, non ci frequentavamo da
molto tempo. I genitori erano partiti: era sola. Appena entrai mi fece
accomodare in soggiorno. Sapevamo bene che situazione particolare fosse, e
subito infatti scattò la molla del desiderio. Iniziammo a baciarci. Mi
chinai mentre lei era in piedi e iniziai a baciarla attraverso gli slip.
Lei, poi, mi tira su, la bacio sulla bocca, sul collo.

Poi si china lei questa volta, mentre io sono in piedi, e comincia dapprima
ad accarezzarlo attraverso pantaloni, poi apre la cerniera. Lo toglie fori,
e duro come la pietra, ho un desiderio che non reggo, lo mette in bocca
tutto, tutto d'un colpo. Comincia a succhiarlo e a spompinarlo, con le
labbra, la lingua dentro che gira sulla cappella. Quanto tempo è che non
provavo questa sensazione!! La stacco da questo suo gioco. Il divano è a
pochi passi ma non ho la minima intenzione di raggiungerlo: la faccio
coricare per terra, sul tappeto. Le tiro fuori le tette, le vedo bene, i
capezzoli sono proprio all'insù. Quando è coricata sembra che siano molto
più piatte e larghe . « Posso metterlo in mezzo alle tette? » Glielo chiedo
non tanto per la risposta che è scontata, quanto perché penso che ogni volta
che nomino certe parti del corpo o certe azioni con dei nomi piuttosto che
con altri, la cosa ecciti di più, renda l'atmosfera più "maiala". Mi metto a
cavalcioni su di lei che sta coricata e glielo metto in mezzo, come le ho
appena detto. Lei se le tiene unite con le mani, e riesce a fare un comodo
spazio dove vado su e giù. E' una cosa bellissima e dura per non so quanto
tempo, ma per me è infinito: le sto scopando le tette. Glielo dico a voce
alta, voglio che senta cosa sto facendo, con i termini giusti. Lo vedo
sbucare dal canale che da verso il suo collo, e come torno giù, le sparisce
in mezzo alle tette. Lei lo guarda, o almeno cerca di farlo, perché non è
comodissima come posizione per la sua testa. « Te lo voglio mettere in
bocca » Non risponde, si molla il seno che si stava fino a quel momento
spremendo intorno a me, lo prende in mano e lo tira verso la sua bocca.
Piega la testa e lo prende in bocca mentre è ancora all'altezza delle tette.
Avanzo lievemente col corpo e lo sento affondare nuovamente nelle sue
labbra. Ma lei non ha cuscino dietro la testa e regge pochissimo così
sospesa, chinata. Alla fine poggia la testa per terra e lascia la presa. Io
non voglio che finisca e per metterlo ancora in bocca devo proprio tirarmi
su decisamente e infilarlo dall'alto verso il basso dentro la sua bocca,
tenendomi sulle braccia e sulle ginocchia. Lei non si muove, non si può
muovere, può solo far roteare la lingua dentro, perchè ha la testa poggiata
sul tappeto; solo io mi muovo, glielo pomparglielo dentro e fuori, spingo
come se la bocca fosse senza fine. Forse sto spingendo troppo, la sento un
po' in difficoltà per un attimo, come se le fosse venuto un rigurgito. Dopo
poco si dev'essere abituata e se anche spingo più in fondo che posso lei lo
accetta benissimo, penso che sia veramente all'altezza della gola. La guardo
e vedo che ha le labbra strette, bene aderenti, ed ogni volta che spingo
vedo che le si gonfia la bocca, si vede benissimo dall'esterno che le si
riempie. « Mi piace scoparti in bocca » mi piace che lei sappia che cosa sto
facendo, nei termini giusti. Vorrei continuare all'infinito ma la situazione
è insostenibile. « Sto per venire ». Glielo dico questa volta perché non so
quali siano i suoi gusti. Magari non le piace a ricevere il liquido in bocca
e vuole toglierlo poco prima, quindi e meglio avvisare. Lei mi mette le mani
nel sedere e mi spinge ancora più dentro. Capisco che le posso venire in
bocca. Molto tempo prima, quando mi era capitato, un'altra lo aveva tenuto
tutto in bocca e poi alla fine lo aveva sputato su un fazzolettino. Continua
a spingermi verso di lei e io sento che le sono praticamente dentro in gola.
Un primo schizzo. La sento un po' gorgogliare, forse è troppo infondo: poi
ingoia. Ho sentito proprio, ha mandato giù il primo schizzo della mia
sborra. Tutto ciò capita in una frazione di secondo e io rischizzo, il
secondo. Oramai ho capito che la situazione la posso caricare ancora di più.
Voglio ancora dirle cosa sta facendo: « ingoia, ingoia.»; e ingoia anche il
secondo schizzo, « bevi, R., bevi, mangialo tutto ». Continuo a venire ma
ora non la sento ingoiare più; continua invece a succhiarmelo fortissimo, e
il mio sperma penso che cominci ad uscire solo perchè lo sta succhiando
fuori lei. Ancora alcune contrazioni, che immagino le riempiano la bocca, ed
io sono esausto ho finito tutte le energie. Sto tremando. Mi chino, la
guardo, sta ancora succhiando . - guarda che non esce altro anche se
continui a succhiare - penso tra me e me. Quando lo tolgo dalla sua bocca,
le sue labbra sono talmente strette attorno che non ne rimane niente su di
me.

Ha la bocca chiusa. Ha gli occhi chiusi. Ha la bocca piena. . La sento
ingoiare, un'ultima grande quantità di sperma, l'ultimo sorso; dev'essere
tantissimo.

Ancora oggi godo al ricordarmi quel rumore tipico di quell'ingoio. Come di
chi deglutisce un abbondante sorso appena bevuto.

Ricorderò per sempre il mio primo ingoio.

4





Galeotta fu la notte. Come galeotta fu l'automobile. E' così, per una
relazione così giovane, quando ancora non si ha l'indipendenza degli spazi .

Potrei sbagliarmi, ma ricordo che prima di quella notte lo avevamo fatto in
maniera diciamo canonica, forse solo una volta. Quindi eravamo proprio agli
inizi (se non proprio la prima volta, non ricordo bene). Andammo al faro, un
luogo abbastanza remoto della nostra città, anche se a soli 5 minuti dal
centro abitato. Zona pre-militare, zona buia e collinare, strade da
fuoristrada estremo, che danno a strapiombo sul mare. Spiazzi di roccia
calcarea ricoperti di macchia mediterranea pieni di macchine, tutti al
buio: - quante persone nella nostra stessa situazione -, pensavo tra me e
me. Parcheggiai nella maniera più nascosta possibile, ciò visibile ad appena
il 60% delle macchine che passavano vicino. !!! Ma tanto li c'era poco da
nascondere, chi va li ha un solo scopo e non sta pensando a te (forse).
Parcheggiai parzialmente a ridosso di un cespuglio ed i sedili posteriori
rimanevano un po' più nascosti dall'arbusto. Decidemmo di spostarci dietro.

Ricordo che lei avesse una gonna lunga e larga. Non è comune vedere una
ragazza vestita così. Un abbigliamento decisamente superato, nell'anno 2001
che correva. Ma vi assicuro molto comodo, senza bisogno di cinture, bottoni,
cerniere o quant'altro.

Lei si corica a pancia in alto per lungo sul sedile poggiando la testa sul
bracciolo dello sportello. Le tiro su la gonna, lei mette una gamba sul
pannello posteriore ed allarga totalmente le gambe. Qualche breve
preliminare; onestamente non ricordo se siano stati brevi o lunghi, non li
ricordo per niente, non è la cosa che ricordo di quella serata. Il mio
ricordo inizia che la sto penetrando, glielo infilo dentro infondo, vorrei
trovarne la fine. La scopo in questa posizione. Lei tira su il bacino ad
ogni colpo. Non so perché non so come ma certe cose le tenti quando puoi:
non so che reazione possa avere, non conosciamo ancora per niente i nostri
gusti. Lo tolgo. Lei mi guarda, un po' perplessa. Lo porto con la mano due
centimetri sotto e lo poggio sul suo buchetto di dietro. Mi guarda ancora
perplessa, ma ora ha capito cosa cerco. Richiude gli occhi. Io penso proprio
che non l'abbia mai preso dietro. Spingo un poco ma l'impresa sembra più
impossibile che difficile. Ho paura di farle male, e che quindi mi dica di
smettere. Non so se dovesse succedere se avrei il coraggio di ripropormi lì,
in quel secondo buco tanto desiderato in un altro momento. Anche io non l'ho
mai fatto fino ad ora, non so come sia. Lei cerca di facilitarmi il compito
alzando il bacino. Faccio l'unica cosa che un disperato come me possa fare
in quella situazione: mi riempio di saliva una mano e poi la passo su di me
e sul suo ano. Riprovo un po' a spingere; intanto lei ha gli occhi chiusi,
ha il respiro corto ed è ferma: sta aspettando questa novità. Intanto tutto
questo tempo fermo me lo ha un po' rilassato. Ora, finalmente, lo sento un
po' meno gonfio, meno grosso di qualche minuto prima. Forse proprio per
questo inizia ad entrare un pochettino, giusto la prima parte della
cappella, un po' meno grossa di prima. Tolgo la mano e inizio a fare un po'
di dentro e fuori di un centimetro, anche meno. Vorrei che il suo culo si
adattasse al nuovo ospite, lentamente. La guardo in viso e lei corruga un po'
la fronte, penso che un po' le faccia male. Piano piano sto spingendo dentro
di un pochettino di più alla volta, ma comunque non sono dentro più di un
paio di centimetri. Lei continua a soffrire. Ancora mi riempio la mano di
saliva, lo sfilo per quel poco che era entrato, e ripasso la saliva. Ripunto
il suo foro. Nel mentre il mancato movimento insieme alla tensione me l'ha
reso ancor meno grosso e duro di prima. La cappella rientra agevolmente
tutta, ma ora devo tenerlo con la mano altrimenti si piega e non riesco a
spingere. Sforzo un po' e sento che finalmente entra per un bel pezzo. Lei
aggrotta ancora un po' la fronte, ma meno di prima. Finalmente entra ancora
quel tanto in più. Ormai le sono dentro per tre quarti e tolgo la mano che
lo teneva: adesso si regge da solo. Inizio a fare un po' di su e giù, di
dentro e fuori. Il suo ano è strettissimo, sento che me lo stringe
fortissimo. E' una sensazione bellissima. Dentro è caldissimo, molto stretto
anche se meno dell'ingresso. Non c'è paragone con la posizione canonica.
Dentro è molto poco scivoloso, la penetrazione da una sensazione di densità.
Questa sensazione mi fa impazzire, io riprendo il vigore e la grossezza di
prima. Dopo pochi colpi, infatti, sento che diventa duro come prima, ma poi
molto più di prima. Mi pulsa e si sta ingrossando come non mai mentre è
dentro di lei. E' una cosa che si avverte distintamente, che io avverto
distintamente, che lei avverte distintamente. La sensazione di non infilarle
dentro qualcosa di grosso, ma di farglielo sentire ingrossare dentro mi fa
impazzire.

Non sono ancora totalmente dentro e allora lentamente lo spingo ancora più
in fondo. Lei soffre, me lo fa anche capire, ma io ormai sono drogato dalla
situazione e continuo a spingere, piano ma inesorabilmente, fino a che non
sento che mia punta incontra dura resistenza. E' la piega dell'intestino.
Torno un po' indietro ma non mi perdo d'animo, lei geme un po' per il dolore
ma non mi dice niente. Ho la sensazione che in quel momento non le piaccia
per nulla, ma ormai io sono troppo preso, lo rispingo in fondo, sento
nuovamente la piega dell'intestino, continuo a spingere e sento che entra
sempre di più, si fa strada. Lei comincia a stringermi con le mani le mie
braccia, le sue unghie mi lasciano il segno, so che sta soffrendo molto ma
io in quel momento vorrei solo farglielo arrivare in gola da lì. Ad un certo
punto sento che il suo sesso si poggia sul mio pube. Sono entrato dentro
quanto più potevo, sono tutto dentro, sono al massimo. Mi fermo un attimo e
sento che dentro la situazione si accomoda, lei si rilassa. La piega dell'intestino
è diventata più docile, tutto mi avvolge, caldissimo, strettissimo. Dopo
pochi secondi che sto fermo, inizio a scoparla nel culo.

All'inizio fa ancora un po' di fatica e per lei anche un po' di dolore ma
dopo poco diventa tutto più facile. Ogni colpo io lo sfilo sempre un po' di
più per poi rimetterlo fino alla base. Dopo poco, praticamente, ad ogni
colpo lo tolgo tutto e lo riinfilo tutto. Il suo buco ormai è sensibilmente
largo e dentro sono riuscito a farmi lo spazio per spingerlo totalmente in
fondo senza sentire niente sul fondo. Il suo viso è più disteso e sta
ansimando. Io me lo sento tanto duro che quasi mi sembra che non sia mio, mi
sembra una protesi di gomma dura. Sto godendo ma voglio far godere anche
lei. Quindi lo spingo tutto in fondo fino a che non mi da la sensazione di
arrivare all'altezza dell'ombellico. Adesso la sua femminilità col suo
bottoncino li sento sfregare sul mio pube. Le piace. Comincio a muoverglielo
dentro senza mai staccare il mio pube dal suo gioiello, che sta per
esplodere quanto me. Continuo a sfregarle col pube il suo punto del piacere.
Intanto dentro il suo culo comincio a sentire cedere e ho la sensazione che
tutto si stia allargando sempre di più. Mi dice che sta venendo, io
focalizzo finalmente la situazione che sta venendo mentre la scopo nel culo
e la cosa mi eccita. Voglio esplodere anche io, voglio sborrarle dentro fino
in pancia, « voglio riempirti fino allo stomaco » glielo dico, spingo ancora
e sento che finalmente le piscio tutto il mio piacere dentro, è bollente,
lei sta ancora godendo, si muove in maniera frenetica, sento che il mio
sperma comincia ad avvolgermelo e a risalire, colpo dopo colpo, verso l'uscita.
Adesso qualche goccia mi bagna e mi cola fuori.

Rimaniamo un minuto fermi, zitti, a goderci quel momento appena vissuto e le
immagini che lo accompagnano. Mi scosto, lo sfilo piano piano. Quando arrivo
alla fine, lo tolgo del tutto ed un immenso gocciolone di sperma le esce
dall'ano e cola direttamente sul sedile posteriore della mia macchina. Azz!!
Ma in questo momento non mi interessa poi più di tanto.

Tornammo a casa.

Quella notte, ripensando a quei momenti, venni altre due volte.



5



Stavamo assieme ormai già da un po' di tempo. Tutto quello che facevamo
bastava a soddisfarci ogni volta che ci vedevamo. Ma sotto sotto io ho
sempre desiderato di più, di avere una grande zoccola davanti. Non lo fu mai
"grande", forse non fu mai neanche zoccola. E soprattutto ho sempre avuto la
sensazione che tutto quello che facesse lo facesse più per me che per lei,
più perché piacesse a me che a lei.

Tutte le volte che me lo prendeva in bocca, me lo succhiava, me lo
spompinava e si faceva venire in bocca e ingoiava e rimaneva a succhiarlo
anche dopo che ero venuto. La cosa mi piaceva moltissimo, ma volevo qualcosa
di più. Eravamo soli, sul letto. Finalmente i suoi genitori avevano preso a
partire spesso per il fine settimana. Per qualche motivo molto immaginabile
mi ritrovai in ginocchio sul letto con lei coricata davanti che me lo
succhiava e leccava per farmi godere come lei sapeva fare. Si prospettava un
piacevolissimo pompino come quelli che conoscevo bene. A dire la verità mi è
sempre mancato che non si toccasse da sola durante questi momenti. La cosa
mi avrebbe eccitato molto di più, mi avrebbe trasmesso l'idea che anche lei
godesse e anche a lei piacesse fino a venire. Io godevo sempre quando gliela
leccavo. Lo tira fuori, lo guarda: ce l'ho su in tutto il suo splendore.

Se lo mette dentro e fuori dalla bocca con le labbra che lo stringono,
aderenti come due ventose. Io sono pressoché fermo col bacino, è lei che
porta avanti ed indietro la testa. Lo tiene anche con una mano. «
Leccamelo », le dico; lei smette di succhiarlo e tira fuori la lingua e
inizia a farmi vedere come lecca la cappella e poi scende per tutta la
lunghezza. Ma a me piace di più quando sta sulla cappella. Poi lo riprende
in bocca e lo ingoia fino alla base. Non so come si sia specializzata nell'ingoiarlo
così in fondo senza avere dei conati, però le sue labbra sono poggiate
proprio sulla base. Quando lo fa riuscire, lo prendo io nella mia mano.
Comincio a muoverlo su e giù, lei sta succhiando solo la cappella, come
cerca di andare in fondo sbatte sulla mia mano. « Vorrei venirti sulla
lingua. voglio vedere come ti schizzo dentro. voglio inondarti tutta la
bocca e vedere quanto ce n'è dentro. voglio vedere mentre lo ingoi »,
insomma voglio vedere quello che fino ad allora avevo sentito e solo
immaginato che le avvenisse dentro la bocca. Le mie stesse parole mi
eccitano al limite, lei intanto si è messa di fronte con la bocca aperta e
la lingua che me lo lecca poco poco sotto la cappella. Io schizzo mentre me
lo masturbo si fronte al suo viso. Il primo schizzo le entra in bocca, in
parte va sulla lingua che sta fuori, in parte le arriva molto più in fondo.
Nel mentre che lo sto masturbando lo muovo da quella posizione ed il secondo
schizzo va fuori e le bagna il labbro superiore fino al naso e lascia una
bella striscia verso lo zigomo. Godo all'idea di averle sborrato sul viso.
Continuo a venirle riprendendo a puntarglielo sulla bocca e ancora le
riempio la lingua che lei tiene fuori, immobile, facendola a fossetta per
tenerne il più possibile. Quello in eccesso le cola verso l'interno della
bocca e verso i bordi delle labbra che diventano visibilmente bianchi.
Quella immagine prolunga la mia venuta. Quando sono esausto, lei mi guarda e
si allontana, ancora con la lingua tenuta fuori. Vuole farmi vedere che si
vede tutto ed infatti ha la bocca piena di sperma e non solo la bocca.
Ingoia mentre mi guarda fisso negli occhi. Si passa il dito sullo zigomo e
sul labbro per raccogliere tutta la sborra che era fuoriuscita prima, la
porta alla bocca e la ringoia.

Accenna un sorriso.

So che non godette di quella esperienza, ma forse godetti tanto io che
bastava per tutt'e due.



6



Eravamo a casa mia, a guardare la tv in camera mia. In casa anche i miei
genitori. Sono sempre stato abbastanza indipendente in casa, i miei genitori
hanno sempre bussato alla porta della mia stanza prima di entrare,
soprattutto se sono con altre persone. Comunque la situazione non permetteva
di correre certi rischi: t'immagini se proprio il giorno si fossero
dimenticati di bussare e mio padre che entra e vede R. col mio uccello in
bocca?!?! Mi vengono i brividi solo a pensarci. Uscimmo per farci un giro in
macchina, eravamo carichi di desiderio. Arrivai in macchina e, messo in
moto, prendemmo la sopraelevata che attraversa a metà tutta la città,
quattro corsie a scorrimento veloce, ben illuminata da un lampione ogni
venti metri. Stavo guidando. Aprii la patta dei miei pantaloni e lo tolsi
fuori: « Hai voglia di prenderlo in bocca? ». Lei si stacca la cintura e si
china verso di me e inizia a succhiarlo. Poi tira su la testa, da uno
sguardo in giro, una macchina ci supera distrattamente. Io sto andando
dritto, senza meta, punto ad uscire dal centro abitato. Lei continua a
succhiarlo, io tolgo una mano dal volante e la poggio sulla nuca, accompagno
il suo movimento di della testa e ogni volta che scende con la testa io la
spingo ancora più giù e tiro su il bacino, per farglielo arrivare più in
fondo, come piace a me. Non so neanche come sto guidando, sicuramente piano
e mi superano in molti, ma immagino sempre molto distrattamente. Il
semaforo. Da lontano lo vedo, glielo comunico, lei si tira su e si pulisce
le labbra col dorso della mano. Arrivo al rosso, mi fermo. Affianco altre
macchine, io devo avere uno sguardo sconvolto. Lei guarda a destra e a
sinistra distrattamente. Non fiatiamo per tutta la durata di quel (cazzo di)
rosso, ma la situazione non è tesa ma al contrario molto rilassata, solo che
non c'è nulla da dire. Io ce l'ho fuori ancora duro e pieno della sua
saliva. Verde, riparto, tutti partono a razzo, chi mi sta dietro mi supera a
6000 giri; cento metri, siamo nella S.S. è buia, industrializzata ma a quell'ora
disabitata. Lei si richina, senza dire nulla. Lo riprende in bocca. «
Succhialo, ti piace quando te lo spingo in fondo » continua la sua opera, lo
lecca lo succhia, lo pompa, poi tutta la lingua intorno alla cappella, poi
lo ringoia. Lo tiene anche con una mano che fa andare su e giù in
controtempo con la bocca, in maniera che quando lo tira fuori dalla bocca la
mano me lo tira in basso e io sento la pelle che si tende, è tutto gonfio,
sembra che stia per esplodere. Le metto la mano nella nuca nuovamente e la
spingo verso il mio sesso che le spingo dentro alzando il bacino. «
Succhiamelo, che bello, voglio venirti dentro ». Come cazzo sto guidando non
lo so neanche io, ma ogni qualche secondo apro gli occhi, correggo la
traiettoria e riesco bene o male a tirare dritto (per lo meno a non farmi la
fiancata sul guardrail). Rivedo tutta la situazione: strada buia, deserta,
velocità di crociera da viaggio rilassato, mi chino, vedo i suoi folti
capelli che fanno su e giù insieme alla sua testa sul mio uccello e lei che
succhia senza mai staccare la bocca. Godo da pazzi. « Sto venendo, vengo,
vengo », la avviso, lei se lo infila ancora più in fondo e io inizio
pisciarle in gola tutto il mio piacere, caldo. La sento ingoiare i primi due
o tre schizzi, poi continua a succhiare, si riempie la bocca di liquido. Poi
lo toglie un po' fuori, tiene solo la cappella tra le labbra, ed ingoia
nuovamente tutto il restante. Lo riprende in bocca e continua a giocarci
fino a che non comincia a sentire una minore durezza. Infine lo sfila dalla
bocca: e bagnato solo poco poco della sua saliva, di tutto il resto neanche
traccia.

La sera per riaccompagnarla a casa feci il giro un po' più lungo, e ne fui
felice. Capitò altre volte di farlo così, e le ricordo tutte con piacere,ma
la prima è sempre la prima.



Continuerà.



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