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  GIULIA 1 Autore: Ciccio Pallanzo

Giulia è una mia collega di ufficio e da un anno ho il piacere
di essere il suo convivente.
Il mio nome è Paolo. Abbiamo 40 anni. Entrambi veniamo da un
matrimonio andato a pezzi ed entrambi abbiamo un figlio.
Cinzia, la mia bambina ( per così dire) ha già 20 anni e va
all'università.
Pietro, figlio di Giulia, anche lui ventenne, abita da solo e da
quasi due anni fa l'idraulico in una ditta ben avviata.
Eravamo divorziati quando ci conoscemmo.
Appena assunta nell'ufficio delle Poste come ragioniera
commercialista, camminava con la testa alta e la schiena
inarcata.
Il suo sedere tondo e sodo invitava a fare dei cattivi pensieri,
pur essendo coperto da una lunga gonna di lana marrone.
Era marrone anche il maglione di lana lavorata ai ferri e
copriva un petto ben dotato, una quarta misura abbondante, come
potei scoprire dopo.
Quando il capo ufficio me la presentò le strinsi la mano
delicatamente ma con decisione, guardandola dritto negli occhi.
La trovai bellissima e desiderabile. Era alta poco meno di me,
circa un metro e settanta, con un corpo mozzafiato.
Occhi azzurri, capelli rossi. Ci scambiammo un sorriso e da lì
nacque la nostra storia.
Doveva infatti lavorare nello stesso mio ufficio e così
cominciammo a conoscerci.
Man mano che il tempo scorreva i suoi atteggiamenti lasciavano
intendere che era disponibile.
Uscimmo un paio di sere insieme un mese dopo il suo arrivo. Al
terzo appuntamento ci baciammo.
Fu un bacio voluto ed intenso.
Sotto casa sua, in macchina, le presi le mani e appoggiai le mie
labbra alla sua guancia sinistra.
Non feci in tempo a ripetere il gesto sull'altra guancia che lei
mi stampò un bacio sulla bocca.
La sua lingua fu lesta ad entrarmi dentro, nel più profondo
dell'anima e mi sentii perso.
Ero perso in un nuovo amore che subito diventò passione ardente.
Le sue mani cominciarono ad esplorare il mio corpo sotto la
camicia.
La mia pelle reagiva al passaggio delle sue dita mentre mi
abbandonavo succube alla furia avvolgente del bacio che ancora
continuava.
Giulia mi titillò i capezzoli e poi passò ad accarezzarmi il
sedere.
A questo punto mi svegliai dal torpore in cui mi ero crogiolato
e passai all'azione.
Le accarezzai le gambe coperte da un paio di auto reggenti nere
sotto la minigonna.
Pian pianino risalii verso l'interno coscia sfiorando il
reggicalze.
Quasi automaticamente quelle gambe d'avorio si allargarono
spianando la via al piacere.
Appena giunsi al pube Giulia si staccò dalla mia bocca e come se
stesse per affogare fece un respiro più profondo appoggiandosi
al sedile.
Gemette, con gli occhi sbarrati, fissi nei miei, appena infilai
la mia mano sinistra sotto il perizoma.
Trovai il suo grilletto turgido e prominente già bagnato dagli
umori vaginali.
Stavo per penetrarla con un dito quando i fari di una macchina
di passaggio ci illuminò.
Giulia si rimise a posto il vestito e mi disse -andiamo su-.
Il silenzio che regnava nell'ascensore fu carico di eros.
Mi dava le spalle e non potei fare a meno di desiderare quel
meraviglioso culo da gazzella che avevo davanti.
Il mio fallo duro finì per appoggiarvisi sopra quando, a metà
strada, abbracciai Giulia da dietro.
La baciai sul collo e accarezzai le tette attraverso la stoffa
della camicetta.
In tutta risposta lei allungò le mani all'indietro verso il mio
pene e ne apprezzò la consistenza attraverso i pantaloni.
La zip scese facilmente lasciando passare le dita affusolate e
vogliose.
L'asta di carne fu saggiata, perlustrata, accarezzata e infine
apprezzata con un roco -lo voglio-.
Conoscendo il suo carattere non avevo dubbi su cosa si preparava
per la nottata.
Giulia era ed è una donna colta, intelligente, allegra e di
ampie vedute ed al tempo stesso è una donna sexy ed un po'
porca.
Tutto ciò che si può desiderare in una femmina lei ce l'ha.
Così quando uscimmo dall'ascensore, lei mi prese per il cazzo
sorridendomi sorniona e passandosi la lingua sulle labbra.
Aprì la porta e mi tirò dentro casa sua, lungo l'ingresso e
tutto il corridoio. Arrivati in camera mi sbatté sul letto
matrimoniale.
Io avevo il cazzo in tiro e quasi mi scoppiò quando la vidi fare
uno strip da urlo.
Era da tanto che che qualcuna non si spogliava per me e lei mi
parve quasi una professionista.
Sbottonò piano la camicetta nera dall'alto verso il basso
facendo uscire allo scoperto le sue bellissime tette sode.
I capezzoli già da me stuzzicati in ascensore facevano capolino
al di sopra di un reggiseno a balconcino nero.
La minigonna se la tolse girandosi di schiena e piegandosi come
per mettersi alla pecorina.
Sotto il filo del perizoma non potei fare a meno di notare l'ano
e la fica di quella che sarebbe diventata la mia amante.
- Minchia che culo!- esclamai.
In tutta risposta lei continuò e, slacciato il reggicalze, sfilò
via il perizoma sempre rimanendo piegata ad angolo retto.
Passò una mano sulla patatina umida e rasata.
Chiunque al posto mio sarebbe saltato addosso ad una tale
prelibatezza, ma io resistetti per godermi lo spettacolino fino
in fondo.
Poi con ancora gli stivali di pelle indosso salì sul letto e si
mise in piedi a gambe divaricate all'altezza del mio pene.
Slacciò e tolse il reggiseno lasciando nudo il petto. Le due
tette rimasero ferme sfidando la gravità.
Erano bellissime, tonde e sode. La simmetria di un seno rifatto
non arrivava a quella perfezione.
Fece roteare il reggiseno in aria prima di lanciarlo lontano.
Il movimento rotatorio indotto dei capezzoli mi ipnotizzò.
- Ora tocca a te- disse. Mi obbligò a spogliarmi disteso sul
letto.
Lo feci con esperta lentezza, facendo risaltare i muscoli del
petto villoso e la pancia liscia, poco appesantita dal grasso
superfluo.
Appena fui nudo si inginocchiò sopra di me e mi baciò mentre
strusciava la sua vagina sul mio pene.
Io ero eccitatissimo e assaporavo ogni movimento del suo bacino
sul mio.
Le mie mani si posarono sull'oggetto del mio desiderio.
Tastai il suo sedere, lo esplorai fino ad arrivare nel solco che
porta al buchino.
Li mi soffermai girandoci intorno e, accarezzandolo leggermente,
lo sollecitai con un dito.
Giulia ansimava sotto il doppio stimolo e i suoi gemiti
aumentavano d'intensità.
Anche io stavo per esplodere, così decisi di cambiare posizione
onde non sciupare tutto per una semplice strusciata.
L'ars amandi non si dimentica con l'astinenza.
E' come andare in bicicletta, una volta imparato non si
dimentica più.
Quindi mi concentrai sui preliminari.
Passai sopra di lei e mi avventai sulle tette.
Sentii i suoi capezzoli inturgidirsi tra le mie labbra e li
umettai con la lingua.
Alternavo delle vere e proprie ciucciate a momenti in cui li
titillavo.
I gemiti della donna ripresero ad intensificarsi.
Mi dedicai con passione al suo pancino da palestrata, baciandolo
e leccandolo fino a che non arrivai al pube.
Cosa c'è di più arrapante di una trentottenne con la fica rasata
e liscia come quella di una bambina?
Niente credo. Così mi dedicai alla patatina più buona e meno
salata del mondo.
Altro che Rocco Siffredi.
La feci godere per la prima volta, quella notte, leccandole il
grosso clitoride che sporgeva sopra le grandi labbra.
Mi persi assaporando il dolce nettare che stillava da quella
fonte.
La mia lingua penetrò la vagina raccogliendo gli abbondanti
umori che accompagnarono il suo orgasmo.
Più leccavo più godeva, e godendo urlava di piacere. Un piacere
che le donavo con intensa passione e amore.
Si perché mi ero innamorato di questa donna, sin dal primo
giorno in cui l'avevo vista.
Glielo giurai mentre la baciavo sulla bocca. Assaporò se stessa
con quel bacio. Poi fu il suo turno.
Prese dal cassetto un foulard, mi bendò gli occhi e mi mise
supino.
Usò la lingua ed imparò a conoscere la mia bocca, le mie labbra,
il mio petto e i miei capezzoli.
Si fermò un attimo a mordicchiarli ed a titillarli mentre con
una mano si impossessava del mio durissimo cazzo.
Facendo su e giù prese a masturbarmi. Io ero in estasi. Mi
abbandonai per l'arrivo di un orgasmo.
Giulia se ne accorse. Smise di segarmi e mi accarezzò le palle.
Poi con la mano scese più in giù e mi titillò l'ano, mentre
contemporaneamente mi succhiava un capezzolo.
Ero sconvolto. Urlai per il piacere. Lei insistette qualche
minuto così.
Poi si staccò dal petto per portarsi con la lingua sul mio pene.
Contemporaneamente offrì la sua vulva alla mia bocca.
Prendemmo così a leccarci in uno stupendo 69 fatto di gemiti e
leccate.
- Sii, pompa - esclamai ad alta voce quando mi sentii succhiare
il glande. Il mio pene sparì tutto nella bocca della donna.
- Ahh, che bello - continuai mentre le infilai due dita nella
fregna fradicia di umori.
Le pulsazioni del pene la avvisarono dell'arrivo del mio
orgasmo.
Ma lei non si fermò e continuò a spompinare con eccitante
lentezza, mentre con una mano si titillava il clitoride .
- Sto per venire - dissi .
Fu allora che lei aggiunse al pompino una cosa che non mi
aspettavo.
Con un dito che aveva usato per masturbarsi ricominciò a
titillarmi l'ano.
Approfittò del mio rilassamento e della lubrificazione del dito
per infilarmelo dentro.
Lo muoveva dentro e fuori e contemporaneamente mi succhiava il
cazzo come una vera troia.
La sensazione era strana e stupenda al tempo stesso.
Due stimoli potenti si unirono insieme ed alternandosi mi
arrivarono al cervello.
- Godooo - urlai provando un orgasmo bello come mai prima di
allora.
Le sborrai in bocca ed in faccia. Mi leccò il pene fino a quando
non fu moscio.
Aveva ancora il mio seme in bocca quando mi baciò.
Ricambiando il bacio divenni definitivamente complice e
sicuramente succube di Giulia.
Fu così che provai il sapore dello sperma per la prima volta,
anche se era il mio.
E non è tutto.
Infatti Giulia mi costrinse, un po' per gioco un po' per
porcaggine, a leccarle la faccia per pulirla dallo sperma che la
impiastricciava.
Io lo feci ed in quel momento buttai le fondamenta per un evento
che si sarebbe verificato in seguito.
Comunque ricominciammo la performance erotica. Infatti dopo la
faccia le leccai i capezzoli e poi di nuovo la fica.
- Leccamela - disse mentre si accarezzava le grosse tette.
Era sdraiata sul letto con le cosce allargate ed il grosso
clitoride che si ergeva come un piccolo pene di 1 cm.
- E' grossissimo, sembra un cazzo in miniatura - dissi- lo hai
mai usato in quel modo?-.
Lei mi guardò e sorrise in modo che non lasciava scampo. - Si, e
se vuoi te lo farò vedere. Ma adesso leccamela, ti prego.-
Lo feci provocando un sonoro orgasmo dopo il quale si buttò
sopra di me. Mi baciò. Poi volle cambiare posizione.
Girò dietro di me e mi costrinse in ginocchio vicino al letto in
pratica alla pecorina. Io ero di nuovo in tiro.
- Vedo che ti eccitano le cose strane,- disse- vedrai che ti
divertirai con me -.
Mi prese il pisello e cominciò a segarlo mentre si appoggiava
con la pancia alla mia schiena.
La sentivo strusciarsi con il pube sul mio culo ed eccitarsi a
sua volta.
Poi mi fece appoggiare una gamba sul letto aprendo così le mie
natiche.
-Con una donna è più facile- disse- mentre con te sarà scomodo.-
Allargandomi ulteriormente le chiappe mi cavalcò a tre quarti
sfregando il suo grilletto sul mio ano.
Di tanto in tanto lo sentivo fare forza sul buchetto. Ero in
balia di quella donna. Era lei l'uomo ora.
Mi stringeva i fianchi e si muoveva come se dovesse scoparmi. -
Ah, sii - diceva in continuazione, godendo.
I suoi umori colavano giù fino al mio sfintere ed il mio cazzo
era duro come il marmo.
Dovevo tornare a fare l'uomo. Non potevo subire così senza
sfogarmi.
Allora mi alzai e invertii la posizione penetrandola da dietro.
La scopata fu resa facile dai suoi precedenti orgasmi.
La feci godere ancora. Ma arrapato dalla posizione puntai al suo
buchetto.
Era morbida e burrosa ed io fui il suo coltello rovente. La
resistenza fu brevissima.
Cedette con poco dolore al terzo affondo. Evidentemente doveva
averlo già dato altre volte prima di allora.
- La verginità non è mai stata un gran valore per me.- mi aveva
confessato una sera durante una passeggiata.
Fui un martello pneumatico.
Con le mani le stringevo le tette, accarezzandole e titillandone
i punti più sensibili.
Riprese a sospirare e poi a gemere. Le stava piacendo, ed anche
a me.
Fu fantastico sentirci dire - dai sfondami il culo, fammelo
sentire fino in gola brutto porco.-
- Siii, ti sto inculando sporca troia.-
- Ahh, siii, sono la tua puttana, fottimi più forte, fammi
godere stronzo.-
- Siiii, dai che ti sborro nel culo troia.-
- Siii, che bello,dai inondami tutta di sborra.-
- Vai che godooo.-
- Anch'io amore.-
Godemmo insieme e ci accasciammo sul letto sudati e soddisfatti
dopo due ore di sesso.
Ci girammo di fronte guardandoci negli occhi. Eravamo rilassati
e ci accarezzavamo il viso a vicenda.
Ci baciammo dolcemente usando le labbra come estensione
dell'anima.
La sua mano mi accarezzò il fianco libero e scese verso
l'uccello moscio.
Cominciò a giocare, intrecciando le dita un po' con i peli
pubici, un po' con il pene.
Di colpo, come se fosse stata colta da una illuminazione mi
disse - che ne dici di una bella doccia?-
- Ok.- risposi. Andammo in bagno dove la furbastra aveva
intenzione di farmi una sorpresina.
Infatti sorrideva in modo strano, soprattutto quando mi guardava
nelle zone basse. Non capii subito cosa mi stava per accadere.
Quando prese la schiuma da barba, un rasoio ed un paio di
forbici mi fu chiaro quel che voleva.
- Che ne dici se ti depilo li sotto?- La sua faccia era
illuminata da depravazione, lussuria, desiderio.
Non riuscii a rifiutare e feci un cenno di assenso misto a
perplessità.
Un - boh!?- che le diede il via libera.
- Vedrai che non ti farò male e poi sarai liscio liscio come un
ragazzino.-
Mi fece sedere sul bordo della vasca e cominciò a sforbiciare.
Tolto il grosso, prese la bomboletta e mi mise la schiuma da
barba al mentolo su tutta la zona dei genitali.
Ebbi un sussulto. Mi si gelarono i coglioni.
Ma Giulia imperterrita spalmò la schiuma da barba con un bel
massaggio che arrivò fino all'ano.
Quel massaggio mi fece rinvigorire l'asta che in breve
s'inturgidì. Ma la donna non ci badò e finì la depilazione.
Poi entrammo nella vasca e cominciò il bagno. Per prima cosa
lavò la zona appena depilata.
Avvertii una dolcissima sensazione di fresco e sospirai per il
piacere.
- Ti piace, vero?- disse e mi fissò negli occhi con uno sguardo
da porca.
Non attese la risposta. Si piegò in ginocchio e baciò la pelle
intorno al pene.
Leccò lo scroto e poi il glande mentre con una mano scappellava
il pene.
- Che buono,- disse leccando l'asta. - ora si che mi piace.- Le
sue labbra si chiusero intorno alla cappella.
Succhiò divinamente alternando dei colpi di lingua a delle
occhiatacce da pornostar come non aveva fatto prima a letto.
Con una mano smanettava l'asta e con l'altra mi palpava il culo.
La dea Venere in persona non avrebbe potuto fare di meglio.
Era una pompa da urlo e se non mi fossi già scaricato prima, le
avrei riempito subito la gola con abbondanti quantità di sborra.
Ma con grande goduria resistevo e lei più infoiata che mai, si
girò alla pecorina.
Offrì il culo per la seconda volta, quella notte, e subito ne
approfittai.
Sputai sul suo ano e premetti un dito sul pertugio. Scivolava
bene dentro.
Probabilmente era già rilassata dopo la scopata di mezz'ora
prima.
Ma era sicuramente in uno stato di profonda eccitazione perché
accompagnò il mio gesto con un gemito che uscì violento dalla
sua bocca.
Appoggiai il cazzo sulla fica. - Ahh- Gemette ancora e molto
sensualmente mi incitò - Sssiiii.-
Le toccai un po' il clitoride, un po' la vulva giocando con la
punta del pene.
- Che aspetti? Dai bastardo scopami - mi disse quasi gridando.
La accontentai. Prendendola per i fianchi la attirai a me
penetrandola fino ai coglioni.
Contemporaneamente le infilai un pollice nel culo.
Presi una bottiglia di bagno schiuma a forma di cono che stava
sul bordo della vasca.
La inzuppai di umori vaginali e così lubrificata la usai al
posto del pollice. Entrò facilmente.
- Ma guarda un po' come entra bene.- dissi, -Sei aperta come una
cagna. Dillo che ti piace.-
- Sii, mi piace. Ah che bello.-
Stantuffai fica e culo un po' in sincronia, un po' con
intermittenza.
Nel frattempo lei sbrodolava e gemeva in preda a un treno di
orgasmi.
- Che troia che sei. Dillo che sei una porca.-
- Siiii sono una troia. E' vero. Sono una lurida troia. Sfondami
tutta, aahhh, ssiiiiiiiiii.-
Incalzai - dì che ti piacerebbe prendere due cazzi veri insieme.-

- Siii, voglio due cazzi, voglio due cazzi enormi dentro di me.-
Godette mentre diceva quelle parole.
Io sentii i suoi muscoli contrarsi intorno al mio pene ed
insieme sentii la bottiglia di bagnoschiuma attraverso il
perineo.
Anch'io stavo per godere, ma preso dalla più profonda lussuria
la presi per i capelli.
Attirandola al cazzo le dissi - vieni, fammi godere come sai te.-

Glielo infilai in bocca quasi a forza. Le strinsi i capelli
mentre la spingevo su e giù.
Mi accarezzò le gambe e salì ancora con le mani fino ai
genitali. Adesso era lei la mia schiava.
O almeno così pensavo. Infatti lei era, invece, ben lucida e
cercò ancora il suo piacere.
Con una mano si masturbava stimolando il clitoride. Con l'altra
tornò a titillare l'oscuro oggetto del suo desiderio.
Doveva desiderare tantissimo il mio culetto. Andava a girarci
sempre intorno.
Sembrava la famosa gatta che va al lardo per lasciarci........
Mi penetrò a secco con due dita, improvvisamente provocandomi
una sensazione quasi di dolore.
Ma il piacere si fece ben presto strada nelle mie viscere, come
era accaduto in precedenza.
Lei aveva capito che lo stimolo anale mi amplificava l'orgasmo.
Questo arrivò mentre le sue dita si muovevano in avanti e
indietro dentro il mio culo, in perfetta sincronia con il
movimento della bocca sul mio pene.
Nel momento in cui venni dissi - Continua, non ti fermare.
Bevila tutta, Siiii.-
Mi succhiò tutto, ingoiando lo sperma fino all'ultima goccia e
guardandomi per vedere l'espressione soddisfatta del mio volto.
Sul suo c'era la stessa espressione che avevo visto nei film
porno quando la femmina di turno guardava la telecamera e magari
si leccava le labbra.
Praticamente una faccia da troia porca e pompinara.
Nè con la fantasia nè con i sogni ero mai arrivato a concepire
una tale sfrenata lussuria.
Ben contento quanto stanco, la abbracciai come per impedirle di
fuggire via.
Fatta una dolce e lunghissima doccia andammo a letto tenendoci
per mano.
Nudi sotto il lenzuolo rimanemmo vicini, a stretto contatto,
coccolandoci un po'.
- Io ti amo.-
- Anche io ti amo.-
E poi fu il buio.



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