Ero seduta sul dondolo, in terrazzo, lasciandomi cullare dalla notte
estiva, calda e afosa. Dei vaghi rumori mi distrassero. Provenivano
dalla camera, e sembrava il cigolio di un letto. Tu dormivi su quel
letto, forse stavi male. Mi bloccai sulla porta, il lenzuolo era scivolato
e il tuo corpo, ricoperto soltanto da un paio di minuscole mutandine,
si alzava e si abbassava ritmicamente. Stavo per precipitarmi,
quando sentii distintamente un bisbiglio implorante provenire dalla
tua bocca. Sorpresa, restai immobile a osservare. No, non stavi
male. Ma è difficile descrivere cosa provai, quando compresi cosa
stesse accadendo. Sebbene provassi un po' di vergogna, la mia
curiosità si era risvegliata. Alzavi voluttuosamente i fianchi e
allargavi le cosce per poi richiuderle nell'abbassarle. Sognavi di
unirti a un uomo. I movimenti si facevano via via più frequenti, il
tuo respiro affannoso. Nel bisbiglio, afferravo parole slegate.
"Sì! Prendimi! Stringimi forte! Sì! Ancora! Più forte!"
La curiosità prevalse sulla vergogna. Mi avvicinai. Ormai ero
a un metro da te. I tuoi fianchi si alzavano e si abbassavano
velocemente. Le tue mani artigliavano il letto, convulsamente.
Lottavi per raggiungere l'appagamento, fino allo spasimo.
L'eccitazione sotto la quale ti agitavi, mi influenzò a tal punto
che dovetti mordermi le labbra per non gemere anch'io.
"Sì! Più forte! Spingi! Spingi!" bisbigliavi incessantemente.
Senza riflettere, prima ancora di capire cosa facevo, mi buttai
su di te. La tua pelle scottava per l'eccitazione. Le mie dita
cercarono subito l'accesso al tuo sesso. Non ero mai stata con
un'altra donna. Ma non era ripugnante. Bastava solo che mi figurassi
che stavo accarezzando me stessa.
Sotto l'effetto delle mie carezze, ti irrigidisti. Calmasti il tuo
respiro affannoso; ma se ti eri svegliata non lo desti a vedere.
Mentre continuavo a carezzarti, un brivido incontrollabile ti percorse.
Quel brivido dovette risvegliarti una tale voglia, da farti desiderare
coscientemente quello che era iniziato nel sogno. Il tuo sesso si
spingeva contro la mia mano e vi si stropicciava da ogni parte.
Sentivo lo spasmodico contrarsi dei muscoli sotto le mie dita,
il minuscolo membro che si gonfiava. Il tuo corpo era scosso
da tremiti, e si agitava smanioso sotto la mia mano. Poi ti
voltasti verso di me, ma gli occhi restarono chiusi. Un
istante dopo, le tue labbra erano sulle mie. Ma anelavano un
contatto più vero. La tua lingua s'insinuò nella mia bocca. Morbide,
morbidissime e lambenti le nostre lingue si trovarono e furono tenere.
"Più veloce! Più veloce!" implorasti.
Allora, concentrai la mia azione sul piccolo pedulo. Tu retrocedesti
tremante, poi incredibilmente distesa, porgesti il sesso alla mia mano
mentre lasciavi uscire un sospiro profondo. Capivo che non doveva
mancare più tanto. I tuoi denti scricchiolarono. Il tuo corpo si drizzò
posseduto dall'estasi, poi si irrigidì formando un arco, le tue cosce
si chiusero in una morsa attorno alla mia mano, mentre gemiti
rumorosi ti uscivano dalla bocca. Sotto le dita avvertivo gli spasmi
dei muscoli appagati. Mi morsi le labbra per non urlare anch'io.
Il tuo corpo si contorceva nell'estasi suprema; tu continuavi a guaire.
Durò a lungo. Poi la tensione scomparve. Giacemmo vicine, spossate.
Si udivano solo i nostri respiri concitati.
Dopo un po', sollevasti il lenzuolo per coprirti. Io trattenni il
respiro e non mi mossi. La mia partecipazione era stata così
intensa che tutta la pelle del mio corpo bruciava. Il desiderio di
appagamento si era risvegliato a tal punto che volevo fossi ora tu
a rendere quello che avevi avuto da me. Mi voltai nella tua direzione.
Giacevi immobile, gli occhi chiusi, appagata e felice. Non dicesti
nulla. Ma il tuo sorriso fu più che eloquente.
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