Il Soffritto di Elena.
(Riassunto delle puntate precedenti)
Elena si reca ad un appuntamento clandestino nella villa del suo
amante Massimo, approfittando del fatto che Marco, il marito
poliziotto, quella sera è di servizio in centrale. E' la prima volta
che Elena tradisce il marito (a parte alcune brevi storie con circa
una cinquantina di persone) quindi per non farsi riconoscere si
traveste da Gabibbo ma si incastra nella portiera di un pullmann e
viene salvata dai pompieri. Più tardi, mentre si intrattiene col suo
amante, irrompe nella villa il marito che spara contro di loro ma la
pistola fa clamorosamente cilecca, allora Marco, durante una furiosa
collutazione, tramortisce in maniera antisportiva Massimo e gli
impone la visione forzata di tutte le trasmissioni di "Carramba che
sorpresa". Elena, legata dal marito alla testiera del letto, si libera
e, dopo un breve corso sulle tecniche di guerriglia, irrompe nel
salotto armata di bazooka e spara contro Marco, ma il colpo va a
vuoto. Nel frattempo ricevono una strana telefonata da un personaggio
misterioso: John Smith.
5. Morte di un onesto scopatore.
Elena spiegò a Marco che non aveva nessuna idea di chi fosse quello
stramaledetto John Smith. Inizialmente lui sembrava non credere
neanche ad una parola di quello che lei affermava ma, infine,
arrivarono ad una conclusione comune: John Smith era sicuramente un
poeta della transavanguardia letteraria mitteleuropea, un artista
maledetto. Il cantore della solitudine, un abile ritrattista delle più
recondite emozioni umane. Ricordarono, recitandolo a memoria, uno dei
suoi versi più famosi e universalmente dibattuti lo struggente: "ho
bisogno di fica !". In seguito trovarono incredibili, inaspettati e
stupefacenti paragoni tra Smith e l'ermetismo di Ungaretti, si
commossero molto per questo, riscoprendo tra di loro, per un attimo,
quella comunione dei sentimenti andata nel tempo perduta.
Si ritrovarono a guardarsi a lungo nelle palle degli occhi, in un
silenzio di commossa reminiscenza del reciproco affetto. La scintilla
stava per riaccendersi quando avvenne un fatto che probabilmente li
avrebbe allontanati per sempre.
Massimo, che legato alla sedia subiva passivamente l'ennesima puntata
di "Carramba che sorpresa", lanciò un muggito strozzato di agonia alla
vista in TV di due cani pechinesi parlanti che affermavano,
dichiarando di averne le prove, di essere figli di primo letto, niente
poco di meno, che di Sergio Japino (il bel marito col pedigree di
Raffaella). Elena e Marco udendo l'ansimare del malcapitato amante si
voltarono verso di lui e, lo stesso Marco, gli si avvicinò abbassando
il bavaglio. L'amante di Elena, con gli occhi vitrei e la testa
reclinata, con le sue povere palle oramai ridotte a miseri fichi
secchi dalla ininterrotta visione di un programma così pernicioso per
la propria salvaguardia scrotale , emise un ultimo sinistro e flebile
gemito trovando solo la forza di dire :
"Questo programma è proprio una cag?.." e spirò. Un attimo dopo, quei
moncherini disidrati che erano diventati i suoi coglioni, caddero
definitivamente al suolo.
Finiva così, in modo inglorioso, la giovane vita di Massimo. Vittima
della sua irrefrenabile passione per la figa.
Massimo infatti, era stato fin dalla tenera età un "tombeur de
femmes". Da bambino la prima parola che pronunciò fu "coito". Il suo
primo rapporto sessuale completo lo ebbe a dieci anni, nel bagno della
scuola elementare con la propria maestra la quale, in seguito, lasciò
il marito e due figli per lui. A dodici anni organizzava le orge con
le compagne di classe, e pretese in regalo dal padre il giuoco
"L'allegro Regista", onde girare il suo primo film porno in otto
millimetri. Non aveva ancora compiuto quattordici anni che già si era
scopato tutte le amiche della madre e, quando il padre gli passava la
paghetta, correva subito a mignotte.
Wolfang Amadeus Mozart compose la sua prima opera a quattro anni,
Maradona a sei faceva un migliaio di palleggi con un mandarino, Paul
Morphy a otto anni sbaragliava i più forti giocatori di scacchi del
suo circolo. Massimo a sei anni progettava di sodomizzare la
domestica. Ognuno ha il suo talento, quello di Massimo era
"scopereccio".
Si può dire che non aveva altri vizi se non quello di trombare ogni
cosa avesse due protuberanze simili a tette e una fessura. Crescendo
Massimo affinò il suo talento scopatorio e imparò a selezionare gli
obbiettivi.
Diventò una autentica macchina di inseminazione.
Aveva il talento di riconoscere la psicologia femminile a prima vista,
e si comportava con machiavellica astuzia, pur di lasciare dietro di
se la bianca scia del suo passaggio.
La sua vera forza seduttiva stava nel mutare il proprio atteggiamento
in base all'occasionale interlocutrice.
Se trovava una donna intellettuale tirava fuori un : "Mi piace Milan
Kundera" e in breve se la trombava. Se invece era una patita della
musica classica le sussurrava: "Mi piace Debussy" e qualche ora dopo
se la portava a letto. Il massimo era per lui trovare una autentica
mignotta, allora bastava un semplice: "Mi piace trombare".
Il denominatore comune era che a una poteva piacere il talento di
Kundera, all'altra gli occhi di Nek, la musica di Wagner, la mascella
di Ridge o il profondo e disinteressato impegno politico di Cesare
Previti ma a tutte, indistintamente, piaceva il cazzo. Massimo faceva
leva su questo.
Spesse volte si piazzava all'uscita delle elementari ad aspettare un
figlio inesistente pur di inquadrare nel suo mirino le belle mamme che
stavamo fuori ad aspettare i propri bambini, queste cadevano nella sua
ragnatela come fossero intontite mosche d'autunno.
Se trombare tutto ciò che c'è di trombabile si potesse considerare un
arte allora il valore intrinseco di Massimo era pari a quello di
Giotto. Ma ora quel poveretto giaceva lì cadavere, stroncato dal, non
scientificamente spiegabile, successo della Carrà. Vittima, piuttosto
incolpevole, della sua fame insaziabile di fare sesso con chiunque e
comunque.
Elena sebbene lontana capì quello che era successo e lanciò un acuto
grido di terrorizzata disperazione. Marco, che solo qualche attimo
prima sembrava aver riacquistato la ragione, uscì completamente fuori
di testa.
Prese Elena che gridava disperata urlandogli : "lo hai ucciso?lo hai
ucciso" e cominciò a malmenarla:
"Si l'ho ammazzato quel bastardo, cosa credevi ? Pensavi che
scherzassi ? Pensavi di fregarmi con le tue stronze moine ? Questo è
solo l'inizio puttana !" .
Si sbottonò i pantaloni e tirò fuori l'uccello già duro.
Era, come sempre, incellophanato. Marco si era oramai abituato, spinto
dalle insistenti richieste della moglie di accurata igiene intima, a
preservare il suo membro dagli attacchi della maleodorante flora
batterica ricoprendolo per bene col cellophan per alimenti. Tolse la
trasparente pellicola scoprendo il membro ricoperto di piaghe e di
peli resi biondi dall'uso continuo dei detersivi. Tolse anche l'Arbre
Magic che teneva sempre appeso ai testicoli :
"Guarda come mi hai ridotto, baldracca ! Mi hai sempre costretto a
lavarmelo col Cif Ammoniacal e a metterci il cellophan, perché la
signora era schizzinosa. Dovevo andare a sborrare nel cassonetto in
cortile o nello scarico della grondaia perché la gran dama non
gradiva le macchie di sperma sul copriletto?. succhiamelo ora ! E sta
bene attenta , devi ingoiare tutto ! Perché se fai cadere una sola
goccia di sperma sul pavimento ti ammazzo qui, ora !".
Elena capì che da quel pompino dipendeva la sua stessa salvezza,
quindi, sebbene riluttante, ci mise tutto l'impegno possibile. Prese
in bocca, il cazzo di Marco che sapeva, come sempre, di bucato e
ammorbidente, le sembrò di succhiare l'uccello all'orsetto di
Coccolino. Si impegnò come mai aveva fatto prima. Eseguì autentici
virtuosismi della fellatio. Arrotolò la lingua intorno al pene come fa
un boa constrictor sulla sua preda per poi centrifugare il glande con
delle rapide rotazioni delle labbra. Solleticò abilmente la cappella
del marito sfregandola contro le sue tonsille per poi leccargli le
palle diligentemente. Si accorse, con un certo qual disappunto, che
Marco aveva i coglioni leggermente sudati, ma non disse nulla perché
non le sembrava il momento di lagnarsi, quello. Ben presto l'uccello
di Marco, che mai aveva ricevuto prima tante attenzioni da parte della
moglie, esternò il suo piacere. L'uomo meccanicamente, abituato da
sempre a comportarsi in quel modo, poco prima di eiaculare le tolse il
cazzo di bocca per andare a scaricare, come era solito, in cortile ma
lo fece troppo tardi e, non appena estratto il membro, schizzò in aria
un primo bianco fiotto. La giovane adultera, ben sapendo che si
trattava di una questione di vita o di morte, con un prodigioso tuffo
(che avrebbe suscitato l'invidia anche di Pagliuca) lo raccolse con la
lingua al volo e così fece con gli altri, facendo si che neanche una
sola goccia di liquido seminale potesse cadere sul pavimento in cotto
della villa. Poi si riattaccò al pene per succhiarne i residui
sedimenti spermatici ed iniziò, infine, una scrupolosa asciugatura
alitandoci sopra rumorosamente e a lungo a mo' di phon.
Gli restituì il cazzo bello asciutto. Addirittura i peli del pube
risultarono apparire belli cotonati e biondi come la testa del
cantante dei "Cugini di campagna".
Fatto questo si mise umilmente accovacciata ai piedi del marito.
Marco impiegò qualche secondo per riprendersi dal piacere di quella
accurata prestazione orale, poi si riavvolse per bene l'uccello col
"domocell" e rimise l'Arbre Magic al suo posto.
"Bene ! Hai fatto il tuo dovere... troia ! Faresti di tutto per
salvarti la pelle??sono sicuro che ti stai chiedendo come ho fatto a
sapere che mia moglie così santa in apparenza è in realtà una gran
bagascia. Certo sei stata bene attenta, hai usato tutti gli
stratagemmi. Hai sollevato di 40 centimetri gli stipiti di tutte le
porte di casa affinché non ci sbattessi le corna, hai posizionato lo
specchio del bagno ad arte in modo che non si vedessero le teste. Sei
stata proprio scaltra. Io non capivo che cos'era tutta quella
pesantezza che provavo alla testa così mi sono riempito inutilmente
di Moment, Aulin e aspirine. Ma poi hai iniziato ad essere più
spregiudicata. Hai cominciato a tradirti. Dapprima hai preso una fune
e l'hai passata tra le mie protuberanze perché ti sembravano comode
come stenditoio, poi hai cominciato ad usarle per appenderci il
soprabito quando andavamo al ristorante. Però ho veramente capito
tutto qualche settimana fa, quando siamo andati allo zoo e quella
femmina di Alce degli Appalacchi voleva iniziare il con me il rituale
dell'amore: mi aveva scambiato per un esemplare di maschio della sua
specie !!".
Marco guardando minacciosamente Elena continuò.
"Allora ho cominciato a mettere le microspie in casa, sai per me è
facile procurarmele, lavoro in centrale. Ma le microspie che passa lo
stato sono una cagata e. anziché sentire quello che dicevi tu,
prendevo solo Radio Maria. Mi sono ascoltato per una settimana la
trasmissione "Pomeriggio Liturgico" prima di capire che quella non era
casa nostra e che tu non invitavi il parroco a casa tutti i pomeriggi.
Allora ho deciso di nascondermi abbarbicato sotto al tavolino del
telefono per un intero pomeriggio, e finalmente ti ho beccata?lurida
sgualdrina?..tu che parlavi con questo stronzo?si te lo succhio?mio
marito è un idiota?.non capisce un cazzo?.e io li, sotto al tavolino,
che sentivo tutto?mi hai anche spento la cicca sul collo?stronza !
Allora ho deciso: ho venduto la casa a tua insaputa, ho mandato la tua
lettera di dimissioni al tuo datore di lavoro, ho disdetto il tuo
abbonamento a Tutto Uncinetto, ho venduto tutto, anche il cane?"
"Cane ? Ma noi non abbiamo nessun cane?" fece notare Elena.
"Come non abbiamo nessun cane?.?"
"Non ne abbiamo mai avuto?"
"Cazzo, mi sono venduto il cane dei vicini?" disse preoccupato Marco.
Poi proseguì.
"Comunque adesso ho mezzo miliardo, un bottone del giubbotto, due
gettoni del telefono, la figurina di Zamorano e mezzo pacchetto di
vigorsol in tasca. La mia idea era di uccidervi tutti e due e poi
scappare in un posto tranquillo: Kossovo, Indonesia, Cecenia o
Ruanda, al telegiornale dicono sempre che quelle sono zone calde.
A me piace il sole. Il mio sogno, veramente, era quello di andarmene
in Tagikistan ma non ho mai capito dove stramaledetto cazzo sia".
Marco si accese una sigaretta, mentre Elena tremava come una foglia
dalla paura.
"Ora dopo che è morto questo bastardo ucciderti qui, ora, mi sembra
troppo poco?.devi soffrire?devi essere tu a pregarmi di ucciderti dopo
quello che ti farò passare. Ma ora devo nascondere il corpo di questo
pezzo di merda".
Elena pregò Marco di non compiere altre pazzie, di perdonarla.
Ripeteva di essere stata sciocca a tradirlo. Poi cercò di lusingarlo
dicendogli che le belle corna che portava gli davano un aria distinta
e vissuta. Ma l'uso dell'adulazione non sortì l'effetto sperato.
Marco voleva nascondere il corpo di Massimo e le chiese se in quella
casa ci fosse una freezer. |