"Per fortuna sembra che qui il tempo sia un po' meglio ..."
commento' Anna aprendo gli occhi "... credo di essermi
addormentata. Manca molto?"
In effetti da qualche chilometro aveva smesso di piovere e l'asfalto
si stava rapidamente asciugando, creando quel particolare tappeto di
nebbiolina che ti da l'impressione di correre sulle nuvole. "Se mi
ricordo bene non dovrebbe mancare molto, la prossima uscita e' la
nostra e poi non rimane molta strada da fare, al massimo una ventina di
minuti" rispose Riccardo sforzandosi di ricordare quanto tempo fosse
passato da quando aveva fatto l'ultima volta quel viaggio, la strada
che portava verso "la casa delle vacanze".
"Quando sei stato l'ultima volta a casa di tua zia?" - chiese
Anna quasi fosse in grado, dopo poco piu' di dieci anni di
matrimonio, di leggergli nel pensiero - "Eri ancora un ragazzino,
vero?"
La casa della zia Loredana, una vecchia casa padronale sulle colline
poco fuori del paese e con una splendida vista sul lago, era stata per
molti anni la meta delle vacanze estive di Riccardo; i suoi genitori
lavoravano in negozio praticamente tutto l'anno, tranne una breve
chiusura ad agosto, e quindi alla fine dell'anno scolastico lo
mandavano in campagna dalla zia Loredana; un po' perche' lontano
dalla citta' "respirasse un po' di aria sana" ma soprattutto
perche' con la scuola chiusa sarebbe stato per loro un impiccio dover
badare al figlio.
Per Riccardo i mesi passati a *** erano una specie di viaggio su un
altro pianeta, un'esperienza che da un lato lo entusiasmava perche'
in quel periodo godeva di una liberta' che nel resto dell'anno
neppure poteva sognare, ma al tempo stesso provava la sgradevole
sensazione di essere completamente estraneo, fuori posto; non era mai
riuscito veramente a legare con i ragazzi del paese, troppo lontani dai
suoi interessi e molto piu' sfrontati e svegli di quanto non lo fosse
lui, educato e un po' imbranato ragazzino di citta'. Della casa
della zia aveva comunque un ricordo bellissimo, una casa grande
(esagerata se si pensa che la zia, tipico esemplare di zitella
cinquantenne, ci viveva da sola) che durante l'estate prendeva
improvvisamente vita; diveniva infatti una sorta di crocevia e punto
d'incontro di parenti, amici e presunti pretendenti alla mano della
zia (e al suo patrimonio). Nonostante tutto questo andirivieni era
pero' sempre possibile per Riccardo rifugiarsi in qualche angolo
della casa o del giardino per rimanere da solo con i suoi giochi da
bambino o, negli ultimi anni in cui vi era andato, con le sue fantasie
di adolescente.
C'era in particolare una parte della casa che lui considerava la
"sua" stanza segreta: alla fine del corridoio delle camere da letto
del secondo piano c'era una porticina che dava su una scala di legno
ripida e scricchiolante. Da li' si poteva salire nel sottotetto,
un'ampia soffitta piena di polvere e di vecchie cianfrusaglie che
aveva ai suoi occhi due straordinarie attrattive; la prima era il fatto
che sembrava che nessuno degli occasionali abitanti della casa, a parte
Riccardo, vi mettesse mai piede, la seconda era la finestra ad abbaino
rivolta a nord. Da quella piccola finestra si poteva vedere, non visti,
quasi tutto quello che succedeva nel mondo esterno, perlomeno in quella
piccola porzione di universo che circondava la casa della zia Loredana.
Era una delle ultime estati trascorse a ***, prima che suo padre
decidesse di vendere il negozio e di trasferirsi in un'altra
citta'. Riccardo aveva quindici o sedici anni e nel sottotetto che
ormai era diventato il testimone discreto e silenzioso delle sue sempre
piu' frequenti esperienze di autoerotismo, aveva fatto una scoperta;
dal suo osservatorio privilegiato, l'abbaino rivolto a nord, si
poteva vedere agevolmente il giardino della casa vicina, una modesta
villetta che il proprietario aveva pomposamente battezzato "Villa
Grassi" con tanto di targa sul cancello d'ingresso. In realta'
l'ing. Grassi non veniva a *** ormai da anni ed aveva preso
l'abitudine di affittare la villetta per il periodo estivo; quella
estate gli ospiti erano dei parenti alla lontana della zia Loredana, un
avvocato milanese che dava poca confidenza agli altri villeggianti, la
moglie e le due figlie. Due gemelle, alte bionde ed identiche come due
gocce d'acqua, che dimostravano piu' dei loro quattordici anni sia
nel fisico precocemente sviluppato che nel comportamento da giovani
donne smaliziate; inutile dire che Francesca e Chiara avevano subito
conquistato un posto d'onore nei sogni proibiti di Riccardo.
Le due ragazze avevano preso l'abitudine, nelle ore piu' calde
della giornata, di prendere il sole in un angolo del giardino
particolarmente appartato e circondato da un'alta siepe; una
sistemazione che dava loro l'impressione di essere del tutto al
sicuro da sguardi indiscreti, al punto da farle optare talvolta per una
tintarella integrale. Una scelta che ovviamente era particolarmente
apprezzata da Riccardo, che dal suo osservatorio privato nel sottotetto
poteva vedere tutto quello che avveniva oltre la siepe di Villa Grassi.
In un pomeriggio di fine luglio in cui sembrava che il resto del mondo,
a parte il giovane guardone e le due bellezze bionde in versione nudo
integrale, fosse assente od addormentato nella calura estiva, si era
verificato un eccitante fuori programma: Francesca (o forse si trattava
di Chiara?) si era alzata dal lettino e si era sdraiata sul prato
accanto alla sorella; le due ragazze avevano parlottato con aria
complice per alcuni minuti e poi Chiara (o si trattava invece di
Francesca?) aveva abbracciato la sorella e l'aveva baciata con
passione sulla bocca. Il fatto aveva scatenato in Riccardo, che mai
aveva visto due ragazze baciarsi in quel modo, una tempesta ormonale
d'inusuale intensita' e l'immagine di quei due giovani corpi
avvinghiati quasi fossero due amanti appassionate era spesso tornata
nei mesi seguenti a far capolino nei suoi sogni.
"Un ragazzino?" - rispose Riccardo assorto nei suoi pensieri -
"Direi di si', se non sbaglio saranno passati venti anni
dall'ultima vacanza al lago e non ricordo se ci sono mai piu'
ritornato da allora; sai, ci eravamo trasferiti in un'altra citta'
piuttosto lontana da qui ..."
Venti anni che avevano trasformato l'imbranato ragazzo pieno di
brufoli in un brillante professionista, sicuro di se nella vita e nel
lavoro, in possesso di tutti i requisiti per potersi considerare un
uomo arrivato; una casa da due milioni di euro, una bella moglie
appartenente ad una stimata famiglia dell'alta borghesia, una
posizione professionale che era l'invidia dei suoi compagni di corso
all'universita', anche di quelli che all'epoca collezionavano
tutti trenta e lode. Sull'altro piatto della bilancia Riccardo vedeva
un matrimonio senza figli e senza passione, ma d'altra parte non si
puo' avere tutto dalla vita e due trentenni rampanti dedicati anima e
corpo a soldi e carriera a qualcosa devono pur essere disposti a
rinunciare.
"Siamo quasi arrivati" - con un rapido sguardo agli specchietti
retrovisori Riccardo si sposto' a destra per infilare la corsia
riservata Telepass - "un quarto d'ora, venti minuti al massimo e
ci siamo"
"A che ora e' quella buffonata del matrimonio di tua zia?"
"Dieci e mezza, non preoccuparti che arriviamo per tempo, non ti
perdi lo spettacolo. E comunque non e' una buffonata, la zia ha
trovato il grande amore della sua vita"
"Si', a settanta anni suonati" - ironizzo' Anna.
Lungo il vialetto alberato che portava dal cancello alla villa vi erano
gia' diverse automobili e quindi Riccardo preferi' proseguire oltre
lo spiazzo con la fontana e girare dietro all'autorimessa.
Parcheggiata l'auto si diressero verso il giardino dove era stata
preparata la scenografia per il matrimonio: un grande tendone bianco,
tante composizioni floreali sulle tonalita' del rosa e del bianco,
una spianata ordinata di sedie in parte gia' occupate dagli
spettatori della rappresentazione che da li' a poco sarebbe iniziata.
Riccardo ed Anna si trovarono circondati da una piccola folla di
persone, parenti, amici, semplici conoscenti, che conversavano con quel
imbarazzo tipico delle circostanze che riuniscono persone che appena si
conoscono o parenti alla lontana che nulla hanno in comune se non il
fatto di ritrovarsi in occasione di un matrimonio o di un funerale.
Riccardo preferi' dribblare i gruppetti piu' vicini con un semplice
cenno di saluto ed un sorriso di circostanza e guido' sua moglie
verso una fila di sedie ancora vuote, non troppo vicino ne' troppo
lontano dall'altare. Mentre osservava le persone che via via
prendevano posto, con la curiosita' di vedere se riconosceva qualcuno
degli ex spasimanti della zia, i suoi occhi avevano incrociato per un
attimo lo sguardo grigio chiaro di una giovane donna bionda e durante
quel breve contatto Riccardo aveva avuto l'impressione che non fosse
una sconosciuta; ma per quanto cercasse di collocare quel viso e quegli
occhi freddi e penetranti nei suoi ricordi non riusciva a metterne a
fuoco l'identita'. Dopo qualche istante, mentre stava iniziando la
cerimonia, improvvisamente rivide con gli occhi della memoria quello
sguardo chiaro e penetrante e provo' la sensazione,
straordinariamente fisica e reale, di rivivere la situazione di allora.
Erano passati alcuni giorni dall'episodio di quel bacio tra le due
ragazze che tanto aveva scatenato le fantasie del giovane Riccardo. Con
la compagnia di un libro e di una piccola radio a transistor si era
come al solito rifugiato nel "suo" sottotetto; ogni tanto alzava lo
sguardo dalle pagine per sbirciare dall'abbaino e vedere se per caso
nel giardino di Villa Grassi stesse succedendo qualcosa di
interessante. Era ormai convinto che per quel giorno le due gemelle gli
dessero buca quando aveva visto Francesca (il nostro guardone, dopo ore
ed ore di appassionata osservazione, aveva ormai imparato a
distinguerle) arrivare come al solito nella zona piu' appartata del
giardino, questa volta da sola. Si era sdraiata sul lettino, dopo
averlo girato verso il sole (e quindi, senza saperlo, verso lo sguardo
indiscreto dell'abbaino) e si era spalmata la pelle chiara con una
generosa dose di crema solare; dopo alcuni minuti aveva deciso di fare
a meno del bikini e il fatto aveva acceso, se ce ne fosse stato
bisogno, l'immaginazione di Riccardo.
Quasi che vi fosse un contatto telepatico tra le sue fantasie a luci
rosse ed il corpo della biondina passati alcuni istanti Francesca aveva
spostato la sua mano destra, fino a quel momento abbandonata lungo il
fianco, e l'aveva appoggiata sulla coscia; con apparente noncuranza
l'aveva poi portata a toccarsi tra la peluria chiara che brillava al
sole, ed aveva cominciato ad accarezzarsi.
Il movimento, inizialmente lento e quasi casuale, sembrava diventare di
minuto in minuto piu' consapevole e frenetico. Le carezze ora avevano
lasciato il posto ad un energico massaggio e sempre piu'
frequentemente una o due dita entravano ed uscivano dal suo corpo con
un ritmo sempre piu' incalzante; con l'altra mano aveva iniziato ad
accarezzarsi i seni, ora l'uno ora l'altro, e a stringere tra le
dita i capezzoli.
Riccardo, ormai con i pantaloni calati ed il membro dritto in una
poderosa erezione, fissava come trasognato la ragazza che continuava
con metodo a masturbarsi, abbandonata sul lettino con la bocca
leggermente aperta e gli occhi socchiusi. Ad un tratto Francesca aveva
aperto gli occhi e per un istante il suo sguardo aveva incontrato
quello di Riccardo: due occhi chiari, di un grigio quasi metallico, che
avevano per un attimo fissato nella sua direzione e che lo avevano
fatto istintivamente scostare dalla finestra, nel timore di essere
stato scoperto. Probabilmente era solo una sua sensazione, perche'
quasi subito la ragazza aveva richiuso le palpebre ed aveva continuato
come niente fosse nel suo eccitante esercizio pomeridiano.
Un fragoroso applauso scosse Riccardo dai suoi ricordi: il celebrante
aveva appena finito di dire le formule di rito ed i due "sposini"
si stavano scambiando il loro primo bacio da marito e moglie.
Meccanicamente Riccardo si uni' all'applauso ma non riusci' a
fare a meno di cercare, tra gli invitati, quegli occhi chiari che ormai
sapeva con certezza a chi appartenessero. La vide alcune file piu'
indietro, sulla sinistra, seduta accanto alla sorella. Gli anni
trascorsi avevano lasciato sul viso delle due donne alcuni segni che
ora permettevano di distinguerle piu' facilmente; Chiara, a
differenza della sorella, portava un paio di occhiali da vista, il
taglio di capelli e la pettinatura non erano piu' gli stessi e il
tempo aveva lasciato a Francesca qualche rughetta d'espressione in
piu', ma continuavano ad essere indiscutibilmente gemelle ed
altrettanto indiscutibilmente belle.
Si alzo' e con Anna si diresse verso i novelli sposi per le
congratulazioni di rito; il breve tragitto venne interrotto piu'
volte da conoscenti e parenti di Riccardo e dalle solite scontate
domande ed osservazioni (come sei fortunato, che moglie bella e fine
che hai ... figli ancora niente? ... non importa, siete ancora cosi'
giovani).
Approfittando anche del fatto che molti si stavano gia' dirigendo
come avvoltoi affamati verso i tavoli per l'aperitivo che la
societa' di catering aveva sistemato nella zona attorno alla piscina,
riuscirono finalmente a raggiungere zia Loredana ed il suo sposo. La
naturale predisposizione di Anna per le pubbliche relazioni e la sua
buona educazione fecero il resto, e Riccardo limito' il suo
contributo alla brillante conversazione con qualche sorriso fatto al
momento giusto.
Mentre tornavano sui loro passi e si dirigevano verso la piscina
Riccardo si ricordo' di aver dimenticato il telefonino nell'auto
- "Anna, io vado un momento in macchina a prendere il mio
cellulare, tu comincia a prenderti un aperitivo, ti raggiungo tra un
minuto".
Di minuti ne passarono in realta' piu' di quindici, poiche' sul
cellulare aveva trovato alcune chiamate a cui aveva preferito
rispondere, per non trovarsi brutte sorprese il lunedi' in ufficio.
Tornando verso i tavoli imbanditi vide Anna che conversava con le due
gemelle; sembrava che Chiara stesse raccontando qualcosa di curioso o
di divertente, perche' Anna alternava risate ed espressioni di
autentico stupore. Mentre era indeciso se avvicinarsi oppure aspettare
che la loro conversazione avesse fine il cellulare squillo'
nuovamente e tolse Riccardo dall'imbarazzo di dover scegliere; il
numero era quello privato di uno dei suoi maggiori clienti e se lo
cercava di sabato doveva essere una questione veramente importante; si
allontano' quindi verso l'autorimessa per poter parlare con un
minimo di privacy. Al suo ritorno vide che il pranzo era gia'
iniziato: i camerieri si muovevano con professionalita' tra i grandi
tavoli rotondi da sei o otto posti e stavano servendo gli antipasti;
vide Anna che lo chiamava con un cenno della mano, indicandogli il
posto che aveva tenuto per lui ad un tavolo un po' defilato.
"Per me decaffeinato, per favore" - aveva chiesto Anna alla fine
del pranzo mentre Riccardo la guardava chiedendosi di che cosa avessero
parlato, poco prima, con le gemelle - "Tua cugina Rachele mi ha
chiesto se mi interessa fare con lei un giro delle scuderie. Ti
dispiace se ti lascio per mezz'ora e ti tradisco per dei bellissimi
purosangue arabi?"
La passione per i cavalli di Anna era quasi una leggenda, cosi' come
era noto e risaputo che Riccardo non li poteva soffrire - "Vai pure
cara, non ti offendi vero se non ti tengo compagnia? Ne approfitto per
fare un paio di telefonate".
Il salottino verde era uno dei suoi preferiti, sin da ragazzo quando vi
si rifugiava per studiare e fare i compiti delle vacanze; entrato con
l'idea di trovarlo deserto e di poter quindi fare in tutta
tranquillita' le sue telefonate rimase contrariato dal fatto di
trovarlo violato dalla presenza di due o tre gruppetti di invitati che
conversavano e scherzavano rumorosamente. In un angolo, sedute vicino
al tavolino da gioco del settecento che la zia aveva strapagato ad un
antiquario di Varese, Chiara e Francesca sorseggiavano un amaro e
sfogliavano alcune riviste; Riccardo rimise in tasca il cellulare e
decise di scoprire se le due sorelle si ricordavano di lui.
"Scusate, voi dovete essere Francesca e Chiara. Io sono Riccardo, il
nipote di Loredana. Se non sbaglio vostro padre affittava la villetta
qui a fianco e ..." Francesca parve ad un tratto ricordarsi di lui
- "Chiara, hai visto chi c'e'? Te lo ricordi il ragazzino che
ci spiava dalla finestra della soffitta e che sbavava ogni volta che ci
vedeva?" - Chiara sorrise e guardando fisso Riccardo gli chiese, con
aria complice: "Sai, mi sono sempre chiesta se ti fossi invaghito di
me o di mia sorella. Chi ti piaceva di piu'? O ti eri innamorato di
tutte e due?" - e sorrise nuovamente con un'aria ironica da finta
ingenua.
"Innamorato? Niente romanticismo ragazze, pensavo solo a come mi
sarebbe piaciuto fottervi tutte e due insieme, impalarvi e sbattervi
con il mio cazzo sino a farvi urlare" - disse Riccardo seccato
dall'atteggiamento sfottente delle due sorelle ma al tempo stesso
stupito del modo volgare in cui si era espresso. Stupore che
evidentemente aveva colpito per un attimo anche le sue interlocutrici,
che rimasero infatti per alcuni secondi a fissarlo.
"Senti, senti" - aveva rotto il silenzio Francesca - "non
sembra proprio il ragazzo timido di allora" - ed aggiunse guardando
con aria complice la sorella "Imbranato com'era credo che allora
non l'avrebbe neanche toccata una ragazza, neppure servita su un
piatto d'argento; mi chiedo solo se oggi avrebbe il coraggio di
passare dalle parole ai fatti, oppure se e' solo bravo a muovere la
lingua".
Chiara scoppio' a ridere - "Trovare un uomo che sappia veramente
usare bene la lingua sarebbe gia' un gran risultato, non credi?"
Riccardo era letteralmente esterrefatto di fronte all'atteggiamento
delle gemelle, un comportamento che con un eufemismo si sarebbe potuto
definire molto disinvolto e che lo stava mettendo in una situazione per
lui assolutamente inedita; si sentiva a disagio, anche perche' sua
moglie non era poi cosi' lontana ed avrebbe potuto arrivare da un
momento all'altro e cogliere il senso della conversazione, ma al
tempo stesso la strana situazione gli stava creando un livello
crescente di eccitazione.
Un po' per reagire alla sfrontatezza delle due sorelle e un po' per
evitare i rischi di un loro incontro con Anna decise quindi di provare
ad alzare la posta, giocando un'altra carta: "Se siete veramente
curiose di scoprirlo potremmo andare in un posto un po' piu'
tranquillo; io conosco un luogo molto, molto speciale di questa
casa".
La vecchia soffitta aveva perso, agli occhi di Riccardo, molto della
magica atmosfera di cui si ricordava; gli sembro' che una buona parte
delle vecchie cianfrusaglie fossero sparite, forse in tutti questi anni
la zia si era decisa a mettere un po' d'ordine e buttare via
qualcosa.
Ma una caratteristica la vecchia soffitta l'aveva mantenuta intatta,
la sua capacita' quasi arcana di portarti fuori dal resto del mondo;
sembrava quasi che tutta la festosa umanita' che affollava la villa
ed il giardino fosse sparita in qualche anfratto spazio-temporale. Le
uniche voci che Riccardo udiva erano i gridolini e la risate delle
gemelle che, eccitate e divertite come due ragazzine, aprivano bauli,
scatole e vecchi armadi per scoprirne il contenuto.
"Allora, ragazze, cosa ve ne pare del mio nascondiglio segreto?"
Il suono della voce di Riccardo riporto' di colpo alla realta'
Francesca e Chiara, che si scambiarono uno sguardo d'intesa e smisero
subito di curiosare tra le vecchie cose della zia Loredana, quasi che
si fossero solo allora ricordate di essere venute li' con uno scopo
ben preciso.
Senza parlare si avvicinarono a Riccardo; Francesca, dopo averlo
fissato per un istante negli occhi, gli appoggio' le braccia sulle
spalle ed offri' la sua bocca e la sua lingua nervosa e guizzante ad
un lungo ed appassionato bacio. Mentre Riccardo la baciava e la
stringeva a se si rese conto che Chiara era passata dietro di lui, gli
aveva sfilato la giacca ed aveva cominciato ad accarezzarlo, tirandogli
la camicia fuori dai pantaloni e passando lentamente le sue mani prima
lungo la schiena, poi sul petto, insistendo con la punta delle dita e
con le unghie attorno ai capezzoli.
La sua eccitazione stava crescendo come raramente gli era capitato (e
quasi mai con sua moglie) e come preso dalla frenesia aveva iniziato a
spogliare Francesca, quasi strappandole di dosso la camicetta. Lei da
parte sua si era sfilata la gonna, lasciata cadere a terra, rimanendo
solo con un elegante completo intimo in pizzo grigio che esaltava le
sue forme perfette. Nel frattempo Chiara si era impossessata della
camicia di Riccardo ed aveva preso ad armeggiare con la cintura dei
pantaloni; pochi secondi e le sue abili mani lo avevano lasciato in
boxer. Francesca si divincolo' dal suo abbraccio e si inginocchio'
di fronte a lui; il voluminoso rigonfiamento dei boxer tradiva in modo
sin troppo evidente il suo stato di eccitazione e con un sorriso
malizioso la ragazza glieli abbasso' con studiata lentezza.
Quindi, mentre con una mano gli accarezzava e massaggiava i testicoli e
con l'altra gli accarezzava il fondoschiena, inizio' a lavorare con
la bocca e con la lingua il membro eretto e fremente di Riccardo.
Alternava lunghe passate con la punta della lingua, dalla base
dell'asta sino al glande e viceversa, sempre con sadica ed
esasperante lentezza, ad energiche succhiate in cui pareva inghiottire
per intero il membro oggetto delle sue attenzioni. A Riccardo pareva di
sognare ad occhi aperti: una donna stupenda, una delle ragazze su cui
aveva fantasticato di piu' durante gli anni della sua adolescenza,
gli stava facendo un pompino da favola con una maestria degna di una
professionista di alto livello. Come se non bastasse Chiara, che alla
vista del servizietto che la sorella gli stava facendo si era
letteralmente strappata i vestiti di dosso, si era seduta su un
divanetto di velluto rosso e con le gambe oscenamente divaricate aveva
iniziato a masturbarsi freneticamente.
Riccardo cominciava a sentire avvicinarsi il punto di non ritorno, il
momento in cui l'eccitazione che stava accumulando sarebbe esplosa in
un orgasmo che si preannunciava di intensita' inusuale, quando
Francesca di colpo smise di stimolarlo, si alzo' e prendendolo per
una mano lo condusse verso la sorella, sempre semisdraiata sul piccolo
divano e sempre intenta a masturbarsi.
Lo fece inginocchiare di fronte a Chiara e, con una delicatezza che
sembrava fuori luogo dato il clima bollente che si era instaurato, gli
spinse la testa in mezzo alle sue gambe; Riccardo naturalmente non si
fece pregare e comincio' a leccare e succhiare la figa gia'
abbondantemente bagnata della bella biondina, infilando sin dove poteva
la sua lingua ed indugiando con colpetti e succhiatine sul roseo
clitoride. Chiara pareva come impazzita: piu' che gemere ora urlava,
ed il suo corpo fremeva in un modo tale che a tratti pareva percorso da
scariche elettriche.
Francesca, dopo averlo fatto rialzare, ora stava guidando con una mano
il suo membro verso il sesso della sorella mentre con l'altra mano le
apriva ancor di piu' le gambe. Riccardo spinse quasi con violenza il
membro dentro la vagina di Chiara e comincio' a possederla con un
ritmo sempre piu' incalzante, ansimando rumorosamente; alle sue
spalle Francesca gli aveva infilato una mano tra le cosce e
circondandogli i testicoli stringeva e spingeva, quasi volesse farlo
penetrare ancora piu' a fondo nel corpo della sorella. Poi, con
estrema naturalezza, si inumidi' con la saliva le dita e dopo aver
indugiato un attimo ad accarezzarlo attorno all'ano spinse con
decisione e lo penetro' quasi violentemente con tutto l'indice.
Questo fatto improvviso ed inaspettato fece perdere completamente il
controllo a Riccardo, gia' peraltro sull'orlo dell'orgasmo, che
inizio' ad eiaculare con ripetuti fiotti di sperma e con
un'intensita' mai provata prima, quasi dolorosa; Chiara, gemendo ed
urlando, lo stringeva tra le gambe e sembrava volerlo risucchiare tutto
dentro la sua intimita', mentre dietro di lui (e dentro di lui)
Francesca continuava a spingere con tutta la sua forza.
Dopo l'ultimo sussulto del suo prolungato orgasmo Riccardo si
lascio' andare, completamente sfinito, sul corpo di Chiara, ed il
loro respiro affannato ed il ritmo forsennato dei loro battiti cardiaci
erano rimasti l'unico rumore nella soffitta, tornata improvvisamente
quieta e silenziosa.
Riccardo sentiva il suo membro, ancora dentro di lei, cominciare a
perdere la sua rigidita', mentre il respiro suo e di Chiara stavano
tornando alla normalita'. Rimase ancora qualche minuto ad assaporare
l'intenso profumo della sua pelle, calda e ricoperta di minuscole
goccioline di sudore; poi delicatamente si sfilo' dal suo corpo e si
sedette sul divano al suo fianco. Si accorse solo allora che Francesca
si era gia' rivestita e nulla del suo aspetto curato, nemmeno un
capello fuori posto, lasciava intuire quello che era appena successo.
"Sorellina, penso che adesso dovremmo tornare di sotto, anche
perche' lo sai che dobbiamo rientrare presto oggi pomeriggio" -
Senza dire una parola Chiara annui', si alzo' ed in un attimo si
era gia' rivestita; giusto il tempo di darsi un'occhiata di
controllo ed una sistemata veloce ai capelli di fronte ad una vecchia
specchiera e le due donne si diressero verso la scala. Prima di
scendere Francesca si volto' verso Riccardo con un sorriso disarmante
- "Hai visto che alla fine ce l'hai fatta?" - e prima che lui
potesse profferire parola la due sorelle erano gia' sparite.
Riccardo avrebbe voluto correre subito dietro alle due gemelle, ma
perse minuti preziosi nel raccogliere i suoi indumenti sparsi per tutta
la soffitta e per riuscire a rendersi almeno presentabile. Quando
finalmente riusci' a scendere dal sottotetto non fu piu' in grado
di trovare traccia ne' di Francesca ne' di Chiara. La voce di Anna
lo scosse dai suoi pensieri - "Dove eri sparito? Sara' quasi
mezz'ora che ti sto cercando".
La macchina correva veloce sull'autostrada e chilometro dopo
chilometro "la casa delle vacanze" si allontanava dietro di loro.
Da alcuni minuti Riccardo era silenzioso, come se provasse imbarazzo a
parlare con sua moglie dopo quanto era successo a ***. Fu Anna a
spezzare il pesante silenzio - "Hai presente le due gemelle? Credo
siano nipoti alla lontana di Loredana" - "Si', se non ricordo
male si chiamano Francesca e Chiara" - rispose Riccardo cercando di
non tradire con il tono della voce l'agitazione che provava.
"Mentre tu eri andato a telefonare abbiamo parlato un po' e devo
dire che mi convinco sempre di piu' che questo mondo e' pieno di
pazzi; quella con gli occhiali, credo sia Chiara, davanti ad un Martini
ha cominciato a spiegarmi le sue teorie sugli uomini e sul matrimonio.
In breve la sua filosofia si puo' riassumere cosi': pochi uomini
sanno scopare come si deve, e di questi nessuno sa anche usare il
cervello in modo decente; quindi non c'e' nessun motivo per cui una
donna sana di mente e di corpo dovrebbe legarsi ad un uomo per tutta la
vita".
"Come teoria e' interessante e forse un po' troppo radicale"
- osservo' Riccardo con l'impressione di camminare sulle sabbie
mobili - "ma non mi sembra che si possa definire pazza una persona
che la pensa in questo modo".
"Non e' per questo, e' quello che mi ha detto dopo; lei non crede
nel matrimonio o nella convivenza con un uomo ma non vuole per questo
rinunciare ad avere un figlio. Per questo motivo da qualche mese, nei
giorni in cui pensa di essere fertile, cerca rapporti occasionali con
uomini di aspetto sano e anche gradevole, ma evitando assolutamente
qualsiasi coinvolgimento emotivo. Sai, mi ha detto, in fondo deve
semplicemente impollinarmi, per questo cerco uomini un po' stronzi o
che comunque disprezzo, cosi' sono sicura di non correre il rischio
di innamorarmi"
Riccardo rimase in silenzio.
"Ti rendi conto di che razza di ragionamento? Quella e' fuori di
testa!" -concluse Anna scandalizzata.
Riccardo annui' e continuo' a guidare in silenzio. La macchina
correva veloce sull'autostrada e chilometro dopo chilometro "la
casa delle vacanze" si allontanava dietro di loro. |