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  IL RICATTO Autore: Laura Ballestrieri

Lo so, è inutile nasconderlo, ormai mi conosco. Posso resistere a molte
tentazioni ma non a quelle che arrivano direttamente alla parte più sporca
del mio cervello. Non è un segreto che io preferisca una donna come
compagna; vivo con una donna, faccio l'amore con una donna e condivido con
lei ogni emozione della mia vita. Eppure non mi considero una seguace di
Saffo.

- Sei una lesbica della peggiore specie! - E questa l'offesa che mi fa più
male e l'ultimo uomo ad avermela gridata è stato Marco davanti ai suoi
amici. Tutto perché ho rifiutato il suo invito a cena, romantico ma
chiaramente provocatorio e non rinnego le mie responsabilità nei suoi
confronti, fa parte del gioco, fa parte della mia strategia.

E' vero, corteggio i bei ragazzi in modo assolutamente perverso ma è solo
un modo per arrivare alle loro donne perché è il modo migliore che conosco
per godere. Non mi importa se devo soddisfarli entrambi, non mi tiro
indietro neppure di fronte alle proposte più oscene se alla fine posso
ottenere ciò che mi sono prefissata. E che non mi si porti una
professionista del settore, o una fidanzata affittata a ore, io pretendo
la compagna emotiva della loro vita e la voglio tutta per me.

Mi piace affossare la bocca tra le sue gambe volgendo la schiena al pegno
da pagare, non faccio isterismi, non pongo limiti o altre condizioni
quando la mia lingua è dentro di lei. Marco questo non l'ha capito o forse
non ha avuto il coraggio di confessarlo a Chiara, troppo abituato a
nasconderle le sue storie di sesso per timore di essere ricambiato in
egual maniera.

Lei invece non lo avrebbe mai escluso a priori, lo so perché conosceva i
miei gusti e le mie manie, ne abbiamo parlato diverse volte e percepivo la
sua eccitazione di fronte al racconto delle mie precedenti esperienze.
Quando finalmente le confessai che mi intrigava l'idea di passare una
notte con entrambi, aveva sorriso declinando immediatamente l'invito,
eppure nei giorni che seguirono tornò spesso sull'argomento mostrandosi
sempre meno scandalizzata.

- Perché io e prece lui? - aveva chiesto, assicurandosi che in Redazione
fossimo rimaste sole; quel giorno era venuta in ufficio con abitino di
Krizia che mi lasciava immaginare ogni cosa senza mostrarmela davvero. -
Perché impazzisco all'idea di scorrere la lingua dentro la tua carne rosea
e profumata, - risposi - di rovistare nell'umida giunchiglia senza
concederci un attimo di pace e di succhiarti avidamente fino a farti
gridare.

Ebbe un attimo di sbandamento. La vidi mentre con aria furtiva abbassò una
mano sul ventre, deglutì fingendo un colpo di tosse e domandò che
c'entrasse Marco in tutto questo. - All'inizio gli concederei di
guardarci, - continuai - poi gli sbandiererei sotto al naso le mie chiappe
magre, nervose e abbronzate, inarcando la schiena fino a spremere gli
umori che mi agitano dentro.

- Potrebbe pretendere da te quello che io non gli ho ancora dato, - ammise
Chiara - in quella posizione sarebbe una tentazione irresistibile.

No, non è mai stato un problema sentirmi aprire come un'albicocca matura e
nemmeno distinguere confusamente le dita che rovistano in ogni pertugio.
In quei momenti sono fuori di me e non vorrei mai rientrare, poco importa
se un'asta carnosa mi si infila su per gli intestini, strappandomi la
pelle becera con lunghi colpi estenuanti. E' quella fitta insistente che
mi da la forza di perdere la testa, quel sentirmi piena e spossata mentre
spingo il naso tra le gradi labbra e ogni spinta diventa un piacere così
intenso da trascinarmi via insieme all'orgasmo.

- Chiedilo a lui, - si era limitata a rispondere - è Marco che, in queste
cose, decide per entrambi.

Lui, l'uomo, il maschio, il conquistatore... si ringalluzzì non poco
quando in ascensore mi appoggiai al suo pisello in tiro, piegandomi in
avanti per premere il pulsante, e quasi stramazzò al suolo quando ammisi
che l'arrivo dell'estate mi stava mettendo addosso una voglia di sesso
mica male. Mi appoggiò la sua bella mano curata sul sedere, infilandomi le
dita nel solco, sorrise e buttò lì quell'invito a cena.

Glielo dissi chiaramente, senza giri di parole: - Vengo a letto con te se
mi fai scopare Chiara. Si... non stare a ragionarci, è un ricatto bello e
buono, spudorato ma allettante per entrambi.

- Scopare come? - cercò di prendere tempo - Chiara non è il tipo che si da
via così facilmente.

- Scopare in ogni maniera possibile e immaginabile, - provai a chiarirgli
ogni dubbio - leccandola, penetrandola con le dita, con un bel nerbo
finto, con un grosso vibratore... insomma, come farebbe il più porco dei
tuoi amici ma con l'eleganza di una donna.

- E in cambio io cosa potrei fare?

- Quello che ti pare, - gli confessai - in quei momenti perdo il senso
della vergogna e della misura.

Una lesbica della peggior specie, è così che mi schernì di fronte a quel
suo stupido gruppo di "amici per le palle". Forse era un modo per non
cedere subito al ricatto, oppure per nascondere il suo fanciullesco
imbarazzo di fronte ad una proposta tanto ardita. La settimana successiva
arrivarono entrambi vestiti come per un gala di moda, entrarono nel mio
appartamento in centro guardandosi attorno spauriti, si accomodarono con
calma sul divano di pelle giallo ed esordirono chiedendo cosa avrebbero
dovuto fare.

Non avrei mai immaginato che Chiara fosse così calda, d'altronde si può
lavorare fianco a fianco per anni con una collega senza mai scoprire che
sia pluriorgasmica, almeno finché non si abbia modo di penetrarla con un
doppio fallo nerboruto che le gonfi la clitoride fino a farla scoppiare.
Da che ho cambiato i miei gusti sessuali non avevo mai goduto di un'amica
a quel modo e con una simile intensità. Per quanto riguarda Marco è stata
invece una sorpresa, si dice spesso che l'occasione faccia l'uomo ladro, e
lui ha fatto man bassa di me in ogni maniera.

Lo so, per lui e per i suoi stupidi amici resto una lesbica della peggiore
specie, ma in ufficio c'è un'aria nuova... un modo diverso di lavorare e
un'amica in più con cui uscire da sole la sera.



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