Lo so benissimo che tutto ciò non ha senso.
Non è possibile che in un momento come questo io non pensi ad altro.
Eppure è così. Dipenderà dal fatto che mi trovo nei giorni immediatamente
antecedenti al ciclo: non riesco a togliermi il sesso dalla mente. Sono due
giorni che non faccio altro che masturbarmi, perfino in ufficio, davanti ad
un racconto erotico a video.
Stamattina in macchina, davanti ad un racconto erotico stampato, mentre
aspettavo. Già mentre aspettavo.
Aspettavo quello che sarebbe stato l'ultimo capitolo della fine di un'era. L'ultimo
trasporto, il magazzino svuotato, probabilmente la fine dei rapporti con
quelle persone.
Avrei dovuto avere tutt'altro in testa: preoccupazione per il mio lavoro,
per il mio futuro, per il mio Capo.
Invece no: solo sesso.
E quel ragazzo, così bello, così simpatico, non ha fatto altro che
scombussolarmi ulteriormente gli ormoni.
Non è molto alto ma ha un fisico ben proporzionato. E quegli occhi: due
occhi azzurri da paura.
L'assenza del mio Capo ha favorito un'atmosfera molto rilassata tra di noi
durante le operazioni di carico.
Ero sola con quattro uomini: abbiamo cominciato a ridere e scherzare. Mano a
mano che il tempo trascorreva le battute sono passate da velatamente
equivoche a esplicitamente erotiche.
Lui ha scherzato soprattutto con il collega più anziano: quando quest'ultimo
lo ha accusato di "avere la pancetta" è successo l'irreparabile per la mia
capacità di contegno: ha sollevato la maglia scoprendo gli addominali. Il
ventre era perfettamente scolpito, la pelle leggermente abbronzata, la vita
dei pantaloni un po' larga lasciava intravedere due corsie di carne che vi
si insinuavano convergendo verso l'inguine . È stato in quel momento che ho
deciso che avrei dovuto averlo ad ogni costo.
Mi sono fatta più sfacciata: non ho tralasciato nessuna occasione per
provocarlo.
Ho rimpianto di indossare i pantaloni, anche se neri e lucidi erano comunque
abbastanza sexy, soprattutto perché accompagnati da stivali col tacco.
Fortunatamente avevo una maglietta rosa antico con una profonda scollatura a
V che mostrava il primo tratto dell'incavo tra i miei generosi seni.
Dagli "attacchi verbali" sono passata a quelli "fisici": in almeno un paio
di occasioni sono riuscita a sfiorarlo, o a farmi sfiorare da lui. Il suo
avambraccio teso contro mio seno . con conseguente irrigidimento dei
capezzoli. A quel punto ho capito di aver fatto centro perché il suo sguardo
è rimasto allacciato a lungo a quei piccoli rigonfiamenti attraverso il
tessuto della maglia.
Fortunatamente anche i suoi colleghi hanno capito cosa stava accadendo:
hanno accusato un momento di eccessiva stanchezza e si sono incamminati a
piedi verso il paese per andare a cercare ristoro. Siamo rimasti soli in
mezzo al nulla circostante il magazzino (desolazione mai apprezzata così
tanto prima di questa mattina!).
Eravamo dietro al cassone del bilico, parzialmente caricato. Le porte
aperte, la scaletta tirata giù.
Mi sono appoggiata al bordo del cassone, un gomito sul piano, un piede sul
primo gradino della scaletta, cercando di assumere un posizione falsamente
non curante ma sensuale.
È poco distante da me, lo guardo sorridendo maliziosa e gli chiedo perché
non ha seguito i colleghi. Mi risponde che non gli andava. Mi rigira la
domanda. Rispondo che non andava nemmeno a me.
L'azione stenta a decollare. Devo escogitare qualcosa, non voglio perdere
questa occasione.
Fortunatamente mi guarda. Un sorriso di quei meravigliosi occhi azzurri e il
gioco è fatto: uno sfarfallio nella pancia, un brivido lungo la schiena, un
tremore tra le grandi labbra . la perdita di ogni controllo.
Allungo un braccio, lo afferro per la maglia ed esercito un tentativo di
tirarlo verso di me, al quale reagisce positivamente.
È fatta. Il suo corpo è a due centimetri dal mio. Mi guarda fisso negli
occhi: prima la sfida, poi un sorriso dolce che quasi mi squaglia.
Lo bacio senza ulteriori esitazioni. È un bacio da sogno, esattamente come
me lo sono immaginato per tutte queste ore: dolce, divertente. Va avanti per
un po', un bacio lungo, quasi adolescenziale. Poi ci stacchiamo, ma restiamo
allacciati con lo sguardo. Mi sorride. Gli sorrido.
Non resisto: gli infilo le mani sotto la maglia. Voglio toccare quel ventre
teso ed eccitante. Ho le mani un po' fredde: sussulta e mi sorride ancora.
Mentre con i polpastrelli seguo quel disegno di pelle e carne lo bacio
ancora. Bacio le sue labbra. Esploro delicatamente la sua bocca con la
lingua. Poi mi sposto sul collo ed in un percorso di baci arrivo all'orecchio.
Nessuno può sentirci ma io sussurro ugualmente: ti voglio.
Un altro sorriso, questa volta più malizioso, tendente all'infuocato. Mi
solleva per la vita, è forte, mi side sul camion. Senza che i suoi occhi mi
abbandonino mai avvicina le due ante, salta su e da dentro le socchiude.
Io nel frattempo mi sono spostata dal bordo. Sono seduta con la schiena
contro la parete, le gambe divaricate, piegate, i piedi poggiati a terra. È
in piedi di fronte a me. Mio Dio: sono come ipnotizzata. Come fa a
continuare a tenermi così allacciata nei suoi occhi.?
Si inginocchia tra le mie gambe. A questo punto sarebbe naturale consumare
tutta questa eccitazione con foga, ed in fretta.
Ed invece no, si muove come se fossimo usciti dal tempo e dalla situazione.
Uno per volta mi sfila gli stivali, i pantaloni, io fremo, ho i brividi, le
sue mani sulle mie gambe, sulle mie cosce, salgono fino alla vita, mi
sfilano le calze, lo aiuto rapita, con movimenti del bacino che vengono da
soli.
Mi toglie le mutandine, fradice dell'eccitazione che mi ha causato. Per la
prima volta dall'inizio della danza i suoi occhi lasciano i miei per
spostarsi sul mio sesso, grondante e pulsante, poi lo copre con la mano
destra, riportando gli occhi nei miei. Schiude lo spacco percorrendolo con
il dito medio dal basso verso l'alto.
Mi sento una bambola di pezza senza volontà, che anela solo ad avere di più.
Di tutto il mio corpo percepisco solo il clitoride. Del suo solo il dito che
sta compiendo piccoli movimenti circolari su quest'ultimo.
Si stacca. Provo quasi dolore. Ma il premio è la vista della sue braccia che
lo liberano della maglia e mettono in mostra il torace perfetto.
La bambola di pezza riprende vita: mi alzo, in ginocchio di fronte a lui, lo
bacio sul collo, sulla gola, sul petto. Finalmente lo sento gemere. La sua
mano di nuovo in mezzo alle mie labbra bagnate. Le mie mani sulla sua
cintura, sul bottone, sulla cerniera e finalmente sul suo centro pulsante,
situato alla convergenza delle linee perfette di quel ventre fantastico.
Comincio a carezzarlo: caldo e duro.
Mi solleva la maglia, il reggiseno, mi bacia i capezzoli turgidissimi. Mi
bacia la gola. Emetto gemiti, forse gridi, non so.
Ancora i seni. Ha due dita dentro di me. Le mie pareti le comprimono con
contrazioni involontarie.
Comincia a parlarmi: -come sei calda, sei un fuoco piccola-. Lo dice
sorridendo, è dolce e forte. Mi piego per assaporarlo meglio.
Sempre massaggiando l'asta bacio quel ventre che mi ha fatto impazzire,
prima solo con le labbra, poi con tutta la bocca, scendo verso quel morbido
cespuglio nero, comincio a percorrere il suo turgido piacere con la lingua.
A lungo, in entrambi i sensi, per tutta la circonferenza. Mi soffermo sul
filetto teso, sul piccolo forellino. Con la mano destra lo tengo alla base.
La lingua si dedica ai contenitori del suo ardore sottostanti. Li prendo in
bocca uno per uno. E poi finalmente, per dare sollievo ad una tensione ormai
palpabile prendo in bocca lui. Un lento su e giù che lo fa gridare, assensi,
più volte.
Forse sul punto di scoppiare mi ferma. Si alza in piedi e mi tende una mano
per aiutarmi a fare altrettanto. In un attimo ho di nuovo la schiena contro
la parete del mezzo, il suo corpo contro il mio. Alzandosi si è liberato
dei pantaloni.
Le mie mani sui suoi glutei sodi. Una mano sotto la mia coscia: la solleva.
Baciandomi mi entra dentro. Sono fuoco liquido intorno al suo sesso.
Continua a baciarmi: il viso, la bocca, la gola, quella zona così sensibile
dietro l'orecchio. Comincia a pregarlo. Mi sembra di impazzire, non so
nemmeno io cosa voglio ma lo voglio. Si muove dentro di me. Mi sembra che si
indurisca e cresca ancora.
Una sua mano tra di noi. Il bottoncino magico stuzzicato da dita
evidentemente molte esperte, mentre il sesso esce quasi completamente e poi
riaffonda, una, due, non so quante volte.
Ho le lacrime agli occhi da quanto è intenso il piacere che sto provando.
Gli accarezzo la schiena, l'incavo dei reni. Con una mano mi insinuo tra
quei due globi sodi e perfetti. Con un dito arrivo a massaggiare la zona tra
l'ano e lo scorto.
Non ce la facciamo più. Ricomincia gli affondi profondi, sempre più rapidi.
Mi parla: -se fantastica-. Gli parlo: -mi fai impazzire-.
Mi parla: -sto per impazzire, sto per esplodere-. Gli parlo: -voglio
sentirti bruciare, voglio che mi bruci dentro-.
Ancora gli occhi negli occhi, il mio segno di assenso. Gridiamo . e
veniamo.
Mille contrazioni intorno alla sua carne, liquido infuocato che mi cola
lungo le cosce. Un bacio profondo come non ricordo di averne mai dati.
Scivoliamo nel baratro . e siamo di nuovo a terra. I respiri affannosi, poi
mille bacini. Ridiamo. -Sei stata una sorpresa-. -Sei stato
fantastico-. -Sei una porcellina-. -Anche tu!- . -Non avrei mai
immaginato-. -Nemmeno io-. Baci e risate.
Il ritorno alla realtà è dolce come non lo credevo possibile.
-Dai sistemiamoci-.
-Sarà meglio-.
Apre le porte.
Poco distante i tre colleghi: parlano tra loro, due fumano, uno no.
Scendiamo. Ci guardano, li guardiamo. Camminiamo verso di loro. Recupero
dalla tasca un pacchetto di sigarette un po' schiacciato, ne tiro fuori una,
me la metto fra le labbra. Uno dei due mi fa accendere.
Credo di avere la faccia viola!
Loro ridono e scrollano la testa, lui ride: ha una bellissima risata.
Torna l'atmosfera scherzosa: -Ragazza, tu fumi un po' troppo-, parla il più
anziano.
Io: -dai continuiamo, se non finiamo più-.
Risate.
Ci hanno graziato. Non so da quanto fossero li, non mi importa. È stato
bellissimo. |