Di Lara mi innamorai lo stesso giorno in cui la conobbi, ed fu amore vero,
senza dubbi, senza remore, senza alternative. Mi colpirono i suoi profondi
occhi verdi, la bellezza mediterranea, i modi riservati, i seni
prosperosi, le gambe slanciate. Più la frequentavo e più riconosco in lei
il mio perfetto ideale di donna, dolce, bella, sensuale, unica. Le feci
una corte spietata cercando di vincere in tutti i modi la sua naturale
riservatezza, e non fu semplice conquistarla, anzi, questo mio sentimento
così vigoroso e prorompente all'inizio la mise a disagio e forse un po' la
spaventò. Fortunatamente, col tempo anche in lei sbocciò un sentimento
fatto di affetto e tenerezza, che spianò la strada al nostro rapporto.
Con lei cercai di bruciare le tappe e dopo solo due mesi dal nostro
incontro le chiesi di trasferirsi da me, per iniziare una convivenza.
Dovetti insistere molto, il passo era azzardato, ci conoscevamo appena,
lei era perplessa, ma io ero così sicuro dei miei sentimenti che quando le
strappai un incerto sì, mi sentii l'uomo più felice del mondo. Quel giorno
le giurai eterno amore e la promessa che la sua felicità sarebbe stata
sempre al vertice dei miei desideri.
I primi periodi di vita in comune furono i più belli della mia vita, ne ho
un ricordo straordinario ed indelebile. Purtroppo la nostra felicità durò
poco. Dopo solo otto mesi il nostro rapporto iniziò a deteriorarsi e
naufragò senza che io potessi fare nulla per evitarlo. Qualcosa nei nostri
rapporti intimi aveva iniziato a non funzionare e questo logorò pian piano
la ragione stessa del nostro vivere insieme. Lara era distante, svogliata,
annoiata, ogni giorno meno disposta a condividere con me l'esperienza
amorosa. Un muro di incomunicabilità stava calando tra di noi e nonostante
io facessi di tutto per dimostrarle affetto ed amore, il mio atteggiamento
sottomesso e protettivo sortiva l'effetto opposto di irritarla e spegnerle
qualunque ardore.
Io però continuavo ad amarla. Anzi, la paura di perderla rendeva il mio
sentimento penoso e disperato.
Mi bastava abbracciarla, baciarla, accarezzarla per sentire i miei sensi
sfiorare l'estasi. Quando la penetravo perdevo il controllo di me e
raggiungevo rapidamente l'orgasmo. Mi era accaduto fin dalle prime le
volte, non riuscivo a resistere, era più forte di me. Ma per quanto i
nostri rapporti sessuali si consumassero in un tempo breve, io li trovavo
straordinari e perfettamente soddisfacenti. Anzi, la mia rapidità nel
provare il piacere la consideravo una inevitabile conseguenza del mio
grande amore per lei, forse la più intima e sincera delle manifestazioni.
Non potevo lontanamente immaginare che lei non ne fosse consapevole e
pienamente gratificata.
Invece, dopo l'amore, avrei dovuto prestare più attenzione ai suoi
interminabili silenzi e ai suoi nervosi e profondi sospiri, ai suoi
sguardi seccati ed insoddisfatti, piuttosto che addormentarmi subito.
Così, un brutto giorno, dopo l'ennesima lite nata per futili motivi, Lara
fece le valigie e tornò a vivere nel suo mini appartamento che utilizzava
ancora come studio per la sua professione di architetto. Per me fu uno
shock, perché solo in quel momento compresi quanto lei fosse triste ed
infelice con me. Mi lasciò dicendo che voleva ricominciare a vivere e non
ci fu modo per dissuaderla.
Da allora la mia vita cambiò radicalmente ed io caddi preda della
depressione. L'amavo troppo per accettare l'idea di non averla accanto. Mi
sentivo in un vicolo cieco: se da una parte non volevo rassegnarmi alla
sua perdita, dall'altra non sapevo come fare per ricondurla a me. Le
telefonavo spesso, almeno per ascoltare la sua voce, e quando lei,
seccata, riattaccava, scivolavo dalla pena all'angoscia più cupa. Pian
piano mi lasciai andare. Sul lavoro ero intrattabile, in casa vivevo in un
disordine indescrivibile, non avevo voglia di nulla, né di mangiare, né di
uscire, né di frequentare altre persone. Vivevo come un orso rintanato
nella sua tana.
Dopo quasi tre mesi dalla sua partenza il mio malessere era rimasto quello
del primo giorno, insopportabile ed avvilente. Per non spegnermi
definitivamente presi il coraggio a due mani e tentai l'unica soluzione
che potessi concepire: far ripartire al più presto la nostra storia.
Colsi l'occasione in quello che doveva essere il primo anniversario della
nostra convivenza. Chiesi a Lara se voleva passare con me il fine
settimana. Volevo farle una sorpresa e riportarla nell'alberghetto di
montagna dove ci eravamo amati per la prima volta. Pur essendo una
sistemazione semplice e spartana era legata ad un momento importante della
nostra vita. Confidavo che il ricordo delle intense emozioni di allora ci
avrebbe spinto a riannodare i nostri destini. Sulle prime lei non ne volle
sapere, anzi sembrò assolutamente indisponibile. Poi, inaspettatamente, mi
telefonò dicendomi che avrebbe accettato.
Per me fu una vera esplosione di gioia, riassaporai l'intensa e mai
dimenticata ebbrezza di averla accanto.
La sera, nel letto dell'albergo accanto a lei, mi sentivo scosso ed
emozionato come un ragazzino. Lara mi sembrava più bella e desiderabile
che mai. Riconobbi il suo profumo inconfondibile ed inebriante, le sue
forme perfette, la sua pelle vellutata. Mi venne istintivo abbracciarla
fino quasi a farle male, ripetendole mille volte il mio commosso e
supplicante "ti amo". Forse per lei non era una novità, ma io volevo farle
capire coi gesti e con le parole quanto forte fosse ancora il mio
desiderio e quanto l'amavo. All'inizio Lara mi sembrò lusingata e lasciò a
me l'iniziativa. Poi, decisa, si divincolò dal mio abbraccio. Mi sorrise
in un modo strano. Iniziò a leccarmi il petto e spostando completamente le
lenzuola, prese il mio pene tra le labbra. Lo succhiò con malizia ed
energia, producendomi un'intensissima erezione. Io sollevai il busto per
guardarla. Ero stupito, non era mai successo. In verità non compresi il
suo invito, lo scambiai per un modo supplichevole e sottomesso di
chiedermi scusa. Pensai ingenuamente che volesse farsi perdonare per le
lunghe sofferenze inflittemi e per tutti i suoi seccati rifiuti. La fermai
e le sollevai la testa dicendole che l'amavo sopra ogni cosa e che non
doveva prostrarsi in quel modo per me, io l'avevo già perdonata. Poi,
avvicinandola al mio viso, la baciai ardentemente e la penetrai standole
sopra.
Fu come entrare in paradiso. L'orgasmo mi travolse in pochissimo tempo ed
ebbi un'eiaculazione particolarmente lunga ed intensa. Quando mi ripresi
dal piacere mi sentivo stupendamente bene. Ero strafelice, euforico, avevo
fatto l'amore una sola volta ed ero guarito da ogni depressione e
malinconia. Cercai subito di comunicarlo a Lara, ma lei non me ne diede la
possibilità. Si separò bruscamente da me, andò in bagno e quando ritornò
nel letto, si girò dall'altra parte richiudendosi in un assoluto ed
impenetrabile silenzio. Rivissi in me lo sgomento e il vago sapore dell'angoscia
che ben conoscevo. Forse in quel momento avrei dovuto insistere, spingerla
a parlare, scoprire il vero motivo di tanta irritazione. Purtroppo la
tensione nervosa, il lungo viaggio in macchina e soprattutto l'abbondante
eiaculazione mi avevano svuotato di ogni energia. Sentii le palpebre
diventare di piombo e poco dopo mi addormentai.
Il giorno dopo fu Lara a svegliarmi. Era prestissimo, ma insistette perché
la riportassi immediatamente a casa sua. Io cercai di dissuaderla in tutti
i modi, la stanza d'albergo era prenotata per due giorni e poi non aveva
senso... io l'amavo e volevo stare con lei, almeno per tutto il weekend.
Purtroppo non cambiò idea, fu irremovibile, addirittura minacciò di
tornare in taxi se non l'avessi riaccompagnata subito.
Durante viaggio di ritorno in macchina mi resi conto che il nostro
rapporto stava definitivamente finendo. Il suo sguardo assorto e distante
era più eloquente di mille parole. Sprofondai nell'angoscia. Con le
lacrime agli occhi le parlai in un ultimo disperato tentativo. Cercai di
capire.
-"ti prego Lara, dimmi che cosa c'è... io non capisco... mi fai stare
male... non hai idea di come ho sofferto in questi mesi... non ce la
faccio a resistere ancora..."-
Lei non rispose, però si accorse delle mie lacrime.
Insistetti piangendo.
-"Lara, dimmi la verità... non mi ami più?"-
Attese ancora, poi, sentendomi singhiozzare con la fronte appoggiata al
volante, pur controvoglia, si decise.
-" il problema non è se ti amo o no... non so come spiegartelo... la
verità è che tra di noi non funziona e basta... siamo troppo diversi... io
poi ho iniziato a vivere delle esperienze nuove... delle esperienze
diverse, che con te non riuscirei mai a provare... ti prego, non
insistere..."-
Cercai di capire il senso vero delle sue vaghe affermazioni.
-"scusa... ma cosa intendi per esperienze diverse?"-
Fece una pausa di riflessione.
-" ... emozioni vere... nuove, che mi fanno sentire viva..."- Mi venne un
dubbio.
-" ti riferisci a nuovi incontri?..."-
-"anche..."-
-" allora c'è qualcuno che ti fa vivere queste esperienze?"-
-"massì... forse è meglio che te lo dica: da un po' di tempo sto
frequentando un uomo... un amico..."- Sprofondai nella disperazione.
-"... e lo ami?"- Dissi queste parole con la voce tremante, temendo il
peggio.
-"vedi che non capisci... te l'ho già detto che l'amore non c'entra...
comunque se proprio ti interessa, tranquillizzati... ti ho detto che è un
amico, per cui non lo amo... e neanche lui mi ama, perché ama un'altra..."-
Benché il senso del suo discorso non mi fosse per nulla chiaro, tirai un
sospiro di sollievo. L'idea che non si fosse innamorata mi lasciava
qualche possibilità.
Cercai di alzare la posta, e senza pensarci troppo le feci un'offerta
disperata.
-"ma non posso fare parte anch'io di queste tue esperienze?... non ti
intralcerò in nessun modo... a me basta averti accanto... avrai tutta la
libertà che vuoi... mi adatterò..."-
Lara fece un sorrisetto sarcastico.
-"non credo sia una buona idea... credimi... come non è stata una buona
idea accettare il tuo invito per il week-end..."-
-"allora vuoi davvero vedermi morire? Lara... io mi ammazzo... adesso, in
questo momento, con te, non scherzo, così da morti saremo sempre
insieme... lo vuoi capire che non ha senso la vita senza di te?..."-
Era un ricatto ed una minaccia insieme, ma in quel momento non mi veniva
in mente altro. Lei sembrò prendere le mie parole sul serio.
Fece ancora un profondo sospiro.
La incalzai piangendo.
-"ti prego dammi un'altra possibilità... non puoi lasciarmi... così... non
mi vedi? non hai pietà?"-
Abbassò gli occhi e sospirò ancora. Poi si decise.
-" ci devo pensare... non è facile... comunque tu devi giurarmi che se non
funzionerà mi lascerai in pace una volta per tutte... io per la mia strada
e tu per la tua... per sempre..."-
-"te lo giuro... farò qualunque cosa... ma tu giurami che mi darai questa
possibilità..."-
-"e va bene... come vuoi... ci penserò... adesso però lasciami riposare
che stanotte non ho dormito... tu che russavi... il letto scomodo e
centomila pensieri per la testa... ho un'emicrania pazzesca..."-
Reclinò leggermente il sedile, abbassò appena la musica dell'autoradio e
poco dopo si addormentò.
La svegliai io, dopo aver posteggiato sotto casa sua. Mi sorrise, il suo
umore sembrava decisamente migliorato. Scesi per prendere la sua borsa da
viaggio nel bagagliaio. Anche lei scese e si avvicinò a me per parlarmi.
-"senti... scusami se è andata così... lo so che tu ci soffri e a me
spiace... un po' è anche colpa mia che non riesco a spiegarmi... comunque
ti dirò io quando potremo rivederci... tu non affrettare i tempi..."-
-" posso telefonarti?"-
-" no, ti telefonerò io..."-
-"giuralo che lo farai..."-
-"sì... lo giuro... adesso però fammi andare..."-
Inaspettatamente mi diede un bacio sulla guancia.
Io le risposi con un abbraccio.
-"ciao amore, telefona presto... non farmi aspettare troppo..."-
Vissi sei interminabili giorni sospeso tra angoscia e gioia,
disperatamente aggrappato ad una speranza che diveniva ogni giorno più
flebile e lontana. Poi lei, come promessomi, telefonò. Io non ero in casa,
ascoltai il suo messaggio sulla segreteria telefonica, un messaggio breve,
essenziale, un appuntamento per la sera seguente, nel dopo cena, un
indirizzo ed una raccomandazione: "non deludermi..."
Fu il giorno più lungo della mia vita, la sera non voleva mai arrivare.
Quando suonai il campanello di un anonimo appartamento all'ultimo piano di
uno stabile di periferia, la mano mi tremava. Per fortuna Lara era già lì,
mi aprì lei stessa la porta, sfoggiando un sorriso rassicurante. Entrai e
mi guardai intorno. Mi trovavo in una mansarda di medie dimensioni, forse
adibita a studio fotografico. Dominava il colore blu, dalle pareti alla
moquette. C'erano cavalletti, faretti e zone con luci e sfondi colorati.
Un grosso tavolo con una tovaglia rossa e delle sedie in ferro battuto
occupavano lo spazio centrale.
-"ciao entra pure, faccio io le presentazioni di casa... lui è
Alberto..."-
Mi presentò il suo amico. Io lo guardai diffidente... muscoloso, tarchiato
e con lo sguardo levantino... di primo acchito non mi ispirava alcuna
fiducia. Lui invece mi sorrise in modo cordiale e mi porse la mano.
Mi accomodai su di un divanetto messo a lato, mentre Lara iniziò a parlare
del programma della serata.
-"Allora, non l'ho ancora detto, ma oggi voglio trasformarmi in una vera
fotomodella..."- sorrise scherzosamente. -" per questo ti ho chiamato...
per farti assistere al grande evento, così anche tu mi dai qualche
consiglio. Alberto mi farà un servizio fotografico. È bravissimo, ci
conosciamo da tanto per lavoro... ma ora dovrà dare il meglio di sé e
dimostrarmi tutta la sua professionalità... vero Alberto?"-
-"ehi, non dire così, sennò cambio idea..."- rispose ironico il suo
amico -"... vabbé, le foto te le faccio, ma solo se venite tutte e due a
bere qualcosa..."-. Tirò fuori una bottiglia di mirto di Sardegna che
aiutò non poco a sciogliere l'atmosfera. Ci sedemmo al tavolo ed iniziammo
a parlare di noi, del nostro lavoro, dei colleghi, degli amici e di quando
c'eravamo conosciuti. Mi accorsi che Lara era insolitamente espansiva e
ben disposta nei miei confronti. Si era seduta accanto a me, mi sorrideva
spesso e a volte mi stringeva con affetto. Sembrava ancora innamorata o
almeno così io la percepivo.
Ad un certo punto liberammo lo spazio, Alberto prese la macchina
fotografica, e pian piano Lara, sotto i riflettori, iniziò ad assumere
pose sempre più piacevoli e civettuole. Era bellissima, elegante e anche
fantasiosa. Seppure lo facesse per gioco, il risultato ai miei occhi era
davvero stuzzicante. Arrivai perfino a pensare che avesse un talento da
manequenne.
Pian piano iniziò a spogliarsi, ma lo fece senza una particolare malizia,
tanto che non ci vidi nulla di male.
Alla fine rimase con solo con la biancheria intima, guepiere e mutandine
verdi che le avevo regalato io per il suo ultimo compleanno. Fui contento
nel vederglielo addosso, pensai che non l'avesse messe a caso.
Ad un certo punto lei mi chiamò.
-"dai, perché non vieni anche tu adesso... facciamo qualche foto
insieme..."-
-"io?..."-
-"certo... e chi sennò?..."-
-"sì, buona idea, vai anche tu, così variamo un po' le inquadrature, vi
ritraggo insieme..."- Aggiunse Alberto
-"ma io veramente..."-
-"Uffa dai... mettiti qui... da bravo... sì ma non tutto vestito, togliti
almeno la giacca e la camicia... non vedi che anch'io sono in
desabillè..."
Impacciato le ubbidii. Mi misi a torso nudo e mi sedetti di fronte a lei.
-"forza, prendete i bicchieri e fate finta di brindare, poi datevi un
bacio..."- Disse Alberto.
Scattò alcune foto, poi, senza dire altro, si allontanò. Pensai che
dovesse cambiare il rullino.
Appena soli, l'espressione di Lara cambiò completamente e divenne
estremamente sensuale.
Volle baciarmi a lungo ed io acconsentii. Ero felice, questa volta non c'era
la scusa delle foto, mi baciava perché sentiva il bisogno di farlo. Però,
ero preoccupato per Alberto. sarebbe potuto tornare da un momento all'altro.
Cosa avrebbe detto?
Lara invece sembrava perfettamente a suo agio, si sdraiò supina sul tavolo
e mi richiamò a sé. Voleva che la baciassi ancora, più intensamente di
prima.
Non mi opposi, lasciai che fosse lei a decidere, d'altronde ero io l'ospite.
Continuai a baciarla con passione, finché mi accorsi che Lara si era
volutamente scoperta il seno. Sentii forte in me il bisogno di fare l'amore.
Staccandomi dalle sue labbra le feci una proposta:
-"Ascolta, forse è meglio fermarci... Alberto potrebbe tornare, perché
non continuiamo a casa mia?... "-
Lei non rispose, sorrise maliziosamente e mi fece intendere che voleva
altri baci... e non solo sulla bocca. Chiusi gli occhi e mi concentrai su
di lei, sulla sua bellezza, sul suo splendido seno. Sentii dei passi, ma
cercai di non distrarmi... al diavolo Alberto... se non era uno stupido
avrebbe capito e ci avrebbe lasciati soli...
Quando poco dopo rialzai lo sguardo, rimasi a bocca aperta. Alberto non se
ne era affato andato, anzi si era messo dalla parte opposta del tavolo e,
completamente nudo, stava leccando le parti intime di Lara, così... come
se fosse la cosa più naturale del mondo. Mi prese un colpo, non potevo
crederci, pensai ad uno scherzo. L'impulso iniziale fu quello di urlargli
di andarsene... che c'entrava lui?... come si permetteva? Lara era la mia
donna, il mio unico amore.
Poi però mi trattenni. Mi accorsi che Lara era tutt'altro che infastidita,
anzi, aveva chiuso gli occhi e allargava generosamente le gambe per
facilitargli il compito. Vidi la lingua di Alberto stimolarle
sapientemente il clitoride e, sgomento, ascoltai le reazioni di piacere
per nulla trattenute di lei. Dedussi con grande disappunto che Lara era
consenziente, anzi era molto probabile che i due avessero organizzato il
tutto a mia insaputa.
Mi assalì la rabbia... altro che servizio fotografico! Smisi di baciarla e
mi sollevai. Lara si accorse della mia reazione e intuì il mio disagio.
Senza dire nulla e con un gesto rapido si avventò sulla cintura dei miei
pantaloni e mi tenne vicino a lei. Nonostante la sua posizione scomoda
riuscì abilmente a slacciarmela ed iniziò ad abbassarmi la cerniera dei
pantaloni. Lo zip però si incastrò.
Io ero ad un bivio. Il mio istinto avrebbe voluto portarmi fuori di lì. Un
esperienza a tre non mi interessava, mi sembrava una cosa senza senso,
assurda, degradante. Poi però, pensai alle conseguenze. Potevo
compromettere tutto, questo era fuori di ogni dubbio. C'era un patto fra
me e lei e io mi ero impegnato a rispettarlo... "non deludermi", si era
raccomandata. Ero di fronte alla mia ultima possibilità e non me la
sentivo di giocarmela così... ma allora che fare?
Paralizzato dall'indecisione mi prese l'angoscia di fare la mossa
sbagliata. Non trovai di meglio che ricorrere al mio fatalismo, cercai un
piccolo segno del destino che mi indicasse la giusta direzione... tanto
non avevo la lucidità per decidere in altro modo. Decisi che se Lara fosse
riuscita a disincastrare lo zip con cui stava febbrilmente armeggiando, mi
sarei fatto coinvolgere, altrimenti no, con la scusa di disincastrarmelo
da me, mi sarei allontanato e li avrei lasciati soli.
Guardai le sue mani armeggiare nervosamente sul fermaglio metallico che
non aveva nessuna intenzione di scorrere. La posizione di Lara era
scomodissima. Sdraiata supina non riusciva a vedere nulla.
Pensai che difficilmente l'aggeggio avrebbe ceduto, si era incastrato
nelle mutande e ci voleva perizia e pazienza per liberarlo. Dedussi che
forse era destino che quella serata dovesse finire così, con un nulla di
fatto. Invece inaspettatamente la cerniera si aprì. Rapidamente Lara mi
spostò gli slip, prese in mano il mio pene ed iniziò ad accarezzarlo. Il
destino capriccioso stava offrendomi un'altra possibilità. Forse dovevo
fare uno sforzo e impegnarmi.
Confuso ed emozionato mi tolsi completamente i vestiti e cercai di
avvicinarmi a lei, il più possibile. Lara mi accolse nella sua bocca e
iniziò a succhiarmi dolcemente, accarezzandomi contemporaneamente i
testicoli. Questa volta la lasciai fare, capivo che quel bacio faceva
parte di un percorso di piacere intrigante e raffinato, peccato che io non
riuscissi ad avere uno straccio d'erezione. Ero troppo scosso e a disagio
per farmi coinvolgere. Alberto, invece, si sollevò dalla sua posizione, e
guardandomi, sorrise mettendo in bella mostra la sua di erezione. Poi,
senza dire una parola e con una determinazione dettata da una totale
incoscienza, decise di scoparsi Lara.
Lo fece senza mostrare la minima sensibilità, spudoratamente, da perfetto
sadico. Sapeva perfettamente che Lara era la mia donna, la persona che
amavo più della mia vita. Le sollevò le gambe e dopo averle puntato il
pene nel punto giusto, la penetrò con due o tre colpi secchi, incurante
dei suoi gemiti. A quel punto la guardò soddisfatto, poi prese a
stantuffare con violenza dentro di lei, facendola sobbalzare ad ogni
spinta. Assistere al loro amplesso fu un vero shock, oggi mi chiedo dove
trovai la forza e l'autocontrollo per non reagire violentemente.
Probabilmente scattò in me qualcosa che mi aiutò a resistere. Alimentato
dalle intense stimolazioni di Lara, mi invase uno strano piacere
masochistico e perverso che svuotò la mia rabbia e anestetizzò la
coscienza.
Mi abbandonai quasi per necessità, intuendo che solo l'eccitazione avrebbe
potuto momentaneamente mettermi al riparo da me stesso. Mi sforzai di non
pensare a nulla e finalmente riuscii ad avere l'erezione. Appena Lara se
ne accorse, mi succhiò con più energia, non nascondendo la sua
soddisfazione. Sapeva d'avermi coinvolto, ora tutto era più semplice...
Continuammo così per diversi minuti, in un silenzio rotto solo dai loro
gemiti spezzati. Le spinte di Alberto divennero così violente da spostare
ogni volta Lara in avanti, verso di me. Il mio pene in quei frangenti le
finiva in gola, ma la cosa non sembrava arrecarle fastidio, anzi...
All'improvviso, il suo amico si fermò. Io lo guardai per capire che
intenzioni avesse. Vidi il suo sguardo perso, gli occhi semichiusi, i suoi
muscoli tesi come corde di violino. Subito dopo lo sentii esplodere in un
urlo osceno, liberatorio. Con la forza del suo peso penetrò a fondo nel
sesso di Lara ed eiaculò spingendo come un ossesso. Si sfogò a lungo, per
degli istanti che mi sembrarono interminabili. Quando finalmente si
riprese, mi guardò con un'espressione trionfante, sfoggiando il più
squallido dei sorrisetti ammiccanti.
Quel ghigno perverso ed osceno mi catapultò di colpo in una dimensione
surreale, frutto del peggior incubo. Mi trovavo in uno strano mondo dove
tutti i miei valori e sentimenti venivano spazzati via come carta
straccia. La mia mente, sconvolta da una realtà così cruda e cinica,
reagiva come poteva, con l'incredulità.
Dopo gli scomposti contorcimenti dell'orgasmo di Alberto, seguirono dei
momenti di calma irreale, di cui ricordo solo i gemiti sommessi di Lara e
l'ansimare soddisfatto del suo amico. Il silenzio e l'immobilità stavano
pian piano risvegliando la mia coscienza, sentii l'angoscia soffocarmi.
Per fortuna Lara riprese l'iniziativa. Decise di girarsi di 180 gradi per
dedicare le sue attenzioni al pene di Alberto. Nel farlo mi allargò
generosamente le gambe perché io potessi guardarla nell'intimità.
Scioccato, vidi la sua fica traboccare liquido seminale. Pensai che era
una porca... lo sapeva benissimo di avercela conciata così, eppure me la
ostentava volutamente, perché io gliela vedessi bene.
Stranamente non provai né schifo, né rabbia... al contrario mi assalì una
specie di un raptus libidinoso che mi portò a desiderare un rapporto
sessuale come mai l'avevo avuto prima... rabbioso e violento.
Entrai in lei senza alcuno sforzo, e nel farlo vidi lo sperma di Alberto
debordare abbondantemente.
Mi prese l'istinto atavico di sborrare anch'io lì dentro e mischiare
tutto. La presi con violenza,
Nel farlo ripensai alla nostra intimità e a tutte le volte in cui ci
eravamo amati. I nostri rapporti erano fatti si gesti teneri e dolci, che
solo un profondo senso di rispetto può suggerire.
Ora, per la prima volta, me la stavo scopando senza provare alcun
trasporto, anzi a guidarmi era solo la smania di libidine ed una chiara
sensazione di disprezzo. Mi chiesi come fosse possibile godere in quel
modo... eppure ci riuscivo, anzi, ironia della sorte, mi piaceva ed ero
perfettamente in grado di controllare il mio piacere. Benché il mio pene
entrasse e uscisse dalla sua vagina ad un ritmo indiavolato, non avevo
ancora ceduto all'orgasmo.
Guardai Lara. Era intenta a succhiare il cazzo di Alberto con una
dedizione degna di miglior causa. Sembrava che la sua più grande
preoccupazione fosse quella di non farlselo ammosciare in bocca.
Quanto poco la conoscevo... Lara riusciva a eccitarsi e a godere quando
era dominata, sottomessa, posseduta virilmente... forse anche
maltrattata... ed io invece... che stupido a non capirlo.
Continuai a pompare come un ossesso, volevo che le fosse chiaro che in
questo campo non ero meno prestante del suo amico e che avrei potuto
dimostraglielo tutte le volte che voleva. Mi impegnai a fondo, ed infatti
andai oltre ogni mia più rosea aspettativa.
Con mia somma soddisfazione la sentii scuotersi in un orgasmo intenso ed
irrefrenabile che sconvolse a lungo i suoi bei lineamenti.
Euforico la scrutai attentamente, senza perdermi nulla... sotto gli spasmi
del piacere mi sembrava ancora più bella. Mi accorsi che le mie spinte la
facevano letteralmente impazzire. Mi concentrai per resistere, ero anch'io
vicino all'orgasmo. Involontariamente mi aiutò Alberto con le sue
battutine volgari a frenare i miei ardori. Mi infastidì sentirlo
ironizzare sull'orgasmo di Lara, però dedussi che quell'exploit non doveva
essere normale amministrazione neppure per lui.
Chissà il bell'imbusto che cosa si aspettava da me... che mi dimostrassi
un imbranato o un mezzo impotente... più o meno quello che lei gli doveva
aver raccontato, ed invece... eccoli sistemati.
Senza volerlo avevo scoperto un aspetto nascosto della mia personalità,
una dote che non sospettavo di possedere e che ora mi rendeva intimamente
fiero.
L'orgasmo di Lara fu davvero eccezionale. Mentre la possedevo la vidi
contorcersi ed aggrapparsi al pene del suo amico tornato per l'occasione
perfettamente rigido. I suoi seni sobbalzavano vistosamente sotto i miei
colpi e lo stesso tavolo iniziò a dondolare pericolosamente, nonostante
Alberto facesse di tutto per tenerlo fermo. Poi i suoi gemiti si
trasformarono in versi lascivi e scomposti, le sfuggì un urlo, poi un
altro, poi un altro ancora... sì... stava perdendo il controllo... proprio
quello che volevo. Sadicamente perseguii nel mio intento di vederla
esplodere, di farla impazzire oltre ogni limite, sennonché anch'io mi
ritrovai al limite, un movimento ancora e sarei esploso. Mi fermai per non
goderle dentro, le tolsi il cazzo e lo strinsi tra le mani per non farlo
sborrare. No, non volevo che finisse così, con una banale goduta dentro di
lei. Avevo il fiatone ed ero sudatissimo per cui attesi un po'. Anche Lara
si riprese, e mi sorrise con un espressione stralunata. Adesso però
toccava a me, mi sentivo pronto a godere, ma il mio piacere doveva
consumarsi in un modo perverso e provocatorio... i due dovevano sapere di
cosa ero capace...
Mi spostai dalla mia posizione e avvicinai il cazzo al viso di Lara. Lei
intuì le mie intenzioni e mi assecondò. Scese dal tavolo e aprendo la
bocca si inginocchiò di fronte a me. Anche Alberto eccitatissimo si
sistemò al suo fianco per vedere meglio e per continuare ad essere
stimolato.
Appoggiai la punta del mio cazzo sulla sua lingua oscenamente esposta. Lei
mi sfiorò le palle, quasi a volerle incoraggiare a svuotarsi. Mi masturbai
poco, solo qualche movimento, e il mio cazzo schizzò rabbioso,
incontenibile, lanciando fiotti di sperma bianco e denso sulla sua faccia
e nella sua bocca.
Il piacere mi esplose incontenibile. Chiusi gli occhi e per un attimo
persi il controllo di me. Mi massaggiai con forza, cercando di godere il
più possibile. L'idea di essere osservato durante l'orgasmo mi esaltava. L'ostentazione
perversa della mia eiaculazione stava moltiplicando il mio piacere fino a
renderlo irresistibile. Quando finalmente riuscii ad aprire gli occhi mi
accorsi che il viso di Lara era coperto di sperma. Il mio cazzo, in
completa astinenza da quasi una settimana, le era letteralmente esploso in
faccia. Stupito ed incredulo guardai il mio seme colarle lentamente dal
viso ai seni, mentre Lara, incurante e per nulla a disagio, sembrava
elemosinare da me altre gocce di piacere. Smisi di masturbarmi e lasciai a
lei l'iniziativa
Il mio cazzo finì subito nella sua bocca e lei lo succhiò con avidità,
cercando di prolungare al massimo la mia eiaculazione. Appena gli ultimi
intensi spasmi del mio piacere mi abbandonarono, sentii un vuoto
terribile. La cruda consapevolezza di ciò che era successo mi stava
paralizzando. Provai vergogna, poi rimorso, poi ancora angoscia. Mi chiesi
se era possibile cadere più in basso di così. Istintivamente tolsi il mio
pene dalla bocca di Lara e nell'intento di allontanarla da me, le diedi un
involontario ma deciso strattone.
Lei probabilmente fraintese il mio gesto. Lo interpretò come un invito ad
unirsi ad Alberto, ed infatti si girò verso di lui e riprese a succhiargli
il pene.
L'eccitazione, abbandonandomi, mi aveva lasciato senza difese. Ora mi
sentivo in balia della mia coscienza e del mio orgoglio ferito. Non avevo
scampo. Guardai sgomento la donna che amavo succhiare avidamente il cazzo
di un altro uomo. Mi prese forte la nausea. Stavo male, malissimo, volevo
fuggire da quella casa, fuggire da lei, fuggire da tutto e da tutti... ma
soprattutto fuggire da me. L'avrei supplicata di smettere se solo ne
avessi avuto la forza. Non riuscii neppure ad aprir bocca. Ero
completamente svuotato, avvilito, incapace di qualunque reazione.
Paralizzato come nei peggiori incubi, rimasi immobile a guardarla. Lei
fissò Alberto con uno sguardo penetrante, finché i due si sorrisero
ammiccando.
Capii che tra loro c'era un'intesa che andava ben oltre le parole... era
una sintonia fatta di gesti consueti, di desideri condivisi, di intimo
affiatamento. Poi accadde qualcosa che mi sprofondò nell'amarezza.
Vidi Alberto raccogliere accuratamente con la punta delle dita lo sperma
dal viso e dal seno di Lara. Sempre sorridendo, lui le fece un cenno che
lei comprese al volo.
Lara si mise a gattoni sulla moquette, sollevò il suo fondoschiena e tenne
con una mano le sue natiche ben separate, a mo' di invito. Inorridito vidi
Alberto usare la mia secrezione per lubrificarle l'ano. Ancora più
esterrefatto lo osservai penetrare in profondità nelle sue viscere e dare
vita ad un'unione ai miei occhi aberrante.
Due bestie... due cani in calore che si accoppiavano sul pavimento dando
sfogo ai loro istinti animali. La posizione dei loro corpi, i movimenti
goffi ed innaturali, la meccanica del loro rapporto... tutto sembrava
ricordarmelo... non riuscivo a vederli in altro modo... l'amarezza divenne
un oceano e io ci sprofondai dentro, senza più un appiglio.
Poi Alberto, quasi a volermi restituire il favore, ostentò il suo
aberrante piacere. Al momento opportuno si sollevò, estrasse il suo pene,
attese che il primo getto di sperma colpisse lo sfintere dilatato di Lara,
quindi, riaffondò in lei, consumando il suo rapporto tra i versi più
volgari e i gesti più scomposti.
Il forte shock mi scosse definitivamente dal torpore, basta, avevo visto
fin troppo, non potevo resistere un secondo di più.
Presi i miei vestiti e corsi lontano. Non importava dove, in qualunque
posto purché non lì. Non conoscevo l'appartamento, spalancai una porta a
caso che fortunatamente mi portò in bagno. Mi chiusi a chiave e mi nascosi
a loro. L'ambiente era piccolo e con il tetto spiovente. C'era una
finestrella sul soffitto che aprii immediatamente. Respirai a pieni
polmoni l'aria fresca della notte nel tentativo di riprendermi. Mi guardai
allo specchio, avevo una faccia da far paura e che ben esprimeva quello
che provavo dentro. Per lo sconforto arrivai a pensare che se Lara fosse
morta non avrei sofferto così... almeno avrei continuato ad amarla dentro
di me... mi venne da piangere e mi trattenni a stento.
Restai per diversi minuti chiuso nel bagno senza sapere cosa fare, capii
di essermi messo in trappola da solo. Lentamente mi rivestii. Ero ferito,
umiliato, sconvolto nell'animo, eppure non potevo recitare la parte dell'amante
offeso e tradito... dopo la mia performance non sarei stato credibile.
Dovevo tenermi tutto dentro e far finta di niente... temetti d'impazzire.
Maledii la mia debolezza e il mio amore per lei. No, Lara non era
assolutamente degna del mio bene, era un essere spregevole, abominevole,
perverso, una vera troia. Sentivo che l'avrei odiata per il resto dei miei
giorni con la stessa intensità con cui l'avevo amata, ormai era tutto
finito tra noi, per sempre. Nella mia disperazione cercai il modo più
rapido e dignitoso per uscire dall'assurdo pasticcio in cui mi ero
cacciato. Decisi di fare ancora buon viso a cattiva sorte... d'altronde si
trattava di resistere solo qualche minuto, il tempo per accomiatarmi da
loro e cancellarli per sempre dalla mia vita. Fuori da quella casa mi
sarei sentito meglio, ne ero sicuro.
Nel riaprire la porta del bagno temetti un altro shock. Li immaginai
ancora uniti nel loro innaturale rapporto, oppure teneramente abbracciati
a gustarsi i dolci momenti di abbandono che seguono l'orgasmo... cercai di
farmi forza... mi convinsi che tanto non sarebbe cambiato nulla.
Per fortuna non fu così. Trovai Lara di fronte ad uno specchio intenta a
sistemarsi il trucco e Alberto, poco distante, che armeggiava indaffarato
con la sua macchina fotografica. Si erano rivestiti e l'unica traccia del
loro amplesso era un mucchietto di fazzolettini stropicciati abbandonati
sul pavimento.
Prima di parlare mi schiarii accuratamente la voce, non volevo che il mio
stato emotivo potesse involontariamente trapelare.
-"scusate, volevo ringraziarvi per la serata, ma ho deciso di andare...
sono un po' stanco..."-
Non dissi altro, ma Lara prese subito la palla al volo.
-"Vai di già? Massì, anch'io sono stanca, potresti darmi un passaggio?...
così Alberto non esce apposta..."-
-"...sì, mi faresti un vero piacere..."- Incalzò lui, rivolgendosi a me -"...
non che non voglia uscire, ma ho un problemino con la macchina fotografica
e lo devo risolvere prima di domani... sai... ho un servizio per un
matrimonio..."-
Cercai disperatamente una scusa per dir loro di no. Purtroppo non mi venne
in mente nulla, sentivo la testa vuota e pesante insieme. Giurai a me
stesso che era il mio ultimo cedimento, l'ultimissimo piacere che stavo
facendo. Annuii con la testa e a Lara bastò.
Scendemmo per le scale, non avrei potuto sopportare il suo sguardo
ravvicinato in l'ascensore.
In macchina lei restò a lungo in silenzio. Mi imposi di non guardarla, ma
non resistetti a lungo. La scrutai con la coda dell'occhio. Sembrava
felice, anzi di più, stava ostentando la sua gioia come se volesse
comunicarmi qualcosa. Io avrei dovuto odiarla o esserle indifferente,
invece non ci riuscivo, o almeno non ci riuscivo del tutto. Alla fine
attesi le sue parole con impazienza.
-"Posso dirti una cosa su stasera?"-
Lei esordì con questa frase, rompendo un silenzio divenuto ormai troppo
ingombrante. Usò un tono di voce insolitamente delicato e suadente e
continuò senza aspettare la mia risposta.
-"...volevo ringraziarti... mi hai regalato un'emozione straordinaria,
indimenticabile... sei stato bravissimo... sì... non scherzo... la cosa
più bella che abbia provato, non credevo fosse possibile..."-
Si interruppe un attimo e si avvicinò appoggiando la testa sulla mia
spalla.
-"sai... all'inizio avevo paura che tu fossi geloso di Alberto, non ne
avevamo parlato... invece hai capito tutto ... Alberto è una persona
eccezionale... mi ha aiutato davvero... quando ci siamo lasciati io ero
depressa e lui ha fatto tanto per me..."-
Si avvicinò ancora di più. Teneramente cercò la mia mano e ne accarezzò il
dorso.
-"... adesso finalmente te lo posso confessare: pur non amandolo con lui
ho fatto sesso... ma mi è servito, sai?... con te ero infelice e non
sapevo perché... lui invece mi ha fatto capire cosa mancava al nostro
rapporto, capisci a cosa mi riferisco?... ora, grazie a lui, sono molto
cambiata... so cosa voglio..."-
Lara stava parlando col tono di voce di chi cerca in qualche modo di
giustificarsi. Forse intuiva che qualcosa non quadrava. Nei nostri
dialoghi ero sempre io il più loquace, ed ora il mio silenzio pressoché
tombale la insospettiva. Cercò di rassicurarmi.
-"...ma giuro che non ho mai pensato di mettere lui al tuo posto...
Alberto è pure fidanzato, tra non molto si sposa... e poi è stato lui il
primo a dirmi che sarei dovuta tornare con te... pensa che quando gli ho
detto del tuo invito in montagna ha insistito perché ci andassi... è stato
lui a convincermi... e si è anche molto arrabbiato quando mi ha visto
tornare il prima... ha detto che era colpa mia... perché ancora una volta
non ero stata capace di parlarti di certe cose... sì, insomma... di
spiegarti le mie esigenze... se lo avessi fatto, tu avresti capito..."-
Lara mi guardò seria, poi si strinse a me.
-" aveva proprio ragione... ti ho sottovalutato, che stupida che sono
stata... tesoro... scusami se ti ho fatto soffrire così... ora voglio
tornare con te... vedrai che saremo felici..."-
Le sue parole, seppur appena sussurrate, sconvolsero come un uragano il
mio già precario stato emotivo.
Ero di nuovo di fronte ad una scelta straziante e non sapevo che direzione
prendere. Una parte di me avrebbe voluto abbracciarla, baciarla, portarla
di corsa a casa per fare l'amore e ricominciare tutto...
Ma l'altra parte, no... era troppo offesa, sconvolta, non l'avrebbe mai
accettato.
Anzi, più ripensavo alla sue parole infide, alle sue assurde
giustificazioni e più la mia razionalità e il mio amor proprio si
sentivano umiliati e presi in giro.
Alberto un amico? Ma non scherziamo... semmai un vile approfittatore che
si era scopata una persona in difficoltà guardandosi bene dal troncare con
la propria fidanzata. La storia della montagna? Un buon motivo per
togliersi dai piedi l'amante e rispedirla al suo innamorato cornuto e
mazziato.
Lei? Solo una misera puttana in cerca di facili avventure ed incapace di
qualunque tipo di amore...
No, la mia mente non riusciva a interpretare in altro modo la vicenda. Non
mi restava che resistere alle sue lusinghe e non farmi fregare
ulteriormente. Non le risposi, non le dissi nulla.
Arrivai all'incrocio con la strada statale e mi fermai allo stop. Se
avessi girato a destra l'avrei portata a casa mia, andando dritto, a circa
un chilometro, sarei arrivato sotto la sua abitazione. Ero ad un bivio e
mai come allora la mia vita si trovava davanti ad un scelta dalle
conseguenze così radicali.
Oltrepassai l'incrocio sentendomi scoppiare la morte dentro.
Arrivammo sotto casa sua senza che lei aggiungesse altro. La parte più
debole di me sperò ardentemente che potesse ancora accadere qualcosa...
magari un lungo bacio d'amore, oppure un suo invito a salire...
Lara invece si dimostrò frettolosa.
-"... scusa tesoro se scappo... ma devo andare urgentemente al bagno...
sai com'è..."- mi fece un sorrisetto molto allusivo -"... ti telefono io
domani mattina, appena sveglia... ciao..."-
Mi diede due bacetti sulle guance e la vidi salire in tutta fretta.
Cazzo! il clistere di sperma di Alberto stava facendo il suo effetto...
non riuscii ad interpretare in altro modo la sua allusione. Avevo quell'orrenda
immagine stampata nella retine e mi ritornava alla mente come un replay
impazzito.
Avviai l'auto e ripartii tanto schifato quanto sollevato... forse avevo
fatto la scelta giusta.
Passai una notte insonne, credo la peggiore della mia vita. Ero convinto
di aver perso tutto: l'amore, la mia dignità, la speranza di essere un
giorno felice. Nella mia mente, come in un film dell'orrore, ripassavano
le immagini del suo tradimento, e ogni volta mi ferivano con la stessa
violenza. Poi un dubbio atroce mi lasciò atterrito. Scopandomi Lara ero
venuto a contatto con lo sperma di Alberto... e se avessi contratto
qualche malattia venerea o peggio? Da uno così c'era da aspettarsi di
tutto, visto l'aria da puttaniere che si ritrovava...
Arrivai all'alba in condizioni pietose, girandomi e rigirandomi nel letto.
Mi alzai distrutto, spinto solo dalla convinzione che stando coricato
avrei peggiorato la situazione. La prima cosa che feci fu quella inserire
la segreteria telefonica azzerando il volume, non volevo sentire nessuno,
tanto meno Lara, poi mi concessi un lungo bagno bollente, con l'intento di
togliermi da dosso tutto, anche il ricordo di ciò che avevo fatto. Quando
ritornai a letto ero a pezzi, chiusi gli occhi e dormii fino a pomeriggio
inoltrato.
Al risveglio mi sentivo meglio. Corsi subito alla segreteria per vedere se
c'erano dei messaggi. Ne ascoltai tre di Lara. Nell'ultimo sembrava
preoccupata per me... strano, era da tanto che non succedeva...
Andai in cucina per mangiare qualcosa e con l'intento risoluto di far
ripartire da zero la mia vita. Mi venne in mente una soluzione. Non molto
tempo prima la mia azienda mi aveva proposto il trasferimento presso la
filiale di Stoccolma: contratto di un anno, un terzo di paga in più,
congrua indennità di trasferta, vitto e alloggio spesati, possibilità di
carriera. Al momento non l'avevo nemmeno presa in considerazione, ora però
le cose erano cambiate. Forse era un segno del destino.
Partii in tutta fretta, nel giro di una settimana, senza rivedere Lara e
senza rispondere ai suoi ripetuti e preoccupati messaggi.
.................................
È passato quasi un anno da quei giorni e il mio contratto qui a Stoccolma
è in scadenza. Avrei la possibilità di rinnovarlo, ma io ho deciso di
tornare.
In Svezia mi sono trovato bene, a parte il clima. C'è una grande
tolleranza e la gente sa essere molto ospitale. Dopo qualche settimana dal
mio arrivo ho conosciuto Ingrid, una ragazza svedese di origini italiane.
Tra noi si è creato subito un feeling particolare fin dalla prima sera in
cui siamo usciti insieme.
Con lei mi trovo bene, andiamo d'accordo, anche sessualmente il nostro
rapporto funziona, eppure non mi sono ancora innamorato. È come se il
ricordo di Lara me l'abbia impedito. Ingrid invece mi ama anche se non me
l'ha mai dichiarato. Sa che io evito l'argomento e allora cerca di
dimostrarmi il suo amore coi fatti. altrimenti non riuscirei a spiegarmi
tutto quello che mi dà senza avere nulla in cambio, né quella sua
palpabile felicità per il solo motivo di avermi accanto.
L'esperienza vissuta con Lara ed Alberto non si è mai offuscata in me,
anzi per tutto questo tempo ha regnato sovrana nei miei pensieri fino a
condizionarmi nell'intimo. Pian piano mi è entrata in profondità e si è
trasformata in una fantasia erotica di cui ora sono completamente succube.
È diventata la mia ossessione, mi attira e mi eccita all'inverosimile e
devo ripercorrerla con la fantasia tutte le volte che faccio sesso. Ormai
ne sono completamente schiavo e la rivivo in un rituale senza il quale non
riuscirei a provare piacere. E Ingrid ne fa le spese.
Durante l'amore la posseggo con la stessa foga che ho sentito esplodermi
dentro allora, la sodomizzo inginocchiata sul pavimento, la penetro fino a
farle male e quando non le riempio le intestina urlando, mi sfogo
inondandole il viso di sperma, mentre in me riecheggia forte ed
incontenibile l'eco del piacere di allora. Ingrid fa di tutto per
assecondarmi, non si lamenta, accetta ogni cosa, ma io avverto il suo
sacrificio, percepisco il suo palpabile disagio. Lei non gode come Lara...
non potrà mai darmi le stesse straordinarie emozioni. Sto biecamente
approfittando del suo amore, ogni volta le nego la tenerezza che si
merita, ma quel maledetto piacere si è trasformato in una droga, mi fa
andare fuori di testa, devo concedermelo, è più forte di me. Ingrid lo sa
e collabora, nasconde come può il suo disagio, ma io sento che lo fa per
me, per non deludermi, perché mi ama. e non può bastarmi.-----------
Ieri mi son deciso e ho telefonato a Lara. Era felice di risentirmi.
Abbiamo parlato di noi, della nostra attuale vita. dei tanti ricordi. ad
un certo punto mi sono fatto sopraffare dalla nostalgia e le ho confessato
di non averla mai dimenticata, neppure per un istante. Anche lei ha
ammesso che sono sempre stato presente nei suoi pensieri. È seguito un
momento di silenzio intenso, più espressivo di mille parole. Poi lei mi ha
confidato che frequenta ancora Alberto, anzi, da quando lui ha rinunciato
a sposarsi, si vedono regolarmente. Anche in quel momento erano insieme, a
letto, con lui che ci stava ascoltando.
Io ho preso la palla al balzo e le ho confessato che mi sarebbe piaciuto
rivederli... un'altra volta... piacevolmente insieme. Lara sul momento non
credeva alle mie parole, poi ha detto un sì convintissimo ed entusiasta
che ha subito coinvolto il suo amico. In quel preciso istante si è
scatenata in me un'eccitazione straordinaria, incontenibile. Ci siamo
lasciati con l'impegno di incontrarci appena possibile. Dovrò aspettare
solo qualche giorno, e poi mi unirò a loro.
Ingrid è qui nel letto vicino a me, abbiamo appena fatto all'amore. Ma non
nella solita maniera, questa volta ha preso lei l'iniziativa, si è messa
sopra di me e ci siamo uniti teneramente, scoprendo per la prima volta la
coinvolgente dolcezza dei baci e delle carezze. È stato un rapporto calmo
e sereno, vissuto coi gesti languidi dell'amore, che mi ha regalato un
orgasmo dolce e particolarmente intenso. È bello che sia successo, perché
oggi ho potuto dimostrarle che non sono più prigioniero di un sogno, che
posso amarla senza fingere e senza rinunciare al mio piacere, che tutto
potrebbe cambiare tra di noi.
Ma oggi ero calmo sereno, libero dalle mie fantasie. La consapevolezza di
rivedere Lara mi ha dato un profondo senso di pace. Insieme ad Alberto
saremo felici, potremo fare sesso nel modo più libero ed intenso, senza
falsi pudori, senza assurde gelosie. Lara ci terrà uniti in lei, ci farà
godere mischiando fino all'ultima goccia del nostro sperma, ci darà un
piacere che nessuna altra donna potrà darci.
Oggi Ingrid mi ha sussurrato "ti amo" e lo ha fatto mentre riceveva il mio
seme. Io godendo l'ho stretta forte a me. È la prima volta che succede,
forse per questo lei si è commossa fino alle lacrime. Spero non rimanga
incinta, piangendo mi ha confessato che è nei giorni fecondi. Non me l'ha
detto per non rovinare tutto il nostro rapporto più tenero e dolce. Che
stupido, forse ero io che dovevo chiederglielo. comunque ormai è successo,
lei mi ha detto di non preoccuparmi. è una ragazza in gamba, se la caverà.
Ora si sta stringendo a me, è felice. Tra un attimo la bacerò, le ho dato
così poco affetto in questi lunghi mesi, che mi si stringe il cuore. Se
vorrà ci ameremo tutta la notte.
Mi chiedo domani dove troverò il coraggio per dirle che è finita, che me
ne devo andare per sempre... conosco quel dolore perché fa parte del mio
passato, è straziante, eppure dovrò farlo... Lara mi aspetta. |