Stavo finendo l'ultima tavola del progetto, quando entrarono nella mia
stanza Cathrine e Simona--
"Hei! E' l'una e un quarto del 13 agosto, che ci fai ancora qui?
Stiamo andando a prendere un aperitivo per brindare alle ferie, vieni
con noi?" mi disse Simona.
In effetti, il nostro capo ci aveva concesso il pomeriggio libero
prima delle ferie estive, era l'ultimo giorno di lavoro e per almeno
due settimane non ci saremmo più rivisti.
Collaboriamo in un importante studio tecnico, Cati, come la chiamiamo
in confidenza, è Danese, si è trasferita in Italia dopo un anno di
Erasmus a Torino, per restare vicino al suo ragazzo e anche
successivamente, quando si sono lasciati, è rimasta sostenendo che
ormai l'Italia era come una seconda casa; è un architetto molto "in
gamba" e non solo per la bravura e l'esperienza accumulata in questi
anni post laurea, ma soprattutto, almeno dal mio punto di vista,
perché ha delle gambe bellissime: slanciate e perfettamente modellate,
che se avessi dovuto disegnarle io, non avrei potuto fare di meglio.
Anche il resto non è male e se le gambe si notano subito, anche per le
soventi gonne che indossa: mini, sopra al ginocchio o lunghe non fa
differenza, le donano sempre moltissimo, il sedere è il loro degno
epilogo, la pancia è piatta e se il seno è un po' carente nelle forme,
è apprezzabile (almeno da me sicuramente) per i due capezzolini che
d'estate spuntano impenitenti attraverso canottierine e camicette. Il
viso è tipico delle ragazze nord-europee: labbra sottili, nasino fine,
occhi chiari e capelli corti e biondi. E' oggettivamente una bella
ragazza e a me infatti piace moltissimo anche se il suo carattere un
po' schivo non mi ha mai permesso di conoscerla e frequentarla se non
in ambito lavorativo.
Anche Simona è una bella ragazza però più mediterranea: formosa, scura
di carnagione, con capelli e occhi neri, ma soprattutto una spiccata
vivacità e simpatia tipica napoletana, sua città natale.
Simona è una geometra, diplomatasi lo scorso anno, sono sei mesi che
lavora nel nostro studio e in così poco tempo è riuscita a
fraternizzare con Cati e con me, più di quanto a noi non sia riuscito
di fare in due anni di collaborazione.
"Purtroppo non posso" risposi, sperando che capissero il mio effettivo
dispiacere, "devo assolutamente finire questo lavoro e portarlo entro
le quattro all'Ing. --"
"Sì, vabbè, ma non sei proprio di compagnia, solo lavoro, lavoro--"
m'interruppe lei "--non te la sai proprio godere-- una volta che ero
riuscita a convincere anche Cati--" scattando in quell'istante un
occhiolino malizioso e facendomi capire che aveva intuito il mio
interesse per la nostra collega.
Le guardai con rammarico, e fra me e me mandai anche qualche accidente
al nostro capo, ma purtroppo dovetti confermare la mia prima risposta,
cosicché loro se n'andarono.
Passati circa tre quarti d'ora, avevo finito il lavoro e stavo
arrotolando le tavole del progetto quando sentii suonare alla porta--
un po' scocciato andai ad aprire, già pensando a come mandar via un
probabile seccatore ed invece mi ritrovai sulla porta proprio Cati e
Simona, quest'ultima con in mano una bottiglia di prosecco, e
visibilmente brille!
"Sorpresa!" urlò praticamente Simona "Hai visto che le tue colleghe
non ti lasciano solo?!" e nel frattempo prese tre bicchieri di
plastica dal boccione dell'acqua.
Io, effettivamente sorpreso, non potei che sorridere e ringraziandole
le presi anche un po' in giro facendo notare il loro già
"effervescente" stato: "Però vedo che avete iniziato senza di me".
Cati, accusò maggiormente gli aperitivi al bar, e alla mia battuta
sembrò un po' delusa, come se non l'avesse capita e disse: "Ma tu
stavi lavorando-- hai finito? Ti stiamo disturbando?"
"Ma no che non lo disturbiamo, vedi ha già spento tutto--" s'intromise
Simona.
"Infatti, ho finito da qualche minuto e stavo mettendo via--" le
confermai "mi fa molto piacere rivedervi qui-- ed ora brindiamo
insieme!".
Dicendo questo presi il primo bicchiere che Simona aveva versato e lo
porsi a Cati, questa mia gentilezza fece l'effetto desiderato ed
infatti tutti è tre sorridenti alzammo i bicchieri in onore delle
imminenti ferie.
Sorridenti, tutti è tre: in particolare io sorridevo a Cati e lei
ricambiava dolcissima. E Simona? Sorrideva maliziosamente anche lei e
credo stesse già pregustando quello che sarebbe successo di lì a poco--
Infatti all'ennesimo brindisi i fragili bicchieri di plastica che
utilizzavamo si rivelarono inadeguati ai tipici scontri di questi
momenti ed infatti Simona riuscì, senza problemi, a rovesciare addosso
a Cati il prosecco dei loro bicchieri.
Tenendo conto del giorno, dell'ora e probabilmente anche del fatto che
immaginava Cati sufficientemente su di giri e con i propri freni
inibitori allentati, Simona attuò quello che successivamente si rivelò
un piano architettato (e dire che era l'unica non laureata)
egregiamente.
Corse subito in bagno, prese un piccolo asciugamano da viso e
scusandosi con mille parole incominciò ad asciugare l'amica.
Cati, che indossava una canottierina azzurra di cotone, non sembrava
affatto infastidita da Simona che la stava ripetutamente palpando-- io
pensavo che probabilmente tra donne era normale aiutarsi e poi, un po'
l'alcol un po' la velocità degli eventi, che era tutto normale--
Proprio mentre cercavo di distrarre con questi pensieri, forzatamente
innocenti, le mie prime fantasie, Simona disse rivolgendosi all'amica:
"Cavolo! Ti ho rovesciato tutto il prosecco addosso e adesso che è
finito come facciamo? Aspetta--" ed intanto sollevando la canottiera
cominciò a leccarle la pancia, "Mmhh, che buono, sai di prosecco!"
A quel punto Cati, guardandomi con quei suoi occhioni azzurri, con
un'aria tra il sorpreso e l'imbarazzato, accennò un "Ma cosa--" , ma
non riuscì a finire la frase e chiudendo gli occhi, le scappò un
sospiro--
Guardai allora Simona che dagli addominali era salita verso il seno e
stava ormai baciando e mordicchiando il capezzolo sinistro di Cati:
non le dava tregua, con l'asciugamano ormai per terra, aveva anche
cominciato ad accarezzarle l'altro seno e con la mano libera una
gamba.
Come al solito, Cati indossava una gonna, questa era lunga fino alle
caviglie, ma di un tessuto molto leggero e i due spacchi laterali
praticamente la dividevano in due, Simona si era insinuata proprio
dallo spacco destro e vedevo chiaramente le carezze che dedicava alla
nostra collega.
Il tutto si svolse in poco più di un minuto durante il quale non potei
che osservare immobile, ma Simona, che evidentemente aveva incluso
anche me nel suo progetto, venne prontamente in mio aiuto.
Infatti mi guardò e mi disse di sostituirla perché anche lei voleva la
sua parte: si alzò, si aprì la camicetta e porse i suoi seni da
baciare a Cati, che non si fece pregare--
La situazione stava prendendo una piega sicuramente molto piacevole,
ma anche altrettanto imprevedibile, perché se da Simona, con il suo
carattere così spontaneo ed a volte libertino, come in molte occasioni
si era potuto constatare dalle battute a doppio senso e dai racconti
di sue passate avventure che sembravano mettere più a disagio noi di
lei, da Cati, e di fantasie su Cati, in questi ultimi anni me ne ero
fatte a bizzeffe, non sapevo proprio cosa aspettarmi: timida e schiva
poche volte si era lasciata andare a confidenze e senza dubbio mai in
tema di sesso, solo una volta, anche in quell'occasione dopo aver
bevuto qualcosa in più del solito ad una cena con i colleghi, fece
capire di apprezzare ed invidiare un pochino le donne italiane per i
loro seni spesso abbondanti.
Con questi pensieri e una crescente eccitazione mi inginocchiai al
fianco di Cati e cominciai ad accarezzare, baciare e leccare le sue
splendide cosce.
Cati anche se inizialmente sorpresa, aveva reagito positivamente alle
nostre attenzioni e sembrava non avesse aspettato altro che
un'opportunità per mostrare quello che sapeva fare lei, così dopo aver
tolto il reggiseno a Simona, aveva cominciato a baciarla in bocca e
con le mani palpava avidamente le sue grosse tette, come se avesse
potuto rubargliene un po'.
Io, continuandola a baciare, ripartii dalle caviglie per poi risalire
ai polpacci e alla pancia fino ad arrivare su, ai seni e a quei
durissimi capezzoli che Simona aveva fatto erigere, con i suoi baci,
come due piccole torri-- quando mi sentì arrivare al suo seno, Cati si
fermò, mi fece alzare e baciò anche me: intensamente, a lungo,
accarezzandomi i capelli e il viso ed io ricambiai con piacere.
Simona, vistasi momentaneamente esclusa, ne approfittò per
incominciare a spogliare me e togliere la gonna a Cati, ovviamente
anche lei si svestì mettendo in mostra uno splendido fisico che anche
se non paragonabile a quello della danese era comunque lodevole.
A questo punto eravamo tutti e tre in piedi con solo i boxer nel mio
caso e i tanga (nero quello di Simona e azzurro quello di Cati) per le
ragazze, la situazione si era accesa velocemente e questo era il primo
momento di calma dal rovesciamento dei bicchieri.
Naturalmente non durò, infatti spinsi Cati verso il tavolo più vicino
(fortunatamente in ufficio abbiamo tutti tavoli molto ampi ed erano
stati completamente liberati per le imminenti ferie) e continuando a
baciarla cominciai a scendere verso la sua più nascosta intimità.
Simona dietro di me, mi accarezzava la schiena e il petto,
massaggiando di volta in volta anche l'uccello ormai in piena
erezione. Liberai Cati del tanga e contemporaneamente Simona spogliò
me e se stessa degli ultimi indumenti.
Feci sdraiare Cati sul tavolo, il sedere sul bordo e le gambe
appoggiate al tavolo di fronte, mi inginocchiai e cominciai ad
esplorare con la lingua e piccoli baci l'interno delle sue cosce fino
ad arrivare alla sua figa, biondissima e completamente piena dei suoi
umori.
La baciai ripetutamente sulle labbra più interne e di tanto in tanto
le infilavo la lingua più in profondità, poi passavo al clitoride, lo
succhiavo e lo leccavo, prima lentamente e dolcemente, poi sempre più
veloce--avevo il viso pieno di lei e mi piaceva molto.
Con le mani, in continuo movimento, le accarezzavo le cosce e il suo
culo perfetto: glielo aprivo leggermente e le passavo le dita
sull'ano, le bagnavo prima e poi ancora sul buchino, lo ammorbidivo,
ma senza entrare, solo un massaggio. Poi cominciai a leccarla anche
lì, le spingevo la lingua dentro ed infine la penetrai con un dito.
Lei continuava a gemere e a volte le scappava qualche parola in
danese, sembrava le piacesse ogni novità trovassi e mi aiutava
muovendo il bacino per assecondarmi-- poi tutt'un tratto, silenzio.
Alzai lo sguardo e capii: Simona, che aveva ricominciato a dedicarsi
ai capezzoli di Cati, era salita sul tavolo e le si era praticamente
accovacciata sul viso.
Cati la stava ora baciando e le affondandava due dita nella figa,
Simona ce l'aveva completamente depilata e questo mi permetteva di
vedere per il meglio quello che la danese le stava facendo, sembrava
piacerle molto e quando si senti un dito nel culo aveva il volto ormai
stravolto e mi urlò di salire sul tavolo e fotterla da dietro.
Non me lo feci dire due volte e salito sul tavolo glielo infilai in un
colpo, facendola sobbalzare anche un pochino, Simona non si aspettava
un'entrata così improvvisa ma si adattò subito e mi incitò scoparla
sempre più veloce. Cati nel frattempo continuava a succhiarla e
leccarla come meglio poteva e accarezzava a me il sedere e i coglioni.
Io ero completamente fuori di me, non credevo ai miei occhi, Simona si
era chinata completamente su Cati ed aveva cominciato a leccarle la
figa, poi, prendendo un grosso pennarello trovato sulla scrivania,
aveva iniziato a penetrarla con l'oggetto.
Le due ragazze erano in estasi ed anch'io ero prossimo a venire,
cosicchè pensando di dover dare la sua parte anche a Cati, scesi dal
tavolo e tornai fra le sue gambe.
Il lavoro di pennarello che Simona aveva svolto l'avevano eccitata a
tal punto che mi chiese subito di incularla, così bagnandomi la mano
dei suoi umori le ammorbidii l'ano e lentamente la penetrai.
Cati continuava ad incitarmi (o almeno penso) in danese e nel
frattempo aveva preso il pennarellone e lo utilizzava nel culo di
Simona come prima era stato fatto in figa a lei.
Pochi minuti bastarono per farle venire entrambi e subito dopo venni
anch'io, esausto, sul ventre di Cati.
Simona, fu la prima a riprendersi, mi prese il volto fra le mani
schioccandomi un bacione sulla bocca e poi mi disse sorridendo:
"Allora t'è piaciuto l'aperitivo?", non ebbi il tempo di dire nulla (e
forse è stato meglio così) che mi stampò un altro bacio sulle labbra. |