Il professor Andrea aprì gli occhi lentamente. La testa appoggiata sugli
avambracci, il corpo appoggiato alla scrivania bianca, asettica. Corrucciò
lo sguardo quando la forte luce al neon colpì le sue pupille. Guardò l'ora
sul portatile. 3:08. Ancora una volta si era appisolato mentre il
"computerone" del laboratorio faceva i calcoli. Da quando il Progetto era
entrato nel vivo lavorava fino a 16 ore al giorno, spesso si dimenticava di
dover mangiare e si addormentava dove capitava. Era completamente
rapito, una scoperta eccezionale, dovuta, per la veritá a un colpo di
fortuna, mentre si stava dedicando a qualcosa di completamente diverso. Ma
tant'è, anche Colombo era uno che si era perso. Si alzó, stirò la
schiena, contratta dalle tante ore passate alla scrivania e si avviò verso
l'uscita del laboratorio. Se i suoi calcoli erano giusti, tra poche
settimane avrebbe potuto iniziare la sperimentazione direttamente su
se stesso, poi, se tutto andava bene, il mese seguente, poteva verificare
il frutto del suo lavoro.
La ragazza uscì dalla doccia. Prese un asciugamano e se lo passò
velocemente sui capelli e sul corpo. Si mise davanti allo specchio. Sorrise
soddisfatta: "Non male" pensò. Era nuda, i capelli, non molto lunghi
le cadevano sulle spalle. Un rivolo d'acqua scese velocemente su un seno,
si fermò su di un capezzolo e gocciolò a terra. Si guardò i seni, tondi e
sodi. Ne prese uno con la mano e lo strinse dolcemente, quasi a volerne
saggiare la consistenza. Poi con la stessa mano scese lungo il ventre. Si
fermò, accarezzando la pelle liscia e poi indugiando sui primi peli. Poi
riprese a scendere. Chiuse gli occhi. Passò quattro dita sulle grandi
labbra e fece forza col pollice sul monte di Venere, stringendo le altre
dita contemporanemente. Il medio scivolò dentro lentamente. Notò come
iniziava a sentirsi bagnata. Estrasse il dito delicatamente e si girò.
Contorse il collo per poter vedere il sedere. Si chinò e appoggiò le mani
sulle ginocchia. Le piegò un poco. Era bianco. liscio e sodo. Allargò i
glutei con le mani, scoprendo l'ano e si piegò ancora per vedere attraverso
le gambe, a testa in giù. Iniziò ad avere voglia di masturbarsi. Mise una
mano tra le gambe, ma poi si costrinse a non proseguire. Doveva andare.
La ragazza alta sembrava lì sola. Ballava muovendo i fianchi sinuosamente.
Si aggiustò la minigonna, stirandola un pò sulle cosce e lo notò poco
distante, mentre sorseggiava un drink. La stava guardando ma
lei distolse lo sguardo. Lui indugiò sulle sue cosce e quando lei si girò,
non potè fare a meno di notare che portava il perizoma. Quando si girò di
nuovo, i loro occhi si incontrarono fugacemente. La ragazza
abbassò lo sguardo. Lui ora guardava la scollatura della camicia, nera come
la gonna. Dentro si intravedevano due seni generosi. Altro sguardo fugace,
ancora fu lei ad abbassarlo. Lui,iniziò a fissarla. La notò un poco a
disagio, lo guardava senza cercare di farsi notare. Decise di avvicinarsi.
Iniziò a ballarle vicino. Lei si girò di spalle. Ancora una volta lui notò
come la minigonna non lasciava molto all' imaginazione. Si avvicinò ancora.
così che quando lei si girò si trovarono a meno di mezzo
metro di distanza. Ora, si fissavano. Lui lo prese come un invito. Fece un
passo in più, e continuando a ballare arrivò a sfiorarla. Lei non si
ritrasse. Lui sporse un pò il bacino e strusciò la sua erezione
contro il ventre della ragazza. Ora erano attaccati. Provò a baciarla, lei
non oppose resistenza. Continuarono a baciarsi e a ballare allo stesso
tempo. Lui la cinse con un braccio e fece scivolare la
mano sul sedere. Prima la passò aperta sul gluteo, poi arrivato sotto
strinse la presa. Era sodo e il contatto fece crescere ancora di più il
bozzo nei pantaloni. Lei premette il ventre contro il suo,
muovendosi poi per sentirlo meglio. Lui le prese la mano. Si avviarono
verso il bagno. Entrarono e il suono della musica si fece attutito. Lui la
baciò ancora con trasporto e le mise una mano sul seno. Pensò
che era tempo che non beccava una strafica così, aveva un corpo
eccezionale, sodo e sinuoso. Si eccitò ancora di più e la spinse dentro una
porta. Ancora non avevano parlato, ma non ne avevano bisogno. Le
sbottonò la camicia, scoprendo un reggiseno nero di pizzo. Abbassò una
coppa e comiciò a succhiare e a mordicchiare un capezzolo. Lei gemette un
poco e strinse al seno la sua faccia. Lui le mise una mano
sotto la gonna e notò che era bagnatissima. Lei si sedette sul water e.
presa da frenesia, gli sbottonò i pantaloni. Frugò velocemente dentro i
boxer per tirargli fuori il pene, dritto e duro. Lo prese con una
mano, scoprì il glande e se lo portò alla bocca. Lo leccò da sotto a sopra,
poi si concentrò sulle palle, succhiandole una ad una. Le prese in mano,
strinse un poco e cominciò a pompare con la bocca. Emetteva
piccolo gemiti, mentre lui aveva rovesciato la testa indietro, gli occhi
chiusi
"Dai, non ti fermare, fammi venire"
Sentiva la lingua umida sulla cappella, la mano stretta sull'asta. Lei ora
era accovacciata sui talloni, a gambe larghe. Aveva scostato le mutandine e
si stava masturbando. Quando si alzò, continuando a tenergli il membro in
mano gli sussurrò all'orecchio "Scopami". Si girò e appoggiò le mani contro
la parete del piccolo bagno. Sporse il sedere verso di lui. Lui non perse
tempo. Le alzò la gonna e spostò al lato il perizoma nero, scoprendo il
culo. La bacio sulla schiena. Lo aveva durissimo, scivolo dentro
aiutato dagli umori di lei, abbondanti. Inizió a spingere, prima
lentamente, poi sempre più veloce. Lei cominciò a gemere
"Scopami, scopami, mettimelo in fica"
"Si, te lo infilo, puttana"
"Si, sono una puttana, spaccamela"
Lo sentiva dentro, l'eccitazione era alle stelle. Comiciò a sentire l'inzio
di un orgasmo. Lui iniziò a pompare sempre più forte, le mani appoggiate
sui glutei di lei.
"Sono la tua troia, scopami"
Ora stava quasi urlando; sudata, bagnata, nuda.
Il professor Andrea entrò nella sua piccola stanza. Era notte inoltrata.
Iniziò a spogliarsi. Appoggiò la camicia su di una sedia, si sfilò la gonna
e si tolse il reggiseno nero. Rimase in perizoma, nero anch'esso... Si
buttò sul letto e prima di cadere in un sonno profondo sorrise
soffodisfatto. L'esperimento era riuscito perfettamente. Ora sapeva. Il
giorno seguente avrebbe iniziato il processo inverso.
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