La ragazza stropicciava nervosamente le mani appoggiate in grembo, la
voce tremolante come la fiamma di una candela mossa dall'aria.
L'agente la fissava attento dall'altra parte della scrivania, la
penna in mano, il foglio quasi bianco davanti a sé. Stava pensando
seriamente di chiamare la psicologa del dipartimento.
- Lei mi DEVE credere io sto male, troppo male... - Gli occhi chiari
sembravano così sinceri che quasi gli si stringeva il cuore, tuttavia
dentro di se una spia d'allarme gli comunicava che c'era una vena di
follia in quella strana deposizione.
- Signorina, non posso incriminare un uomo perché schiocca la lingua,
capisce?
- Ma io...Io subisco violenze quotidiane..
- Senta facciamo così, ricominci da capo, mi racconti tutto, vediamo
se almeno ci sono gli estremi per emettere una diffida ad avvicinarsi
a lei, d'accordo?
La giovane trasse un respiro profondo, organizzò le idee e ricominciò
la sua esposizione.
- Ci siamo conosciuti tre mesi fa, tramite una chat. Ci siamo piaciuti
subito, instaurando un certo grado di complicità, tanto che di li a
pochi giorni abbiamo scambiato il numero di telefono e trascorso
diverse ore a chiacchierare e...beh non solo...
- Sia più chiara la prego, è essenziale per me andare più a fondo
possibile..
- Beh insomma, si sa come nascono certe cose, prima ci si confida, poi
ci si corteggia...Io sono una donna sola, lui è un uomo molto
fantasioso... C'è voluto poco perché cominciassimo a desiderare di
andare oltre alla semplice amicizia. Abbiamo iniziato a fare...a fare
sesso telefonico...Ed era così eccitante che alla fine ho vinto le mie
resistenze e ho deciso di incontrarlo.
- Mi racconti di questo incontro - l'agente cercava le parole più
appropriate per non offenderla ma aveva davvero bisogno di capire se
quella donna era solo una femmina delusa o una vittima...
- Ci siamo dati appuntamento nel parcheggio di un centro commerciale
sa, era pur sempre uno sconosciuto e se ne sentono di cotte e di crude
a proposito di certi incontri - l'agente annuì - Fin da subito abbiamo
trovato quel feeling che tanto ci ha uniti telefonicamente ed è stato
naturale per me lasciarmi andare, ovviamente per quanto il posto lo
permettesse. Siamo entrati nel centro commerciale, abbiamo bevuto un
caffè e poi abbiamo passeggiato tra i negozi, in tutta tranquillità.
Io avevo un vestito nero, con una discreta scollatura trattenuta però
da una spilla, ammetto che forse ero provocante ma...diavolo, eravamo
in un luogo pubblico! - l'agente le fece cenno di proseguire- Dissi
che dovevo andare al bagno e mi accompagnò lungo il corridoio che
portava ad entrambe le toilette, prima che potessi entrarvi però mi
afferrò per un braccio e mi spinse più avanti, verso una nicchia in
cui era custodito l'estintore. Fui presa alla sprovvista e non emisi
alcun suono. Mi sembrava così strano il suo comportamento che volevo
vedere fin dove si sarebbe spinto... Non mi guardi così, so di aver
sbagliato, che crede? -
- Non la sto giudicando, sto solo cercando di vedere la situazione da
diverse angolature, vada avanti prego...-
- Mi ha baciata sul collo, più che un bacio era un respiro caldo che
però ha acceso i miei sensi... Con un dito ha percorso il bordo della
scollatura, accarezzandomi la pelle. Ha tolto la spilla, mettendosela
in tasca del giaccone. Il dito s'è insinuato sempre più dentro,
raggiungendo un capezzolo, già retto dalla tensione - la ragazza
arrossì ma su incitamento dell'agente, proseguì - Con un gesto ben
studiato infilò tutta la mano e scoprì completamente il seno, sapevo
che chiunque si fosse sporto un pochino, avrebbe potuto vederci ma non
riuscivo a muovermi, davvero...Si abbassò e cominciò a succhiarmi il
capezzolo. Era una sensazione strana, aveva un modo strano...
- Sia più chiara, è stato li che ha cominciato a farle del male? -
- Si e no... Lo teneva fermo con la punta dei denti e con la lingua
saettava su e giù producendo quel suono...quello che le dicevo
prima...
- Lo schiocco dice?- la ragazza annuì
- Schioccava la lingua su e giù e il capezzolo diventava sempre più
duro e...sensibile...io, non avevo mai provato una sensazione così
forte, mi tremavano le gambe, brividi mi percorrevano tutto il corpo,
respiravo affannosamente... Allora mi si avvicinò all'orecchio e mi
disse che avrebbe riservato lo stesso trattamento anche...più in
basso...-
- E lo fece? - le descrizione della ragazza era così nitida che
qualcosa dentro di lui cominciò ad agitarsi. Era un uomo in fondo! E
certamente non insensibile al fascino di lei. Mentre raccontava gli
era parso che le pupille le diventassero più dilatate e non era certo
che stesse descrivendo delle sensazioni così negative...
- S-si... - la voce le tremò - Lui... lui si inginocchiò e mi alzò la
gonna, sfilò gli slip e...oh non posso continuare... -
- oramai siamo in ballo, finisca la deposizione - l'agente la guardava
attentamente, seriamente interessato alle sue reazioni. Ora teneva gli
occhi socchiusi e le pareva che le mani giunte, esercitassero una
qualche pressione nel basso ventre, tuttavia non poteva accertarsene
senza dare troppo nell'occhio.
- Mi ha fatto aprire un poco le gambe, accarezzandomi dalle caviglie
alle cosce e viceversa, poi ho sentito le dita calde arrivare
all'inguine, percorrerlo lentamente. Trattenevo il respiro, sapevo che
presto mi avrebbe toccato...Sentii le dita aprirmi leggere le labbra e
percepii il suo fiato caldo . Tenevo gli occhi chiusi ma sapevo che
lo stava guardando...che stava guardando dritto verso il mio
clitoride... Fece schioccare la lingua a vuoto, lasciando che quel
suono mi riempisse la testa e poi...
- Poi? - sentì qualcosa di molto familiare tendergli un tantino la
patta dei pantaloni...
- Attese un poco, respirandomi contro e infine schioccò la lingua sul
clitoride oscenamente esposto dalle sue mani morbide che tenevano
aperte le labbra... Una volta. Due. Uno schiocco netto, calibrato, ne
troppo lento ne troppo veloce, era come se lo vedessi, se vedessi il
movimento della lingua. Altri due schiocchi e venni. Rimasi immobile a
godere delle sensazioni che mi dava, gli occhi ancora chiusi, sentii
un fruscio e quando li riaprii lui non c'era più. Mi ricomposi un po
vergognosa e ritornai a casa.
- Da allora l'ha rivisto ancora?
- No però mi chiama...Mi chiama e rimane in silenzio e...schiocca la
lingua e allora io...capisce, è come se mi fosse entrato dentro e ogni
volta che schiocca la lingua io mi devo toccare - la ragazza era
sempre più agitata e alzava gradualmente la voce, pena l'isteria... -
... e mi chiama anche due, tre volte al giorno e...io non riesco più
a lavorare, non riesco più a far niente, mi basta sentirlo e
devo...devo...oh mio dio... - a quel punto scoppiò in lacrime...
- Si calmi per favore - le passò la scatola dei clenex, cercando di
mantenere un tono neutro, nonostante si sentisse molto coinvolto nel
racconto appena terminato. Tossì un paio di volte - mi scusi ma: è
sicura che sia lui a chiamarla?
- Se lei avesse sentito quel suono una volta, saprebbe che è unico...-
- Forse sarebbe più semplice non rispondere al telefono, addirittura
cambiare numero...-
- NO! - le uscì fuori quasi rabbioso e gli occhi le divennero due
fessure - Lei deve farlo smettere e basta. Deve impedirgli di emettere
quel suono, per il mio bene e per il bene di molte altre donne...-
- Signorina, glielo ripeto, io non posso incriminare qualcuno perché
schiocca la lingua, mi dispiace... -
- Allora lo incrimini perché, dopo quel giorno, non ha più schioccato
la sua lingua addosso a me!- |